L’insostenibile pesantezza del déjà vu

Immaginate un uomo, da solo e al buio, che riguarda ossessivamente le partite giocate dal Chelsea e dall’Atletico Madrid. Immaginatelo mentre stringe forte nei pugni i santini di José Mourinho e del Cholo Simeone. Dio mio quanto mi manca la Champions. Quanto mi manca quell’adrenalina. Manca anche a voi? Depressi eh? Ecco ora siete pronti per leggere questo sfogo.

“Fa che la stagione finisca presto”.

Un’altra stagione così.
Certo, poi ti mancherà, questo è sicuro.
Ma di soffrire così, anche basta, dai.
Quando vedi giocatori passeggiare sul proprio orgoglio, l’allenatore che non ci crede più, che farfuglia di sfighe, di arbitri, di rigori che poi si sbagliano. Ecco, questo il momento che ti senti svuotato anche tu, non ti arrabbi nemmeno più, ti limiti a scrollare la testa.
Quando l’arrabbiatura cede il passo alla rassegnazione.
La rassegnazione che vedi nel centrocampista che non randella, nel difensore che non si appiccica all’avversario, nell’allenatore che allarga le braccia.

“Non ce lo meritiamo”

Non se lo merita chi di fa i chilometri, chi paga il biglietto, chi si abbona alle pay tv e si sorbisce le stronzate dell’opinionista di turno. Non se lo merita chi affida all’Inter il compito di raddrizzare una giornata storta, ché perdere una partita si può, anche pareggiarla malamente, ma la faccia no. Quella mai.
L’Inter è una cosa seria. Anche noi lo siamo.

Sigh

Sigh

“È un anno così”

Proprio per niente. Sarà un anno così per LUI, non per noi. Per lui che è solo eredità di una gestione che ci avrebbe portato allo sfascio in pochi anni. Per noi è UN ALTRO anno così. Un altro anno di guerre tra tifosi, di continue fazioni. Di polemiche che saranno pure frutto dell’amore, ma che alla lunga rompono anche un po’ i coglioni.
Non è un anno zero questo, è un anno “meno uno”.

“Siamo già al lavoro per il prossimo anno”

Noi interisti ci siamo forgiati al suono di “sono tutte finali”, questo mantra ci fa un baffo. L’unica differenza -e non da poco- è che stavolta siamo dentro alla dolce rivoluzione messa in atto da Thohir; dirigenti accompagnati alla porta e una società che finalmente prova ad affacciarsi nel terzo millennio.
Tanti, tantissimi interrogativi: qual è l’obiettivo reale per la prossima stagione? E con quale allenatore? Meglio diversi acquisti o un investimento in panchina?
Dato per certo che né Klopp né Simeone impazziscano all’idea di venire da noi, con al massimo l’Europa League da giocare, forse meglio ripartire dai giocatori e puntare fortissimo alla qualificazione in Champions.
E la panchina? Thohir è stato piuttosto chiaro, vi pare che con Mazzarri condividano la stessa visione?

Teniamo botta*, fratelli e sorelle.





* In primavera.

About Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.