Inter – Bologna 2-2 C.S.I. milano

Marcatori: 6′ e 18′ st Icardi, 35′ Pazienza, 28′ st Kone

INTER: 1 Handanovic; 35 Rolando, 23 Ranocchia, 5 Juan Jesus (28′ Samuel); 33 D’Ambrosio (8′ st Kovacic), 88 Hernanes, 19 Cambiasso (34′ st Milito), 11 Alvarez, 55 Nagatomo; 8 Palacio, 9 Icardi

BOLOGNA: 1 Curci; 5 Antonsson, 14 Natali, 22 Mantovani; 8 Garics, 24 Pazienza, 4 Krhin (26′ st Acquafresca), 19 Christodoulopoulos, 35 Cech (15′ st Morleo); 33 Kone (43′ st Perez), 99 Cristaldo

Atalanta, Udinese, Livorno e adesso Bologna: una lunga sequenza di errori e orrori da poter girare una serie televisiva da mandare in onda su qualche canale tematico, a patto di trovare un pubblico masochista disposto a pagare per guardare. C’è il cattivo (Mazzarri), ci sono i suoi aiutanti (i giocatori) e c’è chi, per il bene del gioco del calcio, prova tutte le domeniche a battere la squadra nerazzurra per aiutarla a liberarsi dell’allenatore despota.

La trama di questi primi quattro episodi è un po’ scontata, l’Inter prova a vincere ma a un passo dal successo succede sempre qualcosa che rovina i piani della squadra: l’errore di Handanovic, la traversa, il rigore negato, il retropassaggio di Guarin. L’unico dubbio, che è poi il motivo di interesse di questa serie televisiva, sono i giocatori nerazzurri: complici o schiavi?

Episodio IV – primo tempo

Icardi, il protagonista principale in questo episodio, realizza dopo pochi minuti un bel gol calciando al volo dal centro dell’area il pallone servitogli da Nagatomo. Mazzarri e il manipolo dei suoi uomini sembrano avere un’altra volta strada libera, ma la rete messa a segno a inizio partita lascia il tempo alla squadra Bolognese di riorganizzarsi e studiare le giuste contromosse. I nerazzurri, trovando pochissima opposizione, fanno il più classico degli errori: credono di avere già in pugno il tesoro dei 3 punti e si rilassano pensando più a mantenere il possesso del pallone con passaggi facili, mai rischiosi e mai pericolosi che a dare il colpo di grazia agli avversari con un altro gol. I rossoblù nel frattempo ritrovano coraggio e al 35′ segnano in modo rocambolesco con Pazienza: Garics sul fondo salta Nagatomo con una intuizione degna di Dalmat e crossa rasoterra verso il centro dell’area, Lazaros tira a botta sicura e Handanovic respinge sui piedi di Pazienza che, dal limite dell’area, calcia al volo con grandissima potenza tanto da impedire al portiere sloveno di intervenire, nonostante il pallone passi a non più di 3 centimetri di distanza, per paura di procurarsi una distorsione.

Episodio IV – secondo tempo

La banda nerazzurra dopo pochi minuti perde D’Ambrosio, uno dei personaggi più deboli, e trova Kovacic: un ragazzino croato, genio del crimine e imprendibile anche per i bolognesi più bravi. Il maldestro Alvarez, stasera anche malsinistro, viene confinato ai margini dell’azione per lasciare al nuovo arrivato tutta la scena. Al 18′ Kovacic trova l’esperto Hernanes tra le linee nemiche, il brasiliano serve Icardi a un passo dall’area difesa dai rossoblu, lo stop e il tiro all’incrocio sono talmente belli che per un attimo confondiamo i ruoli ed esultiamo dimenticando quale sia il vero pericolo per il gioco del calcio: la conferma di Mazzarri. Ci pensa Kone, dopo solo 10 minuti, a sfruttare un goffo tentativo di Rolando di respingere un pallone e a riportare in parità le sorti della sfida. Le emozioni non finiscono qui, il colpo di scena finale è il calcio di rigore a favore dei nerazzurri: Milito (delizioso il suo cameo in questo episodio) calcia male e consente a Curci una facile parata.

La partita finisce 2-2 ed è già cult la frase di Mazzarri detta alla fine del primo tempo: “sembra che lo facciano apposta”.

Mauro il perfido

Mauro il perfido

Il Mister

Quello a cui abbiamo assistito nell’ultimo mese sembra davvero studiato a tavolino vista il ripetersi di alcune costanti: grande possesso palla ma manovra sterile, clamorosi errori individuali, squadra poco compatta e molti errori di precisione (cross, passaggi, appoggi anche di pochi metri). L’Inter ha in questo momento pochi giocatori solidi, capaci cioè di assicurare un buon livello in tutte le partite, ce ne sono invece troppi che tendono a lasciarsi andare e a distrarsi. L’altro limite evidente è il braccino: nessuno si prende più il rischio di una giocata difficile, tutti con il passaggino al compagno vicino o più arretrato o con il lancio lungo solo per allontanare velocemente il pallone dalla zona più pericolosa. Solo Kovacic ha la classe per inventare qualcosa a discapito magari di qualche copertura o di qualche palla recuperata; continuare a rinunciarci a favore dei più compassati Cambiasso e Kuzmanovic o dei più esperti, ma comunque altalenanti, Alvarez e Guarin è il segno di una mentalità troppo sparagnina che pensa troppo al primo non prenderle.

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