Male Supremo – Inter, il Profeta e il dramma Guarín

“L’Inter è squadra femmina, quindi passionale, volubile, e pertanto agli antipodi del pragmatismo che caratterizza la Juventus.” – Gianni Brera

“La Juventus è una malattia che purtroppo la gente si trascina dall’infanzia…” – Peppino Prisco

“Maledetti bastardi truffatori!” – Brian Clough

Sveglia signori, domani è il giorno di Juventus-Inter.
È stata una settimana davvero particolare, non si è parlato del “calcio vero”, di quello giocato; i riflettori erano tutti puntati sui “Re del Mercato”, sugli intrighi, le offerte, sulle tracce da seguire come segugi famelici. E poi i conflitti societari, la plusvalenza (la plusvalenza, cazzo! Argh!), Giannino e l’ATA Hotel, e poi ancora l’ anteprima, l’esclusiva il tric e trac e la bomba a mano. La vittoria dei salotti televisivi del nulla contro il campo da gioco; certo, ora non voglio fare il nostalgico di quel calcio che non c’è più -anche perché so’ giovane e non l’ho conosciuto- ma nella settimana della partita più sentita insieme al derby, ne viene fuori una cosa “non molto simpattica nell’insieme“. Però adesso è davvero tutto finito, tiriamo un bel sospiro di sollievo: il circo ha smontato il tendone.

Ma c’è anche un risvolto positivo in tutta sta caciara: non si è parlato di quanto arriviamo male a quest’incontro. E ci arriviamo male davvero eh, rincorriamo una vittoria che manca ormai da cinque partite, un solo gol all’attivo nel 2014. La Juve invece si presenta con un biglietto da visita che recita: 12 vittorie consecutive e un pareggio, seconda miglior difesa e miglior attacco.

Ma noi siamo interisti, e chi tifa Inter è sognatore, alzi la mano chi non sogna di percuotere ripetutamente i gobbi al Cloaca Stadium? Vedere Conte disperato passarsi nervosamente le mani nel nylon, le sopracciglia corrucciate di Andreagnelli a formare un’onda sinusoidale, provate a immaginare quanto potrebbe rosicare quel mattacchione di Marotta…
E dai Inter, regalaci un sorriso, diamine, ce lo meritiamo!

Quando deflorramo lo Juventus Stadium...

Quando deflorramo lo Juventus Stadium…

Mentre scrivo questo articolo i giornalisti nostrani non si saranno ancora ripresi dalla spasmodica ricerca del Thohir fuggitivo. Ah, che piacere! Che piacere vederli brancolare nel buio: “è a Milano! No è a Roma! No no, fermi tutti è in banca! È qui! È lì!”. E invece…invece è arrivato per lavorare sodo e così è stato, dosando parole e apparizioni col contagocce, poi nel clou, il silenzio assoluto. Poesia pura.

Pochi mesi al comando e il cambiamento è già in atto, si percepisce; si parla solo tramite sito ufficiale, e no, nemmeno mezza parola strappata dal marciapiede. Il Presidente è riuscito a prendere diploma, laurea e patente del nostro calcio in un sol colpo andando a trattare con quel volpone di Lotito e regalandoci Hernanes, il Profeta. L’abbiamo pagato tanto? Abbiamo fatto un affare? Ma chi se ne frega, lasciatemelo dire! Ci ha dato una speranza, un nuovo idolo da tifare, per una volta leviamoci tutti la maschera da economisti e godiamocela.

Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, 29 anni a maggio, senza dubbio uno dei centrocampisti più forti del mondo: nazionale brasiliano che gioca con entrambi i piedi, batte i calci da fermo, buon fisico, stira e cucina benissimo, insomma, tutto ciò di cui abbiamo bisogno. In questi giorni c’era qualcuno che storceva il naso, peccato che che l’ultimo centrocampista davvero forte (e affermato) arrivato dalle nostre parti sia stato Motta nel 2009.

Hernanes, quindi, ma non solo; a difendere la maglia nerazzurra dal Torino arriva anche Danilo D’Ambrosio, terzino che può giocare sia a destra che a sinistra, accolto con diffidenza e sarcasmo, ma, riserva o meno, siamo così sicuri sia peggio di Jonathan in fase difensiva, ad esempio?

Per il mercato in uscita salutiamo invece Belfodil -in prestito- e probabilmente Ranocchia; buona fortuna ragazzi, ci sarà modo di ritrovarsi.

In esclusiva per Bauscia Cafè vi mostriamo la cella in cui è recluso il povero Guarin

In esclusiva per Bauscia Cafè vi mostriamo la cella in cui è recluso il povero Guarín

Non è stato solo il calciomercato a oscurare questi giorni che precedono Juve-Inter, ma anche l’angosciante vicenda che ha riguardato Fredy Guarín. Un bravo ragazzo sballottato da una parte all’altra; dapprima usato come pedina di scambio per avere Vucinic dalla Juve, dove purtroppo per lui
avrebbe guadagnato più soldi, e poi rinchiuso in una cella della caserma di Appianamo nella quasi totale privazione dei diritti umani: costretto a leggere l’autobiografia di Mazzarri, solo Fifa 97 nella Playstation e l’unica palla con la quale poteva giocare era quella di ferro legata con una catena alla sua caviglia.
Il suo piantone, Kovačić, lo intimoriva sputazzandogli addosso dei pezzettini di carta insalivata con una cerbottana artigianale ricavata da una penna Bic. Insomma, il ragazzo ha temuto per la sua incolumità.

Notizie poche e frammentarie del colombiano, quel poco che siamo riusciti a sapere ci è stato riferito dal suo agente che riusciva a contattare buttando fuori dalla finestra dei pizzini scritti in alfabeto farfallino.
Poi nella giornata di ieri questo tweet, che molti hanno definito polemico, io invece ho dato più peso a questa frase: “Se rimarrò, la mia forza, la mia responsabilità e il mio cuore saranno ancor più indirizzate verso le vittorie dell’Inter”. Il ragazzo ha abbassato la cresta e capito la lezione: certe cose non sono più ammesse all’ FC Internazionale. Altra vittoria di ET, gestione del caso assolutamente esemplare, si parla addirittura di rinnovo, ergo se a giugno andrà via, nessuno potrà prenderci per la gola.

Benvenuto, Hernanes.  Indosserai la maglia numero 88, come le miglia orarie di "Ritorno al futuro". E allora, Profeta, riportaci in alto.

Benvenuto, Hernanes.
Indosserai la maglia numero 88, come le miglia orarie di “Ritorno al futuro”. E allora, Profeta, ripartiamo da te, riportaci in alto.

Perfetto, Mr. Thohir, che ne dici di toglierci un altro sfizio?
Amala, proteggila. Viva l’Inter.

About Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.