scritto da il 20 marzo 2012 alle 15:40

Sun Tzu e il calcio

“L’arte della guerra” di Sun Tzu è uno dei testi più citati e probabilmente meno letti della storia dell’umanità. Mantengo questa ferma convinzione perché se davvero manager e politici seguissero gli insegnamenti di Sun Tzu (o Sunzi) il mondo non sarebbe messo così male, ma questa è un’altra storia.

Io mi sono preso la briga di leggerlo e vorrei provare ad applicarlo al calcio, che ben si adatta perché, come la stragrande maggioranza degli sport di squadra ha molto in comune con le manovre militari. In particolare mi interessa sfruttare l’opera del grande maestro di strategia della antica Cina per parlare di tattica e provare a confutare un tormentone che ultimamente si ripete ossessivamente sui giornali e in televisione: “il bel gioco offensivo del Barcelona”.

Personalmente non ho mai amato il titic-titoc (cit.) dei Blaugrana, ancora meno lo sopporto se penso che, per inseguire la chimera del bel gioco di cui loro sono sedicenti portabandiera, il nostro Presidentissimo Moratti, impossibilitato a raggiungere il guru Pep Guardiola, si è fatto convincere dai suoi consiglieri ad assumere prima Benitez e poi Gasperini e nel mezzo scegliendo di sua iniziativa Leonardo, l’inventore di quello sfavillante modulo battezzato 4-2-fantasia dalli Zio Fester. Non riesco a togliermi dalla testa che la volontà suicida di inseguire un tipo di gioco così manifestamente inadatto alle caratteristiche, e ai polmoni, dei nostri giocatori non abbia fatto altro che accelerare il declino della squadra Campione di Tutto.

Proverò dunque a farmi aiutare da Sun Tzu nel tentativo di confutare la convinzione diffusa che il Barça giochi un calcio superoffensivo.

Dice Sun Tzu:

  • l’invincibilità sta nel sapersi difendere, e la possibilità di vincere sta nel saper attaccare
  • l’abile guerriero si attesta quindi su posizioni di imbattibilità e non perde occasione di sottomettere l’avversario. Un esercito vincente cerca di assicurarsi la vittoria prima ancora di combattere sul campo, mentre un esercito perdente insegue invece il successo partendo dallo scontro diretto

Il calcio è una battaglia spesso vinta da chi riesce a occupare il campo e sa muoversi meglio negli spazi a disposizione. In questo il Barcelona è veramente maestro, mantenendo il controllo della quasi totalità del campo e mantenendo tutta la squadra compatta. Da questo risulta una compagine difficile da attaccare perché non si trova quasi mai uno dei loro giocatori da solo, anzi molto spesso il supporto è vicinissimo. Parlando dunque di una squadra che di fatto sembra essere quasi imbattibile è possibile che riesca ad esserlo derogando alle basilari regole della tattica militare? Non mi sembra possibile.

Dice ancora Sun Tzu:

  • Chi sa far muovere l’avversario lo costringe ad adattarsi alla propria disposizione, e gli offre qualcosa che non può non prendere
  • L’abile guerriero fa quindi in modo che gli altri vengano a lui ed evita il contrario
  • Per attaccare con la certezza si attacchi ciò che non è difeso

Se insieme a queste frasi consideriamo che nel calcio esiste una sola arma, una sola risorsa per attaccare, il pallone risulta evidente che la prima tattica del Barça consiste nel tenerlo sotto controllo per la maggior parte del tempo, facendolo girare per vie orizzontali tra la metà campo e la 3/4 avversaria. Di fatto nasconde agli avversari l’unica arma d’offesa utile a conseguire la vittoria. Confondere questa fase di gioco dei Blaugrana con l’attacco è lecito, a patto di non considerare un errore l’assimilare il possesso di palla con la fase offensiva. Quello che stanno realmente facendo è difendere la risorsa più importante in gioco. In più, nel compiere questa operazione il Barcelona occupa al meglio tutti gli spazi disponibili in campo con una formazione compatta e linee vicinissime.

Il vero capolavoro, tuttavia, consiste nella provocazione dell’avversario che viene tentato ad abbandonare le proprie posizioni nel tentativo di recuperare il pallone. È proprio in questo momento che, seguendo le affermazioni di Sun Tzu, il Barça passa alla vera fase di attacco. Lo spazio lasciato vuoto dagli avversari viene immediatamente attaccato con verticalizzazioni rapidissime e precise. Come detto si tratta di azioni velocissime che durano pochi secondi e solo qualche passaggio. Se l’azione non si conclude con il gol e la palla viene persa cercheranno immediatamente di recuperarla con un pressing molto alto sugli avversari, volto a recuperare quanto prima il dominio del campo. Se invece il possesso di palla viene mantenuto la sfera ricomincia a girare per vie orizzontali fino a quando non si ripresenta l’occasione per attaccare lo spazio in verticale, sfruttando la confusione, il nervosismo e la frustrazione degli avversari.

Una perfetta difesa alla Sun Tzu. Non ditemi che giocano in attacco, per favore…

scritto da il 6 marzo 2012 alle 2:01

Cuchu, maledetto Cuchu

“Cuchu, maledetto Cuchu, ti ci porto io all’INPS”. Con questa esclamazione uno degli avventori abituali dell’Old Camillo’s Pub salutava, qualche mese fa a dire il vero, una prestazione non proprio brillantissima di quello che per molti anni è stato un pilastro del nostro centrocampo. Un punto di riferimento assoluto nell’Inter del Triplete. Uno per cui José Mourinho si è sempre espresso in termini entusiastici. Uno che nei giorni del “rumore di nemici” si è messo in prima fila a difendere l’Inter e a ribattere colpo su colpo a certi giornalisti. Uno che ha dato tutto.

Oggi Cambiasso e le sue lacrime non sono altro che l’ennesimo argomento su cui i tifosi Interisti possono litigare tra loro. Chi lo paragona a Maldini, fischiato dai suoi tifosi durante la partita di addio. Chi ne esalta lo spirito di sacrificio elevandolo ad una sorta di martire per la causa nerazzurra. Chi ancora lo porta ad esempio del comportamento becero di certi tifosi.

