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scritto da ex-collaboratori il 5 ottobre 2009 alle 15:22
 Il Lippi Bis
Il sospetto che la Juventus giocasse per interpretare una parte e non esserlo fino in fondo, mi era venuto guardando le partite di questo scorcio di campionato. Credo di averle viste tutte, in diretta o in differita, e Roma e Marassi a parte, ho come avuta la sensazione che qualcosa non quadrasse, che più che giocare per vincere, stessero giocando per dimostrare di poter vincere.
Il concetto è semplice: inebriati e pompati dalla stampa anti-interista e fiancheggiatrice, gli uomini di Ferrara si sono veramente convinti di poter vincere tutto (e non è detto che non lo facciano…) al punto che hanno dovuto intepretare il ruolo di quelli che “fanno sul serio”. Infatti, sono arrivate puntuali le incredibili pompe mediatiche di ritorno: dalla barzelletta di Ciro Guardiola (al massimo rimane Ciro Lippi o Ciro L.P. che canta “ca nisciuno è fess”, accompagnato da Apicella) al Diego Coimbra Lothar Armando da Cunha Ana Paula Ribas, dall’ItalJuve alla Juverdeoro, dipende da come si sveglia “Siam venuti di qui, per vedere segnare Amaurì” – vi giuro che la cantano… – e via discorrendo con dei peana mediatici che al confronto Goebbels è un Al Chato qualsiasi.
Ripagati da tanta moneta, i bianconeri hanno però dimostrato poca cosa. Nelle 9 partite giocate finora, in almeno 5 il risultato è stato ottenuto grazie a un fondamentale Buffon, che ha fatto molto di più di ciò che è capitato con Julio Cesar in qualche partita dei nostri. Un conto è fare una, due parate decisive, un’altra cosa è salvare per 5 o 6 volte la propria porta contro avversari come il Livorno e il Bologna. Con i primi risultati magri – qualcheduno parlava baldanzosamente di vincerle tutte – la squadra si è come sgonfiata, fino alla figuraccia di ieri, acuita dall’aggravante che sono stati messi in discussione gli investimenti milionari del mercato.
Non mi è sfuggito il fatto che le attenuanti non concesse a Mourinho per il grigio pareggio di Kazan’ siano state immediatamente concesse a Ciro Ferrara, dalle coorti brulicanti di vedove di Moggi che infestano quel puttanaio di immeritocrazia e calci in culo denominato RAI (“quando rientra Sissoko?” era la domanda più gettonata). Dovevate vederlo Ciro: avrebbe desiderato essere afono come il collega Leonardo, che ha mandato in avanscoperta il Tattico Mauro Tassotti (lo strizzacervelli è Favalli, che interpreta le gare come una terapia di gruppo). In realtà Zenga l’ha sovrastato sul piano tattico, dimostrando una conoscenza di calcio nettamente superiore. Non solo fisico, corsa, qualità e intensità, ma anche acume, intelligenza, preparazione. E Ferrara, da buon discepolo, mi ha ricordato quel Lippi nervoso che quando perde il bandolo della mattassa inizia a cambiare uomini e moduli, sperando che che il Culo prima o poi lo soccorra.
Ieri ero smanioso di commenti post-partita… non vedevo l’ora di beccare qualche farabutto sfrontato in versione Africano Minore, che osserva le rovine di Cartagine, ma pronto a radere al suolo le certezze dei punici bianconeri (“che famo Scipiò, glie mettiamo un pizzico de sale?”). Niente. L’assenza presenza-assenza di Mamarcel Desailly Sissoko dominava tutti i dibattiti, con un Mughini al limite della tragedia greca (la linea della farsa e della commedia plautina l’ha sorpassata da un pezzo), che si esibiva in un panegirico di Camoranesi Pro Domo Sua, che era meglio non averlo sbattuto fuori perchè così Zenga godeva il doppio… il che equivale a recuperare il bottino, rinunciando a sbattere in galera il ladro. Ah beato garantismo!
Insomma, tutto questo per dirvi sconciamente che la Juventus si sta dimostrando quello che è: la stessa squadra dello scorso anno senza un vero allenatore e con equivoci tattici superiori, un bluff cotto e mangiato che finirà col mandare all’ammasso milioni e milioni di fegati, ottenebrati dalla cabala oscura di Sir Bertrand Russell Mauro, l’opinionista senza cognome.
Nel frattempo Marcello Lippi ha comunicato le convocazioni per il doppio impegno dell’ItalJuve:
Portieri: Buffon, Maninngero, Chimenti
Difensori: Chiellini, Grosso, Cannavaro, Gamberini, Legrottaglie, Grigera, Bocchetti, Criscito
Centrocampisti: Gattuso, Palombo, D’Agostino, De Rossi, Marchisio, Saliamizzi, Pirlo, Camoranesi, Will E. Coyote, Pepe, Polse
Attaccanti: Iaquinta, Del Piero, Bettega, Rossi, Charles e Gilardino
scritto da ex-collaboratori il 2 ottobre 2009 alle 14:45
 Mou ha sempre ragione
Nella conferenza stampa odierna, vigilia dell’importante sfida di campionato contro l’Udinese, Josè Mourinho attacca a testa bassa i giornalisti sportivi, rei di sottolineare in maniera differente i risultati dell’Inter.
