scritto da il 10 settembre 2009 alle 21:48

Il (c)tifoso.

carcerato_~Convict

Marcello Lippi

Più che quel traumatico divorzio, però, i tifosi interisti non hanno somatizzato la dichiarazione (di Marcello Lippi, ndl) simil-kennedyana: “Sono sempre stato j**entino“. “Colgo l’ occasione per chiarire. Sfido chiunque a sostenere che a Milano non ho svolto il mio mestiere con serietà e impegno. Quella dichiarazione di j**entinità è stata la difesa del lavoro e dei risultati ottenuti nei precedenti cinque anni alla J**e, i più importanti della mia vita, messi in discussione da sospetti di ogni genere, dal doping agli arbitri. Questa mia j**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare“. Corriere della Sera, 9 marzo 2002.

“Io non tifo nessuno. Anzi, tifo Italia”. Marcello Lippi, 10 settembre 2009.

Dopo 7 anni possiamo dire a Lippi che i sospetti su doping e arbitri sui risultati della J**e sono diventati certezze. Anche perché finge sempre di dimenticare il suo torbido passato. E la sua amnesia è possibile grazie ad un sistema mediatico che l’ha assolto da qualsiasi peccato dopo la vittoria del Mondiale.

Il paradosso è avvenuto un anno fa: è stato un detenuto di Rebibbia a porgere a Lippi una della domande più scontate (“quanti scudetti ha rubato la Juve?”) in seguito alll’esplosione di calciopoli, un sistema che non può nascere e svilupparsi in due sole stagioni, soprattutto se gli attori protagonisti siano rimasti gli stessi nel corso del tempo. Non sappiamo se quel detenuto abbia scontato la sua pena, ma difficilmente troverebbe posto in una redazione sportiva.

Della sua j**entinità eravamo a conoscenza, ma forse crede davvero di essere il Paul Newman italiano e quindi continua a recitare, stavolta nei panni del selezionatore imparziale.

“La mia J**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare”. Noi, per fortuna, non soffriamo di amnesie.

scritto da il 2 settembre 2009 alle 0:18

Misteri della critica

Manifesto_MaradonaDelle reazioni alla seconda giornata di campionato, oltre al ridicolo tentativo dei media familiari (e non) di ridurre molto, se non tutto il derby, al ritardo della sostituzione tra Gattuso e Seedorf (come se non si stesse già asfaltando il Milan per 2 a 0 e con un Ringhio in meno senza il regalo di Rizzoli), non si è fatta piena luce sul mistero della vera identità di Diego.

Diego Armando Omar Gianfranco Roberto Antunes Coimbra Ribas da Cunha, conosciuto come Diego, ha mandato in tilt molte redazioni e diversi esperti della storia del calcio, i Gianni Bisiac del mondo pallonaro, per intenderci. Per De Paola e Serena è più simile a Maradona, non sappiamo se per laltezza, per la guida in stato di ebbrezza o per il ritiro della patente, ma pare che il ct dellArgentina ispiri maggiormente le fantasie dei gonzi bianconeri. Non bisogna poi strillarlo troppo forte, però, altrimenti potrebbe iniziare il tormentone Napoli. Lavezzi, altro bevitore e appassionato di escort, come el Pibe de Oro originale e Quagliarella potrebbero non bastare più per riaccendere i fasti dei tempi che furono.

Per Altafini invece: “Movimenti, drib­bling e finte mi ricordano un po’ Zico. Ma Diego e più veloce e gioca a tutto campo”. Dello stesso parere Cabrini: “Ha certe caratteristiche di Zico: la concretezza e il fatto di essere sempre nel centro del gioco”. Due voti anche per Zico, lallungo della mozione Maradona è stata solo unillusione. A nulla serve il parere di Causio: “Il modo in cui salta l’avversario per poi tirare secco mi ricorda Zola. Anche Baggio faceva numeri del gene­re, però Diego è più fisico”. Baggio e Zola, una preferenza a testa.  Senza dimenticare Sivori, ovviamente.

