Tu chiamale, se vuoi, transizioni

Se qualcuno avesse ancora avuto dubbi sul significato di “stagione di transizione”, Catania-Inter avrebbe fatto proprio al caso suo: il primo e il secondo tempo della partita giocata al Massimino esemplificano al meglio i problemi, gli errori, le virtù e i punti forti di questa Inter in perpetuo divenire, dove gli uomini sono sempre contati e dove gli incubi, stavolta, si trasformano in un’epica vittoria di manciniana memoria.
Tutto questo per dire che arrivati al mese di marzo mi sembra davvero superfluo ricamare ulteriormente sugli sbagli commessi dalla società, sul mancato arrivo di questo o di quello, sull’impiego di Rocchi e la sua condizione fisica da reparto di geriatria, sulla lentezza esasperata di Alvarez che gioca un primo tempo di merda ma poi la mette di testa e dà il via ad una rimonta che, senza il suo gol, non sarebbe stata tale e che tra bestemmie, insulti e fischi cerca comunque di dare il suo contributo in una squadra dove raramente i meccanismi sono oliati a dovere.

Mi fa quindi molto ridere leggere in giro commenti esasperati da quel dannato pelato schierato titolare al posto di un Palacio che, in pochi minuti, ti risolve la partita: mi fa ridere perché in stagioni come queste vale davvero tutto, e il tiro al bersaglio è cosa fin troppo semplice.
Quando Schelotto, quando Rocchi, quando Stramaccioni con le sue cervellotiche formazioni iniziali, ce n’è per tutti. E attenzione, perché qualcuno sta tentando di montare un bel caso Kovacic: il giovanotto stellare messo già da parte dal tecnico nerazzurro.
Poco conta provare a pensare che si cerchi di gestirlo al meglio, di non esporlo troppo; poco conta che, qualora giocasse titolare e fallisse un paio di match, la stessa stampa che ne critica l’esclusione scriverebbe papelli su quest’Inter che rovina i giovani virgulti esponendoli al pubblico ludibrio.

Ho la sensazione che questo giochino perverso del “siamo nella merda”, in una stagione dove sapevamo benissimo che le difficoltà avrebbero presto sormontato le gioie del girone d’andata (poche ma buone), contamini troppa gente e senza alcun motivo.
Prendiamo le critiche sull’undici iniziale di Catania: non sono certo un fan di Rocchi, ma perché detestarne la presenza in campo a prescindere? Non ha toccato un pallone, certo, ma l’Inter dei primi 45 minuti era davvero in grado di garantirgli almeno un’occasione da rete? E’ colpa dell’ex laziale e dei suoi movimenti sbagliati? Io invece ho visto un centrocampo in tremendo affanno (nonostante il Catania avesse fin lì giocato una partita tutt’altro che trascendentale, aiutato dai clamorosi errori individuali dei nostri difensori), incapace di contenere e di costruire. La fase offensiva non è praticamente esistita.

"A Cassano je devo menà più spesso"

“A Cassano je devo menà più spesso”

Poi chiaramente Stramaccioni fa mea culpa, toglie i soprammobili, inserisce Palacio e Stankovic e la musica cambia. Ma la musica cambia perché il centrocampo si comporta in modo completamente diverso, aggredisce e non si fa aggredire, e il Catania, dopo l’occasione divorata da Bergessio grazie ad un superlativo Handanovic, sparisce letteralmente dal campo.
Restano il contributo delle fasce, con Pereira finalmente decente al cross e Schelotto ancora in crescita (anche lui era già una merda, ma da due partite a oggi è tra i pochi a correre, a giocare la palla e a dare intensità all’azione), le buone trame offensive, grazie anche al sapiente utilizzo di Cambiasso, che nelle condizioni ideali (cioè quando non è spompato) dimostra tutta la sua classe ed intelligenza tattica, soprattutto negli inserimenti.

Il succo dell’intera vicenda quindi qual è? Beh, che in stagioni come questa, nate male e caratterizzate anche da una discreta dose di sfiga cosmica mista a problemi prevedibili (la cessione di Livaja grida ancora vendetta, quella sì), vittorie clamorose come quella di domenica, arrivate dopo un tragico filotto di sconfitte esterne in un campo peraltro da sempre inviso ai colori nerazzurri, recuperando due reti e conquistando i tre punti all’ultimo istante, andrebbero salutate con un pò più di sano entusiasmo, consapevoli sì di non aver fatto ancora nulla, ma anche di esser lì, a lottare, vivi in ogni competizione nonostante tutti e tutto.

Lasciare un attimo da parte i “l’avevo detto io” e i “cosa cazzo ci fa lui in campo” per prendere il risultato finale così com’è: l’Inter ha vinto. E quando l’Inter vince, io godo. Anche con Rocchi titolare. E in culo alle talpe (a proposito, ottima la gestione del caso Cassano, me ne compiaccio).

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.