Lotta agli sprechi

Tra i tanti difetti che ho ce n’è uno davvero tremendo: non riuscire a vedere il bicchiere mezzo pieno dopo Torino-Inter.
Pazzesco, vero? In effetti una trasferta insidiosa, cominciata con un rigore contro+espulsione di uno dei portieri più forti del mondo e conclusasi con un punto che “fa morale” dovrebbe consolarmi, considerando anche la prestazione indecorosa dell’intero pacchetto difensivo e degli esterni titolari. E invece no.
Non riesco a mandarla giù, questa terza, evitabilissima rimonta che ci costa un totale di sei punti in meno in classifica per qualche sciocchezza di troppo commessa sistematicamente nel momento più sbagliato di sempre ed una sfiga che, soprattutto a Trieste, ci ha visto benissimo quando invece sarebbe stato utile averla in versione Marotta.

Non la mando giù perché di riffa o di raffa questa Inter raffazzonata e tremendamente fragile senza il lider maximo Hugo l’aveva raddrizzata, puntando su quel gran pezzo di Campione che è Rodrigo Palacio e sul furore agonistico di Guarin e Belfodil, approfittando dell’altrettanto ingenua retroguardia del Torino e di un Padelli in serata Farfalli.

E un gol del genere a partita finita, preso dopo un fallo stupido, con quella parabola così sciocca e quella lettura Braille di Carrizo fa dannatamente male.
A quel punto l’intero match sembrava uno di quegli horror che partono malissimo, ti riservano riusciti colpi di scena durante lo svolgimento per poi tradirti con un finale di Merda®.
Un peccato, perché la piccola impresa sportiva sembrava cosa fatta, grazie anche ad una ritrovata verve generale e alla lucidità (parziale, dopo un primo tempo caratterizzato dalla totale incapacità di arginare l’avversario sulle fasce) di Mazzarri nel riorganizzare lo scacchiere tattico, mentre quei 15 minuti iniziali di puro terrore dovranno essere oggetto di approfondite indagini durante la settimana.

Si son rivisti certi brutti fantasmi di qualche mese fa e personalmente ho faticato a digerire il cambio di Kovacic in seguito all’espulsione di Handanovic: un episodio dove può valere tutto e il contrario di tutto. L’equilibrio visto nella ripresa sembra dar ragione a Mazzarri, le costanti imbarcate sugli esterni no: io resto con la curiosità di vederlo in campo dal primo minuto, possibilmente in un ruolo a lui congeniale (e quale questo sia non ci è dato saperlo: un 19enne può diventare qualsiasi cosa, personalmente al momento lo vedo in mezzo al campo, affiancato a un mastino che dia anche qualità, ovvero ad un giocatore al momento assente in rosa).
Da risolvere anche la convivenza Ricky-Mateo: Mazzarri non rinuncerà all’Alvarez visto in questo inizio di stagione, ma non inserire un talento come quello croato sarebbe un delitto. Riuscirà a trovare sufficiente equilibrio, anche considerando un eventuale approdo ad un modulo con due punte? Se lo sapessi allenerei l’Inter. Siete fortunati.

Anche Walter era distratto: qui imitava Montella per la prossima edizione di Tale e Quale Show.

Anche Walter era distratto: qui imitava Montella per la prossima edizione di Tale e Quale Show.

Ma si è anche visto quel cuore oltre l’ostacolo (per Palacio aggiungete pure anche i polmoni) che fa ben sperare per il prossimo futuro: le magagne da risolvere sono tante, ed alcune di queste oggettivamente difficili da sistemare nel breve periodo. Gli esterni son quelli che sono, alterneranno sempre prestazioni sontuose ad altre disastrose, come quella appena vista: gennaio porterà il tanto sospirato rinforzo? Nel dubbio, spero non sia Isla. E che arrivi un centrocampista con le palle quadrate.
Anche la clamorosa sindrome della balia che ha seminato il panico nel trittico Rolando-Ranocchia-JJ è questione spinosa: la presenza di uno tra Campagnaro e Samuel sembra imprescindibile, dal momento che nessuno degli eredi, per ragioni diverse, può ergersi a nuovo leader. In questo momento è più auspicabile che uno dei due nonni argentini sia sempre in campo a gestire i nipoti indisciplinati, piuttosto che attendere di ottimizzare un trio male assortito.

Insomma, di lavoro per l’irascibile Walter ce n’è in abbondanza: ci attendono sfide insidiose che sapranno dirci quanto in alto potremmo puntare. Consapevoli dei nostri limiti e delle oggettive difficoltà di una rosa ancora una volta incompleta e qualitativamente penalizzata rispetto alle dirette concorrenti, ci limiteremo a tifare alla grande confidando nel miglior risultato possibile.

Chiudo al volo con la diatriba su Marco Branca: io ho avuto un attacco isterico.
Il motivo è estremamente semplice: ritengo inaudito che il paladino del “non siamo mediatici, siamo concreti” scelga una serata come quella di Torino-Inter (e la presenza di uno come Mazzarri, non esattamente il tipo che abbia bisogno dello scudo) per lamentarsi di nonsisabenecosa. Certo, il rigore, rivisto per settantotto volte al moviolone, alla fine sembra non esserci, e il metro di Doveri resta alquanto discutibile: ma il concreto, mai mediatico Branca dov’era, quando chiunque calpestava i diritti sportivi dell’Inter sul campo mentre i predecessori di Mazzarri (tutti, non soltanto il derelitto Stramaccioni) si prendevano palate di merda in faccia e tutto intorno rotolavano salsole in un silenzio imbarazzante?

Non importa che sia stato un tentativo di coprirsi le terga in extremis o un ordine (della cippa) dall’alto: quella del DT nerazzurro è una pantomima che, una volta di più, rimette all’ordine del giorno in casa Inter il problema della comunicazione. Thohir in tal senso dovrebbe saperla lunga: chi vivrà vedrà. Ha-ha-ha-ha staying alive. Ahem.

 

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.