Inter beffata (cit.)

La reazione a caldo alla fine di Inter-Sassuolo è stata una cosa tipo “maporcadiquellaputtana ma guarda quel giappomerda cosa combina e poi trooooppi gol sbagliati ma anche Ljajic cosa fa e Consigli mavvaffanculo para solo contro di noi e ti pareva li mortacci sua sì ma Mancio falli i cambi non lo vedi che camminano eeeeh ma metti Joveticccc ma non Palacioooo ma cosa cazzo combini niente i cambi non sa farli Doveri sei una merdaaaaa ma quello è rosso cazzo come sempre tutti contro di noi ma che domenica del cazzo”.

In questo sproloquio ci sono pillole di verità, ma anche tanta frustrazione per una partita dove abbiamo creato tanto e sciupato troppo: si dovrebbe però tener conto anche di quanto subìto, perché Handanovic sullo 0-0 era tra i migliori in campo e il Sassuolo aveva giocato la sua solita partita, fatta di buon calcio, movimento senza palla, insidie offensive continue e nessun timore reverenziale. Un atteggiamento tipico, quello della squadra di Di Francesco,  che talvolta la espone a brutte sconfitte ma spesso le ha consentito di ottenere risultati di notevole rilevanza. E la posizione di classifica sta lì a testimoniarlo.
L’Inter ha sprecato un’occasione enorme, inutile girarci intorno: tre punti ci avrebbero permesso di mantenere la prima posizione, tenendo la Juventus a distanza minima e allungando su Roma e Fiorentina, le due concorrenti più credibili per il terzo posto finale. E invece siamo qui ad ammirare le celebrazioni per il Napoli campione d’inverno mentre l’aggancio dei bianconeri completa una rimonta notevole che sa molto di harakiri nerazzurro.

Il campionato, di fatto, inizia da zero con la prima partita del girone di ritorno, e dopo aver ottenuto la miseria di una vittoria nelle ultime tre partite sarà obbligatorio tornare da Bergamo col bottino pieno: per farlo servirà segnare un gol, magari due, e non subirne alcuno.
Lo dico perché a forza di parlare di bel giuoco e di ascoltare gli esteti di stocazzo come Sacchi e Pistocchi, ci siamo a poco a poco dimenticati che conta soprattutto fare risultato: quello arrivato ad Empoli giocando una partita bruttina, ad esempio. Quello fallito col suicidio made in Melo contro la Lazio. Quello bucato con un nuovo suicidio su rigore, stavolta targato Miranda con l’amichevole partecipazione di Nagatomo (ma la colpa è di chi schiera il peggior terzino della rosa come titolare).
L’Inter di domenica ha “giocato bene”, ovvero ha creato molto, obbligando il portiere avversario alla consueta giornata di gloria assoluta; ma ha sprecato tutto lo sprecabile, e questo nel calcio ha un peso specifico enorme ed è una colpa grave.
Perché anche se Consigli è stato grandioso, una squadra che vuole rimanere nelle prime posizioni e lottare per la Champions League ha bisogno di quello stesso cinismo che fa storcere la bocca ai puristi ma fa godere noi tifosi.
Un tiro un gol non è un peccato, ma un merito.

Plasticità e riciclaggio.

Plasticità e riciclaggio.

La sconfitta casalinga contro il Sassuolo sia quindi da monito per chiunque si lasci affascinare dai profeti del calcio avvincente: questa Inter non è stata assemblata per i D’Annunzio del pallone, è squadra solida, concreta, fisica, incompleta sì ma comunque competitiva. Nessuno mi toglie dalla testa che il terzo posto sia obiettivo realisticamente raggiungibile, il vero problema è che dato il livellamento del punteggio al ribasso (ma Napoli e Juventus potrebbero scappare via) toccherà lottare per lo scudetto anche per arrivare sull’ultimo gradino del podio.
Dando uno sguardo al girone d’andata il traguardo sembra possibile: L’Inter dalle mille (spesso incomprensibili) rotazioni e che non ha ancora visto brillare la stella di quelli che dovrebbero essere i potenziali migliori nuovi acquisti (Perisic e Kondogbia su tutti, ma anche Jovetic è da recuperare e gestire al meglio) ha perso 4 volte. In almeno tre casi si è condannata da sola con errori tecnici clamorosi e scarsa concentrazione nei momenti topici, nel caso restante fu sfortunata nel tentativo di rimonta contro quella che adesso è, meritatamente, la capolista.

Al Mancio chiedo una cosa semplice, anche se forse non dovrei: trovare un undici di base sul quale poter puntare per il resto del campionato, correggendo il tiro solo se strettamente necessario. Non ci sono coppe, continuo a non capire perché nessuno debba sentirsi sicuro di una maglia; l’impressione è che molti si sentano spaesati, complice anche il fatto di giocare sovente fuori dalla propria posizione naturale.
Il camaleontismo può essere utile per consentire alla squadra di cambiare modulo in corsa in caso di difficoltà, ma non può essere un punto di partenza.
Arrivare a gennaio con un’incognita simile può essere nocivo, toglie riferimenti reciproci e certezze a chi va in campo; anche su calci da fermo e gestione in corso d’opera il Mancio deve fare di più. Vedere un calcio d’angolo corto e completamente inoffensivo, se non addirittura pericoloso per il contropiede altrui, è francamente irritante, così come i cambi a 4 minuti dal termine di una partita da vincere.
La mia fiducia in Mancini resta totale, ma servono segnali diversi e scelte semplici, senza pensate da fenomeno che non possiamo permetterci.
E se il mercato dovesse portare anche qualcuno in grado di dettare i tempi là in mezzo e agevolare il lavoro di Kondogbia e Brozovic, ben venga; forse è arrivato il momento di aggiungere un pizzico di qualità a quella muscolarità che troppo spesso si traduce in fatica fisica e carenza di idee lucide.

Si riparte da un -2, ma anche dal secondo posto. Nulla è perduto. Avanti Inter.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.

78 commenti

  1. grazie a dio ho un impegno e non posso godermi guarin titolare. poi da quanto non vinciamo a bergamo, venticinque anni?

  2. @ Eddie
    l’anno scorso

  3. ecco una ogni venticinque anni asd