Siena – Inter 3-1

Marcatori: 21′ Emeghara, 22′ Cassano, 25′ Sestu, 11′ st Rosina rig.

Siena
: Pegolo; Belmonte, Paci, Felipe; Angelo, Vergassola, Della Rocca, Rubin; Rosina (24′ st Valiani),Sestu (33′ st Bolzoni); Emeghara (37′ st Bogdani).

Inter: Handanovic; Ranocchia, Chivu, Juan Jesus; Schelotto (1′ st Kovacic), Kuzmanovic, Zanetti, Nagatomo; Guarin (40′ st Gargano); Cassano (28′ st Rocchi), Palacio.

Il primo pensiero è stato quello di non scrivere nulla, in questi casi il risultato finale dice tutto e rispecchia l’andamento della partita: da una parte il Siena cattivo e ordinato che sapeva benissimo come giocare, dall’altra l’Inter molle e confusa che ha perso la propria idea di gioco cinico e poco spettacolare che aveva portato i migliori risultati della stagione.

Stramaccioni negli ultimi tempi sembra non avere le idee chiare, al netto di un periodo sfortunato dal punto di vista degli infortuni, abbiamo visto correzione del modulo per un’errata impostazione iniziale: con il Siena ha avuto bisogno di tutto il primo tempo per porre rimedio allo scempio perpetuato sulla nostra fascia destra; senza sostituire subito Schelotto, l’allenatore poteva passare a un 4-4-2 più equilibrato dopo il pareggio di Cassano visto che per caratteristiche alcuni difensori possono interpretare più ruoli.

Il mister  non può però inventarsi una prima punta se Milito è infortunato e Rocchi non ancora pronto per partire dal primo minuto e deve schierare Kuzmanovic e Schelotto dall’inizio per evitare lo strazio di un centrocampo Zanetti-Gargano o di vedere i tanto criticati Pereira e Jonathan.

Roma, Torino e Siena ci hanno messo in grande difficoltà con la velocità dei loro attaccanti: Lamela, Cerci, Meggiorini, Sestu e Emeghara sono sembrati per una partita novelli Cristiano Ronaldo per poi tornare a essere in quella successiva giocatori normali. E’ solo un problema tattico di distanze tra i reparti o c’è anche un problema fisico?

All’andata la sconfitta con il Siena fu la scintilla che portò al cambio di modulo e al nostro periodo migliore, mi auguro che questa nuova sconfitta porti a una nuova profonda riflessione su quanto fatto e da fare, il mio auspicio è che si riparta dalle fondamenta, dalle cose più semplici come “primo non prenderle” per ritrovare un minimo di continuità e di morale.

La società invece deve difendere, supportare e difendere l’allenatore in questo momento, quando tutto sembra andar male non serve rassegnarsi o imboccare la strada più facile del trovare un solo colpevole usata più volte in passato. Abbiamo bisogno di un nuovo corso, di programmazione e di obiettivi a medio termine, l’ossessione per il terzo posto in questa fase di completo rinnovamento della squadra rischia di ritorcersi contro come un boomerang.

Sguardo basso e rassegnazione, così non va

Sguardo basso e rassegnazione, così non va

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