La massa

Sono almeno un paio di giorni che ho in mente questa stronzata: in pratica c’è Mazzarri che cucina per la vigilia di Natale, arrivano dei suoi parenti a casa e gli fanno “Walter ti abbiamo portato la pasta fresca”, e lui “no, colcazzo, la pasta fresca non va bene, non è pronta, deve aspettare il suo turno”, e si mette a cucinare l’arrabbiata con la penne da esposizione, quelle che stanno in bella vista nei barattoli da venti o trent’anni, che non si sa chi ce l’abbia messe e perché, visto lo scarso impatto emotivo che un chilo di pasta anni ’80 rinchiuso in un barattolo di merda suscita negli spettatori.

All’inizio volevo costruirci sopra una storia, da intitolare magari “L’incorreggibile Mazzarri ai fornelli”, nella quale con sagace ironia avrei sottolineato le nefandezze dell’allenatore dell’Inter descrivendole attraverso raffaelliane allegorie, ma poi ho pensato che mi sono rotto il cazzo di sentire parlare di Mazzarri e quindi ho usato questa inutile e debole trovata per iniziare a riempire un post nel quale non so di cosa parlare.

Forse la ragione principale per la quale l’immagine di quel tizio lì che cucina l’arrabbiata con le penne vintage infestava la mia mente è che nel luogo in cui mi trovo ora la pasta si chiama “massa” e fa schifo, scuoce in un millesimo di secondo e ti fa venire voglia di prenderla e metterla in un barattolo di merda, lasciandola lì in bella vista per venti o trent’anni.

Di sicuro, la ragione principale per la quale non ho scritto mezza riga su questo blog negli ultimi quattro mesi è da riscontrarsi nel fatto che sto sperimentando l’eccitante avventura dell’Erasmus, esperienza che già da tempo ritenevo assolutamente necessaria per la mia formazione a livello umano; un lungo periodo di interscambi culturali e di immediata fratellanza reciproca con ragazzi di tutto il mondo, che aiuta e sprona a crescere, a scoprire e conoscere meglio sé stessi, arricchendo e segnando in maniera indelebile il proprio processo di maturazione. Era per questi affascinanti e romantici motivi che a febbraio sono partito, e non certo per farmi cinque mesi di siesta a mangiare “massa” e a scopare le polacche ubriache nei cessi del Boulevard, mentre la mamma paga.

(Paga i cinque mesi di siesta, non le polacche del Boulevard)

(Per quelle ci pensa Gil, n’amico mio)

A proposito di mia madre: ieri mi ha suggerito la ricetta della panzanella. Si prende del pane raffermo di almeno due giorni, lo si taglia a fette grossolane e lo si mette a bagno in una ciotola, ricoprendolo d’acqua. Si lascia riposare per un’ora (o anche un’ora e mezzo, se si ha tempo); poi, eliminata l’acqua, lo si strizza ben bene e si aggiungono i cetrioli tagliati a fettine, i pomodori, la cipolla (bianca) e il basilico. Condire con abbondante olio, un tocco d’aceto balsamico, sale e pepe. Un piatto fresco e sfizioso per accompagnare le vostre cene estive, approvato anche dalle polacche ubriache.

Bene, adesso però ricomponiamoci: visto che siamo su Bauscia Café e non su Cazzacci Miei e De Mi Madre Cafè (che comunque sarebbe un blog molto più interessante), smettiamo di parlare di frivolezze ed iniziamo a parlare di pallone, di calcio, di football.

Sì, ma di che parliamo? Non credo ci sia bisogno di sottolineare nuovamente l’avvilente status apatico che da giugno 2013 accompagna la visione di ogni partita dell’Inter, né di mettere in luce con sagace ironia le nefandezze dell’allenatore dell’Inter, magari immaginandolo in una cucina mentre trascura gli ingredienti più freschi e descrivendone le peripezie in una storia il cui titolo cominci con “L’incorreggibile Mazzarri”.

Parliamo di mercato? Ma guarda, tendo a rifuggire questo argomento in un periodo nel quale il Chelsea prende Diego Costa e Fabregas nel giro di due giorni mentre noi siamo impegnati nel riscatto di Andy Polo e nel reclutamento di un fabbro che si esalti nel 3-5-2.

Potremmo parlare del mondiale. Beh, il mondiale è bellino, giovedì c’è Brasile-Croazia, poi Spagna-Olanda, Italia-Inghilterra eccetera, ora sì che non faccio più un cazzo per davvero, con tutte le partitine in televisione. Però no, non parliamo nemmeno del mondiale.

Ve lo dico ora di cosa parliamo: parliamo di Clarence Seedorf.