Ma non è finita qui, cè addirittura chi parla di “profumo di Pallone dOro”. Troppo semplice dire che Diego sia Diego, invece di appioppargli paragoni incredibilmente irrealistici. Purtroppo, insieme al buon senso, hanno bandito dalle redazioni pure un concetto tanto caro al nostro Hector Cuper (in bocca al lupo per lincontro con lIta(g)lia di Passeggino-Lippi): lequilibrio. Come si faccia ad esprimere giudizi del genere dopo due partite di Serie A, rimane un mistero. O forse no.

Mistero svelato, invece, riguardo lassegnazione del premio “penna dargento 2009″ a Roberto Renga, colui che “Ci vorrebbe il Daspo a Balotelli” nel 3-3 caratterizzato da cori razzisti dai parte dei subumani romanisti a SuperMario. Questo è lalbo doro delle penne dargento. Lanno scorso venne assegnato a Giancarlo Padovan e lanno prima a Corno e Crudeli. Avendolo sentito al Tg di RaiSport, pensavamo fosse un qualcosa di serio.

Ps: Da Luciano Kleenex al Settantenne: non gli resta che piangere. Come sempre.

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scritto da il 30 agosto 2009 alle 2:31

Milan-Inter, le pagelle

11apJulio Cesar 6 | Meglio con i piedi che con le mani. Rimedia ad una presa difettosa con un pronto intervento e si prende il lusso di un dribbling fuori dall’area. Deve usare le mani solo per placare il solletico di Huntelaar. Maicon 7 | Prima parte del primo tempo in leggero affanno. Poi grande goal con dedica sublime. Lucio 6+ | Soffre più di tutti il momento di pseudo pressione da parte del Milan. Ha la funzione “anticipo” sempre on. Errore evidente su Pato, poi migliora alla distanza. Samuel 6,5 | Al rientro e alla prima con Lucio ci mette un po’ prima di prendere le misure agli avanti avversari. Secondo tempo in discesa. Chivu 6,5 | Mostra una insolita grinta. Deve vedersela col cadavere di Zambrotta e si comporta da perfetto medico legale. Diverso essere puntati da Pato. Rimedia un giallo che, a vantaggio (stra)acquisito, avrebbe potuto evitare.

Stankovic 7,5 | Sostituisce Cambiasso nel migliore dei modi. Governa il centrocampo per buona parte del match. Rete bellissima a suggello di un’ottima gara. Motta 7 | L’intelligenza calcistica del brasiliano la si è vista tutta nell’azione del primo goal, dove inizia e va a concludere. Peccato per il problema fisico, poteva almeno aspettare il rientro di Cambiasso. Zanetti 6+ | C’è ma non si vede. Mou per fortuna lo toglie dalla linea difensiva e lo rimette in mezzo. Qualche buona percussione, per il resto ordinaria amministrazione. Sneijder 7 | Si presenta al Meazza col suo pezzo forte: il tiro dalla distanza, senza disdegnare il fraseggio stretto, la verticalizzazione e la finta da esplusione. Buona l’intesa con i compagni al primo vero allenamento. Si farà apprezzare. Milito 8 | Due assist e un goal. Man of the match. Eto’o 7 | Si procura il penalty e cresce l’affiatamento con i compagni. Cerca di entrare nel tabellino dei marcatori ma non ci riesce.

Vieira sv | Non si è fatto male ed è già una buona notizia. Muntari sv | Ha l’arduo compito di salvare la vita al profeta Mou. Balotelli sv | Solo il tempo per ricordare ad Ambrosini vecchie storie intestine. Mourinho 7,5 | Rischia Sneijder e in caso di derby perso sarebbero piovute critiche da ogni dove (cit.). Vince la sua scommessa e stravince il confronto con Leonardo. Si intravede l’Inter che vorrebbe. Rizzoli 6 | Ha sulla coscienza la mancata espulsione di Gattuso, per il resto poche sbavature.

Ronaldinho 2 | Fa quasi tenerezza. Ce lo ricordavamo come uno dei più forti calciatori in circolazione, ora è costretto a patetiche sceneggiate per reclamare un calcio di rigore senza nemmeno essere stato toccato. Patetico. Gattuso 1 | Meritava l’espulsione in occasione del rigore. Graziato, non solo stende Sneijder, ma addirittura reclama con Leonardo per il ritardo nel cambio. Tutto questo da capitano. Quando Adriano non dava il cinque a Mancini si sollevava il classico “caso Inter”. In queste due settimane se ne parlerà sulle reti Mediaset?

