Benvenuti al circo

Da ieri sera mi ritrovo sommerso da notizie riguardanti Hachim Mastour, il baby fenomeno classe ’98 approdato questa estate al Milan con modalità un po’ particolari, diciamo così.

E’ successo che Hachim ha debuttato con la maglia del Milan contro -pare- l’Albinoleffe segnando un paio di gol e il suo procuratore, l’irreprensibile Dario Paolillo classe 1990, ha pensato bene di pubblicare il video sulla sua pagina YouTube. Le immagini sembrano aver scatenato un putiferio nelle redazioni sportive di mezza Italia: “Il futuro del Milan” per la Gazzetta dello Sport, “una boccata d’aria a Milanello” ci spiega Sky con l’eco di Gianluca Di Marzio per il quale Mastour “ha illuminato“. “Il fenomeno del Milan” ci racconta SportMediaset, “con i titolari, altro che giovanissimi” tuona su twitter Roberto Renga, “il nuovo Cristiano Ronaldo” chiude sobriamente Calciomercato.com. E chissà quanti altri me ne sono persi.

14 anni.
Non 16, 17 o chissà quanti: 14 anni.

Non voglio stare qui a raccontare quello che hanno fatto -e continuano a fare- alcuni coetanei di Mastour con altre maglie, beatamente ignorati dalle redazioni di tutta Italia, perchè il comportamento giusto con ragazzini di quella età è esattamente questo: ignorarli. Non appiccicargli etichette, non caricarli di responsabilità, non utilizzarli come scudo per deviare l’attenzione da problemi più importanti. Ignorarli. Farli giocare a calcio, farli divertire, farli crescere.

Qualche settimana fa, nell’inserto milanese del quotidiano inutilmente rosa, Carlo Pizzigoni pubblicava un approfondimento sulle giovanili del Milan corredato da una presentazione proprio di Mastour. Ecco le sue parole:

“Predestinato” è l’etichetta peggiore che ti possono appiccicare addosso. Tentatrice, ti lusinga, ti compiace, rischia di farti perdere l’umiltà, poi ti presenta il conto. Quando sei un ragazzo nato nel 1998 come il fresco talento rossonero Hachim Mastour è ancora più complicato conviverci. 
La guerra subdola contro questa etichetta Hachim la combatte praticamente dai primi tocchi che fece a un pallone.
Una storia differente, la sua: quasi per avvalorare il carattere di unicità di predestinato.
Figlio di una coppia marocchina ormai integrata da anni in Emilia (la mamma ha la cittadinanza italiana), Mastour si fa subito notare per l’incredibile familiarità che intrattiene con la palla, prima al Reggio Calcio poi, nemmeno decenne, nella Reggiana. Impossibile rimanere insensibili.
L’Inter lo convince a giocare alcuni tornei ma non può tesserarlo, essendo minore di 14 anni e fuori regione: si crea subito un gentlemen’s agreement con la società granata. 
E’ un numero 10 che con altri due ragazzi del 1998, Mel Taufer e Justice Opoku, incanta i tornei di mezzo Stivale. Tre black italians, come il sociologo Mauro Valeri ha per primo catalogato i nuovi ragazzi italiani di origine africana, tre ragazzi che sognano di giocare insieme nella Nazionale di un Paese che sta cambiando.
Poco prima del compimento del 14esimo compleanno un blitz di mercato lo porta in rossonero. Arrigo Sacchi ne parla entusiasticamente a Adriano Galliani, che muove sul territorio Mauro Bianchessi e convince il neo-procuratore del ragazzo, Dario Paolillo: Mastour è del Milan. 
Il sottofondo che accompagna questa operazione (che per alcuni sfiora addirittura il milione di euro, tutto compreso, anche se da Via Turati negano recisamente) è sempre la stessa: “questo ragazzo è un predestinato”.  Talentuoso, tocco di palla setoso ed elegante, piedi educati montati su una armatura tutt’altro che disprezzabile per un 1998: ha un gusto giovanilistico per la giocata ad effetto. Le telecamere di Sky lo hanno immortalato mentre palleggia maradonianamente con le arance. Pericoloso gonfiare l’etichetta di predestinato. Ora, dopo una tribolazione alle visite mediche, superate poi senza problemi, procuratore e società, che lo ha assegnato agli Allievi di Inzaghi (una categoria oltre la sua età: se la vede coi ’96), vogliono smorzare i riflettori e farlo lavorare sul suo straordinario talento. L’unica cosa che potrà incenerire la pericolosa etichetta di predestinato.

Procuratore e società vogliono smorzare i riflettori” scriveva in buona fede Pizzigoni. Un pensiero ragionevole, un auspicio, quasi una raccomandazione.

Ed eccoli qua i riflettori smorzati: allenamenti estivi con la prima squadra per un bambino ritenuto troppo piccolo anche per la primavera, video sbattuti sul web e dati in pasto a tutta la grancassa mediatica della casa che parte col volume al massimo. Un ragazzino di 14 anni prima strapagato e poi sbattuto sotto i riflettori per nascondere le nefandezze di una prima squadra inadeguata. Mentre i suoi coetanei, in silenzio, continuano a crescere come devono nonostante le meraviglie che sono capaci di fare con il pallone tra i piedi.

Benvenuto al circo Hachim,
ti auguro con tutto il cuore che tu possa essere più forte anche di queste baracconate.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.