Inter – Genoa 1-1

Marcatori: 31′ st Immobile, 40′ st Cambiasso

 Inter: 1 Handanovic; 23 Ranocchia, 25 Samuel, 40 Juan Jesus (1′ st Chivu); 4 Zanetti, 21 Gargano (33′ st Livaja), 19 Cambiasso, 11 Alvarez (30′ pt Pereira); 99 Cassano, 8 Palacio, 22 Milito.
Genoa: 1 Frey; 31 Sampirisi, 21 Canini, 5 Granqvist, 13 Antonelli; 28 Tozser; 7 Rossi (27′ pt Piscitella), 33 Kucka, 91 Bertolacci (22′ st Anselmo), 8 Vargas; 17 Immobile.

E’ un’Inter d’emergenza quella che si presenta al Meazza per l’ultima partita ufficiale di un 2012 caratterizzato da continui alti e bassi: Stramaccioni deve fare i conti con gli atteggiamenti aggressivi di Guarin e con un’infermeria tutt’altro che vuota, mentre Del Neri è costretto a rinunciare a Borriello e si ritrova uno spogliatoio di difficile gestione. Tridente puro per i nerazzurri, con Alvarez libero di variare posizione dietro Milito, Cassano e Palacio, nel tentativo di sorprendere da subito la non transcendentale retroguardia genoana e sbloccare il match prima che sia troppo tardi: arriva al 9′ la prima occasione dell’incontro, con Cassano che libera Palacio davanti a Frey con un lancio al bacio. La Trenza però pecca nel controllo e consente a Frey il recupero in extremis.

Il Genoa difende compatto, con un impeccabile e bloccatissimo Catenaccio® che crea una sorta di muraglia umana davanti al sovrappeso Frey; l’Inter dal canto fatica come sempre a verticalizzare, e si affida ad uno sterile possesso di palla ed a ritmi troppo lenti per mettere in difficoltà Granqvist e compagni. E’ quindi Immobile a farsi vedere al 28′ dalle parti di Handanovic con un fendente dai venti metri che il portierone sloveno disinnesca con un ottimo intervento; due minuti più tardi infortunio per Alvarez (ingenerosi ed inutili i fischi per lui) sostituito da Alvaro Pereira. Non succede più niente fino al fischio di Gervasoni, per un primo tempo avaro di gioco e di emozioni.

Trenza spuntata

Nella ripresa si rivede Chivu, schierato al posto di Juan Jesus per dare all’Inter una chance in più in fase di costruzione: i nerazzurri sembrano effettivamente più pimpanti e sciupano così due grosse occasioni nel giro di cinque minuti. Prima Milito serve in verticale Palacio che, solo davanti a Frey, spara clamorosamente sopra la traversa, poi sono ancora la Trenza e Milito a non trovare il gol del vantaggio su un azione offensiva tambureggiante. Il Genoa non sta a guardare, e con Rossi obbliga al 53′ Handanovic ad una coraggiosa ed efficace uscita acrobatica; l’Inter continua però a stentare molto sul piano della manovra ed è così che al 76′, da una palla persa da Gargano, Immobile si invola verso Handanovic, ingaggia l’uno contro uno con Ranocchia, lo salta abilmente e deposita con un tocco di punta stile calcetto alle spalle del numero uno nerazzurro. La beffa è servita.

Stramaccioni decide allora di giocarsi la carta di Livaja, dentro al 78′ al posto di uno stremato Gargano: serve però una giocata piuttosto casuale di Cassano per consentire a Cambiasso di racciuffare il pareggio. Il barese scodella a centro area un pallone sul quale si avventa il Cuchu che, di testa, infila Frey mentre la difesa genoana si prodiga in una perfetta imitazione delle belle statuine. C’è odore di rimonta, ma l’Inter non ha la compattezza né il fiato per tenere il campo in modo convincente, e sulle ripartenze ospiti rischia costantemente l’imbarcata: è ancora Palacio a fallire una buona possibilità all’87’, mentre il momento-bestemmia arriva ad un minuto dal termine, con Livaja che, a mezzo metro dalla porta completamente vuota, riesce nella non facile impresa di colpire in pieno il palo. Lì si spengono le residue speranze nerazzurre, e ci vuole un grande intervento di Pereira per scongiurare un insidioso contropiede del Genoa in pieno recupero.

Scusi, chi ha fatto palo?

Salutiamo quindi il 2012 con un pareggio davvero amaro, molto lavoro da fare ma anche l’assoluta certezza che la pausa natalizia schiarirà le idee alla squadra e, soprattutto, permetterà a Stramaccioni di recuperare pedine importanti per quel secondo posto che, realisticamente, resta il vero obiettivo stagionale di un Inter ancora in pieno work-in-progress. In attesa di un eventuale regalo di Babbo Moratti, sfumano altri tre punti relativamente facili: l’anno che verrà ci dirà qualcosa di più anche dell’Inter che verrà. Perché ci vorrà pazienza, ma avremo più occasioni per sorridere.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.