Io non ho mai creduto ai complotti. Non credo alla gang dell’asado. Non credo che gli ultimi sei allenatori dell’Inter lo abbiano sempre mandato in campo sotto ricatto. Tantomeno credo che sia il colpevole dello stato pietoso in cui versa la Squadra, di chi siano le responsabilità a mio parere è cosa che ho già espresso in mille occasioni e non ho nemmeno più voglia di ripetermi.

Vi dirò un’altra cosa a cui non credo: non credo alla lacrimevole compassione e allo sdegno ad orologeria di tanti imbrattacarte (o dilapidatori di bit, se volete), che improvvisamente si ergono a difesa della causa stanca di Esteban Cambiasso, novello incompreso da quegli stupidi e malvagi tifosi Interisti. Quegli articoli che stringono il cuore, inzuppati di una mielosa retorica, magari scritti dagli stessi che inzuppavano gaudenti la penna nel cupo inchiostro della crisi dell’Inter, finalmente vera e attestata dai fatti. Loro che con una mano scrivono di una squadra finita e allo sbando e con l’altra si lasciano andare al più lercio onanismo sotto la scrivania.

Scusate. Non attacca. Non ci sto.

Sono uno di quelli che ha sempre difeso la “vecchia guardia”: Zanetti, Cambiasso e Deki. Rimango convinto che in una Società Calcistica decente questi Signori, anzi questi Campioni, avrebbero accompagnato le nuove leve a prendere gradualmente il loro posto, ma qui non è più il momento di usare il condizionale. Abbiamo mosso la classifica di un punto, UNO, dopo più di un mese, perdendo contro due delle squadre in predicato per la retrocessione e cercare di negare che la palese stanchezza di alcuni giocatori, tra cui lo stesso Cambiasso, ne sia la causa è come negare la morte e le tasse.

Alla sostituzione del Cuchu, domenica sera, io mi sono alzato e ho applaudito. Ho applaudito il cambio e ho tirato un sospiro di sollievo nel vedere FINALMENTE una sostituzione che doveva essere fatta un mese fa. Parlano i fatti, pur nel disordine tattico e senza un’unghia dell’intelligenza tattica di Cambiasso, Obi e Poli hanno contribuito a riacciuffare la partita. Pressando e recuperando palloni. Correndo dietro agli avversati, mettendoci grinta e fiato che altri, purtroppo, non hanno più.

Aveva ragione Ligabue:

“Una vita da mediano
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto”

[...]


sempre lì
lì nel mezzo
finché ce ne hai stai lì
stai lì”

Quindi andate da qualcun altro a battere cassa, ché io, come tutti i Baristi, Cambiasso lo adoro e resterà sempre uno dei Grandi della Grande Inter della mia generazione. So che mi troverò a dire, sempre parafrasando Liga: “Credo che un’Inter bella come quella di Eto’o, Cambiasso e Milito non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa”.

Ecco l’Inter.

Non affannatevi a dirci cosa sia da Inter e cosa no, perché di porcherie non da Inter il nostro presidentissimo ne ha combinate mille e una e, per quanto mi riguarda, anche questa ricade su di lui. Perché fischiare Cambiasso non è barbarie, non è irriconoscenza e non è nemmeno indecenza.

È rabbia, è frustrazione. È l’esasperazione di un Popolo, quello nerazzurro, che è stato portato sul tetto del mondo e gettato nel fango senza soluzione di continuità; nella menzogna e nell’incapacità della dirigenza e nello scherno dilagante degli avversari. Che sia proprio Cambiasso a dover diventare il capro espiatorio delle colpe di altri è una cosa che fa male, perché sarebbe bastato un po’ di coraggio un più da chi di dovere per evitare questo scempio, ma ormai era inevitabile.

Io non so se le lacrime del Cuchu siano dovute ai fischi, alla frustrazione di non riuscire a fare più il bene dell’Inter o semplicemente alla consapevolezza che il viaggio è finito. Quello che so è che in questo momento ci sono più di cento anni di storia da salvare dall’onta della retrocessione con una squadra che è sull’orlo del baratro e solo questo conta.

Mi dispiace, Esteban, ti chiedo scusa come la ho chiesta al Capitano, ma l’Inter deve continuare.

scritto da il 19 settembre 2011 alle 21:55

Capitano, mio Capitano

Caro Capitano,
Faccio fatica a trovare le parole giuste, ma non posso proprio fare a meno di scriverti, non dopo quello che ho visto a San Siro sabato scorso contro la Roma. Voglio sperare che tu abbia ancora l’onestà intellettuale di capire di cosa sto parlando e di ammettere che ho ragione.

Questa mattina, giusto in momento prima di uscire di casa per andare in ufficio, stavo cercando di fare un po’ d’ordine nel sempiterno casino della mia scrivania e mi è capitato per le mani il foto-libro pubblicato dalla Gazzetta in occasione del Triplete. In copertina ci sei tu con la Coppa sollevata sopra la testa. Al tuo fianco Cambiasso e Cordoba, impazziti di felicità, proprio come lo eravamo noi in quel momento. Ubriachi di felicità in giro per Milano.

Devo dirtelo, a questo giro mi ha dato una sensazione strana, diversa, quasi fastidiosa.
Di solito rivivere quei momenti mi provoca un brivido di piacere. Quel 22 maggio in cui ci avete portati sul tetto d’Europa dopo tanti, troppi, anni. Il fragoroso silenzio dei nostri nemici, rinchiusi nelle loro tane, sofferenti per il fegato ingrossato, quelli che dicevano: “non ce la farete mai”.

Oggi invece non è stato così. Mi sono ritrovato a pensarti fermo in mezzo al campo, quasi a guardarti intorno, senza idee e senza grinta e in quel momento il ricordo del Campione contro cui rimbalzava un Lionel Messi con 15 anni in meno mi ha messo addosso un po’ di rabbia e un’immensa tristezza, perché è solo quello lo Zanetti che io voglio ricordare.

Uno con la tua forza il tempo lo può ingannare a lungo, ma alla fine avrà sempre ragione lui.

Per questo ti prego, dopo aver vinto tutto e aver frantumato qualsiasi record, accetta lo scorrere degli eventi. Non devi dimostrare più nulla. Non permettere che chi ti ha sempre urlato contro con la bava alla bocca abbia ragione. Solo un anno fa sono stati costretti ad ammettere a denti stretti tutto il tuo valore. Non dare loro la soddisfazione di vederti agonizzare lentamente, mentre perdi l’affetto dei tuoi tifosi.

