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Una delle cose che mi ha sempre stupito del mondo dell’informazione (?) sportiva in Italia -e che è probabilmente una inevitabile conseguenza di anni e anni trascorsi a creare notizie anziché riportarle- è l’incapacità di dare il giusto rilievo alle cose veramente importanti. Provo a spiegarmi meglio: è come se i giornalisti oggi, ormai abituati a inseguire la polemica ad ogni costo piuttosto che la nota di costume o la foto della starlette o l’ultima sparata del De Laurentiis o del Raiola di turno, quando si imbattono per caso in una dichiarazione veramente importante, che potrebbe essere studiata, approfondita, analizzata nel dettaglio, siano diventati strutturalmente incapaci di riconoscerla. Ed è così che certe notizie e certe interviste, interessantissime e ricche di spunti, passano quasi sotto silenzio, senza che nessuno vi presti la giusta attenzione.

E’ successo il 10 agosto scorso per esempio, con una intervista di Andrea Elefante a Samir Handanovic in cui il portierone sloveno parlava, tra le altre cose, dell’ultimo Inter-Udinese e del lavoro che si stava svolgendo nel ritiro americano con Mazzarri.

Quanto si è sentito solo la sera del 19 maggio, Inter-Udinese 2-5? 
“Non più di altre sere dello scorso campionato. Non è stato quella sera che ho capito cos’era successo: delle cose ti accorgi subito, dunque avevo intuito molto prima. Quella partita è stata una specie di riassunto delle puntate precedenti”

E quella contro il Valencia di sei giorni fa una specie di sequel? 
“L’andamento della partita più o meno era quello. Ci hanno devastati, ma prendere certe “bambole” fa anche bene. Ti aiuta a tenere i piedi per terra, a ricordarti che bisogna essere tutti gregari, che una legge del calcio è quella: o si lavora in undici, o non si va lontano”

E le differenze rispetto all’anno scorso? 
“Non mi piace più di tanto parlare del passato e tantomeno sputarci sopra, cancellarlo come se fosse tutto sbagliato. Diciamo che stiamo lavorando su cose che in teoria si dovevano già sapere: siamo ripartiti dall’ABC del calcio e dell’organizzazione difensiva. Era quello che serviva”.

Delle cose ti accorgi subito, dunque avevo intuito molto prima“. E soprattutto: “stiamo lavorando su cose che in teoria si dovevano già sapere: siamo ripartiti dall’ABC del calcio e dell’organizzazione difensiva. Era quello che serviva

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Samir non è certo noto per lasciarsi andare a polemiche gratuite o vendette personali, ma la pacatezza e l’educazione dei toni non vanno mai a scapito della sincerità del suo pensiero. Le accuse alla gestione-Stramaccioni sono talmente precise e dure che non possono essere ignorate. E gettano nuova luce su alcune scelte fatte dalla società negli ultimi mesi. “Sarà una stagione ancora più difficile della precedente” ha detto Moratti poco tempo fa, già avendo ben chiare in mente le difficoltà che inevitabilmente incontrerà una squadra che -oltre a tutto il resto- è al centro di un trasferimento della maggioranza delle quote azionarie che per forza di cose nel breve periodo costringe la gestione sportiva a una operatività ridotta, non solo sul mercato.

E in questa stagione più difficile della precedente era evidentemente troppo rischioso lasciare la squadra  in mano a chi non era riuscito a trasmettere cose che in teoria si dovevano già sapere, fra cui l’ABC del calcio e dell’organizzazione difensiva. Queste sono le parole della Società e dello spogliatoio, questo il pensiero che viene fuori -seppure indirettamente – da Appiano Gentile. Da qui nasce l’idea Mazzarri.

