Il Mi(ni)stero della Verità

Ho sempre immaginato certe redazioni giornalistiche come quelle sale scure e silenziose del Ministero della Verità descritto da Orwell in 1984, colme di provetti Winston Smith impegnati a modificare o addolcire gli eventi, scrivendo “quello che bisogna raccontare, quello che la gente vuole sentirsi dire”.

“Qualche volta va ricordata una regola fondamentale del giornalismo sportivo. I tifosi leggono solo gli articoli sulla propria squadra, e vogliono avere conferme, non critiche. Se qualcuno continua a criticare troppo va a finire che i tifosi non lo leggono più e smettono anche di comprare quei giornali dove appaiono articoli per cui, dopo averli letti, bisogna fare gli scongiuri. Lo dico da editore con molta esperienza alle spalle.” Silvio Berlusconi

Ma chi lavora, chi vive nel Ministero della Verità, sa perfettamente che non sempre la storia va cambiata. Già, perché a volte una storia va solo sostenuta, soprattutto quando è falsa. Una bugia non ha mai ucciso nessuno, suvvia, non fate quelle facce. E poi, voi fareste notare al vostro capo che sta dicendo una balla?
Tranquilli, la propaganda vi verrà in soccorso. “Il club più titolato al mondo” ne è un esempio: più titolato in base a cosa? Con quale criterio? Certo, bello poter fare certe domande. Ma non si può, non si possono fare. Soffocare il libero pensiero, invece, si può.

“Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte. Anche la sola comprensione della parola “bipensiero” ne implicava l’utilizzazione.”

Va da sé che una volta instaurato questo meccanismo, tutto diventa più semplice. È solo questione di abitudine e di organizzazione, tanto ci sarà sempre un Winston Smith pronto a giurare che l’investimento fatto su quel giovane terzino francese non sia andato in porto perché il ragazzo soffriva di un “problema odontoiatrico con ripercussioni sulla postura e possibili conseguenze di natura ossea e muscolare”.
Così come ci sarà un signor Smith pronto a tessere le lodi dei vari Vogel, Ricardo Olivera, Didac Vilà, Traoré e Ibou Ba (di lui Berlusconi disse “Ibou è come un bicchiere di beaujolais nouveau”, azz!) per poi all’occorrenza occultare tutto, perché i bidoni che la stampa ama ricordare hanno spesso colori diversi da quelli rossoneri.

E la favola del Milan che prende gratis gli scarti dell’Inter per farli diventare grandi giocatori? Vieri, Mancini, Ronaldo, West…questi tendono a dimenticarli, mentre sono anni che ci propinano la solita solfa del fantomatico scambio Pirlo-Guly, una puttanata colossale: il Milan pagò Pirlo ben 35 miliardi di Lire.

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Ci si può spingere fino a creare una serie di mantra: “per venire da noi si è ridotto l’ingaggio”, “voleva fortissimamente il Milan”, “è milanista fin da bambino”. E giù a scrivere i papiri, chilometri e chilometri di carta carbone. Ma del resto, chi “tiene famiglia” non può permettersi macchiarsi con lo psicoreato. Guardate come è ridotto Alciato dopo le sculacciate ricevute da Galliani. E comunque il Grande Fratello vi guarda, sempre.

La libertà è schiavitù.

Ogni tanto si rende necessario ricompattare un po’ l’ambiente, e allora niente è efficace quanto una balla ben confezionata: “A me risulta che il triplete vero sia quello nostro nel 2007 con Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per club. Non capisco cosa c’entri la Coppa Italia“.
Altre volte invece è necessario sviare l’attenzione, come quando si viene eliminati da una competizione internazioale: “Non abbiamo lo stadio di proprietà. E poi le tasse. Insomma, è colpa del declino del calcio italiano”. Dello stesso calcio che magari qualche mese prima era sul trono d’Europa, questo il buon Winston lo sa, ma non lo dice. Però annuisce.
Così come non si può sottolineare che l’unico Triplete è nella nostra sala trofei.

La menzogna diventa realtà e passa alla storia.

E se scoppia uno scandalo? Uno a caso: 2006, Calciopoli. Nel panorama giornalistico nostrano pare che il Milan ne sia stato totalmente estraneo. Eppure così non è. Lo sappiamo bene, lo sa anche Winston.
I rossoneri, ironia della sorte, vinceranno proprio quella coppa che non avrebbero avuto il diritto di giocare. “Grande Milan che vince in Europa”, dicono. L’Inter vince lo scudetto? “Scudetto di cartone”, dicono.

L’ignoranza è forza.

Un vero leader sa che una delle armi più importanti a sua disposizione è la comunicazione, per questo la plasma fino a farla diventare propaganda. Tipo quando il sior Staffelli va da un giocatore tesserato da un’altra società e gli fa indossare la maglia del Milan o quando sotto elezioni politiche arriva il colpo di mercato ad effetto.
E allora evviva Silvio. Evviva “il Milan che quando vince fa bene all’Italia”. E ancora viva viva “la squadra dell’amore”, “i meravigliosi”. E poi “certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano”. W l’Ac Silvio 1986.

Praticamente questa società, la Milano che retrocede, si sostiene da anni con balle clamorose, hanno la menzogna del DNA come la Juventus ha l’arroganza, son talmente disabituati alla verità che vaneggiano di primati frutto della fantasia più sfrenata. Si nutrono di patch farlocche con una bramosia disarmante.
E Winston? Niente, Winston si fa i cazzacci suoi, un po’ come quando Ibra e Onyewu si pestano come bestie idrofobe ma Sky censura le immagini.
E il gatto nero di Figo? E il sarto di Appiano? E le cavallette?

La guerra è pace.

Poi ogni tanto capita una falla in questo meccanismo di comunicazione quasi perfetto: può capitare ad esempio che in seguito all’eliminazione in Champions League, il profilo twitter di una vecchia gloria rossonera urli in faccia a società e giocatori quello che qualsiasi tifoso pensa. La notizia inizia a correre sui social, i tifosi inneggiano al grande George Weah, poi la doccia fredda: Parisi, agente vicino a Milanello (sic), dice che si tratta di un fake, un profilo falso. Ma i milanisti non ci stanno, non ci credono. I tweet rimbalzano impazziti, il direttore dell’ organizzazione sportiva del Milan, il signor Gandini prima conferma l’identità di quel profilo e poi la smentisce.

I bugiardi fregati da un bugiardo. Ma che meraviglia è?

 

P.S. Cosa cazzo è questo “beaujolais nouveau”?

About Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.