Inter – Tottenham 4-1. Staying alive.

Marcatori: 19′ Cassano, 6′ st Palacio, 30′ st Cassano, 6′ pts Adebayor, 5′ sts Alvarez

Inter: Handanovic; Zanetti, Chivu, Juan Jesus, Jonathan (1′ sts Ranocchia); Cambiasso, Kovacic (33′ st Benassi), Gargano; Guarin (25′ st Alvarez), Palacio, Cassano.

Tottenham: Friedel; Walker, Gallas, Vertonghen, Naughton (13′ pts Caulker); Sigurdsson, Dembelè, Livermore (24′ st Lennon), Parker; Defoe (11′ st Holtby), Adebayor.

 

Non c’è niente da fare. Quando credi che non ci sia più spazio per un sussulto, un atto di coraggio, una dimostrazione di dignità e di sacro agonismo, l’Inter sa sempre aspettarti al varco, pronta a sputare sangue per centoventi infiniti minuti, nel tentativo non solo di rimontare un disperato 3-0, ma di farlo pur consapevole di tutti i propri limiti, mentali e fisici, e del fatto  che la priorità non sia certo rimanere in una competizione pronta a svuotarti definitivamente delle poche energie rimaste.

L’Inter se ne sbatte bellamente le palle, Stramaccioni manda in campo l’undici migliore e il Tottenham stavolta dimostra tutti i propri, giganteschi limiti difensivi (Villas Boas ha ancora moltissimo da lavorare sotto questo aspetto) assistendo impotente, colpo dopo colpo, alla clamorosa prestazione dei nerazzurri.
Ai londinesi manca l’uomo migliore, certo, ma anche i padroni di casa patiscono l’assenza di due uomini decisivi come Walter Samuel e Diego Milito. Soltanto un gol dell’inutile Adebayor spezza i sogni di gloria di un’intera tifoseria, senza però cancellare tutto il bello di una serata dal sapore epico, tesa a dimostrare di essere ancora vivi e di lottare con questo allenatore, nel bene e nel male.

La concentrazione in casa Inter è evidente sin dai primi minuti, con un redivivo Jonathan particolarmente combattivo, Zanetti elegantemente a sinistra come se nulla fosse, Cambiasso e Gargano a protezione di un Kovacic perennemente a testa alta, pura personalità.
Dispiace invece vedere Guarin nell’ennesima serata confusionaria, tra testardaggine ed imprecisione: un mancato valore aggiunto, forse decisivo per il risultato finale.
Là davanti invece è giornata di grazia per il duo Palacio-Cassano: si intendono a meraviglia e danno l’impressione di poter essere sistematicamente pericolosi per l’altissima, incosciente difesa degli Spurs.

E’ proprio Fantantonio ad avere la prima, vera occasione del match: 13′, il barese va via benissimo sulla destra ma il suo destro è centrale e Friedel può bloccare.
Identica azione quattro minuti più tardi: Gallas si perde Cassano, prova a recuperare in extremis mentre l’attaccante nerazzurro si lascia cadere invece che tentare la conclusione da buona posizione. Per l’arbitro è tutto regolare, il replay dà ragione al direttore di gara.
E’ soltanto questione di altri due minuti per assistere al vantaggio dell’Inter: Jonathan verticalizza (sì, non è un refuso) per Palacio, che scodella al centro un cross al bacio per la testa del solissimo Cassano. 1-0 e palla al centro.
Al vantaggio replica Sigurdsson un paio di minuti più tardi, ma sulla staffilata dai ventidue metri del centrocampista islandese Handanovic è reattivo quanto basta.

L’Inter tiene bene il campo e l’agghiacciante coppia di centrali degli Spurs va in crisi su ogni lancio in profondità effettuato dai nerazzurri: al 26′ è Palacio ad avere la chance per un incredibile 2-0, il pallonetto è stilisticamente impeccabile ma si stampa sulla traversa a portiere battuto.
Il Tottenham vivacchia sugli episodi, senza costruire occasioni particolarmente pericolose fino al 47′, quando Adebayor si divora il 2-1.
Si va al riposo dopo quarantacinque minuti di pura attenzione e di buon calcio, entrambi assenti ingiustificati nella disastrosa partita d’andata.

