È finita. Finalmente.

L’ultima partita di campionato ha sempre significati particolari, nel bene e nel male.
Ricordo come se fosse ieri quel drammatico Parma-Inter del 2008, sotto la pioggia battente, col risultato che non si sblocca e la Roma che va a prendersi lo scudetto.
E poi arriva Ibrahimovic.
O quell’Inter-Atalanta 4-3 all’insegna del divertimento, una festa-scudetto che i bergamaschi provarono a rovinare portandosi sul 3-2 per poi arrendersi all’ennesima magia del solito omone nasuto, con tutto lo stadio a celebrare l’addio di Figo al calcio giocato e Mourinho che, sotto di un gol, butta dentro Maicon e Crespo per vincerla ad ogni costo.
Certo, altri giocatori, altro carisma, altri tempi.

È per questo che una roba come Chievo-Inter fa ancor più male al cuore: fa male al tifoso che, per salutare il sacro quartetto Zanetti-Samuel-Milito-Cambiasso, deve affidarsi ad una partita tecnicamente oscena, resa ancor più brutta da una orrenda doppietta di Obinna, ex interista che, fino a sabato sera, molti ricordavano più come ex giocatore di calcio.
Fa male a chi magari avrebbe voluto il massimo impegno in campo e si è ritrovato ad ammirare ritmi da oratorio, Samuel in panchina (niente ultima vecchietta su Paloschi, gravissimo), Carrizo vagamente spaesato e Mazzarri felice di aver centrato l’obiettivo stagionale.
Grottesco, eppure è successo veramente.

C’era un contrasto davvero troppo grande tra l’addio definitivo alla maglia nerazzurra dei Magnifici Quattro e tutto il contorno, sportivo e non: l’allenatore che prende tempo per decidere sul da farsi, Thohir che nicchia e sembra costretto a proseguire con lo stesso tecnico più per ragioni contrattuali che per reale convinzione, la squadra che fa cagare e perde contro un Chievo ridicolo.
Purtroppo gli eventi ci hanno costretti ad abituarci alla mediocrità, tra sconfitte a nastro, piazzamenti nefasti e scelte tecniche sconvolgenti; spesso non sappiamo più neppure incazzarci, vinti in maniera netta da una realtà troppo brutta per essere vera.
Eppure Thohir ci sta provando davvero, a trasferire dalla carta ai fatti questo famigerato Anno Zero (no, non c’è Santoro) millantato per anni: il repulisti avviato con i saluti a Branca sta concludendo il suo operato con il saluto agli ultimi senatori dell’era Moratti e, probabilmente, anche allo storico e discusso dottor Combi.
Alcuni dicono che ET stia esagerando, ma non credo esistano mezze misure quando si tratta di resettare un club per cercarlo di trasferire definitivamente ad una nuova era.

Anch’io, come molti altri, ero convinto che Samuel e Cambiasso avrebbero potuto essere ancora utili alla causa, per motivi sportivi ed umani, ma capisco anche la scelta di dare un taglio netto e definitivo al passato per evitare alibi di qualsiasi tipo, soprattutto qualora Mazzarri dovesse restare alla guida (…) dell’Inter.
Però lo stesso Mazzarri si è “diplomaticamente” lamentato del mancato rinnovo contrattuale al Cuchu, etichettandolo come decisione del club: un modo sottile per dichiarare che a lui avrebbe fatto ancora comodo e che sia stato Thohir a decidere di non proporre un  nuovo accordo.
Ecco, non credo che questi segnali vadano nella direzione giusta: mettere in discussione un allenatore dopo un solo anno è oggettivamente sbagliato, ma ignorare i segnali provenienti dall’ambiente e dal tecnico stesso lo sarebbe altrettanto.

Purtroppo manca Carrizo.

Purtroppo manca Carrizo.

Personalmente continuo a non vedere unità d’intenti tra quanto dichiarato da Mazzarri ed i messaggi fatti trapelare da Thohir.
Ausilio in conferenza stampa ha fatto capire di voler puntare ancora sull’allenatore toscano, ma tra gli addetti ai lavori emerge con insistenza l’idea di “obbligare” Mazzarri a rendersi conto che non ci sia voglia di affidargli le chiavi della nuova Inter.
Non credo alle dimissioni di un uomo di tale presunzione, pieno di sè da sempre, ma ho avuto anch’io la sensazione che la nuova dirigenza stia cercando di fargli capire che la direzione futura poco coincide con il credo dell’allenatore.
Non mi fido di chi, storicamente, si è sempre creato alibi al momento opportuno per giusitificare il mancato raggiungimento di un obiettivo, e non mi fido di chi ha esordito affermando di essersi ritrovato certi giocatori, gli stessi sui quali Thohir vorrebbe puntare per costruire una nuova squadra vincente.
Mazzarri farà i soliti nomi: quelli dei suoi pupilli (abbiam visto la fine di Campagnaro) e quelli di alcuni, costosi puntelli che difficilmente arriveranno in nerazzurro, a causa di ingaggi inconcepibili o garanzie tecniche discutibili.

Io ribadisco la mia idea di sempre: troverei assurdo gestire una virtuale Prima Stagione della Nuova Inter con un allenatore che, al di là del politically correct, sa di delegittimato già da adesso e vive di scuse. Il benservito sarebbe costoso, trattenerlo contro la volontà del presidente (e della maggioranza dei tifosi, perché no) lo sarebbe ancor di più, con un enorme rischio di sfascio a metà campionato dalle conseguenze a dir poco devastanti.
E noi conosciamo bene cosa significhi dover trovare alternative a metà del guado.
Per questo inviterei Thohir a completare il reset affidandosi ad un profilo che guardi ai giovani talenti come a materiale umano e sportivo da mettere alla prova, e non da fare ammuffire in attesa che qualcuno lo imponga dall’alto.
I giocatori forti sono imprescindibili, ma una guida che sappia come utilizzarli, motivarli e svilupparli lo è altrettanto. Di esempi ne trovate a centinaia nella storia del calcio.

Va in archivio una stagione che ci riporta nell’Europa minore senza aver gettato basi particolarmente solide per il futuro: pochi nomi a garantire un futuro roseo, moltissime incognite e una rosa da rifare senza margine di errore e con pochi liquidi a disposizione.
Passerà soprattutto da qui la capacità gestionale di Thohir, fin qui impeccabile: sciogliere il dubbio-Mazzarri e consentire ai suoi dipendenti di lavorare per consegnare a chi allenerà l’Inter 2014/2015 una squadra capace di lottare su tre fronti con l’imperativo di dover tornare in Champions League e tenendo ben presente che il gap con le prime due sarà difficilmente colmabile in una sola sessione di mercato.
Al sottoscritto basterebbe vedere un’Inter che gioca a calcio con idee precise e volontà vincente: l’atteggiamento da zero a zero è uno spettro del recente passato che vorrei dimenticare al più presto. A Mazzarri piacendo.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.