Buoni propositi

La prima Inter del 2013 ricalca più o meno il percorso in cui molti di noi incappano a cavallo tra il 31 dicembre e il primo giorno del nuovo anno: a San Silvestro si fanno promesse assurde durante il brindisi, si stimano i chili di troppo da perdere nel più breve tempo possibile, giuriamo a noi stessi di cambiare calzini e mutande almeno una volta a settimana, assicuriamo alla fidanzata o alla moglie che non guarderemo mai un culo femminile che non sia il suo durante la passeggiata pomeridiana del sabato, salvo poi contraddirci alla prima occasione utile. Con tutte le conseguenze del caso.

Ecco, quanto visto al Friuli, campo non certo foriero di risultati positivi per i nostri colori (anche se Stramaccioni strappò un 1-3 lo scorso anno che lasciava buoni presagi per il lunch-match di domenica, puntualmente andati a meretrici…), è lo stesso “vorrei ma non posso o non ci riesco” dei buontemponi di San Silvestro.

Non è bastato il riposo prolungato, non sono bastati 60 minuti accettabili che avevano ben controllato il dinamismo e la freschezza degli uomini di Guidolin, pericolosi soltanto con la bordata da fermo di Di Natale, opportunamente fermata dalla traversa.

Perché succede che Jonathan decide di suggellare il suo probabile (auspicabile?) addio con un errore atroce da due metri a porta spalancata, Palacio prima si fa stoppare da Brkic e poi scivola sul dischetto sprecando una buonissima occasione per il vantaggio e l’Udinese ti castiga col bomberino tascabile, che sfrutta al meglio l’errato posizionamento della retroguardia nerazzurra (Cambiasso in difficoltà ma poco protetto nella linea a 4) e fa centro. L’espulsione di Juan Jesus pochi minuti dopo è la resa dei conti definitiva ed il risultato finale è una punizione sì eccessiva per quanto visto in campo, ma difficilmente contestabile: fatico ad aggrapparmi all’episodio del presunto rigore su Palacio nel primo tempo, un’azione confusa ed un contatto che, dopo dozzine di replay, ancora non riesco a giudicare con certezza. Posso però dire che un attaccante, in un’occasione del genere, forse avrebbe potuto sopravvivere all’impatto col difensore e che ad altre squadre rigori di questo tipo vengono concessi senza troppi dubbi. Noi invece ce ne torniamo a casa con le pive nel sacco ed un’ammonizione per simulazione, con i problemi di sempre là in mezzo, un attacco che più sterile non si può e l’assenza pressoché totale di ricambi. E con i buoni propositi della vigilia prontamente soffocati sul nascere da un perentorio 3-0 che, nella sua esagerazione, non ammette repliche.

Le critiche a Stramaccioni possono essere comprensibili ma rischiano di suonare sterili e fini a sé stesse, mentre quel Jonathan titolare la dice lunghissima sulle reali necessità di questa rosa: sarebbe altresì importante comprendere come, in un mercato di riparazione come quello di gennaio, un’operazione come quella di Rocchi, utile per rattoppare il reparto e dare fiato ad un Milito sempre più spesso acciaccato, possa avere un senso, considerando anche l’intenzione da parte della società di investire la poca liquidità disponibile su di un centrocampista che possa fare la differenza e colmare una lacuna ormai ancestrale, attendendo le decisioni sul destino dei vari Sneijder, Coutinho, Alvarez e Silvestre. Oltre a quella sul terzino dal culo più basso del mondo.

Lo stesso mister in conferenza stampa ha dichiarato, in tutta onestà, che non ci sarà spazio per nomi altisonanti e che sarà un mercato pratico ed a basso costo: le situazioni importanti non possono concretizzarsi a gennaio, ci vorrà ancora pazienza e un po’ di fiducia, quella che sembra mancare in tanti, troppi tifosi, pessimisti di fronte a quella che, a tutti gli effetti, è invece un’ovvietà.

Sei sconfitte in diciannove gare non sono certo viatico ideale per la conquista di un posto in Champions, ma l’ultima giornata ha evidenziato che non siamo certo soli nelle difficoltà: personalmente ritengo che, anche in un’ottica di mercato low-cost, la discriminante sia quella di migliorare il livello della rosa evitando accuratamente i doppioni e garantendo al tecnico qualche alternativa in più, giocatori pronti ed utili alla causa da subito. Un maggiore equilibrio e la possibilità di effettuare rotazioni che non snaturino troppo la struttura tattica della squadra e consentano ai senatori di rifiatare più spesso potrebbero bastare per ritrovare continuità di risultati e tornare nell’Europa che conta, in attesa dei nuovi sviluppi sul progetto-stadio e gli eventuali, auspicabili investimenti da effettuare in estate.

C’è un intero girone di ritorno da giocare e la convinzione che parte di quei buoni propositi possano ancora avere motivo di esistere: preferisco esultare per le vittorie dell’Inter piuttosto che per le sconfitte altrui, ed è un’abitudine che gradirei ritrovare al più presto.

E comunque Icardi uno di noi.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.