Questo il botta e risposta via sms che sanciva la partenza alla volta della Veltins Arena alle 15:00 di due giorni addietro del duo di ragionieri più celebre d’Italia.
Svariati km dopo il Duca mi aggiorna circa un possibile ritardo (scoprirò che ha polverizzato il precedente record mondiale di autogrill solo più tardi, molto più tardi) ma io ormai ero già passato in albergo a smettere i vestiti civili per la divisa d’ordinanza ad una velocità da far impallidire Nembo Kid nella cabina del telefono, ed essendo già per strada ho continuato l’avvicinamento.
Arrivato nei pressi dello stadio con irrisoria facilità e sorprendente gratuità lascio la fiammante Nubira SW a noleggio e attendo notizie del Duca, che nel frattempo veleggia tra Leverkusen e Bochum invocando pazienza e reclamando dritte sull’area parcheggio. Non resta che fare due passi (saranno molti di più alla fine) intorno allo stupendo impianto dello Shalke fino a raggiungere, dopo periplo completo, l’accesso al settore ospiti in attesa del Duca armato di biglietti. Si inganna l’attesa facendo due chiacchiere con i trasfertisti presenti, sorseggiando una birra, inneggiando a Figo che nel frattempo è entrato allo stadio e mostrando il dito medio ad un Raul che dal finestrino del bus rimane basito da tanto calore.
Finalmente il mio biglietto, costato come un villino in costa azzurra, arriva attaccato ai polpastrelli del mio compagno di (s)ventura. Lo saluto caldamente come si conviene a una fonte di calore da parte di un mezzo assiderato e passiamo i varchi senza il consueto triplice controllo carpiato proprio delle nostre latitudini. All’ingresso ci si para davanti un avveneristico bar fornito di ogni ben di dio. Avendo saltato a piè pari la cena mi ci avvento implorando bratwürst + birra (dandoci di gomito ci dicevamo : Se non qui, dove?).
A questo punto fa la sua comparsa la vera regina della serata, che ahinoi non sarà l’Inter. Scavallata la coda con italico ardore al momento dell’ordine mostro il contante, ma l’addetto mi risponde qualcosa come “Nein, Karte!”. Penso alla carta di credito che prontamente esibisco. “Nein, CLUBBE Karte”. Sarà il biglietto? Nein. Le proviamo tutte, dalla patente alla tessera della bocciofila della fidanzata del Duca. La clubbe karte scopriamo poi essere la famigerata “tessera del panino”, roba che Maroni se la sogna la notte. Dovete sapere che per acquistare generi alimentari alla Veltins Arena bisogna prima comprare una tessera ricaricabile, caricarla e solo allora ordinare. Il tutto sottoponendosi naturalmente a una seconda coda. Bestemmiando sanscrito desisto.
Prendiamo posto appollaiati nei pressi del corner a uno sputo dai tedeschi festanti. Complice qualche buco ne approfittiamo per avvicinarci ulteriormente fino ad essere praticamente in campo (il Duca sarà così più comodo nell’insultare Wesley al 15esimo corner barzotto della serata). Sorprendentemente siamo belli carichi, ci facciamo nei limiti del possibile sentire, trainati da un pazzo scatenato che ci siede di fronte e che elegge a vittima preferito un buzzicone tedesco coprendolo di improperi tra l’ilarità generale. Ma inevitabilemnte passa il tempo e le minime speranze dimuiscono fino a crollare al loro vantaggio. Cominciano i mugugni e molti dei presenti eleggono il loro personale responsabile (ad esempio a quello dietro di noi Maicon aveva presumibilmente trombato la moglie e rigato la macchina).
Nella pausa approfitto del credito residuo sulla tessera del panino dell’amico del pazzo che aveva appena acquistato, a peso d’oro, dei meravigliosi pop corn caramellati. I ripiego sull’agognato bratwürst. Finalmente rifocillato ci apprestiamo al secondo tempo: pronti via e pareggio. Speriamo di salvare almeno la faccia, e invece i crucchi spietati non concedono nemmeno quello. Fermo a stento il Duca che vuole attentare alla vita di Leonardo perchè non schiera l’arma risolutrice Mariga ed il match si conclude. Il capitano e pochi altri sotto lo spicchio a ringraziare noi e noi, nonostante tutto, a ringraziare loro. In questo abbiamo fatto davvero tanta strada in 5 anni.
Sciamando in mezzo ai tedeschi saluto il Duca come si conviene ad uno che ha condiviso con te una follia del genere. L’indomani sarebbe stato un giorno lungo per entrambi, ma nonostante tutto ne è valsa la pena. La prossima volta però Duca, i panini li portiamo da casa.
