Inter – Chievo 3-1

Marcatori: 2′ Cassano, 21′ Rigoni, 26′ Ranocchia, 5′ st Milito

Inter: Handanovic; Zanetti, Ranocchia, Juan Jesus, Nagatomo; Cambiasso (31′ st Stankovic), Kuzmanovic (39′ st Schelotto), Gargano; Palacio, Milito (20′ st Alvarez), Cassano.

Chievo Verona: Puggioni; Seymour (25′ st Luciano), Andreolli, Dainelli, Acerbi, Jokic; Cofie (19′ st Spyropoulos), Rigoni, Hetemaj; Paloschi (31′ st Pellissier), Thereau.

Doveva essere la partita del nuovo corso, dei nuovi giocatori, del nuovo modulo, la partita per ricominciare a immaginarci da grandi. E così è stato in un certo senso, da grandi vorremo essere una squadra con un centravanti, uno capace di far salire la squadra, di muoversi negli spazi e di segnare quando gli arriva il pallone buono. Uno come Diego Milito, il Principe.

Stramaccioni per restituirci l’Inter che vogliamo cambia modulo e torna al 433: Kuzmanovic è il giocatore da mettere davanti alla difesa in grado anche di far ripartire l’azione e Milito l’attaccante completo capace di giocare per la squadra e di finalizzare l’azione. Nel nuovo centrocampo Gargano e Cambiasso possono mettere in mostra le loro doti migliori, l’uruguaiano la grande corsa e la predisposizione al sacrificio per mantenere l’equilibrio difensivo, l’argentino la grande sapienza tattica e tecnica.

C’è poi Cassano, libero di inventare e di farsi ispirare dai movimenti di Nagatomo, di Cambiasso e dei compagni di reparto Milito e Palacio, più possibilità di scelte che ne esaltano il talento e il piede sapiente. Fantantonio, ancora amareggiato dalle parole di luca serafini, porta subito l’Inter in vantaggio con la preziosa collaborazione di Puggioni al 2° minuto con un bel tiro al volo sullo sviluppo di un calcio d’angolo.

La partita col Torino insegna che in campo bisogna avere sempre la massima attenzione anche se la gara sembra essere indirizzata sulla giusta strada, infatti per ben 2 volte nel giro di 10 minuti i nerazzurri si dimenticano un uomo solo nell’area piccola: prima Acerbi li grazia, poi Rigoni li punisce e pareggia al 21°.

Pareggio meritato a dir la verità per la gran pressione dei gialloblu e la gran confusione dei nostri, soprattutto i tre centrocampisti disorientati dalla grande corsa e il continuo movimento dei diretti avversari e i tre attaccanti poco propensi a rientrare dietro la linea della palla.

L’occasione in contropiede di Cambiasso e l’imperioso gol di Ranocchia di testa su calcio d’angolo al 26° pongono fine a 20 minuti di predominio gialloblu e permettono alla squadra di risistemarsi in modo più prudente e attento e di non concedere più nulla al Chievo praticamente fino alla fine della partita. Il primo tempo termina con due occasioni per il generoso Gargano: in contropiede tira su Puggioni e su punizione colpisce il palo. Gargano che tira le punizioni: il simbolo della confusione che regna nella squadra.

Ranocchia: Il gol? Per il grande amico Stankovic. #èCrisiInter

Ranocchia: Il gol? Per il grande amico Stankovic. #èCrisiInter

La ripresa inizia e dopo 5° minuti Milito chiude la partita su assist di Cambiasso, il Chievo non riesce più a essere pericoloso ed è l’Inter che in contropiede costruisce 6-7 palle gol che potrebbero rendere il passivo ancora più pesante: bravo Puggioni a bloccare su Palacio, Nagatomo, Alvarez e Cassano.

Sul finire tutti gli occhi sono per il geniale colpo di tacco di Alvarez che libera Nagatomo in mezzo all’area e per il rientro di Stankovic alla prima presenza stagionale.

Una rondine non fa primavera e servirà più attenzione per evitare certi errori: oltre alle amnesie che hanno poi portato al gol di Rigoni, Kuzmanovic ha perso un paio di palloni davanti alla difesa channo ricordato l’ingenuità di Guarin contro il Torino, il risultato finale per fortuna è stato diverso. Da apprezzare sicuramente la continuità con cui si è arrivati alla conclusione nel secondo tempo e una manovra che ha saputo essere più fluida del solito. Milito ha dimostrato quanto sia necessaria una prima punta capace di muoversi in profondità e di non perdersi in mezzo all’area di rigore, più di tanti discorsi tattici fatti in precedenza (io per primo). Ora a Firenze per confermare che quello di stasera è stato un nuovo inizio.

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Organizza eventi per gli amici Bauscia da quando ha smesso con il calcio giocato, perché dicono si debba correre. Dicono. Ama l'Inter come ama l'Inter.