“Non mi dà fastidio quando si sottolinea il fatto che l’Inter non vinca in Europa da 7 partite, me ne dà il fatto che Mourinho sia ritenuto responsabile del fatto che non vinca la Champions League da 40 anni. Io sono tranquillo, ma il mio comportamento è la conseguenza del fatto che se l’Inter non vince da 7 partite, sembra che non vinca da 70, mentre se la stessa cosa accade a un’altra squadra non è così; se l’Inter pareggia, il risultato è un dramma, se pareggia un’altra squadra diventa fantastico“.
Sempre sui giornalisti italiani, il suo disprezzo (pari al mio), è sempre più marcato:
“Non sono nervoso, ma assolutamente adattato alla situazione. Se mi vedi nello spogliatoio io rido e scherzo. Certo di fronte ai giornalisti non posso essere felice, non ne ho ragioni particolari“.
Dichiarazioni forti che chiudono una settimana difficile, contrassegnata dal passo falso di Kazan’ e dalla sconfitta di Genova (in un modo o nell’altro immeritata, ma inattesa). Il tecnico nerazzurro affida alla conferenza stampa alcune considerazioni sulle lacune di gioco mostrate dall’Inter, apparsa alle corde in qualche frangente:
“L’Inter ha comprato Thiago Motta e Sneijder non perché voleva spendere soldi, ma perché aveva bisogno di giocatori di qualità diversa a centrocampo. A Genova e a Kazan sono mancati e in fase d’attacco sicuramente abbiamo avuto meno qualità di gioco. Con Sneijder e Thiago insieme abbiamo vinto quattro partite e pareggiato col Barcellona, unica squadra a riuscire a fermarli in questa stagione. Senza, abbiamo faticato, anche perché a Kazan mancava mezza squadra: era la squadra dell’anno scorso senza Ibra“.
Difficile dargli torto. Resta infatti la convinzione che una volta assenti due o tre giocatori chiave, soprattutto nel settore nevralgico di movimento, la squadra si inceppi clamorosamente, conoscendo una sterilità offensiva troppo inedita per poter essere mascherata con la genialata di un singolo. In modo molto paradossale e tipicamente interista, l’Inter soffre più l’assenza di Stankovic (e la presenza di mezzo Cambiasso) che quella di Ibrahimovic, il quale è vero “produceva” gioco, ma solo in funzione egoistica, essendo lui un tutt’uno tra creatore e finalizzatore. Contro i friulani si valuterà il rientro di Diego Milito: l’attuale condizione offensiva della squadra, minata dalle assenze in contemporanea nel reparto di mezzo, potrebbe suggerire di forzare i tempi, ma dall’emergenza vera e propria si sta uscendo. Sneijder dovrebbe giocare, mentre bisogna pazientare un po’ per Muntari, che almeno porta dinamismo e corsa e sa buttarsi in avanti.
L’Udinese gioca molto a fasi alterne. Ho potuto seguirla contro il Napoli e ha giocato una gara dai due volti, come se dipendesse un po’ dalle sfuriate del momento. Gli uomini pericolosi sono tutti davanti: Di Natale è in gran spolvero, Alexis Sanchez potrebbe essere la carta a sorpresa, mentre non va mai trascurata la duttilità di D’Agostino, capace di giocare davanti alla sua difesa e quella avversaria. Serve una vittoria, perchè bene o male in questo momento la condizione fisica dice Juve, mentre noi siamo ancora lì a tirare la carretta di uno strano settembre, vissuto con i sintomi di una gigantesca sbornia post-derby. C’è poco da fare: ottobre è arrivato. Se l’istinto non mi tradisce, con i rientri delle tessere mancanti dovrebbe iniziare il nostro sprint autunnale che mette k.o. i nostri nemici. Intellettuali e sportivi.
I convocati contro l’Udinese. I convocati di Pasquale Marino.
scritto da ex-collaboratori il 1 ottobre 2009 alle 9:10
scritto da ex-collaboratori il 29 settembre 2009 alle 17:46
Seconda giornata del girone di Champions. Fuori Milito per un risentimento muscolare, dentro Amantino Mancini, per un tridente anomalo con Super Mario Balotelli in versione guastatore. Per il resto formazione confermata, considerate le assenze di Muntari (in tribuna), Motta e Sneijder.
