Le dimissioni di Conte spingono a una domanda definitiva: a cosa serve la stampa sportiva?

Parlare di sorpresa è lecito per chi li legge, i giornali. Non per chi li fa.
Il “fulmine a ciel sereno” può colpire il sottoscritto, o anche un Buffon in altre faccende distratto, non chi lavora H24 sui retroscena del calcio giocato.

Perciò le improvvise, impreviste, clamorose dimissioni di Antonio Conte sono una lapide sul senso stesso della stampa sportiva italiana. Tanto vale leggere gli aggregatori di notizie, almeno sono gratis.
Mi torna in mente una frase di Alessandro Donati, l’allenatore che ha scoperchiato la pentola del “doping di Stato”, ben prima della famosa intervista di Zeman sul calcio che doveva uscire dalle farmacie. Scriveva Donati: “la quasi totalità dei media dello sport sono dei semplici e ripetitivi narratori dell’apparenza”.

Una stampa sportiva che ci fa sapere quanti tweet spedisce giornalmente Icardi – peggio: che vuol farci credere che l’Inter gli ha dato un ultimatum: entro un mese si deciderà se è affidabile, dunque si comprerà una seconda o una prima punta – e che Barbara B. ha fatto pace con Adriano G., uniti nel nome di Superpippo, è già abbastanza squallida.

Ma “bucare” una notizia come le dimissioni dell’allenatore per tre volte campione d’Italia, senza averne dato il minimo preavviso, fa concludere che la diserzione delle edicole – temo non solo per la stampa sportiva – ha fin troppe ragioni. Mi rifiuto di credere che nessuno sapesse: piuttosto, chi sapeva, ha scelto di non pestare i piedi alla Vecchia Signora, magari in cambio di qualche indiscrezione “esclusiva” sul successore di Conte.

Giornalismo embedded.

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Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.