Inter – Male Assoluto 1-2

Marcatori: Quagliarella 3′, Palacio 54′, Matri 60′

Inter: Handanovic; Ranocchia (66′ Cambiasso), Samuel, Chivu; Zanetti, Gargano (80′ Rocchi), Kovacic, Pereira; Alvarez (46′ Guarin); Palacio, Cassano.

Juventus: Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Padoin, Vidal, Pirlo, Marchisio, Asamoah (63′ Peluso); Quagliarella (82′ Giovinco), Matri (73′ Pogba).

Dopo la lunga, stucchevole pausa pasquale, foriera di minchiate mezzo stampa e fastidiose quanto paraculanti dichiarazioni d’amore (non farò nomi, gli voglio troppo bene), l’Inter ritrova il campionato sull’onda – lunghissima – del quasi miracolo con il Tottenham in Europa League, pronta a tentare un nuovo sgambetto alla capolista dopo il ko dell’andata. Quello che sancì la fine dell’imbattibilità casalinga juventina e l’inizio del calvario nerazzurro.
Inter come sempre a ranghi ridotti e col fiato corto, tra rientri dell’ultimo minuto e aerei smarriti: Guarin parte infatti dalla panchina, a sostituirlo c’è Alvarez, mentre la linea difensiva torna a tre e celebra il ritorno dell’indispensabile Walter Samuel.
Splendida la coreografia del tifo nerazzurro, una delle poche note davvero liete di una serata fin troppo amara per quanto visto in campo.

L’Inter parte bene e si rende insidiosa con Palacio, ma è la Juventus a pssare in vantaggio alla prima, vera azione offensiva, come già accaduto nel match di andata.
Stavola però il gol è regolare ed è anche un gran gol: Quagliarella riceve palla ai 25 metri e piazza un destro imprendibile per Handanovic. Un piccolo capolavoro, ma difesa nerazzurra non pervenuta.
Al 12′ tuttavia è Cassano a mettere i brividi a Buffon con un fendente rasoterra che il portiere juventino disinnesca con bravura, ripetendosi un minuto più tardi su Palacio, che da pochi metri non trova il colpo di testa vincente. Saranno le uniche, vere occasioni da rete costruite dall’Inter in tutto il primo tempo, comunque generoso ma davvero molto disordinato.
La partita è intensa, ma non bella, la Juventus mantiene il pallino del gioco senza creare particolari grattacapi ad Handanovic, mentre l’Inter è volenterosa ma poco lucida in fase di possesso. C’è tempo anche per un paio di proteste per falli di mano di Bonucci e Zanetti nelle rispettive aree, ma la moviola assolve entrambi.
Si rivede la Juventus al 29′: il lancio di Pirlo è al bacio, ma il controllo di Vidal, solo davanti ad Handanovic, è da rivedere.
Ancora Pirlo insidioso in chiusura di primo tempo: destro sporco, respinto con un pò di affanno da Handanovic.

Amala.

Amala.

Nella ripresa Stramaccioni toglie un insufficiente Alvarez, incapace di controllare le giocate di Pirlo (temo non fosse nelle sue corde, ma niente sembra nelle sue corde ormai, complice la nota, esasperante lentezza che mi induce a non credere più in una sua redenzione sportiva), e gioca la carta Guarin, che fortunatamente non deve salire su un aereo ma scendere su un campo.
L’Inter sembra più reattiva e dopo dieci minuti trova il gol del pareggio: tutto nasce da un pallone perso malamente a centrocampo da Pirlo, sul quale Kovacic, rapace, si fionda per ribaltare l’azione in un lampo. Palla dentro per Cassano che fa da sponda a Palacio, solo davanti a Buffon: El Trenza non sbaglia e fa esplodere di gioia San Siro.
Gioia effimera, perché cinque minuti più tardi prima Padoin impegna Handanovic, poi Quagliarella sfonda con facilità a destra, approfittando di un Chivu distratto come nelle sue giornate peggiori, e serve al centro l’accorrente Matri per un facile tap-in da pochi passi. Ranocchia non pervenuto, purtroppo.
Il gol è un macigno pesantissimo, ma non spegne l’orgoglio nerazzurro: al 66′ c’è Cambiasso per Ranocchia e la linea difensiva torna a 4; poco dopo Kovacic trova un’altra irresistibile discesa palla al piede, ma è Chiellini a fermarlo in piena area di rigore con un intervento che lascia comunque qualche dubbio. Sugli sviluppi del corner successivo, Cassano calcia centralmente da posizione molto favorevole.
Meno dubbi sull’azione che al 72′ vede lo stesso Chiellini, risorto per l’occasione dopo il tremendo infortunio (?) patito in nazionale,  abbattere Cassano a 14 centimetri dal giudice di porta, probabilmente impegnato in una partita a Ruzzle con l’arbitro Rizzoli (anzi, a Rizzle). Il rigore sarebbe netto, così come nettamente inutile è la presenza di quel simpatico ometto ai margini dell’area di rigore.
Un minuto più tardi è ancora l’Inter a rendersi pericolosa con un bel pallone al centro di Guarin che attraversa tutto lo specchio della porta senza che Cassano possa arrivarci.
C’è spazio anche per Rocchi, che rileva Gargano a dieci minuti dal termine: l’ex laziale non toccherà neanche un pallone. Lo tocca invece Samuel intervenendo su Giovinco all’87’, ma per Rizzoli è un fallo da ammonizione con reprimenda: l’arbitro bolognese ne approfitta anche per comminare il giallo da squalifica a Chiellini, visto che nel prossimo turno ci sarà il Pescara e il pisano potrà serenamente riposare senza troppi assilli. Era la sua diciannovesima partita da diffidato, per dire.

Non succede altro, a parte un tentato omicidio (involontario) di Cambiasso su Giovinco, che gli vale la prima espulsione in carriera e la richiesta di pena di morte da parte di Caressa, degli juventini e di tante altre persone che evidentemente tengono moltissimo alla giustizia in un paese che ha fatto della legalità un punto di forza. Sì, di camicia di forza.
Finisce quindi 1-2 il derby d’Italia, funestato ancora una volta dalla pochezza arbitrale e dai limiti di un Inter che, francamente, non credo potesse fare molto di più contro la buona organizzazione degli uomini di Conte, che per quanto antipatici e sopravvalutati hanno un impianto di gioco solido e ben rodato. Noi siamo questi qua, orgogliosi ma in perenne affanno e senza un canovaccio ben preciso né alternative da buttare nella mischia.
Impossibile trovare una soluzione adesso, mentre il terzo posto diventa un puntino lontano all’orizzonte.
Rimbocchiamoci le maniche e concludiamo la stagione con la massima dignità. Per tirare le somme e ripartire ancora una volta da zero avremo un’intera estate.
Forse con pochi soldi, spero con le idee molto più chiare.
Buona Pasqua!

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.