“Io non c’ero, e se c’ero dormivo.”

È da troppe partite ormai che vivo il triplice fischio come una liberazione, e so di non essere il solo. Questo vuole essere un post di sfogo, immaginatelo come se fossi ospite da Marzullo, dove cerco di rispondere a quesiti posti da me stesso, il tutto, e ve lo garantisco, senza assumere sostanze stupefacenti. Interviste di Mazzarri escluse, ovviamente.

"Piano piano, sottovoce, come piace a noi"

“Piano piano, sottovoce, come piace a noi”

Perché il mister persevera con questo modulo, e più precisamente sulla difesa a tre?

Che domanda del menga! Ma perché è sempre stato il modulo di Mazzarri! Lo conosce e si fida solo di quello (tranne sporadiche volte in cui ha cambiato, ma sempre a partita in corso). Ormai in questa Serie A la difesa a tre va per la maggiore e di certo non è una pecca dell’allenatore puntare solo su un modulo di gioco, a condizione che si abbiano in rosa gli interpreti giusti per applicarlo. Ed è qui che entra in gioco il fondamentalismo di Walter, la sua scarsa elasticità mentale.

Per quale motivo WonderMaz tende a non assumersi mai alcuna responsabilità?

Semplicemente perché è fatto così, è il suo carattere. Lui è fermamente convinto dei suoi metodi e quando porta gli esempi delle sue esperienze con Reggina Napoli e Samp, lo fa a ragion veduta, in quanto ha centrato (quasi) sempre l’obiettivo prefissato.
È un atteggiamento giusto? Per me no, un allenatore che si fa carico di responsabilità e colpe -anche quando non sono solo sue- responsabilizza anche i giocatori. Una cosa è certa: che il buon Walter fosse così non lo si scopre di certo adesso, quando scegli un allenatore, prendi il pacchetto completo, pro e contro.

Perché si parla di anno zero?

Facciamo un passo indietro, alla stagione scorsa: squadra reduce da due campionati di basso profilo, allenatori cambiati come figurine, errori -per non dire assenza- di programmazione e diversi pezzi da novanta persi per strada. A questi elementi si aggiunge la scelta di puntare su un allenatore giovane e di belle speranze, facendosi -come ho detto prima- carico di tutto il pacchetto, ben consci del fatto che avrebbe peccato spesso di inesperienza.
Ecco, sono questi secondo me gli elementi per definire l’anno zero; certo, quest’anno c’è stato il cambio di proprietà (anche se l’unico al mondo a non sospettare di nulla era proprio WM, vabbè), ma al momento gli assetti societari non sono cambiati ed è per questo che ricorrere all’uso della carta “anno zero” suona più come una scusa -l’ennesima- che la realtà dei fatti.

Siamo veramente una squadra da sesto posto?

Basta guardare la classifica, dopo Juve Roma e Napoli che sono di un altro pianeta, davanti a noi ci sono Fiorentina e Verona, rispettivamente con 8 e 2 punti di vantaggio.
Analizzando la nostra rosa non c’è molto da stupirsi; certo, il Verona non può esserci davvero superiore (vero?!) e soprattutto il Torino, a pari punti con noi, ci dovrebbe far riflettere un po’.
Il punto non è dove siamo ora, ma come ci siamo arrivati.

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L’anno scorso s’imputava a Stramaccioni di sbagliare spesso l’undici iniziale. Quest’anno è migliorata la situazione?

L’anno scorso pagammo a caro prezzo quest’errore, anche se spesso indotto da infortuni e giocatori non sempre al meglio della condizione. Inoltre, lo sapevamo, era anche parte del pacchetto inesperienza di Strama, quindi quest’anno ci si aspettava un inversione di tendenza grazie al navigato WM. È stato così? Non sempre. Spesso chi è entrato dalla panchina ha dato la svolta decisiva nella partita (col Genoa all’andata, con la Juve a Milano, nel Derby).

Botta, perché no? E perché Guarín contro la Juve non è stato convocato?

Probabilmente a queste due domande si può dare un’unica risposta: perché come già successo con Campagnaro, Mazzarri non vuole mai rischiare. Giocano quelli che offrono le maggiori garanzie, siano esse fisiche o mentali. Stesso discorso per Milito-Icardi e Jonathan-D’Ambrosio, insomma, si torna sempre al famoso pacchetto completo; non rischiare, mai.
Resto comunque dell’idea che il colombiano andasse convocato a prescindere, per dare un segnale chiaro: sei rimasto, sei parte della squadra, mettiti in carreggiata che si riparte subito.

