Una vita da contrista

Uno dei motivi per cui si può tranquillamente fare a meno di leggere i giornali è anche che, ormai, appena qualcuno la spara più grossa del solito l’eco si diffonde forte sul web e la chicca non può sfuggire. E’ il caso, per esempio, di Riccardo Signori, firma della redazione sportiva de Il Giornale. Una redazione dalla quale è passata recentemente gente come Franco Ordine e Tony Damascelli eh, mica robetta.

Bene: non si sa come nè perchè, il buon Riccardo sembra avercela un po’ su con l’Inter. Poco male, si dirà: si può mica stare simpatici a tutti. Certo che no. Non fosse che il rancore che trasuda dagli scritti del Signori (non fate caso al tono di questo post: voi ancora non lo sapete, ma è un italiano raffinato. Capirete presto) è andato improvvisamente ad eccedere quello che è il normale esprimere un’opinione ed ha finito, come dicevamo prima, col fare il giro del web.

[…]Marco Benassi che, quando il capitano nerazzurro venne in Italia, non aveva ancora compiuto un anno essendo nato il 5 maggio (data non proprio fausta per gli interisti) 1994. Però Benassi può andare oltre alla scarsa buona fortuna della data. Sarà da scoprire, perché ieri sera ha fatto intendere che se questa è next generation non c’è da pensare in grande: ottimo contrista, ma poco più. Magari un po’ intimidito, d’accordo. Ma non meglio di un Mariga e non è il Marrone che gioca nella Juve.[…]

Ora, a parte il fatto che Benassi non è nato il 5 maggio ma l’8 settembre (ma si sa: ai giornalisti se togli la pagina italiana di Wikipedia togli tutto), ma…Mariga? Marrone? E soprattutto: “ottimo CONTRISTA“? Non basta: il giorno dopo il buon Riccardo decide addirittura di rincarare la dose.

[…]non sa­rà certo l’inserimento di Benas­si, bravino come contrista e nien­te più, a rianimare un centrocam­po anonimo. Ci fosse ancora Bol­zoni (23 anni, oggi al Siena) ne fa­rebbero il playmaker del secolo[…]

Mariga, Marrone e ora Bolzoni. Rispettivamente 7, 4 e 5 anni più grandi di Benassi. Ma soprattutto, ancora lui: il contrista. La curiosità e la voglia di sapere bruciano dentro e, quando grazie a un nostro follower su twitter scopriamo che Signori ha anche un account sul social network, rompiamo gli indugi e chiediamo direttamente a lui. La risposta arriva puntuale.

Ohibò. Un italiano monco di raffinatezze. Stai a vedere che avevamo davanti il nuovo Brera e non ce ne siamo mai accorti. E noi, poveri ignoranti, miseramente convinti che contrista fosse al massimo la terza persona singolare dell’arcaico verbo “contristare“: travagliare, perturbare, dar malinconia. Un po’ come certi articoli su certi giornali, insomma. E invece no, ci spiega il buon Riccardo: trattasi di forma del verbo “contrastare” (??), che apprendiamo quindi -evidentemente- rientrare nell’elenco dei verbi irregolari della prima coniug…ah, no.

Sorge il sospetto che il punto non sia tanto la valutazione sul giovane Benassi, che merita di essere lasciato fuori da questo scempio. Ma se a Riccardo Signori fa così piacere, allora andiamo a leggere il suo articolo pubblicato domenica scorsa e gli facciamo notare, con la stessa simpatia, tutto quello che ci convince poco. O per niente.

