Quant’è bella giovinezza

E’ un vero peccato che la solita, monotona e servile stampa sportiva italiana non abbia dedicato la giusta considerazione a quanto andato in scena in quel di San Siro ieri sera: vedere l’Inter scendere in campo in una competizione europea con CINQUE giocatori sotto i 20 anni, oltre ad un ventenne (Coutinho) ed un ventiduenne (Belec), sarebbe stata una valida occasione per valutare l’eccellente lavoro che il settore giovanile nerazzurro porta avanti, con risultati eccelsi, da anni.

Si fa un gran parlare di “investire sui vivai” e “lasciar perdere l’acquisto dell’ennesimo, inutile straniero”, ma se poi si snobbano partite come Inter-Neftchi sarebbe meglio tacere o cambiare mestiere: c’è chi ci ha provato, in maniera invero un po’ triste, come il buon Roberto Renga che su Twitter magnificava la prestazione di tale Bassani e quella di Samuele Longo, verosimilmente ignorando nella maniera più completa che il cognome del primo sia Benassi e che il secondo giochi invece nell’Espanyol da inizio stagione.

Siamo sicuri che troverà la scusa più adeguata per nascondere l’imbarazzo, e comunque che abbia almeno accennato l’argomento è pur sempre un punto di partenza. Tragicomico, ma meglio del silenzio devi vari Zapelloni e compagnia (non) scrivente.

Tornando al gelido match contro gli azeri, dispiace rimarcare ancora una volta come la cinquina arbitrale sia riuscita a rovinare quella che sarebbe stata una vittoria meritata per i tanti Primavera scesi in campo, protagonisti di prove diligenti se non addirittura molto positive: se il terzo gol di Livaja era forse difficile da vedere senza l’ausilio della moviola (ma il famigerato arbitro di porta acosacazzoserve allora?), il rigore non dato per fallo su Cassano ha dell’esilarante (anche in questo caso l’arbitro di porta stava probabilmente finendo l’ennesima partita a ramino con uno dei pochi fotografi presenti) e ci avrebbe permesso di fissare il risultato su un provvisorio 3-1, ipotecando con tutta probabilità i tre punti finali.

Purtroppo la dura legge dello sconosciuto di turno che contro di noi segna il gol della vita ha pensato bene di palesarsi anche nel freddo di ieri sera sotto le mentite spoglie di Sadygov, il capitano del Neftchi, mentre il pareggio definitivo è frutto di una delle poche distrazioni difensive concesse dai nostri, purtroppo decisiva.

I giovani, dicevamo: eccezion fatta per Romanò, prospetto sicuramente molto interessante ma bloccato dal freddo e da un certo nervosismo (ammonito dopo soli sette minuti) e per l’ennesima chance sprecata da Coutinho, fumoso ed inconcludente come non mai, le altre son tutte note estremamente positive. Spiccano su tutti un Marko Livaja che, al contrario del collega brasiliano, difficilmente spreca le occasioni lui concesse, con una doppietta che avrebbe dovuto essere tripletta e qualità anche quando si tratta di dialogare con i compagni, e un Benassi (BENASSI, capito Renga?) che conferma tutto il bene già visto contro il Rubin, offrendo una prestazione addirittura migliore, fatta di sostanza, geometrie, tempi giusti e senso della posizione da “adulto”. Molto più che una semplice promessa.

Hanno ben figurato anche Garritano e Pasa, frizzante e coraggioso il primo, eclettico e disciplinato il secondo, e nella ripresa abbiamo salutato il debutto in prima squadra di Andrea Bandini, capitano della Primavera, subentrato ad un Jonathan tornato finalmente su livelli più che accettabili: gran gamba e piede raffinato per lui, subito in partita con concentrazione e solidità inusuali per un classe ’94.

Si è vista molta applicazione da parte di tutti, e non è certo mancata l’intraprendenza: presa per mano da Samuel e Cambiasso, e con la preziosa collaborazione di Pereira prima (invero non troppo convincente), Nagatomo e Cassano poi, la gioventù nerazzurra ha confermato le tante, belle parole spese dagli addetti ai lavori più attenti, regalando ai curiosi molte più certezze che dubbi. Una risposta che ci permette di dimenticare facilmente il bugiardo 2-2 finale, archiviando questa prima fase di Europa League con un sorriso che guarda al futuro: tornando a citare il Lorenzo De’Medici del titolo, è vero che “del doman non v’è certezza”, ma è altrettanto palese che il presente dell’Inter che verrà ci consenta un ottimismo moderato sì, ma ricco di fiducia.

#Rispettala

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.