Essere Capitano è anche essere capaci di sacrificare sé stessi per il bene della Squadra. Il momento è giunto, hai ancora qualche pulcino da accompagnare nel vasto mondo, ma poi fai il passo che consacrerà nel mito.

Vieni sotto la Curva a salutarci per l’ultima volta e noi ti accoglieremo con un grido che farà impallidire gli Dei.

scritto da il 15 settembre 2011 alle 11:24

Proprio quello che ci vuole

Abbiamo parlato di tutto. Di giocatori che ci sono e non ci dovrebbero essere, di quelli che non ci sono e che sarebbero serviti, di quelli che se ne sono andati lasciando un enorme vuoto.

Ci siamo azzuffati sul modulo preferito dall’allenatore e abbiamo, letteralmente, dato i numeri per dire quale fosse il migliore e più adatto ai nostri giocatori.

Si sono distribuite le pagelle e stilate le classifiche dei “veri tifosi”; quelli che con l’Inter sempre e comunque, perfino con le fette di felino sugli occhi. Quelli che Moratti non ne ha più e farebbe bene a trovare un Fraizzoli o un Pellegrini a cui vendere, ché tanto da noi lo sceicco non ci viene e nemmeno il russo, perché va bene che sono stupidi, ma non così tanto da scegliere l’Italia. Si tratta in questi giorni con il cinese, dicono che non sia stupido e che gli piacciono gli spaghetti. Di soia.

Tutto questo è stato fatto e il conto non cambia. Tre sconfitte su tre gare ufficiali. Tutte e tre giocate con un modulo diverso. Tutte tre girate male a dispetto di buone parti di gara passate a macinare gioco, che il calcio lo sappiamo come è fatto e possiamo pure continuare a mandare Cambiasso in conferenza stampa a dire che in fondo è mancato tanto così e che c’è pure un po’ di sfortuna. Perché in fondo è tutto vero.

E sono tutte stronzate.

Se volete ne parliamo per giorni e nemmeno troppi perché sabato siamo già punto e a capo. Non ne vale proprio la pena perché quello che manca non sono i giocatori, non è l’allenatore, non sono dirigenti capaci, non sono i veri tifosi che sostengono la squadra.

Questo è quello manca e manca a tutti.

Era il regalo più prezioso che LUI ci aveva lasciato e da qualche parte nell’ultimo anno lo abbiamo perduto per strada.

Lo dobbiamo ritrovare e dobbiamo ritrovare noi stessi. Ricordarci che siamo l’Inter, siamo creature della notte, oscure e abbaglianti nello stesso tempo. Ricordiamoci che per vincere dobbiamo essere cattivi, dobbiamo essere incazzati. Dobbiamo avere la faccia da guerra.

Non lo possiamo più sentire lo stadio silenzioso. Non le vogliamo più vedere le facce da condanna al patibolo sui nostri giocatori. Non possiamo sopportare il mister paonazzo e silenzioso che si agita davanti alla panchina perché riesce a pensare e a fare niente, nemmeno a urlare contro chi non corre. Non è pensabile di vedere i nostri dirigenti mummificati nelle riprese televisive.

Dobbiamo avere rabbia e orgoglio.

Dobbiamo avere gli occhi della tigre.

Tutto il resto è contorno.

scritto da il 6 settembre 2011 alle 9:28

Live for the moment

Finalmente si comincia. Venerdì inizia il Campionato ed era anche ora perché francamente, da che seguo il calcio non ricordo un’estate più insopportabile di questa. Quello che un tempo era lo svago nazionale per eccellenza non ha fatto altro che ricordarci ogni minuto le notizie di economia e politica ben peggiori che si sono accavallate per tutto il mese di Agosto.

Io sono fortunato, me ne sono rimasto lontano un paio di settimane e sono riuscito a staccare completamente la spina, fregandomene come uno struzzo con la testa infilata sotto la sabbia. Proprio perfetto, se non fosse che poi l’impatto con la realtà al ritorno è stato ancora più duro e i “nostri” ci hanno messo del loro per rendere la situazione ancora più insostenibile, ma di questo è stato già detto in lungo e in largo e non è mia intenzione gettare altra benzina su un incendio che abbiamo appiccato da soli ed è stato poi alimentato oltremodo dai soliti noti.

Sarà che dopo una settimana il jet lag ancora non mi lascia dormire, sarà la sveglia a orari antelucano o l’ingresso in ufficio avvenuto alle 0730 nel fuso orario dell’Europa Centrale, ma questa mattina sento il bisogno di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Avanti, dunque. Le merde aprono la Serie A scontrandosi con l’unica squadra della Capitale, godendosi la giornata di sciopero che ha permesso loro di recuperare una buona parte degli infortunati che affollavano BbilanLab solo un paio di settimane fa.

Vi confesso che in tutto il casino estivo la Sponda del Naviglio che Retrocede è l’unica che riesco a inquadrare. Non penso che vedremo qualcosa di diverso dalla scorsa stagione, visto che i protagonisti sono bene o male gli stessi: Ibra, Boateng e il toy boy della Padroncina. Tutto il resto è contorno. Niente grandi nomi, ma in fondo non ne avevano bisogno. Con Nocerino hanno tappato una falla nei ruoli e per il resto hanno cercato rimpiazzi là dove l’anagrafe si stava facendo insostenibile. Come direbbero i gggiovani: bella per loro.

Morale della favola l’augurio che mi sento di farCi è quello di vedere di nuovo la Filippa che piange e fa mestolino nel mese di maggio.

Amen.

Tutto il resto è un’incognita. Noi compresi.

Se volete ci mettiamo a parlare di tattica, di moduli, di formazioni, ma se capire il calcio è un lusso (cit.) in questo momento io preferisco dilapidare altrove le mie fortune.

Certo, potrei provare a mettermi nei panni di Gasperini, ma non credo sopporterei a lungo la solitudine che sta vivendo lui in questo momento.