Ps: Per le prostitute intellectuali, com’era la storia del “Berlusconi ci ha visto giusto”?
Pps: La vittoria va dedicata a Cobolli&Gigli e a Kakà.

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scritto da il 23 agosto 2009 alle 9:50

“Il vostro amico Lusiano”

ilaria-damicoJosé Mourinho è luomo giusto al posto giusto. Come ha ricordato da Chiambretti, gli piace recitare la parte di Robin Hood nella foresta di Sherwood e, come da copione consolidato, il protagonista ha una intelligenza superiore ai suoi nemici. Certo, individuare lo sceriffo di Nottingham tra Ciruzzo, Leo, GrazieMarcello e Lusiano Kleenex non è semplice, diciamo che a turno si prestano ad essere umiliati dal nativo di Loxley, la Setubal dello Yorkshire.

Tralasciando lallenatore che ha vinto nella squadra che rubava ai ricchi per dare ad altri ricchi, ha risposto a Lusiano, reo di aver fatto rumore col pianto tipico dei romanisti, campioni morali di ogni competizione. Gli ha ricordato come la mitica conferenza del 3 marzo fosse una risposta alla sceneggiata dellamico dIlaria, di Mauro, dellaltro (Sconcerti) e del prime time dopo il 3-3 di San Siro. Non solo, ma lha invitato a “lavorare bene e meglio perché con la sua squadra e i suoi giocatori potrebbe vincere tutto”. Tra laltro appare davvero stucchevole questo continuo riversare fango da parte di tesserati dellAs Roma, nonostante lennesimo regalo targato Massimo Moratti a Pradé e Rosellina: Burdisso in prestito giusto in tempo per la trasferta di Genoa.

Spettacolare invece Mou nellultima domanda rivoltagli in conferenza: “Ferrara ha detto che temi la J**e”. Pausa tattica e tre sì ironici a favore di telecamera. Da oscar.

Mou è al posto giusto, dicevamo. Sì, perché ieri il Milan ha vinto e sono iniziate lodi sperticate verso la squadra di Braida. A dire il vero sono iniziate già durante il match con i due telecronisti Sky pronti a profetizzare una “carriera eccellente per Leonardo”, “Nesta tornato ai suoi livelli“, “Thiago Silva grande acquisto” e limmancabile “Berlusconi ci aveva visto giusto” su Ronaldinho. Ad un certo punto abbiamo confuso Compagnoni per Pellegatti. Da antologia questo pezzo sul Giornale di famiglia.

Comunque, oggi tocca a noi. Mou ha individuato le insidie della sfida, ma ha spiegato che non ci sono alibi per una non vittoria. Samuel è ancora in ritardo di condizione, dovrebbe giocare Chivu al fianco di Lucio. Da scegliere il sostituto di Cambiasso: Thiago Motta, Zanetti o Vieira? Sempre che Mou mantenga fede alle parole della vigilia riguardanti il rombo, altrimenti spazio a SuperMario in compagnia di Milito ed Etoo.

Lady Marian ci attende a maggio, in bocca al lupo Robin Mou.
Lamica di Lusiano, invece, ti aspetta a fine partita.

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scritto da il 8 agosto 2009 alle 7:50

Calcio vero(simile)

primaLe amichevoli estive hanno un valore davvero relativo. E impossibile giudicare la stagione che verrà da partite che servono solo per far incassare qualche soldo dai diritti tv e dagli sponsor. Il punto è che la relatività per alcuni quotidiani è proprio il concetto di prostituzione espresso da uno dei luminari della materia, leditore con molta esperienza all spalle (cit.) Silvio Berlusconi.

Ieri abbiamo assistito ad una buona prova del Villareal che ha ab(battuto) la J**e dei proclami per 4-1, J**e che ha rischiato seriamente di subire una goleada stile Gent. Ma se la vittoria contro un Real infarcito di riserve è stata celebrata come un evento storico (J**e Galattica, ndl), la sconfitta di ieri ha pronte mille giustificazioni. Dallaggettivo ancelottiano “salutari” vicino a schiaffi, alla ormai mitologica fase di preparazione, come se la Liga iniziasse domani o se il Villareal disputasse il campionato russo, ancora in pieno svolgimento. Insomma, lennesima dimostrazione di come il tifoso j**entino venga trattato da idiota patentato. Anzi, di come  paghi per esserlo.

