Un’offerta che non si può rifiutare? (parte seconda)

Nella puntata precedente, i tre uomini mercato della nostra scuderia tentano di vendere il Paso Fino, cavallo di razza della Colombia, ma l’unico acquirente che riescono a trovare è la malfamata scuderia torinese della Rubentus. Il Cigno e Apostocosì spinti dal Gobbo, fissano un incontro con Bellosguardo. Il boss di Torino, a sorpresa, propone lo scambio alla pari con uno stallone montenegrino e il Gobbo, entusiasta dell’offerta, accetta.

Mentre il trio delle meraviglie è seduto al ristorante, si sente un cellulare vibrare, Apostocosì lancia un sorrisino malizioso al Cigno che però lo guarda male. È il telefono del Gobbo, la voce dall’altra parte è inconfondibile. Come un riflesso incondizionato i due scattano sugli attenti. La conversazione telefonica dura giusto qualche minuto, poi il dirigente, tutto sudato, mette giù e dice:

– «Ha detto che siete due incapaci e che state trattando un’offerta ridicola. Sono tutti incazzati, ci vuole un con-gua-glio! Io ve l’avevo detto eh!»
Con uno scatto improvviso il Cigno afferra la mano sudaticcia di Apostocosì e «Signor sì, signore! Chiamo subito Bellosguardo.»
– «Ehm…ragazzi -interviene il Cigno- io dovrei andare, ho lezione di Pilates»

Nella mia testa continuo a sperare sia un fake. Nel dubbio, mandiamolo a casa.

Nella mia testa continuo a sperare sia un fake. Nel dubbio, mandiamolo a casa.

Fuori dall’ufficio ci sono i giornalisti assiepati, il Gobbo allora si dà una lucidata alla pelata, ché lui ci tiene a far bella figura, Bellosguardo è già lì che aspetta.

– «Ecco -si fa coraggio il Gobbo- singnor Beppe, ci sarebbe una questioncina, una quisquilia proprio, da limare, diciamo così…»
– «Prego?»
– «Beh, il nostro cavallo è più giovane, pensi che gli abbiamo appena rifatto la zoccolatura… Noi avremmo pensato ad un conguaglio di 7/8 milioni.»
A questo punto il boss dei torinesi scoppia in una fragorosa risata, anche i due che lo accompagnano gli fanno eco, mentre il Gobbo si esibisce in un discreto tip-tap.

Poi il silenzio.
Bellosguardo si poggia sul tavolo, e rivolgendosi al pelato:
– «Non se ne parla proprio. Queste sono le condizioni, le nostre!»
– «Beh…in effetti, forse siamo stati un po’ scortesi, via, facciamo tre milioni e ci scusi se abbiamo osato.
– «Uno e mezzo!»
– «Ottimo»
– «In balle di fieno!»
– «Eccellente!»
Apostocosì sgrana gli occhi e preso da un impeto d’orgoglio prima batte i pugni sul tavolo e poi corre via agitando le braccia e urlando “shimbalaie! shimbalaie!”

La trattativa è in forte stallo.

Il Gobbo raggiunge Apostocosì mentre sta parlando al telefono seduto sopra una cassa di cetrioli.
– «Quelli ci stanno fregando, ci guadagnano solo loro, ho chiamato il capo: dice che, a queste condizioni, meglio bloccare tutto, che adesso ci pensa lui.»
– «Ah sì? Che fesso! E poi adesso che figura ci facciamo? Non sta mica bene eh! E con i cavalli come la mettiamo? Li abbiamo già fatti visitare! Ma che figura di merda! Che fi-gu-ra di mer-da!
– «Ha ragione, capo. Come sempre, capo! Mi scusi, sa…è il mio carattere, cono incontentabile. Un perfezionista!»

Insomma, più o meno è iniziato tutto così, poi è arrivato il comunicato di Thohir a interrompere definitivamente la trattativa e la conferenza stampa di Marotta, una conferenza stampa che puzza di vendetta per un affare vantaggioso SOLO per loro. Sarà la forza dell’abitudine, da pare bianconera, di scendere a patti che rientrino nei canoni della pari soddisfazione. In tanti anni abbiamo visto miriadi di operazioni di mercato che sembravano concluse, svanire per un dettaglio, ma mai avevamo assistito a una conferenza stampa incentrata sull’esito negativo e sull’accusa alla controparte. Accuse fondate sul mancato accordo verbale, sulla parola, che è sì importante, ma non vincolante. Lungi da me pensare che alla Juve siano abituati a regolare le loro attività con una sorta di codice d’onore, tipo un giuramento che una volta fatto, non è più possibile tornare indietro. Sì, insomma, di quei giuramenti che ormai si vedono solo nei gangster movie.

"Non ricordo"

“Non ricordo”

Marotta ha accusato apertamente l’Inter di essersi comportata in maniera poco seria; noi abbiamo sicuramente delle colpe e ci sono dei problemi ormai insanabili all’interno della società, ma non ne parlerò qui, ci sarà tempo e modo, è solo questione di tempo. A Marotta però vorrei dedicare questo post-it:

Non si accettano lezioni di moralità da chi, nella sua storia, ha esultato per una Coppa Campioni (rubata!) sui cadaveri dell’Heysel.
Non si accettano lezioni di moralità da chi ha vissuto la bella ÉPOque.
Non si accettano lezioni di moralità da chi ha deliberatamente truccato campionati.
Non si accettano lezioni di moralità da chi non ha nessun rispetto delle leggi (che sono quelle scritte, caro Beppe) e che se ne infischia delle istituzioni, arrivando a esporre nel proprio stadio i 31 scudetti e le 3 stelle fasulle.
Non si accettano lezioni di moralità da chi, negli affari Pogba e Berbatov, non ha mostrato un minimo di rispetto per le società di appartenza e antagoniste.
E infine, non si accettano lezioni di moralità da chi, alla correttezza e il rispetto per le regole, ha sempre preferito la strada più breve perché “vincere è l’unica cosa che conta”.

Nessun animale, giocatore di calcio o armadietto è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo

About Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.