Amali

Amali

Stramaccioni non fa cambi, chiede il massimo ai suoi giocatori e lo ottiene: bastano sei minuti nella ripresa per consentire a Cambiasso di mettere Palacio solo davanti a Friedel. L’argentino questa volta è chirurgico, il pallone muore nell’angolino basso alla sinistra di Friedel e il 2-0 scalda i cuori sugli spalti.
Le squadre tirano un pò il fiato, Villas Boas toglie Defoe per Holtby, mentre nell’Inter Alvarez sostituisce un irriconoscibile Guarin.
Ci vuole però quella dea bendata che, finora, aveva riservato soltanto ampi gestacci con entrambe le mani ai nerazzurri, per arrivare al 3-0 che sancisca la rimonta definitiva: è la mezzora della ripresa, calcio di punizione dal limite dopo un fallo su Zanetti.
Sul pallone va il solito Cassano ma il tiro non è un granché: la carambola però premia l’abnegazione dell’Inter, la sfera sbatte prima su Parker, poi su un goffissimo Gallas e rotola in rete a pochi passi da un Friedel immobile.

A Milano la bolgia ora è totale, l’Inter fiuta la grande impresa, c’è odore di leggenda: Stramaccioni toglie un esausto Kovacic (grandissima prestazione la sua) e butta nella mischia Benassi. E una volta superato lo spavento per il gran tiro di Naughton, neutralizzato da un superlativo Handanovic, è Cambiasso ad avere l’opportunità per un 4-0 da tramandare ai posteri. Purtroppo la spia della riserva è accesa già da troppi minuti e il Cuchu sfiora soltanto il palo, strozzando in gola un urlo di gioia liberatorio e condannando le squadre ai supplementari.

Un gesto di puro affetto

Un gesto di puro affetto

L’Inter è stanca, ovviamente, ma anche il Tottenham dà segni di cedimento, più mentale che fisico: i londinesi però, con giocatori atleticamente meno compromessi, sfruttano l’abbrivio del primo tempo supplementare per creare le occasioni più nitide.
Prima Zanetti anticipa Lennon, ormai solo davanti ad Handanovic, poi è proprio il portiere sloveno a superarsi su colpo di testa di Vertonghen; sugli sviluppi della stessa azione è Gallas ad anticipare tutti, ma il pallone sfila a lato di poco. Il gol del Tottenham purtroppo sembra maturo ed è così che Dembelé trova il varco giusto per impegnare severamente Handanovic: la respinta stavolta è corta ed Adebayor, fino a quel momento inesistente, ruba il tempo a tutti e mette dentro il gol-qualificazione.

E’ qui che l’Inter fa capire a tutti che la grande partita fin qui disputata non è stata una mera casualità: energie ne son rimaste poche, ma l’undici nerazzurro riparte subito a testa bassa,  cercando ancora di riaprire il discorso per l’approdo ai quarti di finale.
Palacio impegna per due volte Friedel, sfiorando il 4-1 della speranza, e dopo ben cinque minuti di recupero Bebek fischia la fine del primo extra-time.
Si ritorna in campo con Ranocchia al posto di un applaudito Jonathan, ed è subito Cassano a scaldare i guanti di Friedel con un bolide dalla lunga distanza; cinque minuti più tardi l’orgoglio nerazzurro viene premiato dal colpo di testa di Alvarez, puntualissimo sul cross dalla sinistra proprio di Cassano. Il portiere del Tottenham non è impeccabile, ma chissenefrega.
L’Inter prova a dare il tutto per tutto, saltano gli schemi, Handanovic sale in attacco sui corner, ma il quinto gol purtroppo resta soltanto un sogno: l’occasione giusta capita a Ranocchia, ma il difensore umbro colpisce male.

Finisce quindi agli ottavi di finale l’avventura dell’Inter in Europa League, ma comincia forse una seconda giovinezza per i ragazzi di Stramaccioni: aver sfiorato un’impresa che neppure i più ottimisti avrebbero potuto preventivare non dà particolari certezze nell’immediato futuro, ma certifica che il gruppo segue l’allenatore, in barba a spaccature, crisi isteriche, talpe, infortuni e stanchezza. E’ un 4-1 tutto cuore, certo, ma dove finalmente senatori e giovani hanno cantato in coro e portato la croce, dove i gregari hanno svolto il loro compito al 110%, dove tutti hanno remato nella stessa direzione fin dal primo minuto e si è finalmente tornati a giocare a calcio.
Una sorta di seduta psicanalitica sul campo, una speranza in più per un finale di stagione dignitoso in attesa delle decisioni del presidente.
Una cosa credo però di poterla scrivere: sarebbe un peccato non concedere a un allenatore che, dopo tutti i recenti disastri, ha saputo dimostrare di avere ben salde in mano le redini di una squadra che ha preso un sacco di colpi, spesso quasi fatali, ma ancora una volta è riuscita a rialzarsi. E qualche merito deve averlo pure lui.
Ha sbagliato e sbaglierà ancora, così come hanno sbagliato tante altre figure in società: ma perché buttare via il bambino con l’acqua sporca?

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.