Rubin Kazan: 77 Ryzhikov; 9 Salukvadze, 76 Sharonov, 4 Cesar Navas, 3 Ansaldi; 15 Ryazantsev, 16 Noboa, 7 Semak, 61 Karadeniz; 10 Dominguez; 11 Bukharov;
A disposizione: 29 Revishvili, 5 Bystrov, 23 Balyaikin, 24 Popov, 32 Gorbanets, 42 Murawski, 88 Kasaev;
Allenatore: Kurban Berdyev
Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu; 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 5 Stankovic; 45 Balotelli; 9 Eto’o, 30 Mancini;
A disposizione: 1 Toldo, 21 Orlandoni*, 2 Cordoba, 7 Quaresma, 14 Vieira, 15 Krhin, 39 Santon;
Allenatore: José Mourinho
Arbitro: Terje HAUGE (Norvegia)
*NB Per indisponibilità di Diego Milito e Sulley Muntari, in panchina va il terzo portiere titolare. Il regolamento UEFA lo consente perché richiede di segnalare nella distinta solo il portiere titolare, il portiere di riserva e il capitano della squadra.
(fonte: inter.it)
LA PARTITA – Partita complicata per l’Inter che si presenta a Kazan’ in formazione rimaneggiata e non può sfruttare al meglio le proprie qualità.
LE NOTE NEGATIVE – Ancora una volta la squadra latita paurosamente nella costruzione. Cambiasso non è in forma, patisce ancora l’infortunio, e lascia la zona centrale più sguarnita che mai, creando i presupposti per il gol subito a là Milan. Samuel e Lucio sono forti quando agli avversari vengono concessi pochi metri, altrimenti, puntati, vanno in difficoltà come difensori normali, benché sappiano recuperare e commettano pochi errori.
Ma la pecca principale è nella manovra. Balotelli è anarchico e in quanto tale si accende quando capita, facendo cose importanti alternate a una indisciplina tattica (e motivazionale) che se non si risolve nell’immatura espulsione odierna, sbocca sempre in rimbrotti e sostituzioni anticipate. Deve crescere e non può essere lui il perno sul quale costruire la squadra per l’Europa. Mancini, che negli ultimi 8 mesi avrà giocato si e no 4 partite intere, è totalmente amorfo, privo di cinismo e cattiveria e tendente alla giocata irritante. Sempre meglio di Quaresma, un cambio sprecato e inutile in un contesto tattico oramai compromesso.
IL TRIDENTE NO – Il tridente non funzionava bene con Ibrahimovic, almeno come fluidità di gioco, e funziona peggio con Eto’o come punta centrale, soprattutto se questo tridente vive isolato rispetto al contesto di una squadra difensiva, zeppa di mediani e giocatori o fuori forma o senza passo o comunque incapaci di fare l’elastico e assicurare la verticalità. L’unico che può davvero creare un raccordo con le punte è Sneijder, ma per adesso è un corpo estraneo che ha necessità di integrarsi. Tra l’altro affidarsi a Balotelli e contemporaneamente a Mancini, rinunciando alla presenza anche fisica di Vieira in mezzo (per quanto deficitaria rispetto a ciò che servirebbe) è una scommessa molto facile da perdere, che si trasforma lentamente in azzardo quando si capisce che gli avversari hanno due marce in più da innestare.
L’EQUIVOCO – Se vogliamo giocare offensivi, con un tridente davanti, da chiunque sia formato, dobbiamo farlo sul serio. Non si possono schierare tre punte e spomparle in ruoli di copertura sulle fasce, a questo punto meglio un 4-4-2 in linea, se per il rombo non abbiamo abbastanza uomini. Se 4-3-3 dev’essere che sia coraggioso: difesa alta, pressing in avanti per recuperare palla e ripartire velocemente. In soldoni: fuori Zanetti, dentro Stankovic e Motta (o Muntari) e in attacco spazio a Milito, Sneijder ed Eto’o disposti a raggiera sul fronte d’attacco, con Maicon e Santon schiacciati sulla linea mediana, per creare gioco e fare triangolazioni rapide. E’ un sogno, ma manca anche questo tipo di vocazione. Mettere tre punte che ritornano è qualcosa che fa venire in mente la duttilità del calcio di Sir Alex Ferguson, ma la differenza è che il suo United ha martelli a centrocampo (Carrick, Scholes, Anderson) che a noi mancano.
IL FUTURO – Mentre scrivo queste parole la Fiorentina sta smazzolando il Liverpool con ordine e tagli spettacolari, giocatori che si muovono negli spazi e affondano i colpi. Magari perde perchè si stanca e sappiamo tutti che Prandelli è un catenacciaro, ma se noi non corriamo non riusciremo a battere avversari validi, ma inferiori come il Rubin Kazan. La soluzione dei nostri attuali problemi, che dipendono in massima parte dall’incapacità di correre e quindi da una condizione precaria, minata anche dagli infortuni, passa dalla credibilità che ci siamo conquistati negli anni. Possiamo e dobbiamo giocare meglio rifugiandoci nelle nostre qualità: grande solidità difensiva, predisposizione al sacrificio ed esperienza, soprattutto in campionato.