prima_pagina_grandeLa J**e perdente non fa vendere neanche la Gazzetta, infatti è nascosta a fondo pagina con un titolo da “un, due, tre stella”: “4 passi indietro” (“J**e MangiaReal”, dopo Siviglia, ndl). Ma cè la Supercoppa, direte. E invece no. Siccome domani il titulo sarà sulla sfida di Pechino, meglio relegare nel taglio alto il primo trofeo della stagione e rincuorare il tifoso milanista con unintervista esclusiva al neo-acquisto Adrea Pirlo, il centrocampista con la valigia appena disfatta, che pronuncia la parolina magica: Scudetto. Morale dei milanisti risollevato. Forse. Da segnalare che oggi la Gazzetta si accorge di aver fatto un errore ridicolo nella prima pagina del giorno del 17° scudetto (“Inter, uno tituli“, ndl).

Lasciamo stare le amichevoli e i sogni di mezzestate e parliamo un po di calcio vero, quello che gli altri sono costretti a guardarsi dalla tv. La partita di oggi può presentare diverse insidie, soprattutto per la difesa della Lazio: Etoo e Milito possono essere devastanti. Vedremo come è migliorata la loro intesa dopo i minuti di Montecarlo, e valuteremo anche laffiatamento tra Lucio e Chivu, coppia di centrali che Mou ha preferito al Muro, che per ora fa panchina. A centrocampo ci saranno i 3 mancini a sostegno di Stankovic in una delle sue ultime partite da trequartista designato. A destra Maicon e a sinistra Zanetti.

Inutile dire che sulla carta siamo i favoriti, a patto che la concentrazione ci assista per tutti i 90. E poi cè lo spauracchio Cruz, che tutti i media dipingono assetato di vendetta nel più classico dei wishful thinking. Oggi abbiamo la concreta possibilità di allontanare la profezia degli zero tituli, lasciando ai telespettatori di altra fede lo spauracchio di ulteriori festeggiamenti firmati José Mourinho.
Ps: le ciliegine sul mercato dellInter sono state il rinnovo di Del Piero e larrivo di Pirlo.

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scritto da il 6 agosto 2009 alle 18:54

Consigli per gli acquisti (intellectuali)

untitled--620x385Il protettore intellectuale.
“Qualche volta va ricordata una regola fondamentale del giornalismo sportivo. I tifosi leggono solo gli articoli sulla propria squadra, e vogliono avere conferme, non critiche. Se qualcuno continua a criticare troppo va a finire che i tifosi non lo leggono più e smettono anche di comprare quei giornali dove appaiono articoli per cui, dopo averli letti, bisogna fare gli scongiuri. Lo dico da editore con molta esperienza alle spalle”. Silvio Berlusconi.

Il concetto espresso ieri da Papi Silvio è un concentrato di balle e uno spunto per qualche riflessione tra il serio ed il faceto. Innanzitutto apprendiamo che il giornalismo sportivo, fratello scarso delle altre branche del giornalismo, è (o dovrebbe essere) governato dalla legge del Milanello Bianco. Nessuna critica, ma solo notizie positive sulla propria squadra del cuore. Occorre continuare a suonare i violini (o i pianoforti come accaduto con Fidel) nonostante la nave sia in procinto di essere inghiottita dall’oceano. Non è concesso il diritto di critica, solo leccate in stile Emilio Fede verso i gonzi che vanno (dovrebbero andare) in edicola a comprare le non notizie che avrebbero sempre voluto leggere.

In pratica quello che accade con Tuttosport, ma con l’aggravante che un giornale distante dalla linea della monosquadra debba parlar bene di tutte le formazioni, in una sorta di migno-tour intellectuale. Diciamo poi che, come raccontato da Olivari nel suo paese degli incubi (la ben nota Cialtronia), Berlusconi sa bene come indirizzare le linee editoriali dei quotidiani sportivi visto che in passato ha minacciato di ritirare le somme destinate alla pubblicità qualora fossero state pubblicate determinate notizie, senza contare la moral suasion (chiamiamola così) sulla scelta dei titoli, alla quale partecipa in qualità di consulente lo stesso Galliani.

