Garcia, l’orca!

Voci di corridoio individuano proprio in questa frase la causa della distrazione fatale del difensore rosanero (pronunciata, parrebbe, da Coutinho in un impeto di fantasia rigorosamente a cazzo) grazie alla quale l’Inter è riuscita a strappar via tre punti al termine di una prestazione che oserei definire immersa nella melassa, ovvero farraginosa, inconcludente, caratterizzata da giocate lente e sistematicamente prevedibili, ma comunque molto solida quantomeno nella fase difensiva, tornata ai livelli pre-Bergamo anche per la sostanziale inoffensività del Palermo targato Gasperini.

Al di là dell’interessante Dybala, fagocitato dall’ottima intesa tra Samuel e Ranocchia (sempre più leader, sempre più autoritario), gli ospiti hanno optato per un gioco di rimessa votato alla passività più totale, maturando la bellezza di un tiro nello specchio della porta nei 90 minuti totali, disinnescato da Handanovic con relativa facilità.

Non che l’Inter abbia fatto sfracelli, anzi: poche le occasioni nitide, pochissime le azioni manovrate, praticamente assenti le verticalizzazioni, mentre è ancora ben presente la scarsissima lucidità generale dovuta ad un’infermeria ancora troppo piena e ad una condizione fisica deficitaria che comincia a mostrare i chiari segni di una preparazione cominciata con larghissimo anticipo rispetto alle altre squadre italiane.

A questo dobbiamo però aggiungere l’ormai famigerata mancanza della possibilità di cambiare ritmo, in una qualsiasi zona del campo: tra giocatori posizionali, per ruolo o per necessità, gente troppo impegnata a correre per poter rendersi utile anche in fase di costruzione (Gargano, utilissimo in fase di ripiegamento ma distruttivo quando in possesso di palla, non per colpa sua) ed uno Zanetti purtroppo sempre più avviato a prestazioni da fine carriera, affrontare una qualsiasi squadra che evita accuratamente di pressarci e preferisce lasciarci giocare ci manda completamente in ansia da prestazione. Difficile pretendere fluidità nella circolazione della palla quando non hai piedi capaci di garantirtela, difficile pensare alle giocate in verticale quando non ci sono centrocampisti in grado di pensare una qualsiasi geometria (eccezion fatta per Cambiasso, che però fa parte del gruppo degli indebitati d’ossigeno), difficile creare con continuità situazioni offensive pericolose quando non hai Cassano e quando Milito e Palacio annaspano e boccheggiano alla ricerca dell’ultima particella utile di aria più o meno pulita.

Sono comunque arrivati tre punti fondamentali per non perdere contatto col gruppo di testa e, soprattutto, decisivi per interrompere quel maledetto trittico di partite senza vittorie in campionato che, dopo aver sbancato Torino, ci aveva impedito di approfittare degli ulteriori passi falsi della squadra di quello che sa soltanto sfornare 174 modelli diversi di Panda, facendoli peraltro pagare come se fossero fatti d’oro zecchino.

Le indicazioni per i prossimi due match, quelli delicatissimi contro Napoli e Lazio, non sono certo rosee e la squalifica di Samuel butta ulteriore benzina sul fuoco, ma è altresì evidente come Stramaccioni stia facendo il possibile per conservare i più freschi per le partite che contano: apprezzabile il coraggio nel sostituire Zanetti e Milito con Nagatomo e Guarin, i due più in forma del momento, che non a caso hanno permesso alla squadra di avanzare il baricentro di 15 metri come per incanto e di creare costante apprensione nella difesa palermitana, oltre a garantire un dinamismo fino a quel momento soltanto immaginato dai tifosi nerazzurri.

Inutile ribadire come a gennaio, anche per rafforzare la speranza di quel secondo posto indicato come obiettivo ufficioso, sarà necessario intervenire, se possibile, sul mercato andando a rafforzare centrocampo e attacco con innesti mirati, capaci di garantire un altro passo, di saltare l’uomo, di creare superiorità numerica e dare ordine e tempi giusti alle giocate. E soprattutto sarà fondamentale evitare qualsiasi tentazione di acquisto fatto per far numero: abbiamo bisogno di potenziali titolari, non di mezze figure tatticamente incollocabili o atleti di mediocre qualità.

Molto bello invece il nuovo episodio di Stramaccioni vs Resto del Mondo: il siparietto andato in onda su Sky, nel quale il nostro prode mister ha elegantemente zittito quella grandissima…giornalista sportiva di Ilariona D’Amico sulla vicenda mobbing-Sneijder, ha dimostrato ancora una volta quanto il tecnico romano sia ormai completamente votato alla causa nerazzurra, pronto a difenderla a spada tratta anche in momenti poco felici come quello attuale.

Avrà i suoi difetti, come è lecito ed ovvio che sia (parliamo comunque di un esordiente, non dimentichiamolo mai), ma vedere una tale schiettezza nel difendere la nostra Inter, unita ad una proprietà di linguaggio superiore e ad una incisività verbale che non sconfina mai nel becero, fa bene al cuore.

L’Inter è una cosa molto, molto grande che merita rispetto. Ecco.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.