Intendiamoci, io non sono uno che fatica a stare da solo, anzi molto spesso mi piace. Apprezzo i momenti in cui me ne posso stare spaparanzato sul mio divano con la sola compagnia di un libro o quando mi gusto un Montecristo sul mio terrazzo, mentre osservo Milano che corre chi sa dove, sotto di me. Quello che invece mi infastidisce è sentirmi solo quando sono circondato dalla folla ed è proprio questo che sta vivendo l’allenatore dell’Inter in questo momento.

Un uomo solo al comando. Al comando di una nave che non è sua. Gasperini è come il Primo Ufficiale di nuova nomina a cui il Capitano ha affidato il vascello mentre si è ritirato per riposare. L’equipaggio lo segue, ma con riserva, sapendo che al primo errore potrà sempre andare a svegliare il Capitano nella sua cabina e chiedergli di riprendere in mano il timone.

Davvero non lo invidio.

Lui, d’altra parte, non sembra avere ancora trovato la quadra, anche se sembra deciso a insistere sulla difesa a 3 in questo inizio di stagione. Non credo che abbia convinto nessuno, ma è un suo diritto provare. La mia speranza è che sappia trovare il tempismo giusto per fermarsi, se sarà il caso.

Io questa fretta che hanno sempre i nuovi allenatori di imporre il proprio stile di gioco non la ho mai capita. Passi per gente stile Spalletti, che pare del tutto incapace di valutare alternative, ma chi come Gasp passa per uno capace di adattarsi ad ogni situazione la cosa mi risulta incomprensibile.

Perché diamine imporre da subito un cambiamento radicale a giocatori che sono storicamente abituati a schemi totalmente diversi? Non è più ragionevole cercare di far passare le proprie idee in modo graduale, convincendo tutto l’ambiente con i risultati ottenuti sul campo? Questo dovrebbe essere tanto più vero per un allenatore che, è abbastanza evidente, non ha la piena fiducia della Società e della Squadra, di conseguenza. La priorità di Gasperini in questo momento dovrebbe essere quella di guadagnare credito e autorità e questo può farlo solo vincendo e convincendo.

A dispetto delle partenze importanti l’Inter continua ad avere una sua solida fisionomia con fondamenta, che piaccia o meno, che poggiano su giocatori di esperienza, di qualità, purtroppo anche logori, ma è gente che ha vinto tutto. Nessuno (se ricordate nemmeno L’Uno) può arrivare dall’esterno e pensare di costruire da zero un edificio completamente diverso da quello che c’era prima, perché crollerà inesorabilmente se le fondamenta non ti supportano. Mi pare una cosa talmente banale.

Leonardo, pur con tutte le sue colpe questa cosa l’aveva capita, Benitez no, cosa che lo rende ancora più colpevole ai miei occhi, perché con un allenatore vero in panchina la storia della scorsa stagione avrebbe potuto essere molto diversa. La mia speranza è che Gasperini lo capisca e riesca là dove non sono riusciti i suoi predecessori.

Ora c’è un problemino. Io detesto la parola speranza, quella che è l’ultima a morire, ma la prima da ammalarsi.

Come cantano i Litfiba: “Chi visse sperando morì… non si può dire”.

Quindi sapete che c’è?

Io questa Stagione ho deciso di tornare bambino. Quando le partite le ascoltavo alla radio vagando alla ricerca di un posto dove prendesse bene, perché la casa di campagna dei miei genitori era un posto troppo sperduto per avere un segnale decente e la classifica me la scrivevo sul diario di Snoopy, giusto una pagina dopo la nota della maestra di religione, perché i soldi per comprare la Gazzetta il mio vecchio non li mollava.

Un tifoso dell'Inter a Settembre del 2011

Quello che ci aspetta è un mistero nascosto dalla nebbia. Quali siano i pericoli non lo so, tanto vale buttarsi e affrontarli. Uno dopo l’altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vivi alla giornata. Live for the moment. Carpe diem. Domenica dopo domenica.

Siamo sempre qui
A cantar per te
Alè Inter, alè!

scritto da il 10 agosto 2011 alle 12:43

Absurdistan

Absurdistan è un termine entrato a far parte del gergo comune, almeno dopo la caduta del blocco sovietico e la separazione dell’URSS tra Russia e qualche decina di Stati, Staterelli e sotto-Repubbliche, più o meno indipendenti dal vecchio Orso. Descrive un paese in cui l’assurdità è la norma e per chi come me ha viaggiato un po’ per quei lidi, la definizione  ha perfettamente senso. Un tempo si diceva Repubblica delle Banane evocando lo stile delle dittature centro e sud americane, i tempi e i luoghi cambiano, ma il concetto è sempre quello.

Il modo migliore e anche più divertente per rendersi conto di cosa stiamo parlando è l’omonimo romanzo di Gary Shteyngart (uno scrittore nato in URSS, nell’allora Leningrado e poi trasferitosi negli Stati Uniti). Oppure…

Oppure, ci si può sedere ad ammirare il calciomercato dell’Inter.

Un’ultim’ora di Bloomberg afferma che il CEO dell’Inter in un sms (a chi?) ha detto che Eto’o va in Russia, Snejider resta a Milano e non si farà nessuna offerta per Tevez.

Non so voi, ma io sono stanco.

Non ho mai amato il calcio d’estate, non compravo la Gazzetta per tenermi aggiornato sui colpi, più o meno presunti, messi a segno dalla nostra dirigenza. Non ho mai guardato nemmeno le amichevoli estive a meno che non ci fosse veramente nient’altro da fare. Quest’anno però stiamo battendo ogni limite.

Ho digerito male la Supercoppa giocata il 6 di agosto e questo a prescindere dal risultato. Non so dire se quel risultato ha avuto qualche influenza sull’indegno teatrino che ci tocca vedere in questi giorni. Di sicuro ho avuto l’impressione che Wes stesse facendo di tutto per lasciare il segno, come se dovesse essere la partita di addio. Però non ci vogliamo far mancare i colpi di scena: dopo una settimana passata a sbattere la testa contro il muro perché Wesley preferisce trasferirsi a Manchester in mezzo alla guerriglia urbana, invece che restare a Milano, dove al massimo parcheggiamo i SUV sulla pista ciclabile davanti a Giannino; eccoci a goderci lo spettacolo della cessione di Eto’o alla Salcazzo FC che gioca nella massima divisione dello Stikazzistan.