LA NOTA POSITIVA – In Champions il discorso è aperto: il Barcellona sta vincendo contro la Dinamo Kiev di Sheva (squadra superiore al Rubin, a mio parere). Non c’è più margine d’errore però. Bisogna fare punti e cambiare direzione, facendo fuori gli equivoci tattici e intraprendendo la via della risolutezza. Con qualche infortunio in meno e con un po’ di attributi in più.
scritto da ex-collaboratori il 27 settembre 2009 alle 8:57
 La Samp torna in vetta
Se c’è una cosa che ha insegnato la trasferta a Marassi (per l’ennesima volta, per quanto mi riguarda) è che non si va fuori casa a prendere lo 0-0, perché può sempre capitare qualcosa che non va e finisci col perdere partite che con un po’ più di coraggio andavano vinte.
Non piangeremo per questi due punti persi. Lo scorso anno abbiamo lasciato molto più terreno in casa e quest’anno, tra assenze e incognite, dobbiamo ricostruirci un’identità. La vera differenza è la pressione della Juventus, che sta correndo molto e che sullo stesso campo, giovedì, ha giocato per vincere (rischiando di perdere).
L’errore macroscopico di Santon non deve trarre in inganno. La partita, impostata bene, era stata comunque interpretata male. I cambi del secondo tempo, soprattutto, hanno a mio parere trasmesso il messaggio che il pareggio a reti bianche andava bene. E tutto questo in una partita nella quale la nostra difesa aveva vaporizzato i temutissimi Cassano e Pazzini e proprio nel momento in cui si stava cominciando a prendere campo, per assestare il colpo finale.
L’aspetto più negativo è un altro: il fatto che abbiamo pochissime varianti tattiche al terzinismo. O c’è uno Stankovic in forma, o c’è Sneijder, o c’è Mario super-frizzante oppure siamo condannati a schierare un centrocampo nel quale nessuno fa un passo in avanti senza la palla. Cambiasso mediano-fisso è un lusso che con Zanetti in campo Mourinho non può più permettersi, anche se garantisce copertura e facilita il lavoro della coppia di difensori centrali.
Ieri si è visto chiaramente che se non andiamo sugli spazi otteniamo l’effetto di annullare noi il nostro potenziale offensivo. Ogni azione si risolveva in un uno-contro-uno nel quale ovviamente si è esaltata la forza di Mario, ma per il resto si viaggiava in orizzontale. Sono d’accordo con chi richiede la strigliata a Maicon, le cui lune non sono compatibili con l’idea di schema offensivo: troppo volte fa il cavallo pazzo, attacca quando vuole e soprattutto non si sa gestire, almeno in questo periodo in cui non è al 100%. Pertanto occorre che lavori per ritrovare la forma e correre per 90 minuti. Quante volte ieri è mancato il suo appoggio? Tantissime, per non sottolineare il fatto che non garantisce mai la copertura difensiva (gli unici guizzi di Cassano sono stati ai suoi danni). Occorre che riprenda la crescita tattica che l’ha portato a diventare il numero uno nel suo ruolo, altrimenti serve un difensore dietro di lui, cosa che ne snaturerebbe le sue qualità visto che sa correre con spazio davanti e non con spazio dietro.
Le punte sono penalizzate da questo mancato movimento. Vedere Eto’o che cerca la palla a centrocampo e tira da fuori per cercare il gol della domenica non è molto confortante, anche se lui ha la predisposizione al sacrificio. Penso che ieri, in fin dei conti, si è giocato per il pareggio. Sbagliato. Si deve sempre giocare per la vittoria. Sempre, soprattutto contro squadre infinitamente più deboli di noi come la Sampdoria. Perché se non mi arrabbio, a mente fredda, di sicuro mi annoio.
scritto da ex-collaboratori il 18 settembre 2009 alle 17:24
 Il Cuchu è pronto al rientro
Archiviato il positivo pareggio con il Barcellona, l’Inter si rituffa nel campionato affrontando la trasferta di Cagliari, in un campo che non è mai stato troppo facile per le grandi squadre. Il Cagliari di Allegri viene da prestazioni abbastanza fiacche, non dà ancora l’idea che il giocattolo si sia rotto, ma di sicuro non c’è il gioco brioso che mostrava lo scorso anno, anche quando perdeva.
L’Inter, si dice, dovrebbe fare un moderato turnover a cui credo poco. Incassati i complimenti di Moratti, che ha elogiato la resistenza all’assedio blaugrana, in condizioni obbiettivamente difficili, Josè Mourinho è pronto a riconsegnare le chiavi del centrocampo a Mastro Cambiasso, che scalpita da un mese, con un recupero lampo degno di miglior propaganda (se fossimo rossoneri e avessimo tante televisioni e molti gonzi come tifosi).
Quanto è importante questo recupero è inutile sottolinearlo. El Cuchu non è solo un mastino davanti alla difesa, ma è anche un giocatore di temperamento, non proprio dedito alla deconcentrazione e alle sbavature. Contro il Barcellona con Cambiasso e Stankovic dal primo minuto in campo, efficienti, avremmo dimezzato le sortite offensive di Xavi e i patemi difensivi dell’invalicabile due Samuel-Lucio. Anche con Speedy Gonzales Iniesta a far da incursore.
