Inter – Genoa 2-0

 

Mi piace ricordarti così, a braccia alzate

Mi piace ricordarti così, a braccia alzate

Marcatori: 30′ st Nagatomo, 47′ st Palacio

Inter: Handanovic; Juan Jesus, Ranocchia, Campagnaro; Jonathan, Guarin, Cambiasso (27′ st Kovacic), Kuzmanovic (7′ st Icardi), Nagatomo; Alvarez (40′ st Taider); Palacio

Genoa: Perin, Vrsaljko, Manfredini, Portanova, Antonelli, Cofie (44′ st Sturaro), Lodi, Kucka, Santana (40′ st Floro Flores), Gilardino, Bertolacci(27′ st Konate)

Nessuno si illuda, il Genoa è davvero una squadra modesta, bloccato Lodi dalla marcatura di Alvarez, l’unico schema possibile per i rossoblu è stato il lancio lungo per l’impalpabile Gilardino. Questo non significa che sia stata una passeggiata o che la partita sia stata priva di difficoltà: Liverani infatti, ben conscio dei limiti dei suoi giocatori ha provato a chiudere tutti i varchi schierando 10 uomini davanti alla difesa.

Ci pensa Mazzarri all’inizio ad aiutare gli avversari schierando una prudentissima formazione con il solo Palacio in avanti, poco peso in attacco e gli ospiti possono limitarsi a difendere molto bassi sapendo di poter avere sempre la meglio anche sui più pericolosi cross dal fondo.

E’ proprio questa la più grossa contraddizione del Mister, si vede che la squadra si impegna ad assimilare i suoi schemi e sfrutta finalmente il campo in tutta la sua ampiezza, gioco che senza un vero centravanti implode su se stesso visto che nessuno dei centrocampisti si inserisce per occupare gli spazi lasciati vuoti da Palacio, naturalmente portato a svariare su tutto il fronte offensivo.

Primo tempo vissuto con la costante pressione dei nerazzurri nella metà campo avversaria e solo un paio di pericoli creati: un’occasione per Jonathan che da destra prova un tiro/cross sul quale non arriva Guarin e un colpo di testa di Ranocchia su calcio d’angolo. C’è pure un’opportunità in contropiede creata da una precisa palla filtrante di Guarin per Palacio ma  è bravo Manfredini ad anticipare di un soffio l’attaccante argentino.

Genoa che nella prima frazione di gara non è pervenuto.

L’ingresso in campo di Icardi al posto di Kuzmanovic cambia la partita. La manovra continua a essere un po’ lenta e farraginosa ma la squadra inizia lentamente a sciogliersi e ad attaccare con più convinzione, anche Guarin, con un centravanti a fare da punto di riferimento, trova più spazio e tenta con più continuità le sue classiche accelerazioni  palla al piede.

Prima del meritato vantaggio ad opera di Nagatomo arriva l’unica ma clamorosa occasione da gol per il Genoa: un cross apparentemente innocuo dalla trequarti di Santana e Jonathan si fa superare ingenuamente da Kucka, per  fortuna il Genoano non trova il passo per concludere a rete quando si trova solo davanti ad Handanovic.

L’ingresso di Kovacic al posto di Cambiasso un minuto prima del gol più che una coincidenza è una chiara indicazione di Eupalla sulla strada da intraprendere.

Una volta avanti l’Inter continua a controllare con relativa facilità la partita e colpisce con Icardi una traversa prima del raddoppio all’ultimo minuto di Palacio ben assistito da Guarin.

Conclusioni:

La mano di Mazzarri si vede, i giocatori si impegnano ad occupare il campo in tutta la sua larghezza e a provare ad attaccare partendo soprattutto dalle fasce, i meccanismi non sono ancora memorizzati per cui, soprattutto nel primo tempo, la manovra risulta lenta e  inconcludente.

Manca ancora la grande intensità a cui le squadre del Mister ci hanno abituati, contro il Genoa si è vista una squadra molto ordinata ma che nel primo tempo ha recuperato poche volte il pallone nella trequarti avversaria, c’è da domandarsi se con un centrocampo composto da Kuzmanovic, Cambiasso e Guarin ci si potesse aspettare di più e se quindi il problema sia più di uomini o di convinzione.

Mazzarri ha ricominciato a costruire la squadra dalle basi del calcio all’italiana: innanzitutto una difesa attenta a subire poco, notevole in questo senso la trasformazione di Alvarez, capace da interno sinistro di sradicare diversi palloni dagli avversari con una grinta fino a oggi sconosciuta. La fase offensiva è ancora lontana dall’idea dell’allenatore, qualcosa si è visto proprio nell’occasione del secondo gol, recupero palla e ripartenza veloce di Guarin ad attaccare la difesa avversaria scoperta. Per la seconda gara ufficiale può bastare.

Lo sguardo feroce dei bei tempi che furono

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Organizza eventi per gli amici Bauscia da quando ha smesso con il calcio giocato, perché dicono si debba correre. Dicono. Ama l'Inter come ama l'Inter.