La (s)coperta corta

Rischiamo seriamente di diventare ripetitivi assistendo all’ennesima rimonta di questa stagione.

Quindi provo ad andare oltre, ripartendo dai tanti commenti letti sui Twitter dopo il fischio finale di Inter-Parma: ogni tifoso ha la sua personalissima idea tattica, così come un giudizio benevolo o meno sul credo di Walter Mazzarri.

Il messaggio sostanziale che però emergeva dal dibattito era sempre il solito: l’impossibilità di dare a questa squadra una quadratura del cerchio definitiva.

Ogni piccolo spostamento equivale a quando cerchi di addormentarti in pieno inverno e, nel tentativo di sistemare al caldo quel piedino scoperto, esponi al freddo una qualsiasi altra parte del corpo, e così via per tutta la notte.

L’Inter 2013/2014 soffre di un problema enorme: quello di non aver fatto il mercato adeguato dopo la sbornia del 2010. Lo so io, lo sanno tutti, ma pareggi come quello di domenica sera sembrano lì a ricordarcelo in modo bieco. E se a gennaio non arriveranno provvedimenti adeguati, continueremo a parlare delle stesse cose fino a giugno, e così via.

Tutto il resto ne è solo una logica conseguenza: Mazzarri non lo scopriamo adesso con i suoi pregi e i suoi difetti, così come non scopriamo ora la mediocrità di certi elementi o il fatto che giocatori storici non possano dare più del 50% quando chiamati in causa.

Mi perplime piuttosto il fatto che al “con me gioca chi corre” non corrisponda quanto visto sul campo, questo sì. Così come mi perplimono errori macroscopici che si ripetono sistematicamente e che, a mio avviso, non sono ammessi neppure in squadre “difettate” come la nostra.

Tra il gol su rimessa laterale contro il Trapani e quello del 3-3 di Sansone c’è una tale quantità di obbrobri tecnico/tattici che non basterebbe un pomeriggio per approfondire a dovere.

I difetti di concentrazione ormai genetici di elementi come Ranocchia e Guarin (con Juan Jesus sul gradino più basso del podio, ma lui almeno è un giovanottone che ha ancora tutto il tempo per rimediare, e non gli giova non avere alcuna garanzia sulla fascia sinistra) portano a riflessioni istintive che sanno di epurazione. Sbagliato pensarla così.

Ma altrettanto sbagliato è ostinarsi su scelte quantomeno discutibili.

Ci aspetta un trittico di partite ancora in grado di dirci di che morte moriremo, con l’obiettivo stagionale che, in caso di clamorosa vittoria al San Paolo, tornerebbe ad essere alla minima distanza. Inutile piangere sul latte versato di una dozzina di punti sperperati in giro per (molte) colpe nostre e (pochi) momenti di autentica sfortuna.

Il Parma a San Siro non solo è venuta a giocarsela, ma ha avuto anche la sfrontatezza tipica di chi sa di avere di fronte una squadra non debole, ma frastornata, vittima di se stessa, dei suoi limiti intrinseci e dell’incapacità di prendere atto di tali difetti per farne tesoro.

Concentrati Walte!

Concentrati Walte!

Alla mancanza di qualità si può sopperire con l’attenzione costante. Attenzione e tensione, baluardi del Mazzarri-pensiero che, a quanto pare, non attecchiscono in un’Inter che può contare su pochissime certezze per approdare a quell’equilibrio.

In questo non credo che l’allenatore sia esente da colpe: non mi aspetto virtuosismi nella manovra, o clamorose variazioni di modulo. Mi aspetto un utilizzo migliore e più logico di chi è a disposizione, mi aspetto che la concentrazione sia al massimo dal primo minuto, mi aspetto che i pochi sui quali possiamo sempre contare siano messi in grado di poter dare il 100% fino a fine stagione e non a fermarsi per usura.

Mi aspetto soprattutto che questa Inter, che non può imporre il proprio gioco e che fa della vulnerabilità una ragione di vita, sia almeno in grado di farsi rispettare una volta in vantaggio.

Magari spendendo un fallo in tattico in più qualche volta, magari con un po’ più di coraggio nella scelta dei titolari, magari anche rinunciando al fattore estetico in favore di un po’ più di legna da ardere e di qualche tibia avversaria allegramente spezzata.

Pragmatismo, Mister. È una delle poche cose che ti riconosco.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.