Riflessioni fatte bene

Stavo approfonditamente interrogandomi sul momento della nostra squadra, analizzando meticolosamente le varie vicissitudini di questa stagione in modo da schiarirmi il più possibile le idee e riuscire nella – seppur difficile – impresa di trovare le parole giuste per descrivere la situazione che si è creata, quando sono giunto alla conclusione che guardare le partite di questa Inter è come infilarsi un’incudine su per il culo.

Oddio, mi rendo conto che forse ho usato un’espressione un po’ esagerata. Azzardata, oserei dire.

In effetti, io un’incudine su per il culo non me la sono mai infilata, quindi non lo so cosa si prova. Visto che non mi piace parlare a vanvera, ora dovrò per forza andare a cercarne una, fare quello che devo fare e poi confrontare le emozioni provate con quelle che mi ha suscitato Napoli-Inter.

Bene, non intendo certo aspettare. Vado subito.

……

……

Niente da fare. Non ho trovato nessuna incudine. In compenso mi sono imbattuto in un folto gruppo di esaltati che, in preda all’estasi, si sono ritrovati in piazza facendo un gran chiasso ed urlando frasi sconnesse riguardanti stelle e numeri altisonanti.

Era un congresso di grillini.

Ma prometto che troverò la mia incudine, o questo post non avrà ragion d’essere.

Comunque sia, se inizio a pormi degli interrogativi circa questa stagione, il primo che mi viene in mente riguarda senza ombra di dubbio Schelotto.

Sì, lo so che è enormemente infantile e stupido canalizzare la propria frustrazione nei confronti di un singolo, e che ciò denota una terribile cecità, oltre che mancanza di profondità d’analisi.

Però, dai.

Voglio dire.

Schelotto.

Vorrei, con tutto il cuore, avere la possibilità di chiedere al principale responsabile del suo acquisto cosa ha indotto una società come l’Inter a cedere uno dei rari attaccanti in rosa per acquistare, tra i milioni di giocatori professionisti presenti sul pianeta Terra, proprio lui.

Il dialogo me lo immagino più o meno così:

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– Salve, signor PrincipaleResponsabileDell’AcquistoDiSchelotto.

– Come dice, scusi?

– Perché lo avete fatto?

– Fatto cosa? Ma chi è lei?

– Perché proprio lui? Perché?

– Ma di che cosa sta parlando?

– Andiamo, lo sa benissimo.

– Si rende conto, vero, che io sono il responsabile del reparto gastronomia della Coop di via Bologna e che lei è appena piombato nel mio ufficio farneticando cose senza senso?

– Basta tergiversare, fuori la verità.

– Sicurezza? C’è un pazzo nel mio ufficio, credo sia pericoloso.

[entra la sicurezza]

– Fermi, lasciatemi stare! Devo far luce sul mistero!

– Non ti agitare, o l’unico mistero su cui dovrai far luce riguarderà il dove sono finiti tutti i tuoi denti.

[la sicurezza, che ho dotato di una ironica dialettica da gangster movie di basso livello, fa per portarmi fuori dall’ufficio]

– Permettete un’ultima domanda?

– Che sia l’ultima.

– Avete per caso un’incudine da prestarmi?

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La situazione la conosciamo bene. Siamo ottavi, fuori da tutto, con mezza rosa fuori per infortunio, una difesa colabrodo ed un attacco che non c’è più. Siamo stanchi, sfortunati, frustrati e rassegnati. Compriamo un talento argentino, non facciamo in tempo a cercarlo su Youtube che già gli è saltato un ginocchio. Ora come ora troveremmo il modo di perdere qualsiasi tipo di competizione. Di qualsiasi sport. Anche su un ring. Di boxe. Contro Lino Banfi. Juan Jesus contro Lino Banfi. Vince Lino al quarto round. Juan al tappeto dopo un destro micidiale dello schiacciasassi pugliese.