Un’immagine di Gigi di Biagio dopo il vantaggio tedesco.
Un doveroso saluto va ovviamente alla Miss, assente di lusso dell’ultima ora ma vicina con lo spirito.
P.S. “ducale”: un ringraziamento particolare a Gigi per aver condiviso la settimana di attesa, l’organizzazione Filini e la serata da “due uomini ed un wurstel” ed un saluto agli amici milanes/lussemburghesi del Gruppo Pise, miei compagni di viaggio, con i quali ho condiviso i 600 km ed i rischi della sosta in autogrill. Accerchiati da uno Schalke Clubbe e presi per il culo perfino da una commessa di Burger King (“ditemi una cosa, ma voi ci credete veramente???”).
Alla prossima trasferta!
Pubblicato da Miss Green on behalf of “il duo di ragionieri più celebre d’Italia”
scritto da Miss Green⁵ il 1 aprile 2011 alle 11:19
Senza falsi moralismi. A me dei bambini che guardano queste immagini non me ne può fregare di meno. Tanto poi ci pensano i genitori a portarli a vedere il wrestling.
A me frega però che i giocatori della mia squadra non facciano ‘ste cagate. Perchè siamo superiori e dobbiamo dimostrarlo a 360º. E perchè le GIUSTE conseguenze (lo metto maiuscolo grassettato così non ci sono dubbi per nessuno) mettono in difficoltà i compagni di squadra, il vice allenatore, il vice-vice allenatore e il compagno-allenatore.
Detto questo, apprezzo le scuse di Chivu. Non me ne faccio nulla, ma le trovo giuste e oneste. Complimenti anche a Rossi per averle accettate senza isterismi. E un bravo a Leonardo per aver commentato le immagini senza lasciare appigli ai giornalisti, con un «Ha sbagliato e pagherà per il suo gesto. Ne abbiamo parlato. Le cose sbagliate, sono sbagliate. Le cose interne sono nostre e le gestiremo noi, poi la sua spiegazione la darà lui».
L’F.C. Internazionale, mi auguro, non farà ricorso per la squalifica. Non sarebbe la prima volta.
Perchè sono buona e cara, ma ci tengo a ribadirlo. Noi non siamo quellarobalà, nè quell’altraporcheria, nè questicretiniqui:
scritto da Miss Green⁵ il 29 gennaio 2011 alle 14:18
Pubblichiamo un racconto che ci ha mandato il nostro Sergiùn, a.k.a. sergio65.
Tutto nasce dal sabato di Inter-Bologna, il nebiùn ci fa propendere per il divano di casa Vitarob ed intanto che aspettiamo l’arrivo della pizza, Ivan mi legge un articolo trovato nell’archivio storico di Repubblica, commosso ed emozionato mi dice ”se hai voglia, quando avrai un giorno libero, non so, per dire una festività o uno sciopero, dobbiamo andare a San Zenone al Po…”.
La giornata giusta capita il 28 (ed io da comunistaccio non mi tiro certo indietro), sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla FIOM. Allora telefono al Giovanni e gli dico ”senti, hai ancora voglia di andare a trovare il Gianni?” e lui subito mi risponde “chi?”, ”Brera, il Gianni Brera, andiamo a fare un giro fino a San Zenone al Po, sempre se ti va e non fa un tempo da lupi”. “Sergio, hai avuto una bella idea (che poi era sua) si può fare” e ci mettiamo d’accordo sull’orario del rendez vous.
«Il mio vero nome è Giovanni Luigi Brera. Sono nato l'8 settembre 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, e cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e mollenti (...). Io sono padano di riva e di golena, di boschi e di sabbioni. E mi sono scoperto figlio legittimo del Po»
Alle 9 si parte, giusto per fermarsi dopo 500 metri per la pausa caffè, entriamo ed un amico di Tonino ci offre il caffè chiedendomi nello specifico di non votarlo alle prossime comunali: accontentato.
Si riparte e Ivan mi pare un po’ nervoso non essendo abituato alla non-guida (cioè fare la parte del passeggero) però si contiene nel numero di sigarette fumate e fa i complimenti a quella rompicoglioni (ma per me utile) della “navigatrice” satellitare chiedendomi “Sergiùn,fa anche il caffè?”.