Con Esteban Cambiasso, la cui assenza sta condannando Maradona, che però se l’è cercata, il centrocampo ritorna ad essere logico e ricomincia a fare a meno del terzinismo che contro il Barca ha finito per dilagare (Santon a protezione di Chivu, per ripartire, ci stava bene, ma alla fine avevamo in campo 3 difensori centrali e 3 terzini, comprendendo Zanetti). Io sono un amante dello Stankovic Volante, ma se c’è Cambiasso posso rimettere nella fondina il mio desiderio e pensare che tutto sommato va bene così: basta che ci siano piedi buoni.
Allora ecco che si ridisegna quello che avevo immaginato al momento dell’acquisto di Sneijder, un centrocampo tosto, ma che sa gestire il pallone e sa infilarsi negli spazi, aprendo il gioco sulle punte: Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder. Il miglioramento della manovra, gli automatismi, i movimenti e la confidenza passano tutte dalla presenza stabile dei migliori interpreti e dalla possibilità di allenarsi e provare nuovi schemi e anche, ovviamente, dalla miglior condizione fisica possibile, che nell’Inter non è ancora arrivata.
Wesley Sneijder conosce a mala pena i nuovi compagni, deve dedicarsi a una doppia fase che è abituato a gestire, ma in un quadro tattico che non conosce. Lo stesso si può dire per l’affiatamento tra le punte e il giocatore o tra le punte e gli altri centrocampisti. A volte sprechiamo cross in alto, pensando ancora di avere attaccanti forti nel gioco aereo o comunque di elevata statura. Diego Milito è bravo per tempismo e classe, ma non è certo un ariete che può raccogliere gli ancora rari inviti di Maicon.
Penso che con il rientro in pianta stabile di Cambiasso, se tutto va bene, tempo 2-3 partite e cominceremo a vedere la squadra correre, puntuale per gli appuntamenti decisivi di Champions e per l’inizio della lunga striscia di vittorie autunnali che deve ristabilire le distanze contro l’undici bianconero, che ha usurpato temporaneamente il ruolo di capolista, seppure in coabitazione.
A proposito, domani la Juventus gioca priva dei nuovi acquisti contro il Livorno. Non spero nulla: partita da classico 3-0. Un rigore, un gol su calcio piazzato e la solita bischerata del difensore che non ti aspetti e che contro l’Inter gioca alla morte.
scritto da ex-collaboratori il 16 settembre 2009 alle 19:34
Prima Partita del Gruppo F della Champions League 2009-10, in campo i Campioni d’Europa del Barcelona e i Campioni d’Italia dell’Inter.
 
Formazioni.
FC Internazionale: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Muntari; Zanetti, Motta; Sneijder; Eto’o, D. Milito.
A disposizione: Toldo; Cordoba, Stankovic, Santon, Vieira, Balotelli, Cambiasso – All., José Mourinho
FC Barcelona: Valdes; Dani Alves, Puyol, Piquè, Abidal; Yaya Tourè, Xavi, Keita; Messi, Ibrahimovic, Henry.
A disposizione: Pinto, Maxwell, Marquez, Iniesta, Busquets, Jeffren, Pedro – All. Pep Guardiola
Partiamo dalle note negative.
L’atteggiamento tattico – Non so se Mourinho ha chiesto marcature a uomo in ogni zona del campo, di certo l’Inter si è persa in mezzo al campo, lasciando praterie a Keita, Xavi e Messi, praticamente liberi di fare ciò che volevano nella trequarti. Motta non ha tamponato, Zanetti si è sfiancato sulle piste della Pulce, mentre Sneijder accompagnava Milito ed Eto’o nel pressing sulla difesa, di fatto liberando Xavi e facendo ombra a Tourè. Ciò che non mi ha convinto è stato questo fare centrocampo su 2 linee: nè rombo puro, nè linea tradizionale, con il risultato che Muntari, schiacciato sulla sinistra ne ha combinate di tutti i colori in fase di copertura. Una tattica del genere richiede molti polmoni e infatti siamo rimasti subito senza fiato, portati a destra e a manca dal flipper blaugrana. La ripresa si è consumata in un penoso assedio degli uomini di Guardiola, che non hanno segnato solo per mancanza di convinzione, soprattutto nell’ultimo passaggio, visto che Julio Cesar non ha compiuto una parata degna di nota.
L’atteggiamento mentale – Se la disposizione in campo era baldanzosa, non vi ha corrisposto un uguale atteggiamento mentale. Se si gioca per pressare alto, la difesa deve salire, e dobbiamo ringraziare Lucio, Samuel e Chivu che ci hanno salvato da una scoppola imbarazzante. Inoltre la scarsa lucidità, aggravata pesantemente dalle corse a vuoto in mezzo al deserto, ha contribuito non poco a creare una partita desolante, di fronte si a un grande avversario, ma che comunque ha concesso qualcosa, che noi non abbiamo saputo afferrare per troppa precipitazione.
