Ritorno al futuro

Dopo mesi in cui abbiamo letto tutto e il contrario di tutto, dopo la tanto agognata firma e le prime dichiarazioni ufficiali, tutti aspettavamo di vedere Erick Thohir, il nostro nuovo presidente, alle prese con i media nostrani.

Quelli che dipingevano Thohir come un figlio di papà, quelli che “che vuoi che ne capisca? Vuole solo arricchirsi”, quelli che “Thoir” “Tohir”, forse si saranno ricreduti, chissà. Forse iniziano ad aver paura.

Thohir è uno che ringrazia, è uno che si presenta con la spilletta dell’Inter e non si siede finché non lo fa il suo interlocutore.

Ma è anche uno sveglio, che sa il fatto suo. Risponde diretto, pochi preamboli e molta sostanza. Se vogliamo, tutto il contrario di quello a cui eravamo abituati, le supercazzole morattiane sono ormai leggendarie (Beh…sì sì, no).

Le parole sono importanti, lo sa bene. Sa che c’è da rifondare ma non lo dice, dice “bisogna costruire un sistema”. Non dice che manca, dice che va creato.

Nomina “programmazione, lungimiranza e progresso”. Poesia pura.

Dice molto chiaramente che “i giocatori devono sempre dare il massimo e giocare col cuore” indica un progetto che deve portarci a vincere e ricorda che “la finale di Champions del 2016 è a Milano e l’Inter dovrà essere pronta”.

Parla tanto il presidente, parla sempre col sorriso, ma non è un sorriso di timidezza, è piuttosto un sorriso di cortesia.

Non è mai banale, soprattutto quando afferma che “se non si ha un buon modello di business, gli investimenti non saranno mai abbastanza” e quando dice “fra dieci anni ci saranno solo dieci squadre che la gente ricorderà al mondo, e una di queste deve essere l’Inter”.

Insomma, se avete il dubbio che l’acquisto dell’Inter sia solo un capriccio, beh…è del tutto infondato. L’indonesiano è uno a cui piace vincere, piace avere successo. Ha fame di vittorie (e pure di altro a giudicare dalla silhouette, ma questo è un altro discorso).

È uno che sa vendersi, sa come fare colpo sul tifoso, come farsi accettare e voler bene; ringrazia sempre il Presidente Moratti, va da lui  per comprare l’Inter ma dice “non sono qui per sostituirla, ma per creare insieme un progetto vincente”. Cita Facchetti e omaggia Prisco (chi non salta…), nomina il Milan ma mai la Juve, vuole portare la famiglia in vacanza a Milano e dichiara che “l’Inter non è mia, è dei tifosi”. Tocca l’apice quando, nel fargli notare alcune caratteristiche comuni con il presidente della Milano che retrocede, risponde “Io non voglio candidarmi alla guida dell’Indonesia”. Gioco, partita, incontro.

Ha già iniziato a lavorare sodo, il presidente, anche farsi vedere con la spilla dell’inter o l’ombrello nerazzurro è un evidente segno di come si consolida un marchio; porta in TV il pallone nerazzurro, lo firma e ci scrive forza Inter. Pochi giorni e già così baüscia.

Nel giro di un mese personaggi come Iverson, Uma Thurman e Miles Jacobson hanno legato il loro nome a quello dell’Inter. Un caso?

Sta lavorando talmente tanto e velocemente che gli altri presidenti corrono il rischio di rimanere indietro, quando dice “la Serie A deve crescere” non scherza. È vitale per il suo investimento. E di riflesso, per noi.

Passaggio di consegne

Passaggio di consegne

Thohir immagina le strade da seguire: per la Serie A la stella polare non è il campionato inglese ma la Bundesliga, “dove il sistema calcio ha  creato una propria industria, come avviene negli Usa, con i club che concorrono alla riuscita del sistema” cioè quel campionato che è riuscito a ripartire da zero e a diventare un vero punto di riferimento per tutta l’Europa. Il discorso poi torna all’Inter e alla struttura societaria: il primo obiettivo sarà far crescere i ricavi perchè “il calcio è un business enorme e diventa dura competere con club che hanno ricavi per 500 600 milioni l’anno se tu ne incassi 140. Può capitare che una volta non vinca il più ricco, e proprio questo è il bello dello sport, ma alla lunga prevale il più ricco. Io voglio un club sano, ancor prima che vincente: è per questo che lavoriamo senza sosta da venerdì, con incontri dalla mattina alla sera.” Un occhio (anche due) ai ricavi e poi le interviste si concentrano sempre più sugli aspetti particolari della gestione di una società di calcio: no agli “one man show” alla Leonardo ma fiducia nel lavoro collettivo, già il 29 novembre ci sarà una prima valutazione sullo staff perchè da gennaio si dovrà fare sul serio. Il nuovo presidente parla di tutto, conferma in tutte le occasioni la fiducia in Mazzarri e passa poi a parlare della rosa: è impressionato dalla professionalità di Zanetti e Cambiasso, e dalla solidità di Juan Jesus e aspetta il ritorno di Campagnaro, il primo acquisto condiviso con quel gentleman di Moratti.

Dai più giovani Kovacic e Taider si aspetta più continuità e in generale da tutti vuole che si lavori anche sull’etica e sulla personalità perché “se un giocatore fa delle cose sbagliate danneggia se stesso e il club.”

Non sono sfuggiti a Thohir i quasi 30 giocatori mandati in giro tra serie A e serie B a farsi le ossa, un patrimonio per la società e la dimostrazione del buon lavoro fatto in questi anni, “Moratti ha costruito le fondamenta”, dal settore giovanile.

Dal bilancio al settore giovanile, creare il sistema per far tornare l’Inter al vertice. Tutto sembra tranne che uno sprovveduto.

Chi non salta rossonero è.

sempre più FC Internazionale

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(scritto a 4 mani da Python_00 e sgrigna)

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