La cosa strana è che guardando 10 anni di ControInter, le prostitute intellectuali del marciapiede di Cologno Monzese non ci sembra abbiano recepito il concetto espresso dal proprio protettore intellectuale.

Divieto di pazzi(e).
Per i sostenitori di Cassano all’Inter, Mou oggi ha ribadito l’identikit del giocatore per completare la rosa: “Voglio un playmaker, un giocatore che crei, che possa costruire gioco. Ne abbiamo bisogno. Stankovic lo scorso anno lo ha fatto, ma non è il suo ruolo. Serve uno che faccia gioco. A voi (i giornalisti, ndl) e al club dico profilo. Il nome lo decide il club”. Il barese dalla psiche labile oltre a non essere un trequartista non è nemmeno un playmaker. Il concetto è cristallino.

Ps: A rendere ancor più gustosa la foto (e il video), sotto il benvenuto a Huntelaar (Leonardo, che chiedeva Luis Fabiano, è stato accontentato), l’esperto di tabelle e rimonte Cristiano Ruiu.

scritto da il 6 agosto 2009 alle 18:54

Consigli per gli acquisti (intellectuali)

untitled--620x385Il protettore intellectuale.
“Qualche volta va ricordata una regola fondamentale del giornalismo sportivo. I tifosi leggono solo gli articoli sulla propria squadra, e vogliono avere conferme, non critiche. Se qualcuno continua a criticare troppo va a finire che i tifosi non lo leggono più e smettono anche di comprare quei giornali dove appaiono articoli per cui, dopo averli letti, bisogna fare gli scongiuri. Lo dico da editore con molta esperienza alle spalle”
. Silvio Berlusconi.

Il concetto espresso ieri da Papi Silvio è un concentrato di balle e uno spunto per qualche riflessione tra il serio ed il faceto. Innanzitutto apprendiamo che il giornalismo sportivo, fratello scarso delle altre branche del giornalismo, è (o dovrebbe essere) governato dalla legge del Milanello Bianco. Nessuna critica, ma solo notizie positive sulla propria squadra del cuore. Occorre continuare a suonare i violini (o i pianoforti come accaduto con Fidel) nonostante la nave sia in procinto di essere inghiottita dalloceano. Non è concesso il diritto di critica, solo leccate in stile Emilio Fede verso i gonzi che vanno (dovrebbero andare) in edicola a comprare le non notizie che avrebbero sempre voluto leggere.

In pratica quello che accade con Tuttosport, ma con laggravante che un giornale distante dalla linea della monosquadra debba parlar bene di tutte le formazioni, in una sorta di migno-tour intellectuale. Diciamo poi che, come raccontato da Olivari nel suo paese degli incubi (la ben nota Cialtronia), Berlusconi sa bene come indirizzare le linee editoriali dei quotidiani sportivi visto che in passato ha minacciato di ritirare le somme destinate alla pubblicità qualora fossero state pubblicate determinate notizie, senza contare la moral suasion (chiamiamola così) sulla scelta dei titoli, alla quale partecipa in qualità di consulente lo stesso Galliani.

La cosa strana è che guardando 10 anni di ControInter, le prostitute intellectuali del marciapiede di Cologno Monzese non ci sembra abbiano recepito il concetto espresso dal proprio protettore intellectuale.

Divieto di pazzi(e).
Per i sostenitori di Cassano allInter, Mou oggi ha ribadito lidentikit del giocatore per completare la rosa: “Voglio un playmaker, un giocatore che crei, che possa costruire gioco. Ne abbiamo bisogno. Stankovic lo scorso anno lo ha fatto, ma non è il suo ruolo. Serve uno che faccia gioco. A voi (i giornalisti, ndl) e al club dico profilo. Il nome lo decide il club”. Il barese dalla psiche labile oltre a non essere un trequartista non è nemmeno un playmaker. Il concetto è cristallino.

Ps: A rendere ancor più gustosa la foto (e il video), sotto il benvenuto a Huntelaar (Leonardo, che chiedeva Luis Fabiano, è stato accontentato), lesperto di tabelle e rimonte Cristiano Ruiu.

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scritto da il 3 agosto 2009 alle 11:54

Domande e risposte (?)

