Provinciali

Davvero, io non so come facciate, ma riuscite sempre a farmi uscire dalla grazia di Dio. Dei casini delle biglietterie abbiamo già parlato qui, credo ci aspetterà una nuova puntata per Inter-Juventus, un po’ perché sto aiutando gli amici svedesi a prendere i biglietti, un po’ perché alle stesse biglietterie in cui si fa fatica a fare un cambio nome, secondo loro io devo andare a ritirare la radiolina. Eh già. Ne riparliamo poi…

Vorrei prendere spunto dalla conferenza stampa di ieri, nella quale sono stati presentati Wallace, Rolando e Taider, per parlare di un, insignificante direte voi, aspetto della stessa: la traduzione per Wallace. A me sembra che una squadra che si chiama Internazionale non possa sempre scivolare su queste bucce di banana, come conferenze stampa e vari aspetti della comunicazione.

Io certo, questa storia la prendo un po’ sul personale, perché so quanto bisogna studiare per fare questo mestiere. So che bisogna non solo sapere una lingua ad un livello alto per poterla capire nelle varie sfumature, ma bisogna poi poter ripetere le stesse cose a chi sta ascoltando “dall’altra parte”, bisogna saper veicolare un messaggio.
Esistono pure delle tecniche di interpretazione, figuriamoci (tranquilli non ho nessuna voglia di annoiarvi parlandovene), ma già quando una persona è preparata, può cadere in errore e fare una figuraccia. Vi ricordate la presentazione di Kovacic? Per l’occasione l’Inter assunse un’interprete di tedesco: bella, brava e competente. Tra l’altro specifico competente, perché oggi facendo delle ricerche ho visto che è stata proprio lei l’interprete di Mario Gomez alla presentazione della Fiorentina e ha fatto un eccellente lavoro. Purtroppo vuoi per il rumore di fondo, vuoi per la tensione,  alla Pinetina lei capisce un “gar keine” (nessuno) pronunciato da Mateo come “Kaká” e quindi fa un errore grossolano.

???

Notare la faccia di Wallace.

Invece ieri sembrava una barzelletta: ci sono un brasiliano, un portoghese e un francese davanti a un tavolo. A un certo punto delle persone munite di microfono fanno delle domande, prima a uno, poi a un altro, a volte a tutti e tre. Uno di loro non parla e non capisce l’italiano, ma c’è una voce fuori campo che gli traduce le domande.

Tralasciando il discorso etico riguardo al lavoro e la professionalità che va pagata, in ogni ambito, discorso che non mi pare giusto affrontare in questo luogo, il fatto che che tre giocatori vengano presentati come se si stesse facendo un’intervista a dei passanti, non è proprio edificante. Il fatto che poi si decida di “sfangarla” mettendo una persona che parla un po’ di portoghese perché probabilmente ha fatto un semestre di Erasmus da qualche parte, mi fa un po’ incazzare.

È un sintomo, minuscolo, di un problema ben più ampio, che in vari casi abbiamo segnalato e che il buon Powerage ha perfettamente sintetizzato in queste poche righe:

Tutto fa parte di un unico modo di gestire le cose: la distribuzione dei biglietti per Madrid, la proposta di abbonamento triennale quando ci si appresta a smantellare la squadra, le code e l’inadeguatezza degli addetti alle biglietterie, l’organizzazione delle conferenze stampa, la scarsa attenzione (eufemismo) al processo di comunicazione esterna. Sono tutti tasselli che rivelano un certo modus operandi. Sottolineare questi aspetti non significa concentrarsi sulle minuzie, sulla pagliuzza invece che sulla trave. No.
Perché questa approssimazione è poi la stessa che vediamo anche nel settore tecnico: mancanza di pianificazione, campagne acquisti/cessioni raffazzonate, con tentativi di raddrizzare la situazione all’ultimo secondo, incongruenza tra le richieste dell’allenatore e le operazioni concluse sul mercato, ecc. Che sfocia alla fine nei risultati degli ultimi anni (quelli con pochi soldi per rinnovare una squadra arrivata al capolinea in quasi tutti i suoi interpreti migliori). Che sono semplicemente la conseguenza di un certo modo di gestire società e squadra. Con i ricavi dell’Inter si può e si deve fare molto meglio di quello che stiamo vedendo dal triplete in poi.

Per chiudere, siccome non mi piace lanciare la bomba e pensare “gli altri fanno meglio”, ho controllato ed è vero: gli altri fanno meglio. Se vorrete togliervi la curiosità di cliccare su uno a caso di questi link, noterete che le domande, quando vengono tradotte correttamente, portano a risposte meno banali da parte dei giocatori. Certo, poi andrebbe tradotta bene pure la risposta, ovviamente.

Il Napoli ha addirittura una sala attrezzata per la traduzione simultanea in cuffia (presentazione di Higuain), per Tevez e Llorente la Juventus ha utilizzato un interprete di conferenza, cioè un’interprete che ascolta le domande e le risposte prendendo appunti e le traduce subito dopo (l’interprete è la stessa in entrambi i casi), stessa cosa la Fiorentina per la presentazione di Borja Valero, il Milan per Ronaldinho utilizzò addirittura la tecnica mista, cioè, in questo caso l’interprete sussurra la traduzione simultaneamente al giocatore (chuchotage, da sussurrare in francese) e poi prende appunti per poi formulare la risposta per i giornalisti. Lei era la mia prof, la relatrice della tesi, per quello m’incazzo così.

About Miss Green⁵

Sono nata e cresciuta all’ombra dello stadio, nel piazzale ho imparato ad andare in bici e in motorino. Da piccola dicevo che Malgioglio era mio padre, si somigliavano molto.