Ecco visto questo mi viene solo voglia di staccare la spina.

Parliamoci chiaro, possiamo stare qui per ore, giorni, mesi… basta che mi passa la voglia, a discutere se sia nato prima l’uovo o la gallina: ovvero se i Campioni non vogliono restare da noi perché la Società non è capace di trattenerli o perché la gang dell’asado li vuole fuori dalle balle o ancora perché sono degli infami mercenari.

Fate pure, da qualche parte lì in mezzo troverete una verità Aristotelica, io però non credo di averne più voglia. Ripeto, sono stanco.

L’idea di un’Inter senza Eto’o mi mette tristezza perfino di più di quella senza Snejider, per le qualità dell’uomo, la sua leadership, la capacità di giocare a tutto campo per caricarsi la squadra sulle spalle e trascinarla alla vittoria. Però Eto’o prende 10 milioni netti a stagione (dicono, io non ho mai visto il contratto), con tutti i meriti che gli riconosco quello che fa è il minimo indispensabile per meritarseli. Detesto i moralisti, non mi metterò a fare ridicole considerazioni morali sugli stipendi dei calciatori negli anni della crisi economica mondiale. Per quanto mi riguarda chiunque dovrebbe essere remunerato per quello che produce. Questo valore lo stabilisce il datore di lavoro e se non sta bene uno è libero di andarsene. Posso capire che la società decida di mettere un limite e se lo fa di fronte alla richiesta di un giocatore di trent’anni di 12 o 13 milioni netti per altri tre anni, beh mi sembra che la soglia della generosità sia stata superata da lungo tempo.

Se poi questo Campione assoluto, che ha vinto tutto, invece di scegliere di finire la carriera nell’Inter, come aveva dichiarato poco più di un mese fa, dovesse preferire andare a prendere una cifra che non riesco nemmeno a scrivere nella misconosciuta squadra del misconosciuto paese di cui sopra…

Beh, sarò ancora più triste perché dovrò rivedere il giudizio sull’uomo, ma me ne farò una ragione. Chissà se per quei soldi Samuel accetterà di buon grado anche gli insulti razzisti che volano nel campionato Russo? Roba che al confronto i tifosi gobbi fanno parte di Amnesty International. Magari potrebbe fare due chiacchiere con il nostro vecchio amico Roberto Carlos, tanto per farsi un’idea della situazione.

Se le cose stanno così, ciao ciao, Samuel, la porta sai dov’è.

Se lo sta vendendo l’Inter per mettere a bilancio qualche milione di plusvalenza, la mia stima di Moratti finisce qui.

Ecco, l’ho detto, e ora?

Ah già parte anche Snejider, mi ero dimenticato e pure Milito, ci dicono adesso. Pietà, datemi tregua. Come? Anche il cuoco della Pinetina??? AARGH, no! Tragedia! Questa è davvero la fine!

Insomma ci lasciano proprio tutti quanti? Considerazioni tattiche su quale sia la partenza più drammatica? Samuel o Wes? Per favore.

L’Inter naviga a vista! L’Inter è in disarmo? No, Moratti ha già in serbo gli assi nella manica per sostituire chi parte? Ah, sì? Boh, non lo so? Ma chi te lo ha detto? Lo ho letto sulla Gazza, o era Tuttosport, mmm… Ah beh allora!

BASTA!

Per quanto mi riguarda non ne voglio più sapere nulla, chiudo la saracinesca. Massimo continuerà a fare il gioco che gli piace fare, non so più se per passione o per forza. Andrà bene o andrà male, ma resta quel vago retrogusto di presa per il culo. Pazienza, passerà anche questa, come passano giocatori, allenatori e presidenti; solo l’Inter resta per sempre. Ora però ho bisogno di una pausa

Miami aspettami, sto arrivando! Quando tornerò sarà già tutto finito. Sarà andata via anche la prima giornata di Campionato contro il Lecce. Il mio salato abbonamento resterà in naftalina fino alla metà di settembre. Fino ad allora… Shutdown.


scritto da il 8 agosto 2011 alle 13:56

Don’t panic, don’t panic… Ok, panic!

Niente Panico, niente panico, urlava il computer di bordo impazzito dell’Aereo più Pazzo del Mondo, mentre i passeggeri si lasciavano andare a crisi di isteria e risse tipo Royal Rumble all’annuncio della ferale notizia.

Nulla sembrava scuoterli: il comandante e il secondo ufficiale sono in coma, il pilota automatico è guasto, un motore è rotto e ai comandi c’è uno che in vita sua ha pilotato solo uno spargi-fertilizzante nel Wyoming. Calma olimpica.

C’è qualcos’altro che dobbiamo sapere? – chiedono i passeggeri alla hostess – Veramente è finito il caffè. Delirio collettivo.

Ok, Panico. Concede il computer di bordo…

Sarà che è un periodo un po’ schifoso. Sarà che, molti di noi sono ancora inchiodati alle scrivanie e ai monitor a lavorare, mentre i nostri parlamentare, che lavorano mediamente 2 ore e 46 minuti la settimana, se ne sono andati in vacanza per 40 giorni. Che confusione, sarà perché ti amo… fatto sta che a me questa Supercoppa persa un po’ così rischia di fare l’effetto del caffè finito.

Non entro nel merito dell’analisi tattica della partita, perché lo ha già fatto SNIS e ne abbiamo già ampiamente parlato. Diciamo solo che le ragioni di perplessità non mancano; anche se, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, c’è stato anche qualche segnale incoraggiante, specialmente considerando che stiamo parlando di una squadra con un allenatore nuovo e metà della formazione titolare ancora in vacanza dopo la Coppa America.

Certo sono stati fatti degli errori, alcuni anche abbastanza importanti, ma il calcio è fatto di episodi e sarebbe bastato che un paio di cosette girassero nell’altra direzione per stare qui oggi a commentare un altro risultato. Da questi errori comunque ci sarebbe tutto il tempo per imparare, Gasp non mi pare uno stupido.

E allora perché questo gran brutto presentimento che mi grava sulle spalle?

Cominciamo con il dire che la cosa più brutta della partita è stata la, mancata, reazione al pareggio e poi al vantaggio del Bbilan. Non c’è stata rabbia, voglia, figuriamoci lucidità. Bene ha detto la Miss, seduta al mio fianco: sembrava di vedere l’Inter di Benitez, quella che all‘89esimo, sotto di un goal nel derby dice “calma, calma”.