È Kovačić che non riesce a esprimersi al meglio o è Mazzarri che non lo mette in condizione?

Questo è un discorso che si è affrontato mille volte e che, come al solito, sta portando alla più classica delle guerre di religione tra tifosi; il partito “Kova salvatore della patria” contro “Mazzarri lo sta bruciando” e poi “Kova deve giocare” contro “Kovačić è un bidone”.
Secondo me Mateo non rientra in nessuna di queste definizioni; io sono il suo primo sostenitore ma al momento non è in grado di cambiare il volto della squadra, per lo meno non sempre e con continuità (fortunatamente per questo da domenica ci sarà Hernanes), forse non è messo nelle migliori condizioni, è un classe 94, possono esserci centinaia di fattori in concorso.

L’unica certezza è che il talento non gli manca, la classe c’è ma deve ancora crescere e sicuramente inserito in un contesto che funziona, gli sarebbe tutto più semplice. Quello che Mateo può fare è lavorare ancora più duro per mettere in difficoltà WonderMaz, si è parlato molto delle dichiarazioni del mister riguardo alla prestazione del croato contro la Juve, ecco, dopo le parole sui tifosi è stato il punto più basso del Mazzarri nerazzurro: Kovačić è, prima che un suo giocatore, un valore della società, è stato fatto un investimento importante su di lui e certe parole non possono essere tollerate. E se i giocatori devono essere -e non dovrebbero essere- sbertucciati pubblicamente, che Mazzarri abbia le palle di prendersela con tutti e non solo col più giovane; per onestà, seguendo questo copione, avrebbe dovuto esternare il suo disappunto per capitan Zanetti che si perde Maicosuel contro l’Udinese, ad esempio.
Chissà che al tecnico toscano non sia arrivata una tiratina d’orecchio per queste affermazioni e per l’ennesima scusa trovata, certo, non mi stupirei che se col Sassuolo le cose non dovessero andare bene, il mister si presenti ai microfoni così.

Ci mancano i campioni. E il carattere?

Le due cose sono spesso complementari, guardare il centrocampo di domenica e non rivedere in nessuno lo sguardo impazzito di Stanković è una cosa che fa male al cuore. Ogni squadra ha bisogno di un leader, noi al momento il massimo della grinta che possiamo offrire sono “the eye of the Taider” e poco più.

Perché si dovrebbe o meno cambiare allenatore?

Anche quest’anno siamo arrivati al momento in cui “la piazza” inizia a rumoreggiare invocando la testa dell’allenatore. E a noi succede dal post-triplete, del resto come Cambiasso insegna, a pagare è sempre l’allenatore.
Invece io, che sono il fesso che crede nei progetti -parola ormai abusatissima- sono quasi sempre contrario ai cambi in corsa.
Non solo perché -e noi ne siamo testimoni- spesso la toppa è peggio del buco, ma anche per un discorso economico: Mazzarri ha un contratto importante e non siamo nelle condizioni di poterci permettere un altro allenatore a libro paga; si svegli dal torpore paraculistico e ci guidi fuori dal tunnel el el el dell’esaurimento.

Mazzarri risponde al profilo dell’allenatore ideale tracciato da Thohir?

Quindi no a un cambio dettato dalla criticità del momento, se l’allenatore è ritenuto parte del progetto va tutelato e supportato nei momenti di difficoltà. E se -al di là del comunicato, giustissimo, di ET- non fosse ritenuto tale della nuova proprietà? Thohir ha probabilmente ereditato Mazzarri da Moratti e l’indonesiano non ha mai nascosto l’intenzione di creare una squadra composta da giovani e giocatori affermati, con un allenatore capace di lanciare in prima squadra i campioncini in erba del settore giovanile.
Vi sembra il profilo di Mazzarri?
Io non ne sono così convinto, quindi la palla passa a Mr. Erick, se è convinto di continuare su questa strada lo scopriremo presto e tenendo ben presente che WonderMaz è lo stesso che in sede di presentazione dichiarò: “Con una squadra di giovanissimi posso fare 50 punti senza problemi. Per competere per il campionato, è un po’ diverso”.

“Sono un allenatore accentratore. Sono il punto di riferimento di tutti i collaboratori. Ho personalità, mi assumo tutte le responsabilità: tecniche, atletiche, mediche. Moratti cercava questa figura. Ho le caratteristiche ideali per questo lavoro”.

Mazzarri, 6 giugno 2013

Aspettiamo fiduciosi.

About Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.