Che non è un fenomeno e non è affatto un allenatore che ha portato le sue squadre sempre oltre ogni limite immaginabile, al contrario di quanto tende a far passare la buona stampa di cui ha goduto a lungo (buona stampa che dopo un paio di mesi di Inter come al solito svanirà, non farci l’abitudine Mister). Ha dei limiti evidenti, soprattutto quando l’asticella si alza e le partite diventano decisive, e soffre un integralismo sia tattico sia nella gestione degli uomini che spesso gli si è ritorto contro. Però è un allenatore, un allenatore vero. Uno che magari non ha il tocco magico, ma conosce alla perfezione i fondamentali della professione. Uno che ci è arrivato studiando e che è in grado di insegnare i fondamentali del calcio alla sua squadra, di insegnare quelle cose che in teoria si dovevano già sapere. Un tecnico, insomma, capace di ammorbidire e rendere più semplice e meno traumatico -e pericoloso- possibile il percorso della squadra in una stagione ancora più difficile della precedente.

Ed è quello che ha fatto contro il Genoa, Mazzarri, quello che molti hanno applaudito quasi sorpresi: un’Inter solida, ordinata, messa in campo in maniera semplice e senza alchimie tattiche, capace di avere la meglio di un avversario nettamente inferiore. Un’Inter pragmatica. Poco? Sicuramente niente di straordinario, sicuramente niente per cui spellarsi le mani o urlare al miracolo. Altrettanto sicuramente, però, un’Inter molto diversa da quella che alla fine dello scorso campionato entrava in campo sconfitta in partenza, cosciente di non avere le forze e le risorse per reagire neanche alla minima difficoltà. 3511 in partenza con gli stessi 11 dell’anno scorso, il messaggio che manda Mazzarri è chiaro: certe sconfitte andranno evitate sempre e comunque, con qualsiasi mezzo. Primo riacquisire tranquillità e sicurezza nei propri mezzi, e solo una volta fatto questo ci si sposta in attacco con convinzione. Lo aveva detto Handanovic tre settimane fa: “siamo ripartiti dall’ABC del calcio e dell’organizzazione difensiva“. Zero pericoli subiti nel primo tempo, arriva il momento di inserire una seconda punta e dare maggiore dinamicità al gioco. Niente di straordinario, niente per cui esaltarsi, ma 3 punti portati a casa senza nessuna difficoltà: da quanto tempo non succedeva? E poi c’è tutto il resto, dalle posizioni finalmente mantenute con ordine ai calci d’angolo non più buttati al vento, si rivedono verticalizzazioni improvvise e gioco in orizzontale dietro l’attacco, cambi di gioco studiati e movimenti armonici tra compagni di reparto: il difensore va su e il centrocampista resta basso, una punta si allarga e l’altra attacca lo spazio, il centrocampista salta l’uomo e il compagno si libera per il suggerimento, i contropiede vengono accompagnati da due o massimo tre compagni, con criterio. Le conclusioni vengono portate con convinzione, tutti sanno cosa fare e di conseguenza si muovono con una sicurezza maggiore: non è un caso che gli Alvarez e i Guarin -per dirne due- abbiano giocato la loro miglior partita da molto tempo a questa parte, non è un caso che Kovacic sia risultato così devastante al momento di entrare in campo.

Usate la testa.

Usate la testa.

Niente di straordinario, nessun mago o santone e nessuna esaltazione da Scudetto, Champions League e Coppa del Mondo: semplicemente una squadra che, dopo molto tempo, è tornata a giocare un calcio semplice e ordinato ed è tornata a battere avversari decisamente inferiori smettendo – speriamo – di fare figure imbarazzanti come quella sera del 19 maggio scorso, quel riassunto delle puntate precedenti.

Delle cose ti accorgi subito, diceva Handanovic. Aveva intuito molto prima. Speriamo che abbia intuito qualcosa anche in questo primo mese, speriamo che questa con il Genoa sia stata la prima di una serie di puntate il cui riassunto possa essere meno traumatico di un 2-5 casalingo contro l’Udinese.

Aspettando una nuova organizzazione societaria e le conseguenti direttive che arriveranno, è di questo che dobbiamo accontentarci: giocare a calcio con dignità e onore e arrivare là dove i nostri mezzi ci permetteranno. Non diventeremo Campioni d’Italia, ma restiamo pur sempre Interisti.

Io non farei a cambio con nessun altro.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.