2hrldg9Domanda spontanea (cit.).
“Perché non potrei allenare la Juve? Perché ho allenato lInter negli anni di calciopoli e quindi sono diventato un ostacolo, un simbolo da battere. Il Milan? Perché sono stato troppi anni sulla panchina dellInter e non sono simpatico a qualche dirigente rossonero. Diverso il discorso per Fiorentina e Lazio, dove ho allenato in unepoca di rottura, come quella dei Cecchi Gori e dei Cragnotti. Se quindi non posso allenare in Italia? Non è vero, ci sono tanti altri club in A, ma voglio fare una grande esperienza allestero”.
Roberto Mancini, dopo aver raccontato la sua storia calcistica al Corsera, nel giro di 24 ore rilascia unintervista al Corsport in cui dimostra di aver capito perfettamente lantifona. Alla luce di queste dichiarazioni, diventano ancora più incompresibili i fiumi di parole delle scorse settimane. A cosa serviva rinnegare il suo passato allInter se lobiettivo è sempre stato lapprodo in un campionato straniero?

Un giornalista non Fidel.
- Fedele Confalonieri, pre­sidente di Mediaset, lei che è amico sto­rico di Berlusconi e tifosissimo del Mi­lan, come vive la recessione rossonera?
- Ma questo è il passato e alla gente preme il futuro.
- Lei dunque è fiducioso.
- Ci sono molti «se» nella sua fiducio­sa analisi.
- Qui però gli acquisti scarseggiano.
- In compenso Berlusconi ha lasciato partire Kaká, la bandiera designata del dopo-Maldini. Nemmeno il vituperato Farina era arrivato a tanto con Baresi.
- La verità è che attorno alla cessione di Kaká c’è stata poca chiarezza. La gen­te andava informata.
Berlusconi è convinto che, con Ronal­dinho titolare, il Milan avrebbe soffiato lo scudetto allInter.
- Il Cavaliere dice che quest’anno il Mi­lan è all’altezza di Juve e Inter. E i tifosi si sentono presi in giro.
- Berlusconi si è anche stupito dello sti­pendio di Pirlo.
- Lei crede per davvero alla cessione del club a una cordata araba?
- Però impressione è che il Milan non sia più una questione di cuore per la fa­miglia Berlusconi.
- Però si dice che lo voglia vendere.
- Ma l’Inter…

Queste le domande poste a Fidel Confalonieri da un giornalista che ancora può vantarsi di tal nome: Alberto Costa del Corsera. Tra le tante risposte del Presidente di Mediaset ne segnaliamo due: “Non drammatizzia­mo, Berlusconi e Galliani non mi sembra­no andati fuori di testa. Meritano rispetto e fiducia, hanno dato tanto al calcio italia­no e milanese. Ci vuole calma. Il nostro dirimpettaio di soldi ne ha molti di più e ha voglia di spendere, però dei 4 scudetti vinti dallInter, 2 sono regalatie “E poi, scusi: Bor­riello le sembra inferiore a Balotelli oppu­re più scarso di Milito?”. Ricordiamo che il suo padrone ne aveva chiesti 2 in regalo nei giorni dello scandalo, e nel caso fossero stati ottenuti si sarebbe parlato di risarcimento. Di Borriello ci è interessata sempre e solo Belen.

Lista passeggeri.
La Gazzetta di ieri ha messo in prima pagina laccordo raggiunto tra Inter e Real per il passaggio di Wesley Sneijder in maglia nerazzurra. Prestito con diritto di riscatto (18mln) la formula. Sarebbe un acquisto azzeccato dal punto di vista tecnico, tattico, anagrafico ed economico. Da valutare la propensione agli infortuni ed una carenza di personalità che spesso gli è stata imputata a Madrid. La tratta mercantile Milano, Madrid, Barcellona, intensificatasi nelle ultime settimane, ha suggerito un piccolo elenco di passeggeri che andrebbe valutato con attenzione.

Madrid-Milano: Simeone, Seedorf, Cambiasso, Samuel, Figo, Solari.
Madrid-laltra Milano: Redondo, Ronaldo, Emerson, José Mari.
Barcellona-Milano: Ronaldo, Etoo.
Barcellona- laltra Milano: Rivaldo, Zambrotta, Ronaldinho.
Milano-Madrid: Roberto Carlos, Ronaldo.
Laltra Milano-Madrid: Kakà.
Milano-Barcellona: Ibrahimovic, Maxwell.