Dopo un’oretta e mezza giungiamo a destinazione e ci ritroviamo davanti alla tomba del Gioann, vedo Vitalski commosso ma incazzato per le condizioni della tomba (e devo dire che ci sono rimasto male pure io) della poca attenzione riservata dal comune di San Zenone al suo più illustre cittadino (insieme a Gualtiero Marchesi). Non parlo dei parenti perché io non li conosco e non li giudico (anche se Tovarish me ne fa un certo quadro, ma sono opinioni anche condivisibili, giustamente sue, di chi conosce la storia).
Prima di andare via, mostro timidamente a Battista un foglio dove avevo copia-incollato un articolo scritto da Brera, che lo riguardava con l’idea di lasciarlo come ricordo del nostro passaggio, ma vedendo lo stato di semiabbandono pensavo di rinunciarvi, invece lui lo guarda e dice “perché no?”. E lo posiziona vicino alla foto tenuto fermo da 2 sassolini…
“..Basilea, per Svizzera-Italia di calcio. Venerdì. La casa di Emmanuel e Fausta Franzetti è molto bella. La cena: mousse di lavarello, mousse di fagiano, involtini di lavarello con sauce tartare, carpione di filetti di lavarello, carpione di tinca; crema di asparagi travedonesi; cesene [sorta di tordo, N.d.c.] arrosto con polenta; poi, pancetta ripiena; macedonia di frutta; pesche di Travedona conservate. Beviamo disquisendo di lettere e di vino fino alle 5. Mi trascino a letto e vengo svegliato alle 9. Sento che se verrò morsicato da una vipera, durante il giorno, la vedrò quasi subito stecchita..Vediamo giocare male a calcio e vincere i prodi azzurri per una punizione di certo De Agostini..e adesso partiamo assieme alla volta di Colmar, in Alsazia..Presso Colmar..sorge ‘le Manoir’, il maniero..Gli ospiti ci attendono per..portarci in un caveau..e lì mangiamo lumache all’Alsaziana e la ‘baekoffa’, che è uno stufato di porco, di bue e di montone, patate, cipolle, aglio, prezzemolo, alloro, timo, sale e pepe, pinot bianco o riesling. La teglia smaltata viene ermeticamente chiusa e lasciata ore nel forno..’Se la mia mama la me dava quella roba lì – ringhia Ivan Vitalski – mi ghe la tiravi andrée’. E’ malignità pura..Mi sveglio il domani ciucco come la giustizia, però strambo e felice”: pp.57-61 ( da Leadership, maggio 1990)
Veniamo via e sul cancello Antonio chiede lumi ad un signore che stava andando a trovare la moglie al cimitero, il quale gentilmente ci spiega un po’ la situazione, ci rimettiamo in macchina e ci fermiamo nel bar al centro del paese dove il Presidente chiede informazioni su quella che fu la casa natale di Brera, un avventore gentilmente gli spiega per filo e per segno il dove, il come e il quando, aggiungendo nuove informazioni (che non ho sentito, ma poi Vita me ne fa un sunto).
Torniamo a casa Vitarob dove la Rosita ci ha preparato uno squisito risotto con la salsiccia, del carpaccio (Vitarob mi spiega che è stato preparato in modo particolare) ed insalata pantesca. Dopo aver mangiato, discusso di nuovi e vecchi giocatori, cavalli e quadri (la mia ignoranza regnava sovrana) partono un paio di telefonate di cazzeggio a Luis e Sarasa, una al “dottore” ed una di ricerca di un vecchio amico giornalista (oramai in pensione) a cui Vitarob via segreteria lascia un messaggio cifrato e commosso.
Mi congedo e me ne torno in quel di Gravellona. Verso le 20 mi telefona Vitarob, mi dice che il vecchio amico l’ha richiamato e hanno ricordato i bei tempi andati ripromettendosi di incontrarsi per prendersi una bella sbronza (dalle mie si dice ciuca) ricordando il Gioann.
Mi pare più sereno e son contento anch’io…
Un grazie al Sergiùn per il racconto e al Presidente compagno di merende. Ma è doveroso, dopo un post del genere, segnalare un bel libro.
