L’ultima maglia

Ci stavo pensando da un po’ e non lo avevo fatto quasi per scaramanzia, ma dopo quel che è successo domenica a Siena ho deciso di comprare una maglia dell’Inter, l’ultima. Originale si intende che noi non siamo mica dei barboni.
Embè, sticazzi. Direte voi. Che cosa c’è di speciale nel comprare una maglia dell’Inter? Poi che c’azzecca la scaramanzia?
Ecco…

Nelle ultime due stagioni ho comprato tre maglie. A parte quella con il numero 3 sulla schiena e la scritta Giacinto, ciascuna delle altre porta il nome di un eroe del Triplete che puntualmente se ne è andato, volente o nolente, nella stagione successiva.

SamuLa prima è stata quella di Samuel Eto’o, vero grande leader di quella squadra magnifica e immortale, purtroppo solo nella memoria. Samuel Eto’o che ci ha insegnato a vincere là dove non ne eravamo più capaci, Samuel Eto’o che porta la croce andando avanti e indietro sulla fascia. Samuel Eto’o di cui ho un’immagine emblematica. Lo ricordo seduto davanti ai cartelloni della Uefa Champions League, dopo la premiazione. Esausto e rimasto solo a godersi il momento in quella sera del 22 maggio 2010.
Il suo nome campeggia sulla “diversamente elegante” maglia away del 2010/11, quella con il biscione per intenderci, che riposa il sonno dei giusti nel mio armadio. Se ne sta lì un po’ offesa ricordando gli insulti ricevuti all’epoca da noi ingrati, che ancora non sapevamo che quest’anno ci sarebbe toccata la maglia rossa.

WesLa seconda è quella di Wesley Snejider. Anche il suo nome è su una maglia “away”. Forse è questa definizione che porta jella… Quella di Wes è quella dello scorso anno, meravigliosa ed evocativa di una storia lontana il cui eco risuona, o quantomeno dovrebbe farlo, ancora nel presente. Su Wes si è già detto fin troppo, nel bene  e nel male, non mi voglio dilungare, ma per me lui rappresenta l’ingranaggio perfetto. Quello che posizionato all’interno di una buona macchina la rende eccezionale.
Quando il motore di quella macchina ha iniziato a perdere i pezzi lui da solo non è più riuscito a farlo funzionare. C’è chi ha detto che per questo non si può chiamarlo un campione, c’è chi ha detto che non era abbastanza forte. Non mi interessa molto, ma credo che non dimenticherò mai il suo esordio nel derby appena sceso dall’aereo. Come non dimenticherò i suoi perfetti lanci in verticale. Partivano veloci, improvvisi, con tempismo perfetto per lo scatto degli attaccanti e illuminavano le azioni come un lampo nella notte. Questo per non parlare del momento in cui tutto è cambiato, quella notte di Kiev in cui si è avventato su un pallone che sembrava proprio non voler entrare, mandandolo in fondo alla rete con tutta la forza della convinzione. Senza di lui non ci sarebbe stato Triplete.

 

L’ultima maglia, per me, non può che essere quella di Milito che si quei tre titoli ci ha messo la firma indelebile, l’uomo di tutte le finali. Mi trema la mano e faccio fatica a scrivere di lui, incarna tutto quello che mi piace in un attaccante: spirito di sacrificio per la squadra, intelligenza nei movimenti, la capacità di segnare i goal risolutivi e l’umiltà di chi è conscio della propria forza e non ha bisogno di metterla in mostra. So che c’è chi non gli ha mai perdonato le dichiarazioni di Madrid, curiosamente sono gli stessi che si dimenticano il contenuto di tutte quelle di Moratti da quel momento fino ad oggi. Beh per me quelle parole non valgono nulla, per lui parlano i numeri e i goal, che ci dicono una cosa molto semplice: quando Milito c’è l’Inter va, quando non c’è l’Inter si ferma. Nel 2012 solo grazie alle sue 24 reti stagionali l’Inter è riuscita a mantenersi a galla in un’annata disastrosa. Anche quest’anno, come hanno ricordato in tanti, siamo andati in difficoltà nel momento in cui Milito è uscito di scena.

Ora c’è addirittura chi vocifera che la sua prolungata assenza abbia le stesse cause di quella di Snejider prima di lui. Non so se sia così, ma sono pronto a scommettere che se ci dovessimo trovare nuovamente in quella situazione verranno fuori di nuovo dalla melma quelli che gli rinfacceranno le suddette dichiarazioni o il periodo di scarsa forma nel 2011 o che mangia troppo asado o che sta troppo su facebook e troppo poco su twitter o che sia troppo serio oppure che non si fa la cresta.

Non mi interessa, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma io mi vado a comprare la sua maglia e sarà il mio ultimo acquisto destinato a rifocillare le aride casse dell’Inter, temo per parecchio tempo.

L’ultimo tributo a una grande squadra che inevitabilmente doveva concludere il suo ciclo. L’ultimo obolo a una società che si è dimostrata totalmente incapace di sfruttare le vittorie ottenute per rinnovarsi e restare grande. L’Inter del Triplete non c’è più e lo sappiamo da un pezzo ormai, ma non è scomparsa per i sopraggiunti limiti di età dei suoi protagonisti, è scomparsa come IDEA insieme alla voglia e alle ambizioni di Moratti. Soddisfatta la sua ossessione di eguagliare l’illustre genitore, l’Inter è stata messa da parte come un vecchio giocattolo che non piace più. Fatta a pezzi perché è pure un po’ ingombrante e intera nello sgabuzzino non ci sta.

Può sembrare che io scriva queste cose in preda allo sconforto del momento e in effetti c’è ben poco da stare allegri, ma io tifo Inter e per quanto non ci conti più molto, spero sinceramente che chi veste ora i nostri colori e chi allena questa squadra arruffata e male assortita dalla dirigenza, possa svegliarsi e riscattare questo periodo buio.

Il fatto è che sono stanco. Ho visto i nostri campioni andarsene uno dopo l’altro e questo ci può stare, fa parte del calcio, ma sono andati via male. Sbattendo la porta oppure cacciati in malo modo, con una valigia di soldi in una mano e un vaffanculo nell’altra. Queste sono cose difficili da accettare per uno come me, che vive il calcio come una storia da raccontare, troppo brutte. Brutte specialmente per chi va in giro dicendo di essere diverso, migliore rispetto a tutto il resto di questo mondo.

Ecco perché questa è la mia ultima maglia, l’epilogo.

Nell’attesa, nella speranza, di non dover attendere troppo tempo per poter aprire un nuovo libro e poter iniziare a leggere e raccontare una nuova meravigliosa storia.

Andiamo, Principe. L’ultimo, per favore, spenga le luci.

Principe

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.