Sensible Socmel

Godersi in pace una partita dell’Inter quando, due ore prima, hai avuto modo di assistere all’ennesima rapina a mano armata in quel di Catania, con tanto di dichiarazioni psichedeliche sciorinate dal soldatino Angelo Alessio e mentre Pulvirenti si ergeva ad eroe di giornata riuscendo persino ad evitare di sconfinare nel turpiloquio, non era cosa facile.

La trasferta di Bologna era diventata importante più per la contemporanea #operazionetagliatella, ormai consegnata agli annali dell’Enciclopedia della Zingarata, che non per eventuali contenuti tecnico-tattici: un errore, perché gli emiliani giocano meglio di quanto non dica la loro classifica e Pioli è tecnico attento ai dettagli quasi quanto il nostro Stramaccioni. Uno Stramaccioni che ha pensato bene di rendere il resto della vita di Diamanti (Alessandro, non Ilvo) un vero e proprio incubo, appioppandogli una inquietante marcatura ad uomo ad opera del buon Mudingayi. Praticamente un raddoppio costante, e che raddoppio! La mossa non ha funzionato benissimo nel primo quarto d’ora, quando il riccioluto fantasista ha spaventato il placido Handanovic con due conclusioni molto insidiose; poi Mudingayi ed il suo alter-ego hanno avuto la meglio.

Il resto del match ci ha permesso di apprezzare un Cambiasso ancora una volta in gran spolvero, lucido ed incisivo in ogni fase di gioco, autore di una rete tecnicamente splendida, frutto di un’intesa al bacio con Palacio. Proprio El Trenza ha avuto modo di dimostrare una volta di più la sua importanza nelle dinamiche di questa Inter: esemplare nei movimenti offensivi, altruista, intelligente, come sottolinato da Simone Nicoletti qualche giorno fa in un condivisibile editoriale su FabbricaInter. Seppur molto diverso come tipologia di giocatore Palacio è un altro atleta che, alla stregua di Milito, è stato scoperto troppo tardi dal calcio che conta ed avrebbe meritato ben altra carriera. Gli auguro di vincere tanto con la nostra maglia.

Inutile poi soffermarsi per l’ennesima volta sul terzetto Saratoga, il silicone sigillante: Samuel, Ranocchia e Juan Jesus perfezionano la loro intesa partita dopo partita ed è bellissimo rivedere quella affidabilità che sembrava ormai soltanto un pallido ricordo. Il brasiliano a mio avviso non è soltanto un buon giocatore, ma un vero potenziale Campione: quando vedo un centrale difensivo farsi una cavalcata alla Lucio (il Lucio sano di mente, non quello post-lavaggio del cervello che sproloquia in maglia juventina) e scagliare una sabongia urticante verso la porta avversaria col piglio e la personalità di un navigato 30enne, posso soltanto sorridere al futuro. Bello anche il ritorno al gol di Ranocchia, a coronamento dell’ennesima prestazione utile a riconfermare Acerbi in nazionale. Vero Cesare?

Confortante, oltre all’ennesima vittoria consecutiva, anche la solidità del 352 muscolare proposto da Stramaccioni: quando leggo che certe assenze semplifichino le scelte dell’allenatore me la rido di gusto, perché ritengo che avere qualità in campo sia sempre un’arma in più, a patto che questa si armonizzi alle necessità del modulo ed incida effettivamente sull’impostazione di gioco.

Adesso, superato lo scoglio Sampdoria, il calendario ci riproporrà l’ennesimo scontro dell’eterna lotta tra Bene e Male.
Non so però se la panchina della Juventus ci concederà il lusso di porre fine ad una striscia positiva durata sin troppo.

Chissà che ne pensa Rizzoli.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.