Sì, proprio di lui, uno che se a suo tempo avesse fatto l’Erasmus altro che la massa e il Boulevard.

Non ho capito molto del modo in cui quelli lì se ne libereranno (anche se immagino assomigli molto a “pagare un miliardo di euro”), ma di sicuro penso una cosa: che sia una gran cazzata. Già da molti anni mi sono infatti convinto che Seedorf diventerà un grande allenatore, e per i motivi presto detti: testa che funziona alla grande, esperienza da calciatore quasi inarrivabile (sono mancati solo i successi con la nazionale, ma tant’è), grandi maestri alle spalle, carisma e temperamento. Ho sempre pensato che una persona della sua intelligenza avrebbe potuto fare tesoro della carriera straordinaria trascorsa e utilizzare al meglio tutto ciò che aveva precedentemente imparato, calandosi con grande naturalezza nel ruolo di allenatore. Come detto, non gli manca niente: conoscenza del gioco1, presenza, cervello, autorevolezza. Gli anni trascorsi al fianco di gente come Van Gaal, Capello, Heynckes e Ancelotti valgono più di qualsiasi praticantato; la conoscenza delle dinamiche di spogliatoio di squadre che lottano ogni anno (e vincono, spesso) per i massimi traguardi, pure. Ovviamente, il solo vivere situazioni del genere non basta: serve, infatti, una testa in grado di recepire e di interiorizzare compiutamente queste esperienze (e anche, chiaramente, la volontà di farle proprie). Un Sebastiano Rossi, per dire, nonostante abbia vissuto in prima persona gli anni più vincenti della storia del Milan, non potrebbe mai fare l’allenatore, e infatti è facile trovarlo a Cesena in cappotto nero, jeans tagliati e anfibi mentre gioca alle slot machine. Ora, Seba Rossi sarà anche un caso particolare, oltre a non essere mai stato un campione; ma credo non faticherete a farvi venire in mente un bel po’ di esempi di grandi giocatori che non sono stati in grado di confermare sulla panchina quanto di buono fatto sul campo, dimostrando evidentemente di mancare di quella brillantezza richiesta per il ruolo. E’ questa (comprendente quanto chiarito nella nota) la mia – non certo rivoluzionaria – interpretazione della mancata automaticità dell’equazione grande giocatore-grande allenatore: il grande calciatore che ha fallito il passaggio è o troppo estroso, oppure non abbastanza intelligente.

Detto questo, e tornando a Seedorf, basisco di fronte a chi dice che quest’ultimo non abbia esperienza. Non ha esperienza di gestione del gruppo, sia tattica che psicologica; questo è innegabilmente vero quanto banale, dato che ha appena iniziato il suo percorso da allenatore. Ma definire “senza esperienza” uno che ha vissuto il calcio come l’ha vissuto lui, ossia agli stra-massimi livelli per vent’anni, avendo modo di analizzare più che da vicino la dimensione socio-psicologica di gruppi di calciatori che lottano per vincere i trofei più importanti, oltre a quella strettamente tecnica derivante dagli insegnamenti degli allenatori e dalla personale interpretazione di questi sul campo, in innumerevoli situazioni di gioco…ecco, definire “senza esperienza” uno che ha vissuto in presa diretta situazioni in cui un buon 90% dei tecnici italiani potrebbe trovarsi solo nei sogni più sfrenati mi sembra davvero ridicolo. Ritengo che anche un solo anno di esperienza da allenatore di uno come Seedorf valga come 4, 5, 10 anni di esperienza di uno di quelli che hanno “fatto la gavetta”, di quelli che piacciono tanti ai commentatori di tv e giornali. L’esperienza, infatti, bisogna essere prima di tutto in grado di farla: non basta stare seduti in panchina per una decina d’anni per acquisirla magicamente. Se, nonostante anni ed anni di lavoro ad alti livelli, si ripetono continuamente gli stessi errori, si mostrano sempre le solite lacune e non si cresce significativamente sotto nessun punto di vista, non si può dire di avere fatto una grande esperienza, perché nei fatti ciò che si è vissuto è servito solo in misura molto ristretta a migliorarsi. Ritengo che Seedorf abbia bisogno solo di prendere confidenza con la professione, e che sia in grado di farlo molto velocemente; che si trovi, dunque, nella stessa situazione di tutti i grandi allenatori quando erano all’inizio del loro percorso.

