Recensione: L’amore ai tempi di Pablito

Visto che a me della Nazionale del Codice Etico non frega nulla, parliamo di libri, così posso continuare a fare “quella-snob-che-schifa-la-nazionale-perché-va-di-moda”. Così mi è stato detto una volta, che poi basterebbe conoscermi un attimo per sapere che il calcio lo seguo abbastanza da poter decidere se interessarmi o meno del calcio della nazionale. E preferisco vivere.

1702923_0Luigi Garlando per me non è un giornalista, nel senso che non lo seguo come tale, ma come scrittore devo dire che mi ha convinta anni fa con “Ora sei una stella”, un libro che ho letto, amato, riletto, prestato, regalato e riletto molto volentieri. Ne parlammo marginalmente qui ovviamente in un post dedicato a Giacinto Facchetti. Per questo motivo, quando un amico mi ha prestato L’amore ai tempi di Pablito ero sicura che mi sarebbe piaciuto.

Il protagonista del libro, Cisco Valenzuela, ha 16 anni quando ha inizio la sua storia, si trova in Spagna e fa il cameriere nell’albergo che ospita la nazionale italiana in ritiro a per il Mondiale del 1982. Ne ha 25 in più nel momento in cui ci racconta il suo viaggio in macchina dalla Galizia a Lignano Sabbiadoro, viaggio che decide di fare al solo scopo di regalare al vecio un diario in cui ripercorre quell’incredibile estate. Enzo Bearzot sta per compiere 80 anni e si svelerà un incredibile co-protagonista di una storia inventata, ma piacevolmente verosimile.

Tutti gli azzurri mondiali, attraverso i tratti più e meno conosciuti del loro carattere, diventano personaggi importanti della storia. Conti, Rossi, Cabrini, Tardelli, Gentile e Scirea diventano quindi complici, consiglieri, amici in un’estate che lega teneramente le avventure di cuore di Francisco a quelle in campo di Pablito Rossi. Bearzot viene dipinto come una specie di padre dei giocatori al Mondiale prima e del Francisco narratore poi. Figura eterna, quella del vecio, che ricordo solo dalle parole di chi me lo ha raccontato. Da quei ricordi emerge un uomo di grandi valori, prima che un allenatore e mi sembra più che mai inopportuno accostare il suo nome ai più recenti commissari tecnici.

Come ormai avrete capito leggendo le altre mie “recensioni”, non mi piace parlare molto della storia, perché ho paura di rovinarvela, ma piuttosto delle sensazioni che la lettura può suscitare. Ci sono libri che parlano marginalmente di calcio e questo romanzo è uno di quelli, nel senso che potete anche non averla mai vista la nazionale di Bearzot campione del mondo nel 1982, ma potete leggere con piacere questo volume che ne parla in maniera estremamente delicata.

E quale migliore occasione, la fastidiosa pausa della fastidiosa nazionale, per suggerirvi un libro che fa sorridere, incredibilmente, parlando anche di azzurri.

About Miss Green⁵

Sono nata e cresciuta all’ombra dello stadio, nel piazzale ho imparato ad andare in bici e in motorino. Da piccola dicevo che Malgioglio era mio padre, si somigliavano molto.