O Capitano! Mio capitano!

“Il tifoso interista è abituato a soffrire ma non molla mai, non abbandona mai la barca nel momento del bisogno. Il tifoso interista è un’innamorato cronico, un passionale, un sanguigno. Ha un carattere argentino.. È fedele, appassionato, nel bene e nel male. Ma è anche esigente, così come brillante, intelligente e ironico.
L’Inter è sempre sola nel senso di solitaria, staccata da tutto il resto, al confine; è sola nel senso di unica, nel modo di pensare, di agire e di rapportarsi con il mondo. Non mi stancherò mai di ripeterlo, a costo di sembrare banale: l’Inter è una creatura diversa rispetto a tutte le altre squadre. Nel nostro DNA c’è una piccola dose, o forse qualcosa di più, di sana, lucida follia; l’Inter è genio e sregolatezza, l’Inter è sofferenza, l’Inter è dolore, l’Inter è estasi. Dall’Inter ci si può aspettare tutto e il contrario di tutto. Vittorie impossibili e tonfi clamorosi, partite della vita e passaggi a vuoto inimmaginamili. È così, storicamente.”

“L’ultima a San Siro del Capitano.” Gli anni passavano e nella mia testa questa frase continuava a rimbalzare mentre il bionico numero 4 continuava a posticipare l’addio: 33, 34, 35 anni, fino ai 40 di oggi.
La carriera del Zanetti calciatore è davanti agli occhi di tutti: amatissimo da molti, appena sopportato da alcuni. Ma non è del calciatore e di fredde statistiche che vorrei parlare, è giusto che ognuno lo veda e lo ricordi come preferisce, mi piacerebbe ricordare il lato umano del capitano. Perché è vero che solo con l’educazione e le buone maniere non si vince, ma è pur vero che le vittorie non sono sempre sotto forma di coppe o medaglie.

La vittoria di Zanetti è quel pianto di gioia a Madrid, per quella coppa riuscita a sollevare solo a 36 anni. Quella coppa vinta quando gli altri, quelli normali, appendono gli scarpini al chiodo.

Ogni volta che la guardo è un tutto al cuore

Ogni volta che ti vedo così è un tutto al cuore

La vittoria di Zanetti è quel gol al Seongnam (!) nella semifinale del mondiale per club, l’anno dopo aver “sollevato” il triplete. A 37 anni suonati.
Una vita intera in nerazzurro per godere solo gli ultimi anni, ma non ha mai mollato.
La vittoria di Zanetti sta nell’ammirazione che tutti gli altri colleghi hanno nei suoi confronti. Non so quale altro giocatore possa mettere d’accordo (quasi) tutti: giornalisti, tifosi avversari e addetti ai lavori.

“Ci sono vari momenti. Direi due in particolare: la notte prima dell’esordio con l’Inter ho dormito poco perché vedevo San Siro così lontano che pensare di poterlo vivere da protagonista era come un sogno. Il secondo è la notte prima della finale di Champions League, il traguardo che aspettavamo da tantissimo tempo e che finalmente è arrivato con un successo indimenticabile.”

La vittoria di Zanetti è la Fundación P.U.P.I.
La vittoria di Zanetti è di esser diventato un faro della storia nerazzurra.
La vittoria di Zanetti è la sua umiltà in un mondo tutt’altro che umile.
La sua vittoria è il suo essere assolutamente normale, mai sopra le righe.

Inter Milan's Zanetti celebrates their victory against Bayern Munich after their Champions League final soccer match in Madrid

Mi mancherà il Capitano, è inutile fare giri di parole, mi mancherà ma è giusto così, i tempi erano già maturi. Sarà strano, la prossima stagione, non leggere il suo nome nella distinta.
Grazie di tutto Capitano, per le sgaloppate, per le lotte spalla a spalla (che vincevi sempre), per il tuo saperti girare con l’avversario alle spalle, per quella botta a Parigi e per un mucchio di cose che ora non mi vengono in mente.

E se proprio mi vuoi fare un regalo, sabato scendi sulla fascia e butta dentro un cross, un bel cross preciso, uno. Fallo per me.

“L’avversario più difficile che abbia mai incontrato è stato Javier Zanetti. Lo incontrai per la prima volta nel ’99, ai quarti di Champions. Lui terzino destro, io ala sinistra. M’impressionò per le sue qualità: rapido, potente, intelligente, esperto. Ci ho giocato contro altre due volte. È stato l’avversario più duro in assoluto. Un campione completo.”
Ryan Giggs

Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.

About Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.