Brothers in Arms

Lasciate che possa scomodare i miei adorati Dire Straits (che mi tengono compagnia in sottofondo) per affrontare con un briciolo di energia in più l’ennesimo weekend sportivamente nefasto per i nostri colori.

Facciamo un passo indietro, solo di qualche giorno: credo siano passate sin troppo inascoltate certe dichiarazioni di Mazzarri, quelle dove, senza grossi giri di parole, si avvertivano i tifosi che sarebbe stato un anno di transizione (l’ennesimo), si sarebbe fatto il possibile per affrontare una situazione difficile, c’era bisogno di pazienza e comprensione.
Una maniera educata per avvertire che la stagione era, di fatto, considerata già finita, senza obiettivi da perseguire né voglia di provare a costruire qualcosa che possa almeno salvare le apparenze nell’immediato futuro.

Dopo l’osceno zero a zero contro il fanalino di coda della Serie A, un Catania reduce da DIECI sconfitte su DIECI trasferte, il condottiero nerazzurro ha pensato bene di andare in televisione a scaricare un po’ di colpe sui giocatori, rei di non saper far fronte alla pressione del momento; ce n’è anche per i tifosi che osano contestare una squadra che, con tutti i suoi difetti, è giunta a febbraio senza uno straccio di gioco, senza un barlume di idee sui calci da fermo e con una abbacinante sensazione di masochismo nell’ostinarsi su scelte di formazione che, in un’annata dichiaratamente “di passaggio”, dovrebbero almeno presentare un pizzico di coraggio e di voglia di osare in più.

In circostanze simili servirebbero giocatori capaci di tirar fuori le palle, guardarsi negli occhi e tener duro dando il massimo, servirebbe un allenatore capace di infondere almeno coesione e serenità a dispetto del clima rovente che si è creato, servirebbe una società capace di parlare chiaramente a chi ama la squadra e soffre per una situazione che sembra voler ripetersi all’infinito: non abbiamo niente di tutto questo, ed i pochi che ad inizio stagione avevano portato avanti la baracca adesso mostrano tutti i loro limiti o, più semplicemente, tirano il fiato (penso al povero Palacio, che persino il Mago Otelma avrebbe potuto immaginare a corto di ossigeno dopo un utilizzo a dir poco coatto) o non ne hanno davvero più.

Organizzazione tattica e disciplina.

Organizzazione tattica e disciplina.

L’ostinazione del mister sembra non soltanto controproducente ma persino nociva, soprattutto se unita alle parole degli ultimi giorni: lui, che dovrebbe spronare i suoi uomini a restare uniti nel tentativo di dimostrare almeno un sano orgoglio calcistico, è il primo a guardare già a giugno, alla stagione che verrà, a cercare scappatoie che non esistono.
Sia chiaro, lui è uno dei tanti responsabili del caso, ma il suo “io non c’ero e se c’ero dormivo” è francamente imbarazzante, quasi quanto la vicenda Guarin-Vucinic e la lezione di stile di Marotta.

Soluzioni? Nessuna. Penso semplicemente sia il caso di inchiodare ciascuno alle proprie responsabilità, nessuno escluso. Assurdo pensare di poter cambiare le carte in tavola adesso che di tempo non ne abbiamo e di soldi neppure.
Più facile, se così si può dire, ripartire davvero da quell’abc sbandierato da Handanovic ad inizio stagione ma mai applicato sul campo.
Studiando magari piccoli cambiamenti, qualcosa che ci consenta di non dover contare sulla vena di Nagatomo, Jonathan (sic) e Palacio, qualcosa che ci permetta di guardare una partita dell’Inter senza avere la orrida sensazione di assistere alla prova di un’accozzaglia di giocatori che sa già di non avere più niente da dare o, ancor peggio, che ha mollato il colpo in attesa di tempi migliori col rischio che siano ben peggiori, per loro e per noi.

Arriviamo a quota 40. E alla svelta.
E poi via alle pulizie di primavera. Ma quelle vere, senza attacchi di nostalgia, improbabili rinnovi e juventini in società. Restino i meritevoli, e si formatti tutto il resto.

Format C:\Inter

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.