Il Don Rodrigo di Stramaccioni, che solo casualmente fa rima con Manzoni [sorvoliamo sull’improbabile parallelo manzoniano, per carità], ha spiegato che il calcio è tecnica, bravura, gioco da killer con il piede raffinato.
E l’Inter è tornata a vincere dopo un mese e una serie di papere calcistiche [wow…equilibrato]. Rodrigo Palacio ieri ha scaldato i cuori della sua gente, ma soprattutto ha ricamato il calcio che piace, con la disinvolta angheria di un Don Rodrigo. Non segnava da novembre, si è rifatto con gli interessi: un gol e assist-gol [ci sono anche gli assist-fuori, gli assist-parate e gli assist-palo, com’è noto]. All’Inter sono pochi a tenergli dietro […eh?], il calcio nerazzurro è un mix di potenzialità ma anche di scarsa qualità. Stavolta contava vincere. Vabbè! [vabbè: trattasi di espressione propria di un italiano raffinato] Per una buona mezzora [senza apostrofo: raffinatezze, non potete capire] qualcuno avrà pensato che la bontà tecnica della partita [colpa nostra che non ci arriviamo, sicuramente] stava [era?] in tribuna: Sneijder, in romantico revival nerazzurro e in attesa di alternative al Galatasaray, e [la e dopo la virgola possiamo permettercela solo noi, che conosciamo un italiano monco di raffinatezze] Verratti venuto da Parigi per godersi la sua ex squadra. In realtà il campo metteva in imbarazzo il pedigrèe [carino questo accento su pedigree. Chissà in che lingua si usa] dell’Inter e anche le convinzioni di Stramax [Signori, sei rimasto solo tu al mondo a chiamarlo così: anche basta, dai] («Siamo grandi») e diceva che il Pescara è una compagnia di valorosi volontari dell’arte pallonara: gran correre, discreta qualità, un po’ di confusione da centrocampo in su e due colossi alla moviola (Terlizzi e Capuano) in mezzo all’area. L’Inter ha messo un po’ [“ci ha messo un po’” è così barbaro, suvvia] a capire dove poteva andare a far male, ma quando Cassano e Palacio hanno innestato [buona ma tirata per i capelli, eh…] il loro giocare di scuola e classe superiore, tutto è stato più chiaro per la gente nerazzurra. Ed [ancora: queste son cose da Bauscia Cafè, mica da testate raffinate] anche l’infreddolita, e scarsa (3892 paganti), truppa delle tribune ha tirato qualche sospiro di sollievo.
Si dirà Inter in emergenza [sì, anche con la punteggiatura magari]: troppi convalescenti ed infortunati, il centrocampo affidato a Zanetti playmaker (avete letto bene) e a Marco Benassi che, quando il capitano nerazzurro venne in Italia, non aveva ancora compiuto un anno essendo nato il 5 maggio (data non proprio fausta per gli interisti) [cosa non si fa per una battuta, eh?] 1994. Però Benassi può andare oltre alla scarsa buona fortuna [andare oltre a qualcosa? Sarà raffinato..] della data. Sarà da scoprire, perché ieri sera ha fatto intendere che se questa è next generation non c’è da pensare in grande: ottimo contrista [magari Benassi è bravissimo a immalinconire…], ma poco più. Magari un po’ intimidito, d’accordo. Ma non meglio di un Mariga e non è il Marrone che gioca nella Juve [ci mancherebbe]. Probabilmente il problema stava [era?] più nell’Inter che nelle qualità del ragazzino. Infatti la Nerazzurra [raffinatezza a grappoli qui, eh] è stata squadra di rango solo quando la palla è finita nei piedi dei suoi uomini di qualità. Azioni in verticale ad infilare gli spazi e Palacio in agguato. La prima volta, dopo sei minuti, gli è andata male di un niente. Alla seconda [?] è toccato a Cassano buttar via l’occasione calciando una palletta. Alla terza [??] tutto è filato liscio. Palla in verticale, Cassano smarca l’argentino: finta, aggiramento e tiro come un ricamo.
Ecco questo è calcio. Il resto un arruffato affannarsi [siamo all’allitterazione: raffinatezza a strafottere, proprio] con Jonathan e Pereira a correre sulle fasce. Ma se il brasiliano pareva il solito calciatore per caso, che ha provato perfino il tiro gol nel secondo tempo, l’uruguaiano si è sfiancato: sbagliando tanto e provando altrettanto. Ma questa è l’Inter e tanto deve bastare per vincere le partite. Il Pescara è stato un buon corista [ci sfugge la metafora, limite nostro], magari più armonico nel modo di giocare, ma ha provato il primo tiro dopo 40 minuti (Colucci) e poi non ci ha più riprovato. Difficile impensierire così la non irresistibile difesa nerazzurra senza titolari. Certo, quella pescarese è anche peggio. E Palacio ci ha messo niente, ad inizio ripresa, a giocarsi tutti con la sua seta [tanta roba ragazzi, tanta roba] e un dribbling secco per servire facile facile, [la virgola avanzava da prima?] Guarin e il secondo gol interista. Udite, udite, [Annunciaziò, Annunciaziò: tu, Marì, Marì… (cit)] azione nata da Jonathan che ha giocato la sua miglior partita e qui stanno eccezionalità della storia e fine della partita, che ha visto Cassano salutare con volto scuro. Forse gli manca il gol.

Con tutta la simpatia del mondo: ma veramente stiamo parlando di un italiano raffinato? Sarà. Prendiamo appunti, seppur fermamente intenzionati a perseverare nel nostro italiano monco di raffinatezze. Prendiamo appunti e continuiamo a interrogarci sul significato di quel “contrista”. Ma sono in tanti ad aver manifestato dei dubbi e la cosa, francamente, ci fa sentire un po’ meno ignoranti.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.