Alla ricerca dell’intelligenza calcistica

Oggi abbiamo deciso di ospitare un articolo di Blueprint for Football, un’intervista a Horst Wein, l’allenatore degli allenatori.  Si parla tanto di crescere i giovani, ma come farlo?

Horst Wein se ne occupa da decenni, partendo dall’educazione calcistica dei più piccoli, fino all’introduzione al calcio giocato vero e proprio, in squadre di 11 giocatori.

La sua esperienza è a servizio della comunità calcistica mondiale e il successo dell’integrazione fra i settori giovanili e i grandi club spagnoli non può essere più considerato solo un caso, ma un esempio di successo dell’introduzione di alcune sue teorie.

Quando Johann Cruyff è stato chiamato a ricostruire l’intera impostazione del Barcellona utilizzando il modello olandese con il quale era cresciuto con l’Ajax, ha inavvertitamente anche rimodellato la filosofia calcistica di tutta la nazione. Le similitudini tra l’attuale tiqui-taca spagnolo che vince tutto e il calcio totale olandese sono troppo evidenti per non essere notate.
In apparenza meno evidente è l’influenza tedesca sul calcio spagnolo, a cura di Horst Wein, un “allenatore degli allenatori” la cui opera ha influenzato migliaia di allenatori e il cui libro “Il calcio a misura dei ragazzi” è diventato il testo ufficiale della Federazione spagnola di calcio.

Wein è davvero impressionante: non solo per il suo CV, anche se vi si può leggere che ha lavorato con i maggiori club e federazioni del mondo e ha scritto 34 testi sportivi, ma anche perché parla come chi ha fatto una riflessione profonda sul proprio lavoro per arrivare a un livello di comprensione che pochi possono eguagliare.

“Chi è il miglior allenatore del mondo?” chiede prima di rispondere prontamente “non abbiamo alcun dubbio, è il gioco del calcio stesso”. Il messaggio è molto chiaro: gli allenatori sono lì per facilitare e non come attori principali. Non che non apprezzi il valore di allenatori, sostiene piuttosto che “quando si fa quello che si è sempre fatto, non si potrà mai raggiungere il livello successivo”, sottolineando la sua fede nell’innovazione.

Il viaggio di Horst Wein però, non è nato su un campo di calcio, ma è partito dall’hockey , incoraggiato dalle domande del giovane figlio.

Come ha iniziato a formulare le sue teorie?
Quando aveva 7 anni mio figlio (che 15 anni più tardi è diventato Campione del Mondo) ha messo in dubbio le mie doti di allenatore anche se all’epoca ero uno dei più importanti allenatori di hockey. Quindi, al fine di rispondere alle sue domande, ho iniziato ad interessarmi anche allo sviluppo del settore giovanile.

Lei è un grande sostenitore della necessità di rendere il calcio divertente, come ci si arriva e come mai è così importante?
Soprattutto per i bambini che iniziano a giocare intorno ai 7-9 anni, è molto importante che si innamorino del calcio. Quando succede e il calcio diventa la loro droga più sana allora continuano a giocarlo per tutta la vita. Attraverso la mia pagina web www.thebeautifulgame.ie suggeriamo una forma molto particolare di gioco, il FUNiño: 3 contro 3 con quattro porte, un sistema che fa giocare a calcio anche i bambini di 8 o 9.

Ha anche affermato che il miglior allenatore del mondo è il gioco del calcio stesso: che cosa intende?
Nel passato il calcio di strada ha contribuito a sviluppare i giocatori naturalmente dotati e creativi, perché il gioco era più semplice, con meno giocatori e, cosa importante, senza interferenze di alcun allenatore. Ho dunque studiato la maniera in cui giocano i bambini, ne ho catturato l’essenza, aggiungendo alcune strutture nello sviluppo del gioco ed evitando l’uso eccessivo di esercizi, che è ancora frequente in molte scuole calcio in giro per il mondo. Invece di insistere con i giocatori con istruzioni costanti, qualsiasi allenatore delle giovanili dovrebbe utilizzare percorsi di scoperta guidata per incoraggiare i bambini a scoprire in maniera interattiva i problemi di gioco.

C’è qualcosa che il calcio di strada aveva insegnato ai bambini e oggi è andato perso?
Il calcio di strada era l’ambiente naturale in cui i bambini esploravano il gioco del calcio in maniera naturale, giocando soprattutto di giorno per ore dietro l’angolo, senza il bisogno di trasporto o di attrezzature specifiche, senza iscrizioni a federazioni che oggi trattano i bambini come adulti e con le loro gare troppo complesse limitano il naturale sviluppo dei giovani nel calcio.