Gli uomini – Malissimo Muntari, soprattutto in fase difensiva, Zanetti confuso a metà campo, molto meglio quando c’è stato da elevare una muraglia nella seconda parte. Malissimo Maicon, forse a mezzo servizio, che riesce nell’impresa di risvegliare Abidal, che nel primo tempo se n’era stato buono nella sua metà campo, temendolo più per il nome che porta che per l’ardore versato sull’erba. Impreciso ma volenteroso Milito, che qualcosa ha creato, così come Eto’o, sempre nel vivo quando la palla superava la linea centrale. Mediocre Sneijder, che si è come nascosto, anche se ha provato col tiro da fuori, discreto Motta, che a mio avviso è sprecato da mediano frangiflutti, molto meglio affianco a uno come Cambiasso che lascia metri per recuperare.
L’avversario – Il Barcelona ci ha graziati, mancando nell’ultimo passaggio. Sontuosa la prova di Xavi, mentre Messi ha spesso rimbalzato su Samuel, come Ibrahimovic su Lucio. Splendida anche la partita di Daniel Alves che ha messo a ferro e fuoco la fascia sinistra, distribuendo passaggi e sovrapposizioni degne della sua fama. Buona anche la prova della difesa, soprattutto in Piquè, praticamente imbattibile su tutti i palloni alti buttati via, senza raziocinio, nel secondo tempo.
Le note positive – Abbiamo preso un punto sostanzialmente immeritato: un avversario peggiore di questo non lo si trova più e dovremo andare a prenderci i punti con le due squadre dell’Est, come da pronostico. Si è vista la solita voglia di fare gioco e non sono mancati, soprattutto nel primo tempo, i presupposti per fare bene e indirizzare dalla nostra parte l’incontro. Ma abbiamo tirato dalle parti di Valdes nel momento migliore del Barca. Troppa frenesia e troppa voglia di ben figurare ci hanno tarpato le ali. Se non eravamo intimiditi eravamo di sicuro balbettanti. C’è solo da migliorare. Ha ragione Mourinho: noi siamo un progetto, il Barcellona è una splendida realtà.
scritto da ex-collaboratori il 13 settembre 2009 alle 17:23
 Eto'o - Milito: Parma k.o.
L’Inter risponde a Gervasoni e si porta in scia della squadra allenata da Ciro Lippi. Partita complicata, come nelle aspettative, per l’atteggiamento tutto italiano di giocare chiusi come una cintura di castità a San Siro. Si, lo so, era la scusa preferita di Carlo Ancelotti (che ieri ha vinto il quinto scudetto di fila in Inghilterra) e di Adriano Galliani, ma noi siamo tetracampioni e abbiamo il diritto di dirlo. Il fatto è che Guidolin non si discosta molto dal prototipo di allenatore sopravvalutato, che grazie a buone entrature riesce a trasformare parole come “catenaccio” e “contropiede” in “temperamento” e “bel gioco”. D’altronde fa parte della ristretta famiglia dei Piagnetti, licenziabili e licenziati, ma sempre capaci di dimostrare il loro talento.
Il Parma è squadra svelta, con 7-8 giocatori dell’area ex-Gea, tra i quali spicca il nomade Nick Manofredda Amoruso, una vita passata sui campi consigliati da Lucky Luciano. L’Inter parte molto bene, Sneijder sfiora il gol al 10′, ma a parte questa azione e molti tentativi di partire con triangolazioni, c’è molta svagatezza in fase di impostazione e presentiamo un Maicon in versione lunatica, che a volte corre e a volte si ferma. Poco da fare dunque, il Parma non fa nulla per intimorirci e pertanto si archivia il primo tempo domandandoci se Mourinho presenterà il modulo fajolada, con 7 punte, Julio Cesar, Maicon, Zanetti e Lucio.
Pesano le ammonizioni e a questo punto il cambio è obbligato, fuori uno spento Motta per SuperMario Balotelli che funziona da grimaldello per scardinare il bunker dei parmensi. Infatti, il 3-5-2 di Guidolin è messo in crisi immediatamente da un attacco più largo e più propositivo, nel quale brilla ancora Sneijder, che ci prova anche su punizione. Milito è impreciso, svirgola qualche palla in mezzo all’area e sbaglia un gol clamoroso in un’azione da rivedere allo moviola. Patrick Vieira, nel frattempo, si trova sempre più a disagio con Biabiany, che alle 14 era partito affianco a Tonio Liuzzi con la Force Parma all’autodromo di Monza. Muntari sostituisce il francese, mentre Balotelli sbaglia da pochi metri l’ennesima occasione. In realtà il gol è nell’aria e ci deve pensare Samuel Eto’o, che si inventa un clamoroso tiro a giro sul sette, che abbatte la resistenza di Mirante (altro girandolo ex Juve, ex Siena, ex tutto). Passano pochi minuti ed è Wesley Sneijder a sbagliare il raddoppio, dopo un’incursione sulla destra di Eto’o: il tiro da due metri è altissimo e Mourinho lo cambia. Buona prova per l’olandese, tra i più mobili dei nerazzurri. Entra Khrin e gli under 20 in campo sono tre. Lo sloveno è reduce dalla partita con la nazionale maggiore, ma fa in tempo a partecipare all’azione del gol del raddoppio. Dalla fascia destra Balotelli in campo aperto innesca Milito, dimenticando l’egoismo di pochi minuti prima, il Principe controlla e piazza all’angolo di giustezza, chiudendo i conti. C’è giusto il tempo perché SuperMario si divori il gol del 3-0 e che Lucio faccia capire a Panucci che lui ai “codici italioti” non ci sta. Il ridicolo Rosetti placa la discussione e fischia tre volte.