La lista probabilmente non è completa, ma la considerazione più evidente da fare è che quando Real e Barça vengono a fare shopping a Milano, scelgono solo grandi firme. Quando lInter si reca nelle due maggiori città spagnole tende a non portare a casa bidoni clamorosi o balene da circo in cerca di spiagge. Trovate lintruso.

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scritto da il 27 luglio 2009 alle 2:16

Le prostitute avvocato

image_display.phpLe amichevoli ed i giudizi sulle amichevoli lasciano un po il tempo che trovano, anche se lavversario è il Milan. La prima gara senza Ibra mette in mostra un Milito che conferma la sua bravura in zona gol, un Lucio a suo agio tra Julio Cesar, Maicon e Chivu, un Cambiasso col radar già in funzione e un Balotelli alle prese con i falli da dietro dei suoi marcatori. La sensazione è che lInter si sia mostrata più squadra, mentre il Milan sembri un cantiere più aperto del nostro.

La cosa imbarazzante è stato il servizio che i mediaservi Longhi Bruno, Castagner Ilario e Pellegatti Carlo hanno inscenato per commentare una gara con una importanza davvero relativa. Due episodi su tutti: Gattuso subisce il secondo tunnel della partita da Milito e poi reagisce con una manata sul volto dellattaccante argentino. Larbitro fischia un fallo più che evidente (in una partita vera sarebbe stato da giallo) e Gattuso mette in scena una delle sue proteste in lingua araba. Longhi padre, invece di sottolineare la stupidità e lantisportività del gesto, afferma testuali parole: “Gattuso è arrabbiato con Milito perché con quel tunnel gli ha mancato di rispetto”. Servono commenti?

Nel finale di partita entra in scena il mediaservo più longevo: Carlo, lEmilio Fede di Milan Channel. Invece di chiedere a Leonardo della pessima prova di Onyewu, dellinconsistenza di Pirlo o dellevanescenza di Ronaldinho fornisce sul piatto dargento la giustificazione della sconfitta (che non vale nulla, ribadiamo). “3 partite in 6 giorni si sono fatte sentire”. Il futuro tecnico del Milan (in attesa di deroga dalla federazione), invece di rifiutare un assist del genere e spiegare che si trattasse di una partita dai labili contenuti, rilancia: “Abbiamo giocato 4 partite, non 3. Poi i viaggi, poi il regolamento di questo torneo [...] lInter ha avuto 5 giorni per preparare la partita…” Ad un certo punto abbiamo smesso di seguire una serie di giustificazioni imbarazzanti con la consapevolezza che anche questanno ci saremmo divertiti a contare i punti di distacco.

Ps: Per Longhi Bruno le parole di Leonardo “sono sacrosante”. Non avevamo dubbi.

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scritto da il 14 luglio 2009 alle 16:24

La crisi Internazionale

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A volte le sole parole non bastano, occorre affidarsi anche alle immagini per argomentare il proprio pensiero. Quando sosteniamo che  i quotidiani sportivi scrivano di Inter in maniera diversa rispetto alle concorrenti non inventiamo, non stiamo affermando un’opinione, stiamo raccontando, purtroppo, una verità. La scelta è caduta sul Corsport diretto da Alessandro Vocalelli, già in passato sostenitore di una campagna anti-Inter (e pro-Roma) di proporzioni gigantesche: le ultime 18 prime pagine, dal 27 giugno al 14 luglio. Analizziamo come vengono proposti i temi delle 3 grandi.

Milan
La squadra del presidente del consiglio sembra indaffaratissima sul mercato nonostante l’azionista di maggioranza abbia più volte fatto capire il clima di austerity. Il 27 giugno “Dzeko vuole solo il Milan”, ma il giorno dopo il Milan non accoglie la supplica del serbo e “va su Adebayor” . Poi la squadra amministrata da caravattagialla scopre i giovani:  il “Milan baby”, perché “con Zigoni (Zigone, nano dixit) c’è anche Beretta”.  Il giorno dopo sono addirittura due calciatori ad annunciare il loro arrivo al Milan, Luis Fabiano e Miranda, quest’ultimo ricordiamo, oggetto di una trattativa insieme ad Hernanes con un controvalore in banane.