La leggenda dei mondiali e il mestiere del calciatore
Gianni Brera
Il sospetto è che il piacere ludico del prestipedatare venga da una giusta rivalutazione delle mani posteriori, da troppo tempo trasformate in piedi. Si parla di milioni di anni, di antenati pelosi e quadrumani via via indotti a scendere dai rami più robusti degli alberi. I frutti di cui si nutrono maturano su cespugli abbastanza alti da far costringere gli antenati a rizzarsi sulle palme delle mani posteriori , le quali attraverso i millenni evolvono (o involvono) a piante di parti anatomiche ormai diverse. Conserviamo nel sangue la memoria biologica di questa maturazione fondamentale: il ridare alla mani più basse di noi la dignità di mani è motivo di giusta esaltazione; ovviamente non è più il caso di considerarle prensili, però è bello servirsene per fare volare un pallone rigonfio d’aria, sentirlo sonoro come uno strumento di percussione, non dico proprio un tamburo. Il gioco è mimesi di vita e il pedatare acquista significati di schietta natura simbolica.
scritto da Miss Green⁵ il 26 gennaio 2011 alle 9:12
Io lo so che non è cosa buona e giusta accanirsi, ma non ci riesco. Ho un coagulo di rabbia qui tra le cellule dell’ippocampo che mi si deve sciogliere al più presto. Avevo i miei ragionevoli dubbi, anche perchè la tua ex-futura squadra la seguo da un po’ (ma chi me l’ha fatto fare poi, dico io…) e credo di aver visto due tra le più noiose partite della storia del calcio (una tra l’altro era contro l’Atletico Madrid e già lì si poteva iniziare a supporre che non ci avessi capito un cazzo). Novanta minuti di titic-titoc.
Però sono prima di tutto interista e se diventi l’allenatore della mia squadra, DEVI essere il benvenuto. A patto che tu capisca cosa stai facendo. A patto che tu non sia così ottuso da andare avanti per la tua strada, dopo un Triplete, volendo fare solo ed esclusivamente di testa tua.
Come un fondista della domenica, dovevi solo mettere gli sci nei binarietti segnati con tanto amore e perizia e lasciarti andare. Dovevi studiare la squadra. Non parlo di calcio amico mio, parlo di ambiente. E per quanto io mi possa sforzare di trovare del buono nelle tue parole in questi mesi, non credo onestamente che tu l’abbia fatto.
Signora, il bambino non è stupido, è che non si applica.
Quindi comprenderai questo ringalluzzimento generale, questo improvviso entusiasmo, questa voglia di rivalsa. Io, da tifosa, non ti ho mai chiesto schemi perfetti e gioco barcellonizzato. Ti chiedevo solo di crederci come noi, di farmi vedere che eri carico, di non sederti sdraiato in panchina come se fosse un divano, non di professare la calma al 91º di un derby.
Non ti si chiedeva di essere il marito perfetto, solo l’amante (un po’ maiale) che ci avrebbe fatto provare sensassioni uniche.
Uno che ha studiato.
scritto da Miss Green⁵ il 12 gennaio 2011 alle 17:43
Ricominciamo da Inter – Genoa, da Leonardo, da Ranocchia, da una versione figherrima del blog, da nuovi stimoli, da (nuovi ?!) obiettivi, ma sempre dalla stessa incrollabile fede.
Ricominciamo all’insegna del nuovo al servizio dell’esperienza.
Avanti Inter.
Avanti Baüscia.
(cit.)
scritto da Miss Green⁵ il 12 agosto 2010 alle 17:54
Quando vivevo in Galles ero a uno sputo da Liverpool e mi ero affezionata alla squadra. Il mio eterno schifo per l’Everton e il recente 3-1, 3-2, 3-3 hanno fatto il resto. Mi sono ritrovata una tifosa del Liverpool, tutti i miei amici lo erano, andavamo insieme allo stadio e in un certo senso riuscivo a compensare la mancanza di adrenalina da stadio. Un giorno un mio amico mi dice “gottickts fo’ city, yu cmin’?” “sure!”.
Siamo partiti in 4, tutti con maglia e sciarpa d’ordinanza e abbiamo parcheggiato praticamente a Londra, per evitare che ci bucassero le gomme. Dopo una camminata di 1 ora e mezza nel freddo polare di novembre, siamo arrivati allo stadio e siamo andati a sederci ai nostri posti con un bel the caldo. Ero lì da tifosa del Liverpool, ma non potevo non rimanere abbagliata da tutto quel blu e azzurro… una certa simpatia si era impossessata di me, tanto che uscì soddisfatta per aver visto un pareggio.
Insomma, per farla breve, quel giorno la Miss si è iniziata ad interessare al City, il cugino sfigato dello United e quando Sciarpetta si è seduto per la prima volta sulla loro panchina, mi è tornata la voglia di leggere questo libro che avevo da un po’.
La mia avversione per il Manchester United e tutto quanto lo riguarda, e il mio attaccamento al Manchester City, a dispetto delle pene che mi ha fatto soffrire [...] sono passioni incrollabili. Questo libro è un tentativo di comprendere come un essere umano razionale possa essere ridotto a un simile livello di irrazionalità dallo sport. In particolare, è il lamento di un uomo che ha subito in silenzio per anni la smisurata arroganza del Manchester United.