Si vede il vuoto incolmabile di quell’allenamento mentale, ancor prima che fisico, che è il marchio di fabbrica di José Mourinho. Quello che porta i giocatori a sapere esattamente cosa fare ogni volta che si trovano il pallone tra i piedi, perché c’è la fiducia che tutti gli altri compagni si faranno trovare pronti esattamente per quella mossa.

Se vogliamo poi, possiamo parlare del fatto che non importa quanto in emergenza uno possa essere, se sei l’Inter e ti giochi una finale, fosse anche quella del triangolare della Grappa Nonino, entri in campo per vincere, non per “tentare di vincere” (cit.). In questo senso Eto’o come unica punta isolata, le sole due occasioni da goal costruite in un primo tempo comunque dominato sono cose che lasciano un po’ l’amaro in bocca.

Eppure non siamo ancora al caffè che è finito.

Il caffè è finito con le dichiarazioni del giorno dopo di Snejider, prima e di Branca, poi.

Credo che possiamo concordare sul fatto che, fino a quando c’è stata partita, Wesley è stato il faro di tutte le nostre azioni, qualunque manovra di attacco nasceva da lui.

Dopo aver visto tutto questo, sentire anche solo una velata conferma di una sua possibile (probabile?) partenza mi getta nello sconforto, senza nemmeno stare a metterci il carico da 90 di un’eventuale addio anche di Eto’o.

Alla fine della partita, uscendo dal pub, mi sono trovato un Bbilanista di origini non meglio definite (Albanese, Rumeno, Balcanico a caso? poco importa), che sentenziava: “Questi adesso vendono Snejider, vendono Eto’o, fanno la fine del River Plate e vanno in serie B”. Mi sono fatto due grasse risate a sentire una cosa simile, ovviamente, e gli avrei pure risposto se non avessi temuto di coinvolgere due fanciulle in una rissa estiva. Non farebbe nemmeno troppo bene alla mia già sufficientemente compromessa fedina penale.

Va da sé che considero l’ipotesi pura fantascienza, però…

…però ogni tanto anche la fede più salda andrebbe un momento rinfrancata da un segno dall’alto, non chiedo di avere sempre José che mi fulmina sulla via di Damasco, mi apre gli occhi e mi mostra la Luce, ma diamine, un barlume di speranza.

Niente. Nessun sollievo è concesso al Giobbe Interista nella soffocante estate del Calciomercato.

Wesley, mi dice che l’Inter ha bisogno di soldi (???) e che lui è sul mercato se arriva l’offerta giusta.

L’Inter ha bisogno di soldi e lui è sul mercato. Capito?

Il messaggio mi sembra chiarissimo. Wesley dice platealmente: “Io sto benissimo all’Inter e a Milano e non me ne andrei se non fosse la Società a chiedermelo”.

Qual’è il commento dell’Inter, tramite le parole di Branca?

“Non ho voglia di parlare tutti i giorni di mercato. Siamo appena arrivati dopo un lungo viaggio. Le parole di Sneijder? Parlate con Sneijder”.

No seriamente. Branca non ha voglia di parlare di Calciomercato tutti i giorni? Di grazia Marco, quale sarebbe il tuo lavoro? Di fronte all’ipotesi di una cessione in cui il giocatore mette chiaramente tutto nelle mani della Società non ti degni NEMMENO di tirare fuori la balla di circostanza “Snejider è incedibile a meno di un’offerta IRRINUNCIABILE”. Nemmeno a questo ci possiamo più attaccare?

Francamente sono senza parole.

Mi sono lasciato scivolare addosso tutto. Benitez, Leonardo, Biabiany. Ho scrollato le spalle di fronte all’indegno spettacolo mostrato per la scelta del nuovo allenatore. Ho digrignato i denti, ma mi sono limitato a borbottare, di fronte alla blanda risposta alla relazione di Palazzi, ai titoli della Gazzetta, a un mese di campagna mediatica che ci dipingeva come un esercito in disarmo

Adesso basta. Adesso la misura è colma.

Che si faccia chiarezza. Se dobbiamo andare in disarmo ditecelo. Se dobbiamo diventare come il Bbilan che resta in attesa anche per anni di poter prendere l’Ibra di turno a due lire perché ha scazzato con l’allenatore e altrimenti ciccia, farebbe piacere saperlo.

Oppure se c’è una strategia di medio periodo, che porta al rinnovo della squadra nel giro dei prossimi due anni (due perché il primo lo avete già buttato nel cesso), ci sta bene, possiamo accettarlo, ma ne vorremmo vedere l’impronta.

Giusto perché NOI non siamo Gonzi e non ci beviamo tutto quello che ci viene propinato. Non ci vedrete in giro per Milano con gli striscioni “Non si vende Yolanthe!”.

State però sicuri che, senza quei segnali, il credito di fiducia finisce qui.

scritto da il 11 luglio 2011 alle 0:23

Conferme

Il mercato estivo dell’Inter è cominciato da in pezzo, anche se pochi sembrano essersene accorti. All’avvio del ritiro a Pinzolo, ormai ai gobbi abbiamo tolto anche quello, si sono aggregati i due nuovi acquisti, anzi uno e mezzo, visto che per Castaignos era già cosa fatta in invero. L’altro è Alvarez di cui per ora si è sentito dire tutto e il contrario di tutto, dal campione alla pippa, ma il fatto che si sia battuta la concorrenza dell’Arsenal fa ben sperare; si può dire quel che si vuole, ma non sono proprio gli ultimi arrivati quando si tratta di scegliere giovani talenti.

Yuto Nagatomo è una conferma che ritrovo con enorme piacere, nel momento più buio della passata stagione è stato lui, con la sua corsa e la sua dedizione a tenere vivo il mio entusiasmo. Si è è cantando “chi non salta è rossonero”, subito seguito da Gasp e già sono più tranquillo. Gente da Inter.

Eppure sento in giro non poche voci preoccupate dal fatto che ad ora non si è preso nessun nome PESANTE, specialmente per il centrocampo. Faccio fatica a giustificare quest’ansia ad essere sincero, quantomeno alla prima settimana di luglio.