Pratica archiviata dunque, vittoria meritata, considerando che il Parma non ha creato un solo pericolo, e pensiero rivolto alla Champions, al Barcellona, che ieri ha vinto con i gol di Messi ed Ibrahimovic. C’è poco da dire: soffriamo queste squadre catenacciare, ma abbiamo le risorse per venirne fuori, tenendo conto che anche i nostri erano reduci dal doppio impegno delle Nazionalil. Inoltre, l’assenza di Stankovic ha tolto dinamismo e precisione al centrocampo, attirando marcature fisse su Sneijder e Motta, con quest’ultimo poco incisivo. Mourinho ha azzeccato la mossa: allargare la difesa per piazzare le cariche di dinamite. E’ andata. Di partite così ce ne saranno altre dodici o tredici, dovremo farci l’abitudine.
scritto da ex-collaboratori il 12 settembre 2009 alle 9:10
 Josè ci riprova, ma prima c'è il Parma
Con la partita interna contro il Parma domani inizia la vera stagione 2009-2010, quella fatta di “una partita ogni tre giorni”. Negli anni scorsi l’Inter ha spesso utilizzato la sosta delle Nazionali per mettere benzina nelle gambe e provare ad accelerare, anche se le prime 4-5 partite sono state sempre un’incognita a causa della deficitaria condizione fisica. Ricordiamo per esempio che l’Inter dei record del 2006-07 dopo una più che discreta partenza, rallentò un po’ all’inizio di Ottobre, prima di esplodere nella serie da 17 vittorie consecutive (record europeo nell’ambito del Big 5). L’anno successivo l’inizio fu ancora più stentato: dopo il pareggio interno la squadra faticò ad avere ragione di avversari modesti, anche se non mancarono mai le vittorie. La vera brillantezza la si ritrovò contro la Sampdoria e improvvisamente all’Olimpico, con l’abituale vittoria a domicilio contro la squadra dell’economista Francesco Totti. Lo scorso anno, infine, ancora qualche ritardo, soprattutto dovuto al tentativo di provare schemi di gioco convincenti, con la sonante vittoria a casa Roma che fa da fermalibro, in un campionato viziato dai troppi pareggi interni, che altrimenti sarebbe finito ad aprile come quello del 2007.
C’è da dire che ci sono delle differenze e delle analogie tra gli anni di Mancini e quelli di Mourinho. Differenza principale: con la preparazione dello staff di Mourinho la squadra ha avuto meno picchi di forma e un rendimento molto più regolare per tutta la stagione. Inoltre in Champions ha pagato, nel girone, una voglia esagerata di sperimentare e nel complesso c’è stato poco turnover anche se siamo arrivati a giocarcela a Manchester con una squadra che stava in piedi e correva e che è uscita per ingenuità difensive e gli errori di mira del nostro santone svedese. L’Inter del Mancio ha avuto il momento migliore tra autunno e inverno, è andata meglio nei gironi, ma si è come afflosciata a Primavera. Nel 2007 la bella stagione arrivò che il campionato era bello che vinto e il distacco aumentò a dismisura perchè la Roma, di fatto, mollò mentalmente con avversari come Cagliari e Torino. L’analogia principale sta nel fatto che i risultati sono stati più o meno simili e che la squadra ci ha sempre messo un po’ a carburare.
Oggi però la morfologia della rosa mi pare modificata. Non ci sono più i corazzieri di una volta (è per questo che Cobolli parla di corazzata Inter, perché pensa che sulle corazzate si imbarchino i corazzieri… ovviamente non sa che non si producono più quel tipo di navi)! La squadra è nettamente più agile, ha mostrato di poter essere in forma già da subito, anche se la stanchezza si fa sentire dopo qualche sgroppata e rimane immutato il peso di giocatori come Motta (comunque magro), Vieira (mai così vivace da due anni a questa parte), Lucio (dà l’idea di allenarsi il doppio dei compagni), Maicon (a lui serve giocare per smaltire gli etti di troppo), però c’è meno fisicità nel complesso e più velocità. Soprattutto dalla trequarti in sù.