Inutile, comunque, piangersi addosso. Non ci divertiamo a farlo. Almeno, non da queste parti.
Più utile e, forse, costruttivo, sarebbe interrogarsi sulle varie ragioni che hanno portato la nostra Inter a questo punto. In primis, la domanda che viene più naturale porsi è anche la più scontata:

a cosa sono dovuti tutti questi infortuni?

In alcuni casi, sfortuna, non c’è alcun dubbio. Quando si parla di tendini e legamenti, poco si può imputare al tipo di preparazione fisica programmata in questi mesi. Se il discorso si sposta, però, sull’impressionante numero di infortuni muscolari nei quali sono incappati praticamente tutti i nostri giocatori, non si può fare a meno di pensare che l’allenatore ed i suoi collaboratori abbiano commesso dei pesanti errori che hanno portato al deterioramento costante e progressivo dei giocatori.

Ecco, vorrei con tutto il cuore avere la possibilità di chiedere allo staff tecnico al completo dell’F.C. Internazionale come sia stato possibile incappare in una simile ecatombe di lesioni muscolari, in questa sequela di sciagure che ha, a tutti gli effetti, dell’incredibile.

Il dialogo me lo immagino più o meno così:

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– Salve, StaffTecnicoAlCompletoDell’FcInternazionale.

– Quindi, ricapitolando, dobbiamo incrementare le scorte di polpa di pomodoro ed ordinare le nuove qualità di salumi, poi per quanto riguarda l’ampliamento dei locali..

– Ehm, scusate, avrei una domanda da farvi.

– Uh? Sì, sì, dica

– Vorrei sapere a cos’è dovuta questa ecatombe di infortuni.

– Infortuni? Ma cos..

Uno dei partecipanti alla riunione lo interrompe.

– I nostri lavoratori operano nelle più assolute condizioni di sicurezza.

– E tutti quei flessori stirati, allora?

– Flessori? Senta, ci lasci lavorare. Qui dobbiamo definire la quantità di pollame da ordinare per il prossimo mese. E inoltre c’è sempre quella questione della polpa di pomodoro, che non mi torna più di tanto.

– No, fermi…non mi dite che sono finito di nuovo alla Coop!

– Ma quale Coop, questa è la riunione tecnica dell’FC Internazionale.

– Ah, ok.

Esco fuori, confuso. Faccio un giro per la Pinetina e, giunto in prossimità dei campi di allenamento, noto quello che all’apparenza mi pare un pesante blocco d’acciaio, molto scuro, con due vistose sporgenze laterali. Qualcuno l’ha abbandonato nei pressi della bandierina del corner.
Mi avvicino e lo studio per qualche secondo.
Non c’è dubbio: è un’incudine.

Allettato dalla possibilità di risolvere finalmente il dilemma che mi affligge, mi guardo intorno con sguardo ingolosito. Quando mi accingo ad iniziare la procedura, una voce alle mie spalle interrompe bruscamente il mio incedere:

– Chi è lei? E cosa ci fa qui?

Mi volto. Davanti a me c’è un magazziniere.

– Oh, niente, stavo solo chiedendomi..che ci fa un’incudine vicino alla bandierina?

– Un’inc..ma come si permette?

– Prego?

– Quella non è un’incudine, ma Alejandro Bubba Taleggiovic, il nuovo acquisto per la prossima stagione. E lei dovrebbe vergognarsi. Fare certi commenti su una persona di colore!

– Ma io..

– Se ne vada, vigliacco!

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Insomma, se avete qualcosa da dire alla dirigenza, rivolgetevi a me. Ci penso io.

E ora teniamoci questo ottavo posto, così almeno fino ad agosto stiamo tranquilli senza trasferte in strani anfratti del pianeta. Col tempo di programmare quella che speriamo essere una buona stagione e di inserire i 5 nuovi acquisti già annunciati.

E quelli che si aggiungeranno.

 

E Alejandro Bubba.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.