Ora, tutto sto pippotto per dire cosa: che mi auguro che, una volta liberati dall’arnese che ci ha portati al record del corner, l’allenatore dell’Inter possa essere qualcuno dal profilo simile a quello di Seedorf. Nell’impossibilità – presumo – di arrivare ad un allenatore già top, mi piacerebbe vedere sulla nostra panchina una figura di questo tipo, ossia un ex calciatore di livello internazionale, che nel corso della sua carriera abbia lavorato con tecnici di altissimo spessore e che già negli anni in campo abbia dimostrato acume tattico e carisma. A questo profilo corrispondevano, per fare due esempi recenti, Conte e Simeone già tre anni fa; il primo, nonostante le pernacchie europee (e la considerazione che ha negli ambienti “ostili”, come è ovviamente anche questo blog), porta avanti da diversi anni quello che per me è un grande, per certi versi grandissimo lavoro; del secondo, dopo l’ultima stagione (e anche quelle precedenti), è anche inutile parlare. Un ex giocatore con queste caratteristiche, e con – magari – alle spalle già almeno un annetto di esperienza da allenatore, anche in categorie minori: questo mi farebbe piacere vedere, in una situazione nella quale pare difficile riuscire ad ingaggiare uno dei migliori o pescare dal mazzo un jolly alla Garcia. Senza andare a cercare altri volponi dell’esperienza, con mentalità da giocatori di tressette o, anche, con la pancia strapiena e privi di motivazioni (vedi: Spalletti). Qualcuno da “lanciare”, che abbia fame e capacità, con tutti i rischi del caso; che possa crescere con la squadra, poggiando però su basi solide acquisite in anni di lavoro ai massimi livelli (non alla Strama, per dire, che veniva dal mondo giovanile e solo in quello aveva vissuto). Un nuovo Simeone o un nuovo Conte, certo, ma anche un Montella, un De Boer, un Cocu, un Hyypiä, un Mihajlovic, ma pure un Pochettino, cristo anche un Solskjaer, Cambiasso tra un paio d’anni, chi vi pare, basta che ci faccia tornare a bollire il sangue nelle vene. Un giovane con intelligenza e metodi in linea con l’evoluzione del gioco, che potrebbe essere anche un ex assistente di qualche allenatore supertop che da qualche tempo si è messo in proprio (come erano qualche anno fa Villas Boas o Rodgers, per dirne altri due); uno che l’esperienza sia in grado di farla in fretta, e che possa, perché no, farne anche un po’ con noi. Insomma, come forse era già chiaro da un po’, Seedorf mi andrebbe benissimo.

Bene, conclusa questa dotta dissertazione me ne vado che devo fare una carbonara a un paio di tedesche. E gliela faccio con la “massa” del supermercato locale, tanto quelle non ci capiscono un cazzo e pure per un piatto di pappetta si inzuppano le mutande.

Poi tutti al Boulevard.

P.S. : sì, lo so che tutto ‘sto discorsone vale anche per Inzaghi, che senza dubbio rientra perfettamente nel profilo. Qui entrano in gioco valutazioni personali: per me Inzaghi non è nato per fare l’allenatore nella stessa misura in cui lo è Seedorf, e rappresenta una scommessa più rischiosa di quest’ultimo. Non metterei la mano sul fuoco sul suo avvenire come farei invece per l’olandese; ma, ripeto, queste sono solo mie opinioni, frutto di sensazioni “a pelle”, che potrebbero tranquillamente essere smentite nel giro di qualche mese (per inciso, penso comunque che Inzaghi possa tranquillamente fare l’allenatore; non so se possa fare fin da subito l’allenatore del Milan, ma immagino che chi gli ha affidato l’incarico lo conosca meglio di me). Ciò che rende la decisione della dirigenza milanista una “cazzata”, come ho detto sopra, è il micidiale esborso economico che dovranno sostenere per sostituire una scommessa (per quanto, secondo me, giocata benissimo) con un’altra scommessa (che è giocata bene in linea di principio, ma “male” rispetto alla contingenza: Inzaghi al posto di Allegri sarebbe stata una decisione bella e coraggiosa, Inzaghi al posto di Seedorf mi pare invece che abbia poco senso).

Note:

1 Era un grande talento, sì, ma non un “genio cieco”: anzi, un giocatore molto intelligente, con spiccato senso tattico. Ritengo che i giocatori estremamente estrosi, quelli “geniali”, appunto, non siano in grado di diventare dei grandi allenatori, in quanto interpretano il calcio in modo quasi artistico, e ossia privo di stretta razionalità, affondando nell’ispirazione; il che non gli permette di conoscere il gioco in maniera “scientifica”, approfondita, e di dominarne le numerose variabili. Gli esempi sono infiniti; l’unica eccezione è rappresentata da Cruijff, che però era sì un giocatore geniale, ma anche dotato di una spaventosa intelligenza, calcistica e non (e che oltretutto è cresciuto in una epoca particolare).

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.