Lei è stato uno dei primi a parlare di squadre ridotte per i bambini. Le fa piacere vedere così tanto consenso ora? E perché è così importante?
Sì, per fortuna l’idea di squadre piccole (io preferisco la mia definizione di partite semplificate) si è diffusa negli ultimi decenni. Tuttavia, personalmente preferirei che i bambini coinvolti in competizioni giocassero in tutto il mondo in maniera adeguata alla propria età: quindi in partite di 3 contro 3 per i bambini di 7-9 anni, a 10 anni 5 contro 5, a 11 e 12 anni 7 contro 7 e a 13 anni 8 contro 8, fino ad arrivare a 11 contro 11 a partire dai 14 anni. Nessun paese membro della FIFA ha ancora applicato una struttura ottimale per le sue gare giovanili. Se si decidesse di applicare questi parametri di età a tutte le competizioni di un paese (come ho già detto è il gioco del calcio il miglior allenatore) immagini quanto spazio ancora ci sarebbe per sviluppare le capacità di gioco.
Quasi tutte le squadre di calcio del mondo hanno ancora molto da scoprire nell’ambito dello sviluppo giovanile. Il calcio è destinato a migliorare notevolmente, come altri giochi che prevedono l’uso della palla, come hanno è successo con hockey, pallavolo e pallacanestro. Il calcio è ancora uno sport sottosviluppato e molto indietro, in particolare nello sviluppo dei giovani calciatori.

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FUNiño è una maniera di introdurre i bambini al calcio giocato intorno ai 7-9 anni. Due squadre di 3 giocatori più una riserva si affrontano in un campo con 4 porte, sviluppando naturalmente un’idea di gioco.

A che età dovrebbero iniziare i campionati competitivi?
L’esperienza dice che i 12 anni siano un’età giusta, perché sono i bambini a richiederlo.

I bambini sono allenati in maniera eccessiva?
Decisamente sì, molti allenatori oggi guardano ai giovani giocatori come a “tele bianche” che devono essere riempite, invece che a giovani con incredibile potenziale e intelligenza da stimolare e da cui attingere. Si figuri che la FIFA usa ancora il termine “istruttore” che è un termine del secolo scorso che dovrebbe essere usato solo al servizio militare!

Qual è il ruolo di un allenatore? È quello di un insegnante?
Quando parliamo di “gioco come maestro” intendiamo dire proprio quello. Gli allenatori dovrebbero facilitare la stimolazione dell’intelligenza tattica e della creatività attraverso l’uso di partite facilitate, nelle quali cui i bambini possano scoprire da soli tutti i segreti del gioco. Il ruolo dell’allenatore è quello di creare un ambiente in cui i giovani giocatori possano crescere naturalmente.

Qual è la caratteristica più importante in un giovane giocatore?
Oggi la maggioranza dei giocatori ha una buona tecnica e preparazione fisica, quindi quello che li rende i migliori è l’intelligenza tattica. Deve essere considerata la caratteristica più importante su un campo da calcio, per questo i giovani devono essere coinvolti sistematicamente in partite come FUNiño che sblocca e stimola la creatività e intelligenza tattica dai 7/8 anni in avanti.

Da allenatore dà importanza alle caratteristiche fisiche dei giovani giocatori, quali altezza o forza fisica?
Il giocatore più forte o il più veloce perderà molto del suo potenziale senza intelligenza tattica, ma un piccolo giocatore con intelligenza può superare qualsiasi avversario.

Che cos’è l’intelligenza tattica e come si fa ad allenare creatività e intelligenza, sempre che sia possibile farlo?
L’intelligenza tattica è la capacità di leggere la partita e prendere buone decisioni il più rapidamente possiblile. Il gioco del calcio è un flusso costante di situazioni di gioco in cambiamento e diventa molto complicato quando si gioca come gli adulti, in 11 contro 11. Fin da piccoli i giovani devono essere esposti a situazioni di gioco di complessità crescente, ovviamente iniziando da partite molto semplici. In FUNiño, la situazione di gioco 3 contro 3 con due porte per lato anziché una, ci sono sempre diverse possibilità a disposizione, poiché una delle porte è sempre meno difesa dell’altra. In questo modo si favoriscono percezione, comprensione e capacità decisionale. Nelle partite successive del nostro modello di sviluppo, le situazioni di gioco diventano sempre più complesse.

Inoltre, utilizzare il metodo di allenamento della scoperta guidata aiuta a sviluppare una maggiore comprensione e memoria delle situazioni di gioco e infine, capacità decisionali migliorate. Giocare, piuttosto che svolgere degli esercizi isolati, è un altro fattore importante per lo sviluppo dell’intelligenza tattica.

Lei ha lavorato in molti paesi e influenzato molte persone, ma ci vuole tempo perché vengano assorbite nuove idee. Quanto tempo ci vuole in media per cambiare la mentalità delle persone?
Alcuni paesi sono pronti a nuove idee, specialmente quelli “nuovi” nel mondo del calcio, in cui non esiste una tradizione in questo senso. In altri paesi possono volerci molti anni. In media ci vogliono dieci anni perché i cambiamenti siano effettivi. Per fortuna grazie all’avvento di internet, oggi la conoscenza si diffonde molto più velocemente che nei decenni passati.

Per concludere, cosa c’è nel suo futuro?
Il mio metodo è usato più o meno in tutte le squadre spagnole da quando la Federazione ha pubblicato i miei libri più di 20 anni fa. Infatti sono esauriti… è probabile che venga stampata una nuova edizione nel 2014 corredata degli ultimi aggiornamenti.

Per ulteriori informazioni su Horst Wein e le sue idee rimandiamo al suo sito www.thebeautifulgame.ie (in inglese).

About Miss Green⁵

Sono nata e cresciuta all’ombra dello stadio, nel piazzale ho imparato ad andare in bici e in motorino. Da piccola dicevo che Malgioglio era mio padre, si somigliavano molto.