Vi dice niente? Se si fosse chiamato “La mia vita rovinata dall’A.C. Milan” sarebbe stato altrettanto perfetto. Da piccola tutto quello che cercavano di impormi era questa cazzo di squadra rossonera che vinceva tutto (troppo) e io non facevo altro che sognare che Malgioglio fosse mio padre e Nicolino Berti mio fratello.
Sono convinto che nulla di ciò che puoi ficcarti nel naso o nelle vene possa in alcun modo eguagliare la gioia di battere lo United all’Old Trafford. Benchè il City non ci riesca dal 1974 [...] traggo quasi altrettanto piacere dalle imprese di altri che vi riescono. Alla televisione, il mio sguardo si fissa al di là delle figure in primo piano degli avversari che festeggiano, per distinguere i volti attoniti dei tifosi dello united e mi accendo di ardente entusiasmo. “Sposta l’inquadratura su Ferguson” urlo allo schermo “ti prego!”.
Potrei parafrasare, cambiare le date e i nomi, ma il senso è che mi rivedo in questo libro, rivedo la me bambina che alla primo derby (istigata anche da nonna e mamma) pensava che il rosso fosse proprio un colore brutto e chi lo vestiva era cattivo.
I giocatori del City indossavano casacche celesti (ufficialmente azzurro cielo), quelli dello United maglie rosso sangue. (l’autore qui ha 6 anni)
Ci saranno capitoli un po’ più faticosi, come il secondo che parla principalmente di cricket, ma non lasciatevi sopraffare e andate avanti, o correrete il rischio di perdere perle che sembrano scritte da Nino:
L’ombra proiettata dall’altro club della città è in effetti enorme [...] e quando la squadra di Best, Law e Charlton era al massimo del suo fulgore, riuscivamo a stento a liberarcene, anche quando ottenevamo dei successi. Meno di tre settimane dopo la nostra vittoria in campionato, lo United si aggiudicò la Coppa dei Campioni. Senza dubbio ci saranno coloro che denigreranno qalunque tentativo di giudicare il City sul metro degli illustri cugini.
Consiglio vivamente la lettura di questo libro, prima di tutto perchè è ben scritto e apre gli occhi su una serie di aspetti culturali del calcio inglese e poi perchè la dedica sembra scritta da mia madre, quando dopo Lazio – Inter mi guardò negli occhi mentre piangevo e mi disse: “forse non avrei dovuto andare allo stadio quando eri nel pancione, stai soffrendo troppo“.
Colin Shindler
La mia vita rovinata dal Manchester United
Baldini & Castoldi
scritto da Miss Green⁵ il 24 giugno 2010 alle 13:27
Tra i grandi fracassi del Mondiale, c’è una squadra che sta innegabilmente sorprendendo, gli USA. Lo dico anche con una certa ammirazione, perchè è una squadra calcisticamente nuova, che contro l’Inghilterra ha fatto vedere un calcio estremamente ben organizzato. Thumbs up!
Gli americani si sono scoperti conoscitori del soccer (che iddio li strafulmini ogni volta che pronunciano questa parola) da quando hanno ospitato il mondiale del 1994 e da allora non hanno mai smesso. In America hanno deciso che vogliono giocare a calcio e, come in tutti gli sport, cercano l’eccellenza. Respect!
L’altra faccia dell’America calcistica è il suo tifo. Avete mai visto una partita di calcio con un americano? F A T E L O ! Sarà l’esperienza più indimenticabile della vostra vita. Il mio consiglio è che vi prendiate una giornata libera al lavoro per vagare per il centro e trovare dei “tifosi da mondiale”, quelli che cantano per 90′ nobody likes and we don’t caaaaaaaaaaaaare… Non ve ne pentirete.
Nel 2006 lavoravo per un’agenzia che organizzava viaggi per squadre di calcio e quell’anno abbiamo portato 75 americani in giro per la Germania nel periodo del Mondiale: la loro squadra under 14 e famiglie al seguito. Il 17 giugno, dopo un’amichevole organizzata con un’under 14 tedesca, abbiamo visto insieme Italia – USA. Al momento dell’espulsione di De Rossi, una mammamericana, una specie di Bree Van De Camp, mi chiede: ora va fuori 3 minuti e poi rientra, vero? È e rimane la cosa più geniale che abbia mai sentito.
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