Tanto per cominciare identifico ben pochi di questi nomi: Fabregas, Nani, Sanchez, Nasri? Chi altro? Pastore, forse. Già parlare di Modric, che peraltro è nel mirino del Chelsea, non mi pare raccolga consenso unanime. Non precisamente personaggi accessibili comunque.

Non vorrei che cadessimo noi stessi nel tranello giornalistico di dover leggere uno scoop al giorno per sentirci tranquilli. Se guardo alla rosa attuale, mi pare di poter dire che l’unico di cui si senta veramente il bisogno, al netto di qualche cessione che al momento non è veramente sul piatto, è un centrocampista che recuperi palla e sappia far partire l’azione d’attacco. Un sostituto di Cambiasso o di Deki insomma, che di certo possono ancora fare benissimo il loro lavoro, a patto di non giocare tre partite a settimana. Questo considerando Mariga non all’altezza e Obi che si deve ancora mostrare veramente, ammesso che gliene venga data l’opportunità però, perché con Leo in panchina non aveva avuto molte chances.

Paradossalmente è l’attacco che mi lascia più perplesso, visto che Pandev non mi pare arruolabile e che bisogna scoprire se gli Alieni si decideranno a restituirci Milito. Rimane il giovane Castaignos da valutare, come sostituto di Pazzini a giudicare dal genere di gol che ha fatto in Olanda, lo stesso Pazzo le cui doti di realizzatore non mi pare siano in discussione e poi…

E poi c’è Samuel Eto’o.

Le sue parole di conferma all’arrivo al raduno per quanto mi riguarda valgono come un’acquisto, dopo tutte le voci che erano girate su una sua possibile partenza.

Samuel è un Campione e un professionista insostituibile, non solo per i gol che fa, per le sue doti tecniche e per la sua capacità e volontà di sacrificarsi e lavorare per la squadra, ma soprattutto perché è un Leader nato. Ha vinto ovunque sia andato. Ha tenuto in piedi la squadra con la sua classe durante la scorsa stagione. È l’unico che non ha MAI abbassato la saracinesca, nemmeno durante la scellerata gestione Benitez.

A mio modo di vedere è in calce al Triplete la sua firma è chiara e visibile a fianco a quella di José.

Per questa Inter da rinnovare, con un nuovo Allenatore che ha tutto da dimostrare e che sarà sottoposto a una enorme pressione, interna ed esterna, un uomo come Eto’o è semplicemente insostituibile, per qualsiasi cifra.

Bentornato Re Leone. Bumaye!

scritto da il 5 luglio 2011 alle 11:45

Gridate Sterminio e liberate i mastini della guerra

Prima di spendere anche solo una parola su tutto quello che sta accadendo, degno di un racconto di Kafka, se non fossimo ormai il paese di Moccia e della Tamarreide, lasciate che faccia una doverosa premessa: IO non nominerò la Persona che ha indossato per tanti anni la maglia numero 3 dell’FC Internazionale.

Altri hanno osato farlo, dimostrando nella migliore delle ipotesi cattivo gusto e malafede, ma io non intendo partecipare a questo gioco per la semplice ragione che ritengo quella Persona al di sopra di ogni sospetto, indifendibile nel senso che non ha alcun bisogno di essere difesa, perché è inattaccabile da anima viva, figuriamoci dai meschini personaggi che popolano il mondo del calcio italiano. Su questo non accetto discussioni.

Da discutere ci sarebbe invece parecchio sul modo in cui l’Inter si sia messa nelle condizioni in cui si trova oggi. Sì, lo ripeto, ci si è messa da sola, perché gli “altri” possono anche essere delle infami carogne, ma la cosa era risaputa quindi non si capisce per quale ragione fosse lecito aspettarsi che le cose andassero in modo diverso.

Non è ammissibile rinunciare a combattere le proprie battaglie e poi infuriarsi perché si è perso. Il tempo è più che maturo per svegliarsi, scendere dagli alberi e iniziare a sgomitare nel mondo reale. Un mondo nel quale non importa che tu sia onesto o meno, perché se c’è qualcuno che continua ossessivamente a gridare forte che tu sei un ladro alla fine tutti gli crederanno. Vale nel calcio come in tutte le cose, perché in fondo il mondo del pallone è davvero lo specchio della nostra società.

Siamo stati zitti per 5 anni, preoccupandoci solo di contare le nostre vittorie, quelle ottenute DAVVERO solo sul campo e in nessun altro posto e nel frattempo i nostri nemici stavano contando i chiodi e segando le assi per costruirci la bara intorno.

Ho detto nemici, di avversari non ne esistono più, per me.

L’unica domanda che dobbiamo porci è se sia pronta la Società a combattere la guerra, battaglia dopo battaglia. Dimenticatevi le regole, dimenticatevi l’etica. Come si può parlare di queste cose quando chi detta le regole è il sodale dei tuoi nemici? Non venitemi a dire che dobbiamo distinguerci dagli altri, che il nostro stile è differente. Quanto vi saranno di consolazione queste cose quando ci rinchiuderanno nel girone degli impalati? (fatela voi la traduzione in linguaggio corrente)

Al diavolo le regole, al diavolo le convenzioni. Siamo in guerra da soli contro tanti e quei tanti hanno il controllo di tutte le armi e di tutti gli arsenali, il solo modo di vincere in queste condizioni è essere sfuggenti, spietati e senza scrupoli. Tutto quello che non abbiamo voluto essere fino ad ora. Basta con i guanti bianchi. Anzi, per quanto mi riguarda da ora in poi senza guantoni.

Siamo scossi e circondati, ma a questo punto non abbiamo davvero più nulla da perdere. Non ha più senso nascondersi dietro a una signorilità che nessuno ci riconosce più e nemmeno ci ha riconosciuto mai. Il fango è arrivato ed è inutile piangere che non è giusto.

Tiriamoci in piedi con la forza della rabbia e della disperazione. Ricominciamo a spazzarli via dai campi da calcio, tanto per cominciare, in modo che tutto quello che succede in settimana sia solo una misera consolazione per i nostri nemici, distaccati di decine di punti.

