Colpirla male

Ma quanto sarà buffo il calcio? Tanto, tantissimo.
Vai a Cagliari (anzi, a Trieste) a giocare del buon calcio e torni a casa con un misero punticino perché ne sbagli troppi, mentre gli altri trovano il gollonzo del pareggio in modo del tutto casuale. Ospiti la Roma, prendi un bellissimo gol, sul rovesciamento di fronte ammiri un tiro bellissimo di Guarin che si schianta sul palo e capisci che non sarà serata.

Ecco, Inter-Verona è stata un manifesto dell’estetica al contrario. Non solo, ha dimostrato nella pratica una delle tante leggi non scritte del calcio, conosciutissima da chi a calcio ha giocato ma non altrettanto celebre tra gli appassionati non praticanti: se colpisci male il pallone avrai molte più probabilità di segnare un gol.

Torniamo al tiro di Guarin contro la Roma: un bolide perfetto, violentissimo, imparabile. Fin troppo perfetto. Un dritto per dritto che, proprio per l’assenza di imperfezioni, si schianta dove non dovrebbe e imprime il marchio del “non va” di Picciniana memoria sulla partita.
E invece no, quando vuoi segnare devi sperare che il tuo bel piedone non la colpisca così bene; che ci sia un minimo di effetto, anche non voluto, o una piccola deviazione, o un rimbalzuccio traditore. Perché il portiere legge meglio un tiro da manuale che un pallone sballonzolante, e sui rimpalli in area piccola deve solo sperare in Dio. Difficile poter contare sui propri riflessi.

Sabato sera ci è andata bene, una volta tanto. Ci siamo ripresi con gli interessi i gol mancati in passato, per imprecisione, eccesso di precisione o errori grossolani: 4 gol su 4 all’insegna del PippoInzaghismo, tra deviazioni, pallonate nel petto, gente che inciampa e ribattute da flipper. Un meraviglioso aspetto random del calcio, ed è così che funziona: se Jonathan avesse colpito bene quel pallone calciato da Cambiasso, forse avrebbe colpito in piena faccia un difensore del Verona. O magari avrebbe semplicemente tirato in bocca a Rafael.

Invece no: tenti un colpo di collo pieno che forse sarebbe finito in fallo laterale (o comunque fuori dallo specchio della porta) e il Moras di turno te la piazza là dove non batte il sole, mettendo la partita in discesa. Mi piace considerarlo un premio al coraggio per aver calciato male al volo. La dimostrazione di questo singolare ma VERISSIMO teorema la dà proprio lo stesso Jonathan nel secondo tempo: dribbling su dribbling in area del Verona e conclusione al fulmicotone col sinistro. Ma la palla è colpita troppo bene stavolta: non gira, non viene deviata, sibila di poco fuori.

Colpirla bene non paga.

Colpirla bene non paga.

Poi è il turno di Palacio (ennesima partita da Pallone d’Oro): Guarin calcia benissimo? Respinta sulla linea! Ma quella stessa respinta condanna il Verona sbattendo sul petto del Trenza, l’uomo giusto al posto giusto.
E ancora il terzo gol: Nagatomo calcia a girare col destro, il palo salva gli ospiti. Palacio va sulla respinta e colpisce malissimo, servendo di fatto un assist facile facile al Cuchu.
L’apoteosi è sul gol di Rolando, peraltro il migliore in un pacchetto difensivo ancora una volta fin troppo allegro: corner, Palacio svirgola, Rafael respinge come può sui piedi del capoverdiano che, inciampando, mette il sigillo definitivo sul match.  Capolavoro cubista.

Evviva il pallone colpito male. Andrebbe insegnato nelle scuole calcio!

E sì, poi ci sarebbe anche da commentare la partita in sé: beh, l’Inter mi è piaciuta. Abbiamo riabbracciato Jonathan e Alvarez con due grandi prestazioni, anche Nagatomo è tornato ai livelli di inizio stagione, mentre Kovacic è ancora in cerca della posizione migliore, alternando giocate grandiose a periodi di black-out.
Le note dolenti arrivano ancora una volta dalla difesa, e questa sera vedremo se il ritorno di uno dei due leader della rosa (verosimilmente Samuel) sia effettivamente la panacea di tutti i mali che affliggono la concentrazione e il rendimento di Ranocchia e Juan Jesus.
Il brasiliano in particolare, considerato da Mazzarri (e dal sottoscritto) un futuro top mondiale, continua a soffrire della sindrome Lucio, con movimenti avanzati del tutto insensati e sciagurati alternati a recuperi prodigiosi. Curiamolo con fiducia e avremo un pilastro assoluto. Su Ranocchia invece comincio a nutrire qualche piccolo dubbio anch’io, ma vederlo con la fascia di capitano e pensare a Mr Cnn che divelle sedie e mobili assortiti mi consola abbondantemente.

Restano quattro gol rifilati ad una delle squadre più in forma del momento che, per quanto fortunosi, denotano un atteggiamento propositivo e la voglia di tornare alla vittoria dopo tre partite all’insegna della stitichezza: stasera c’è una delle nostre TrasferteOstiche® per eccellenza, quella di Bergamo, dove siamo caduti anche quando sembravamo imbattibili.
Confermare il trend positivo sarebbe importante non tanto per fantomatici insegumenti alla vetta, quanto per restituire fiducia ad una squadra che ha bisogno di crescere partita dopo partita: il rientro di Walter Samuel dal primo minuto è il nostro urlo di William Wallace, è il cuore impavido che ci fa urlare “amala” a testa alta, senza il bisogno di rigori fuori area o lamentele per falli avvenuti a 35 metri dalla porta. Anche con Thohir, l’Inter è un sentimento.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.