Recensione: La scienza nel pallone

51lAOFpGOeL._Questa cosa che i tifosi siano solo beceri animali da stadio non mi è mai andata giù e il pregiudizio che la letteratura calcistica si fermi al livello “biografia dei calciatori scritta da Pardo” mi fa andare su tutte le furie.

La letteratura calcistica è ampia e valida, che si tratti di biografie o di manuali di tecnica, si trovano spesso dei titoli interessanti. Il problema è che se non frequentate abitualmente la Libreria dello Sport di Milano (faccio questo esempio perché lo conosco in prima persona, non so se ci sia un corrispettivo in altre città) raramente troverete una buona scelta, perché in generale nelle librerie si trova una piccola sezione “sport” gestita sull’onda del momento. In questo periodo nelle grosse librerie si trovano almeno 10 libri sulla Juventus, che io prontamente copro con altri libri ogni volta che passo, ma questa è un’altra storia…

C’è, nel mondo della letteratura calcistica, una piccola chicca, un libricino di poche pagine che spiega la fisica applicata al calcio che vediamo tutti i giorni. Una specie di “Fisica for dummies” in cui concetti complicatissimi vengono applicati alle azioni di gioco e spiegati con una naturalezza senza eguali.

La scienza nel pallone è un libro divertente per chi lo legge, ma certamente anche per chi lo ha scritto, è evidente lungo tutto il testo. Ogni capitolo si apre con un esempio di una partita, con un aneddoto e finisce per rispondere a domande che non ci siamo nemmeno mai posti.

I due autori (Nicola Ludwig, ricercatore all’Università statale di Milano e Gianbruno Guerrerio, giornalista scientifico) parlano dei principi fisici applicati al calcio, ci spiegano ad esempio cosa sia l’effetto Magnus e in che modo influisce sulla traiettoria del pallone, facendoci capire per quale motivo certi tiri diventano goal inspiegabili. Si parla anche di colpi di testa, di rigori, rabone, parate e rovesciate, utilizzando in maniera semplice ma efficace concetti di cinetica, balistica, statistica e psicologia.

Si fa chiarezza anche sull’esatta forma del pallone da calcio e sul perché non sia completamente sferico. Si tratta infatti di un icosaedro formato da 12 pentagoni e 20 esagoni di cuoio (il Telestar di Messico ‘70 per intenderci), anche se un tentativo di massima sfericità possibile è stato fatto per il Mondiale sudafricano del 2010 con l’odiatissimo Jabulani, in plastica termosaldata.

E che ci crediate o meno, esiste una formula matematica che spiega perché in un campo da calcio di 105×68 metri si gioca in 22. Ve la scrivo qui, così poi magari vi viene voglia di andare a prendere il libro e leggerlo: N = A / (2 v • t) ²

About Miss Green⁵

Sono nata e cresciuta all’ombra dello stadio, nel piazzale ho imparato ad andare in bici e in motorino. Da piccola dicevo che Malgioglio era mio padre, si somigliavano molto.