Lavare a 90 gradi. Centrifuga a 800.

Torno a scrivere dopo molto tempo con la soddisfazione di aver mantenuto la promessa fatta a me stesso alla fine della scorsa stagione: distacco dall’Inter fino a quando Marco Branca fosse rimasto in società. Ringraziando Erik Thohir posso nuovamente prendere in mano la penna. Con mio rammarico non lo faccio per parlare di una bella vittoria sul campo (semi cit.), soddisfazione rara di questi tempi di cui è giusto che possano godere gli altri baristi che hanno avuto il coraggio e la pazienza di ingoiare i numerosi bocconi amari di questa stagione, ancora una volta disgraziata.

Mi tocca invece tornare a parlare di vecchi e viscidi argomenti che vorremmo poterci lasciare alle spalle e che invece ogni anno si ripresentano puntualmente. Negli scorsi giorni è riesplosa l’ennesima polemica sugli errori clamorosi degli arbitri Italiani, tanto decantati dalla nostra stampa sportiva per l’apprezzamento di cui godrebbero anche fuori dai confini nazionali. Per inciso mi piacerebbe sapere se questa buona fama sia mai stata verificata, visto che cercando su Google Italian Referees una buona metà dei risultati fanno riferimento alle recenti uscite di Conte che ne tesse sperticate lodi, dopo averli lui stesso lungamente contestati, ma non divaghiamo oltre, una seria ricerca sull’argomento richiederebbe molto tempo e non sono affatto sicuro di voler davvero scoprire l’opinione che hanno là fuori del nostro calcio.

Gli episodi dello scorso turno di campionato li conoscete tutti: i rigori concessi e negati in Inter-Cagliari, se guardiamo a casa nostra, gli analoghi episodi nel derby di Torino e, last but not least, l’espulsione e conseguente pesante squalifica di Borja Valero in Parma-Fiorentina. Una serie di episodi coincidenti abbastanza clamorosa, ma che a dire il vero rappresentano solo la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso di questa stagione.
Le reazioni degli interessati non si sono certo fatte attendere, in particolare la dirigenza dei Viola si è espressa con toni particolarmente accesi, ma anche Erik Thohir ha avuto modo di puntualizzare gli episodi a nostro sfavore. Amare e ironiche le reazioni dei Giallorossi, ottimi secondi che avrebbero potuto avvicinarsi alla vetta se il derby della Mole fosse finito in pareggio, pur se bisogna ammettere che, come da loro tradizione, hanno mancato già diverse ghiotte occasioni di avvicinarsi alla capolista.

Prima che qualcuno fraintenda vorrei precisare che non intendo lasciarmi andare alla dietrologia e al complottismo. Trovo molto più interessante invece una delle conseguenze degli eventi sopra riportati. Qualche giorno fa nel noto sciocchezzario radiofonico di Radio 24: “La Zanzara” è andata in onda una polemica a suon di insulti e minacce di ricorso alle vie legali tra l’avvocato Carlo Taormina, tifoso romanista che accusava il sistema calcio di essere ancora quello di Calciopoli, e Luciano Moggi. Polemica che è poi risultata essere montata ad arte poiché il presunto Moggi si è rivelato un abile imitatore. Il duo Cruciani – Parenzo non è nuovo a questo genere di burle e la cosa potrebbe anche fermarsi qui, se non fosse che durante la trasmissione del 26 febbraio hanno contattato il vero Luciano Moggi. Come consuetudine da parte di Cruciani è stato concesso ampio spazio a Moggi per pontificare dai microfoni di radio 24.

La tesi di Moggi è che la Juventus in questa occasione non si stia difendendo dalle accuse e che stia reiterando il comportamento mantenuto nel 2006 al momento dell’esplosione di Calciopoli. C’è una parte del discorso di Moggi che merita di essere riportata parola per parola:

“…è anche vero che la Juventus, nel 2006, è colpevole praticamente di non aver difeso i propri dipendenti, perché se il processo ordinario e il processo sportivo hanno detto: che il campionato era regolare, che il sorteggio era regolare, che non c’era un colloquio esclusivo con i designatori, ma di che parliamo?”

Affermazioni che hanno abbastanza del clamoroso, visto che il Moggi si è visto recentemente confermare in appello la condanna per associazione a delinquere finalizzata alla frode sposrtiva, per quanto in misura ridotta. La cosa che ha dell’incredibile è che queste affermazioni vengono fatte passare come se fossero acqua cheta sotto un ponte. Nessuna obiezione in merito da parte dei conduttori, anzi due parole che potrebbero essere approvazione quanto voglia di passare ad altro e si cambia argomento.

Nei minuti successivi Moggi riesce a parlare del più e del meno riuscendo in un paio di occasioni perfino a mostrare di essere obiettivo. Prima rispolvera il vecchio argomento che lamentarsi è la tattica di chi non sa vincere, poi ammette che il rigore per il Torino ci fosse, ma che poteva essere difficile da vedere, mentre ben più grave è stata la mancata espulsione di Vidal per doppia ammonizione. Non manca ovviamente la frecciatina all’Inter la quale dovrebbe preoccuparsi di stare di più nell’area di rigore avversaria, prima di chiedere i rigori, anche se arriva ad affermare che ci sono stati negati diversi rigori quest’anno. Bontà sua.

Ora per quanto La Zanzara non sia un talk show né tantomeno una trasmissione di informazione, pertanto i conduttori non sono tenuti a comportarsi da veri giornalisti, l’insieme dell’operazione è viscido e vergognoso, ma Moggi fa audience quindi vale tutto. Vale permettergli, in questa e in altre occasioni di poter fare il suo teatrino senza che nessuno obietti. Vale il fatto che una sesquipedale balla quale è la sua affermazione in merito al risultato dei processi venga poi coperta da discorsi generici e perfino condivisibili. Un’opera di lavaggio dell’immagine pubblica del personaggio senza alcun ritegno.

Basterà ripetere una menzogna un numero sufficiente di volte sui media, perché diventi verità.

Non illudiamoci. L’Inter ha delle responsabilità in tutto questo. Quando l’opera di sovvertimento della realtà è iniziata chi in Società ne aveva titolo ha scelto di tacere, di non replicare, di accettare passivamente, ancora una volta, tutte le ingiurie che ci venivano lanciate contro. Nulla è stato fatto per difendere la memoria di Giacinto Facchetti se non dalla sua famiglia, da Gigi Riva e da noi, un gruppo di dilettanti e Don Quixotteschi tifosi sul web.

Un’enorme macchia che resta indelebile sull’eredità pur carica di successi lasciata da Massimo Moratti e con cui Erik Thohir sarà costretto a fare i conti per il futuro dell’Inter.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.