24 h più tardi inizia a farsi strada il nome di Huntelaar, giocatore del Real da molti burattini sbandierato come acquisto probabile dati gli ottimi rapporti tra Galliani e Florentino. Rapporti che avrebbero prefigurato un prestito con diritto di riscatto a favore del Milan. Galliani ha confermato la richiesta a Perez, che, dati i suoi ottimi rapporti, ha risposto: “dare moneta, vedere cammello”. E Huntelaar sia! Da un riquadro quasi nascosto, si passa al titolone a 9 colonne. Ma non si fa in tempo a gioire per l’acquisto del tulipano che Fabiano torna di moda, con Galliani e Braida  che si trovano a Siviglia per negoziare con la squadra iberica.

Per tre giorni va avanti la manfrina sul duo d’attacco, sprint di qua, frenata di là, il Siviglia chiede troppo, il Real deve disfarsi dell’olandese, salvo poi spuntare un Pirlo che “assicura di restare al Milan”. Inizia il raduno, e alcuni ultras, stanchi di farsi prendere in giro dalla dirigenza più titulata al mondo organizzano un sit in di protesta. Il Corriere ne dà il giusto risalto. Bufera! Ma passa in fretta. L’indomani è già stato preso Onyewu e arriva anche André Santos, terzino del Corinthias e della nazionale brasiliana.  Ma rimane l’incognita attacco. Più passano i giorni e più Fabiano si avvicina, ora dovrebbe essere sulla A 10 tra Ventimiglia e Savona.

J**e
Anche la J**e è molto attiva sul mercato: prima D’Agostino, poi Ledesma, poi d’improvviso “3 colpi“: sempre uno tra l’udinese ed il laziale, Grosso e uno tra G.Rossi e Pandev. Il giorno dopo si ribadisce Pandev, e l’altro ancora si conferma: “arriva Grosso”. Poi c’è l’intervista a Ferrara che parla di “doppio attacco”, con tridente e senza (una novità, tipo “mai allenati così“, di umoristica memoria) poi c’è finalmente “l’accordo con D’Agostino”. Ma dopo aver cercato un regista con le caratteristiche del centrocampista di origine siciliana si vira su Felipe Melo. E qui parte una di quelle “leccate intellectuali” di rara intencità. “J**e inarrestabile”, “Diego: vince la J**e con tanto di sondaggio tra i fantomatici esperti che certificano: “Colmato il gap con l’Inter”, mentre oggi “La J**e è già prima”, tra le grandi al completo. Certamente, con l’arrivo nei giorni scorsi di Grosso e di G.Rossi è già prima. Il dubbio che sorge è che la J**e diventi prima non appena finisca il campionato. Ma è solo una sensazione.

Inter
“Inter-Maicon, è scontro”, “Problemi per Carvalho, Lucio o Gallas”, “Inter, Ibra tenta il Manchester”, Ancelotti: “Mourinho non ti cedo Drogba”, Ancelotti: “Special One, non so chi sia”, Ancelotti all’Inter: “Deco e Carvalho restano con me”, “Mourinho scuote l’Inter”, “Mourinho zero alibi”, “Ibra gela l’Inter”. In più cose di poco conto, tipo “l’Inter annuncia: Maicon ed Ibra restano con noi” quasi nascosto.

Il titolo più bello rimane però quello sull’intervista di Moratti: “Mai vista un’Inter così, ma temo la J**e”. Così, giusto per tranquillizzare i tifosi gobbi. Insomma, un’Inter sempre alle prese con la sua situazione da campione d’Italia per 4 anni consecutivi, con i suoi timori, con il mercato che vede Ibra partente (per LA), insieme a Maicon (che vuole solo più soldi). Mentre gli altri hanno l’imbarazzo della scelta, l’Inter ha problemi per Carvalho, Ancelotti sempre più ossessionato da Mou (il confronto con Special One non sarà semplice a Stamford Bridge) che non perde occasione per nominarlo, Mou che scuote l’Inter (non quelli che via via stanno per abbandonare la società), Moratti che se la prende con Mou e Ibra che gela l’Inter su un’offerta mai fatta, oltretutto rispondendo ad una domanda posta in malafede.

Non c’è nulla da fare, è crisi Inter.
Ora più che mai.

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