Cagliari-Inter 2-0: avete presente la teoria del piano inclinato?

Marcatori: 18′ st (r) e 31′ st Pinilla

Cagliari: 1 Agazzi; 24 Perico, 15 Rossettini, 13 Astori, 29 Murru; 21 Dessena (12′ st Pinilla), 5 Conti, 20 Ekdal (41′ st Casarini); 7 Cossu (7′ pt Cabrera); 19 Thiago Ribeiro, 23 Ibarbo

Inter: 1 Handanovic; 4 Zanetti, 6 Silvestre, 40 Juan Jesus, 31 Pereira; 21 Gargano (8′ st Kuzmanovic), 10 Kovacic, 19 Cambiasso (22′ st Nagatomo, 30′ st Samuel); 11 Alvarez, 14 Guarin; 18 Rocchi

Succede così, in un tiepido pomeriggio di inizio primavera, che a Trieste una squadra iscritta al campionato senza avere uno stadio agibile, con un Presidente rinchiuso agli arresti domiciliari, gioca in un campo neutro impraticabile e vince con un rigore inventato. E’ la Serie A bellezza, il campionato più bello del mondo. Dicevano. Un campionato che l’Inter continua incomprensibilmente, dopo le parole di Moratti, ad affrontare come se niente fosse e nel quale continua a raccogliere quello che merita, di conseguenza.

Tra le mille emergenze derivanti dall’incredibile serie di infortuni che ha caratterizzato questa seconda parte di stagione e l’esigenza di risparmiare le forze per la semifinale di Coppa Italia di mercoledì, Stramaccioni manda in campo un’Inter insolita ma, dopo un po’ di carburazione, insolitamente efficace. Cambiasso e Gargano fanno buona guardia con l’argentino che ogni tanto riesce anche a sganciarsi (clamoroso il palo colpito dopo la splendida azione con Rocchi), Alvarez e Rocchi sono particolarmente in palla, Kovacic è il solito: ne esce una buona Inter che subisce poco, con il solo Ibarbo in grado di creare problemi alla difesa, e che sa rendersi anche molto pericolosa. Il palo di Cambiasso e una gran conclusione di Alvarez nel primo tempo, la splendida azione di Rocchi e il tiro fuori di un nulla ancora di Alvarez nel secondo sono solo le quattro più clamorose occasioni di una squadra che, pur senza brillare particolarmente, stava certamente controllando la partita senza troppe difficoltà.

Poi, forse confondendo Trieste con Torino e il Nereo Rocco con la piscina nella quale si tenevano in contemporanea gli assoluti di tuffi, inizia lo show del Cagliari. Mi chiedo: voi l’avete mai vista una cosiddetta “piccola” puntare sistematicamente e con continuità ad ottenere il rigore contro una “grande” (almeno nel nome)? Non girava, una volta, la storia che nel dubbio le piccole venivano sempre danneggiate? E invece il Cagliari va, spedito, a testa bassa: prima Dossenza subisce un contatto fuori area e si tuffa dentro invocando il rigore, poi Ibarbo subisce effettivamente un fallo da rigore non sanzionato, infine Pinilla punta Silvestre che, bravissimo a tirare indietro la gamba ed evitare qualsiasi contatto, assiste incredulo al cartellino giallo che Celi gli sventola in faccia mentre assegna il tanto agognato calcio di rigore che lo stesso Pinilla trasforma in gol.

Da lì in poi l’Inter si scioglie come neve al sole, e basta guardare l’immagine della reazione al rigore di Pinilla per capirlo: nessuno scatta, nessuno neanche pensa a una eventuale ribattuta. L’unico a muoversi è Ekdal che, anche in caso di una respinta di Handanovic, sarebbe stato l’unico insieme a Pinilla a poter prendere il pallone.

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Stramaccioni prova a cambiare qualcosa inserendo Nagatomo per Cambiasso ma la partita del giapponese dura 8 minuti: si fa male di nuovo al ginocchio e al suo posto entra Samuel che fa il suo debutto da…prima punta, di fianco a Rocchi, con Alvarez e Guarin a supporto. In un’Inter allo sbando, però, passa un minuto e arriva il raddoppio del Cagliari: la difesa completamente paralizzata, Kuzmanovic rimasto indietro e Handanovic incerto rendono la vita fin troppo facile a Pinilla che, in neanche 20 minuti dal suo ingresso, realizza una doppietta. L’Inter in campo non c’è più e non riesce più a rendersi pericolosa, e la partita viaggia tranquilla verso la fine sul 2-0.

Ora: questa squadra ha tutti i limiti del mondo. Nessuno dice che dovrebbe lottare per lo scudetto o che è una squadra di fenomeni. La tenuta mentale è sicuramente discutibile, in quanto provata da un campionato intero di situazioni sfavorevoli, il valore tecnico -a parte un paio di elementi- anche. Alcuni giocatori (leggi Guarin) sembrano aver staccato la spina e l’infinita serie di infortuni renderebbe lecite un bel po’ di domande da fare allo staff medico, al di là delle giustificazioni di Stramaccioni che spiega tutto con il sovraccarico per chi è stato spremuto più del dovuto (ma sono stati spremuti a causa di altri infortuni. E poi davvero un giocatore “guarito” può farsi male per caso appena mette piede in campo?). Però.

Però l’indecenza di questa classe arbitrale sta toccando vette inaspettate. Due errori clamorosi -così clamorosi- in due partite di fila non possono essere in alcun modo giustificati o tollerati. “Vincere aiuta a vincere” insegnano i più grandi maestri di calcio. E, allo stesso modo, perdere aiuta a perdere: togliere sistematicamente certezze ad una squadra la riduce al tappeto psicologicamente, prima ancora che fisicamente o tatticamente. Vedi, appunto, la reazione al rigore di Pinilla. C’era il rigore su Ibarbo? C’era anche la punizione con espulsione su Rocchi nel primo tempo, per fallo da ultimo uomo. Quindi? E in ogni caso, se c’era il rigore su Ibarbo si dà il rigore su Ibarbo. Non se ne dà un’altro, inesistente e destabilizzante, che rende ancora più duro il colpo psicologico in una squadra già allo stremo delle energie mentali, oltre che fisiche.

Se Celi è in malafede è grave, se Celi è in buona fede è gravissimo: sono almeno 3 gli errori eclatanti (Rocchi, Ibarbo, Pinilla) che hanno indiscutibilmente falsato e indirizzato la partita. Può un arbitro del genere esprimersi ogni domenica nel massimo campionato nazionale? In un campionato ridotto come questa Serie A, evidentemente sì.

A noi restano da un lato le ineccepibili parole di Ricky Alvarez, sicuramente il migliore in campo oggi e una delle poche note liete della giornata: “Non voglio dire che abbiamo perso le ultime partite per i rigori contro, ma sono assolutamente inesistenti“.

Dall’altro lato, però, continuano a risuonare violente le parole di Moratti della scorsa settimana, per le quali è arrivato anche il deferimento. Perché se il Presidente di una squadra di calcio come l’Inter parla esplicitamente di malafede, l’unica cosa da fare è una protesta vera e clamorosa -da parte della società- per denunciare un sistema che, a quanto si dichiara, opera in malafede. Altrimenti si sta in silenzio. Ma non ha senso giocare contro la malafede, ancora di più in una situazione aggravata dalle condizioni generali della squadra.

Restiamo allora sospesi, come da una settimana a questa parte, sulla stessa assordante, insopportabile domanda: e quindi?

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.