Questo fatto, si dice, dovrebbe fare la differenza in Champions. Non lo so. Io dico solo che con l’inizio della Champions ciò che fa veramente la differenza è la profondità della rosa. La capacità di mantenersi a grandi livelli di impegno e concentrazione per 2 impegni alla settimana, di alto profilo. Il rischio maggiore della partita di oggi non è la notoria sagacia tattica autunnale di Guidolin (che è solito smarrirsi a Gennaio-Febbraio), quanto la distrazione indotta dall’imminente sfida con i campioni d’Europa. In questo astuto giochetto ci si sono messi anche i media, come se la partita con il Parma non esistesse (la voglia irrefrenabile di Juve conduce a salti temporali), ma la garanzia per questo frangente è rappresentata da Mourinho, che da anni gestisce situazioni del genere. L’allenatore della Juventus, Marcello Ferrara, al contrario è a digiuno e potrebbe patire i cattivi umori degli spogliatoi. Speranze? Previsioni? Nulla di che. Intanto vediamo se contro una squadra chiusa riusciamo a fare gioco come è nelle nostre intenzioni. Le pause nazionali mettono benzina, ma tolgono allenamenti.
scritto da ex-collaboratori il 10 settembre 2009 alle 9:30
 Amore bianconero
Ieri l’Italia ha vinto. Come dice la Gazzetta ha vinto col rombo, con Pirlo davanti e De Rossi a protezione della difesa. Schieramento più logico che ha visto l’accantonamento del poco convincente 4-4-2 con Marchionni sulla fascia.
Su, non vedeteci del marcio nel Marchionni convocato e messo subito titolare dopo 3 anni (e senza un reale motivo per far parte dell’undici italiano migliore d’Italia) impiegato in una partita tutto sommato semplice, in un modulo quasi mai provato in precedenza. Io non ci scommetterei su nuove convocazioni, a meno che non si trasformi in Garrincha. Dubito che rivedremo anche un 4-4-2 cucito sulla sua improvvisa convocazione. Per la Gazzetta Lippi che fa marcia indietro sul Modulo Marchionni dimostra umiltà… certo, e la marmotta sta incartando chili di cioccolata.
I nostri eroi hanno giocato tra ieri e stanotte. Nel video a destra potete ammirare il gol di Samuel Eto’o che porta in vetta il Camerun nel suo girone, ciò significa che Samuel farà quasi certamente la Coppa delle Nazioni Africane, in questo caso scommetterei sull’arrivo del macedone Pandev.
A proposito di Lazio: la Juventus giocherà sabato all’Olimpico contro i biancocelesti che quasi certamente non potranno schierare Rocchi e Zarate. Sperare nel Jardinero Cruz? Hanno fortuna, non c’è che dire.
Wesley Sneijder in campo per 77 minuti nell’inutile partita contro la Scozia, diciamo che è abile e arruolato per la partita con il Parma. Più o meno recuperiamo tutti, anche se sarà da verificare la condizione dei sudamericani, che arriveranno alla spicciolata tra oggi e domani. In ombra Zanetti e Milito, con le scelte scellerate di Maradona, che si dimostra un timoniere di una nave alla deriva. Samuel e Burdisso, Cambiasso e Riquelme. Sono giocatori imprescindibili in una nazionale senza difesa e che si affida a Veron per cercare di mettere in moto il genio di Leo Messi. Motta rientra in gruppo e sarà presente, potrebbe esserci spazio per Santon e Balotelli se le condizioni di Maicon e Milito non saranno perfette.
Il Parma di Ghirardi ha fatto collezione di giocatori ex Juve. Strano ma vero. Lanzafame, Bojinov, più l’orbitante Zack Hardow, che tra non molto troverà modo di sedersi nella panca della nazionale di Lippi. Mesi fa si sussurrò di una cena, smentita, ma confermata da chi aveva visto Guidolin alla tavola di Moggi e Ghirardi. Non aspettiamoci una squadra molle, noi vestiamo nerazzurro. Il d.s. è Pietro Leonardi.
PARMA, 21 MARZO 2009– Una cena indigesta, per qualcuno. Eppure in quel locale nelle vicinanze di Medesano, dove mercoledì sera hanno cenato in gran segreto “Lucianone” (al secolo Luciano Moggi) e i vertici del Parma calcio (il presidente Ghirardi, il ds Berta e mister Guidolin), è davvero raro alzarsi insoddisfatti (consigliamo vivamente pesce e champagne…).
Evidentemente, però, dalle parti del Parma Calcio, più che il menù, è rimasto sullo stomaco il fatto che quella cena sia finita sul sito di Parmaok. Apriti cielo! Dalla sede di Collecchio sono arrivate telefonate imbufalite, hanno fatto capolino schiere di avvocati o sedicenti tali, il tutto condito da toni decisamente sopra le righe.
“Non c’è stata alcuna cena” è stata la smentita (subito riportata dal nostro sito) del Parma Calcio. Convinti loro, prendiamo atto. Da parte nostra, e sulla base di fonti certe (ripetiamo: certe), non possiamo che ribadire che la cena invece c’è stata. E se a qualcuno del Parma Calcio mai interessasse, ci riserviamo la facoltà di aggiungere altri dettagli sul locale e il menù. Ma va bene così, per ora. Non è un reato cenare con Moggi. Buona digestione a tutti.
Il link dal quale è preso questo articolo lo trovate in un forum juventino. E’ abbastanza imbarazzante notare che il sito della fonte ha fatto sparire quella notizia su Moggi, ma non le altre presenti in archivio.
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