Inter – Catania 0-0 e stai a vedere che è colpa nostra

Marcatori: sì, vabbè.

INTER: 1 Handanovic; 14 Campagnaro, 35 Rolando, 5 Juan Jesus (36′ st Botta); 2 Jonathan, 17 Kuzmanovic (1′ st Kovacic), 19 Cambiasso (16′ st Taider), 55 Nagatomo; 11 Alvarez, 8 Palacio; 22 Milito

CATANIA: 1 Frison; 2 Peruzzi (29′ st Almiron), 5 Rolin, 6 Legrottaglie, 9 Bergessio, 10 Lodi, 11 Leto (25′ st Castro), 13 Izco, 14 Bellusci (22′ st Gyomber), 15 Rinaudo, 34 Biraghi

Settimana tosta, eh? Dopo mille polemiche arriva il momento della partita, ci piacerebbe dire finalmente, ma viste le recenti prestazioni, trattasi di supplizio più che un piacere.
Mazzarri opta per Kuzmanović a centrocampo e Kovačić in panchina, con Palacio e Àlvarez pronti a innescare Milito.

Partenza tutto sommato decente, occupiamo subito il campo e pressiamo alti. Dura comunque poco ed è soprattutto molto fine a se stesso: in 45 minuti riusciamo a collezionare solo calci d’angolo -battuti malissimo- e un solo tiro in porta, con Milito, al 25′.

Nella ripresa, dentro Kovačić per l’evanescente Kuzmanović. Un cambio totalmente in linea con in modus operandi del Mazzarri attuale, il croato incide poco anche per colpa della tendenza di Cambiasso a schiacciarsi sulla linea dei difensori. Al 60′ proprio il Cuchu si fa male ed entra Taider. La situazione cambia di poco, anzi, il Catania gioca tranquillo mentre noi sembriamo una squadra totalmente priva dell’ intenzione di far male all’avversario. Il buon WM inserisce Botta a dieci dalla fine preferendolo a Icardi, a mio avviso senza giustificazione; avrei preferito i tagli di Maurito, la sua propensione al gol e il suo colpo di testa sui millemila corner -anche se battuti un po’ a nerchia di leopardo- alla fantasia di Botta. Ma non è di certo la cosa peggiore vista a San Siro ieri. La partita si trascina stancamente fino al novantesimo, unica occasione da gol al minuto 86 (!) con Rolando di testa.

"Ah non guardate me, io non c'entro niente"

“Ah non guardate me, io non c’entro niente”

Capitolo contestazioni e striscioni:

“Mai affari con Milan e Juve”, ecco, io con questa affermazione non mi trovo totalmente d’accordo. Una società serie e forte, capace d’imporsi, può trattare e farsi valere anche con Milan e Juventus e trarne vantaggio. È il mercato, e il mercato non è per i polli; probabilmente sono gli stessi che “mai affari con Raiola”, io invece dico sì agli affari con Raiola, se sai farti valere, puoi. E vorrei anche ricordare che un certo Ibra (sempre sia lodato) l’abbiamo preso dalla Juve ed è gestito proprio da Raiola. Quindi, la società non deve trattare con la Juve ma le tifoserie, per questioni di tifo e curva, possono mettersi d’accordo tra di loro?
Coerenza, dove sei?

Capitolo allenatore:

Mazzarri è un tipo sveglio e sta usando la sua esperienza per pararsi il culo. O almeno è questo quello che mi trasmette quando parla della nostra squadra.
Sa che sta per partire il tritacarne e allora si tiene buona la stampa, non si lamenta degli arbitri, ammicca, fa il simpatico e promuove la sua autobiografia. I giornalisti non gli rompono le scatole, altri al suo posto sarebbero stati già crocifissi. Sembra farci quasi la coglionella quando neanche troppo velatamente colpevolizza il Belfodil o il Palacio di turno, dicendoci quasi “io il mio l’ho fatto”; no caro Walter, non sei un fenomeno della panchina, ma sei sicuramente abile per far meglio di così. Molto meglio di così.

Una volta è colpa della sfortuna, una volta dell’inesperienza e un’altra ancora dello stadio che non sostiene. No no e no.
È vero, non abbiamo i campioni in campo, ma a giudicare dallo stipendio, abbiamo un asso della panchina, per cui, 8 punti contro Cagliari, Torino, Atalanta, Bologna, Sampdoria, Parma, Chievo, Genoa e Catania sono un po’ pochini, con tutte le attenuanti del caso.

Decidi cosa vuoi fare, Walter, se metterci la faccia e ringhiare ai giocatori oppure se restare in panchina che altrimenti ti si bagna il cappotto. Annaspiamo tutti nella stessa melma, sporcati le mani un pochino anche tu, ché noi siamo tre anni qui a sbattere gambe e braccia per non affogare.
In tutto questo mi ricorda Ranieri quando aveva capito di essere ormai spacciato. E no, non è una bella sensazione.

Dopo un pareggio casalingo contro questo Catania, ultimo e con uno zero nei punti in trasferta, quello che ci si aspetta è una presa di coscienza da parte di tutti, e quello che un allenatore coinvolto nel progetto dovrebbe fare altro non è che un’ammissione di responsabilità. Può anche sentirsi incolpevole, ma sarebbe un segnale importante e che compatterebbe l’ambiente, un giocatore che si sente protetto dal suo allenatore è un giocatore che dà tutto per ripagarlo; troppo facile trovare sempre una scusa, penoso colpevolizzare i giocatori. Un allenatore sta lì anche per fare da parafulmine, certo, deve esserne disposto. Se lo chieda e ci faccia sapere.

About Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.