Fuori dai campi? Vale tutto. Questa è guerra.

scritto da il 20 giugno 2011 alle 0:26

The whore of Babylon

Ci sono volte in cui torni a casa dopo una serata passata a fare il giro di tutti i locali, avvolto nel vestito migliore quando sei uscito, pronto da buttare, quando sei tornato.
Hai fatto un giro, o anche due, in ogni singolo posto, infrangendo tutte le regole senza alcuna considerazione. La gradazione alcoolica ha fatto le montagne russe tutta la notte eppure tu sei ancora in piedi, fottutamente lucido anche se c’è qualcuno che non sarebbe affatto d’accordo con te; magari quel moralista del cazzo a cui hai spaccato la faccia con una pinta perché ti ha dato dell’ubriacone e cinque minuti dopo ha toccato il culo di quella tipa che non conosci nemmeno.

Lei ti ha pure sorriso, dopo, e tu te ne sei andato senza nemmeno chiedere il suo nome. E’ andata così tutta la sera in fondo, cento ragazze che non ti hanno nemmeno guardato, altre cento che ci stavano e hai mollato il colpo e non sai nemmeno tu perché.

Ti ritrovi sul tuo terrazzo e ti godi il silenzio e la luce dell’alba che sale. Ti accendi una paglia, l’ultima ovviamente. Accartocci il pacchetto e lo butti nel cestino della carta, perché sei un tipo educato dopotutto. Una lunga boccata, trattieni per lunghi secondi e butti fuori e proprio non riesci a capire da dove arrivi, dopo che hai bruciato un foglietto di quelli verdi, tutta questa cazzo di lucidità.

Un anno. ‘fanculo, un anno e ti trovi sempre allo stesso punto.

Eppure è andato proprio tutto come doveva andare, ci sei stato con quella di passaggio. L’hai trattata male e non le hai fatto regali che del resto proprio non si meritava, se ne è andata sbattendo la porta che tu le avevi spalancato giusto un attimo prima. Ti ha pure strappato di mano i venti euro per il taxi che le hai sventolato sotto il naso tenendoli piegati tra l’indice e il medio. Che classe, eh?

Ma sì, se ne vada la stronza, non era nemmeno questo gran che sotto le lenzuola. Aveva pure ragione, non mi sono impegnato un gran che con lei, ma diamine avesse fatto qualcosa per meritarselo.

Poi c’è stata quella brava ragazza, quella carina. Di buona famiglia, ha studiato non è mica una stupida, no? E’ pure brava a letto, che cavolo vuoi di più dalla vita? Non era un colpo di fulmine d’accordo, non sei mai stato sicuro che fosse quella giusta per te, pero…

Ci hai provato davvero, hai cercato di rendere le cose sempre nuove e interessanti. Per un po’ ha anche funzionato, ci stavi bene, hai fatto qualche sacrificio per lei. Le hai fatto regali. L’hai portata a cena nei ristoranti migliori. Le hai fatto visitare i tuoi posti preferiti. Hai cercato di farle capire chi eri e di renderla parte della tua vita.

Non ti ha mai capito veramente, diciamolo. Cristo, qualche volta non capiva nemmeno le tue battute, ma te lo sei ripetuto mille volte. Non puoi mica mandare tutto all’aria alla prima incomprensione, giusto? Dalle tempo, è giovane. Si farà.

E invece, guarda un po’, ti molla lei. Proprio non ce la fa, non regge la pressione. Non è fatta per questa vita. Sotto sotto pensi che è meglio così, per tutti e due.

Eppure ti senti tradito. Non è che sei veramente triste o affranto; più che altro sei infastidito. No, siamo onesti, sei incazzato come una jena. Ma come, tu le hai dato tutto quello che potevi, le hai dato l’opportunità della sua vita e lei ti volta le spalle e se ne va? Che cazzo, ma che razza di stupida senza coraggio!

Non è che sia sta gran botta, dai. Tre ore di palle girate e sei di nuovo in sella, il mare è pieno di pesci!

Ti convinci che hai imparato la lezione, sai chi vuoi e ci vai deciso. Lei è proprio perfetta! Giovane, bella, intelligente e non è nemmeno lontanamente stronza come la tua ex… forse. Che cavolo, no pain, no gain. Ci provi.

Con prudenza, perché ci sei già passato; lo sai che se una così ti dice di no… merda, quella sì, sarebbe una brutta legnata.

Pessima idea, cazzone! Lo sai che non puoi sbagliare niente con lei. Devi osare, non puoi mica giocartela come se fosse una ragazzina qualsiasi, questa ne sa quanto te, forse anche di più. Cronaca di un fallimento annunciato. Si vede proprio che non sei ancora pronto. Non avrai seriamente pensato di giocare con il fuoco senza bruciarti!?!

Ehi, si può sapere che ti prende? Mi vuoi dire che cavolo sei facendo? Non dirmi che non hai davvero imparato niente da tutto questo, perché non ci posso credere.

Lascia perdere quelle che si buttano tra le tue braccia, non andranno mai bene per te e lo sai. Sono solo delle sciacquette attratte dal fascino del denaro e del potere. Ti serve una che ti possa tenere testa, una che non venga da te solo per i tuoi soldi, una che ti sfidi e si diverta pure a farlo perché in questo modo sfiderà anche se stessa.

Vedo però che non sei in condizione di conquistare una donna simile, ti fai ancora troppi scrupoli o peggio, non hai le palle per farcela.

Allora sai che fai? Te la ricordi quella escort di lusso a cui ammiccavi qualche tempo fa, ma che non hai mai avuto il coraggio di farti perché temevi che il suo pappone ti fregasse alla grande? Beh, senti la novità, il tizio è in galera e ci resterà ancora per un pezzo. Cogli l’occasione! Lanciale la molla dei soldi. Falle tutto quello che vuoi, fatti fare tutto quello che vuoi.

Una notte soltanto, non farti incastrare, ci sa fare la stronza. Fallo con rabbia. Fallo con passione. Attaccati alle tette della Troia di Babilonia e succhiale forte. Butta fuori tutta la rabbia. Vantati con gli amici. Fai delle foto e mandale al coglione che sta al gabbio, con i tuoi migliori saluti!

Il giorno dopo vattene via più veloce del vento. Dimentica quella Puttana e trova l’Amore Vero.

Rafa, Leo, André… Fabio??? e poi…