Europa, Europa, Europa

Un breve resoconto delle tre principali competizioni europee che si disputano in questi giorni, in rigoroso ordine di importanza e prestigio.

EUROPA LEAGUE – E’ arrivata l’ora del debutto nella fase a gironi di Europa League per Stramaccioni e per la sua Inter. Avversario il Rubin Kazan visto a San Siro per la prima e ultima volta 3 anni fa nell’ultima partita del girone eliminatorio di Champions League. Vinse 2-0 l’Inter (Eto’o, Balotelli) conquistando la qualificazione e dando il via al cammino che l’avrebbe portata poi fino alla finale di Madrid. Da allora nell’Inter è cambiato tanto, forse tutto, ma nel Rubin Kazan molto meno: come faceva notare lo stesso Stramaccioni in conferenza nell’UNICA domanda che i “giornalisti” italiani hanno fatto sulla partita di domani (e che domanda, fra l’altro: “Ci parli del Rubin?“), cinque undicesimi della squadra che probabilmente scenderà in campo stasera erano presenti anche nel 2009 e, insieme all’allenatore, portano avanti le stesse idee e lo stesso spirito combattivo e sorprendente della squadra che abbiamo affrontato tre anni fa.

Ritorno al tridente offensivo e spazio al turnover ragionato per Stramaccioni, con il probabile impiego di Samuel e Silvestre al centro della difesa e di un tridente inedito con Cassano che, stando alle indiscrezioni, potrebbe ritrovarsi affiancato da Coutinho e Marko Livaja. Panchina -e riposo, speriamo- per Sneijder e Milito.

Portieri: 1 Handanovic, 27 Belec, 32 Cincilla;
Difensori: 4 Zanetti, 6 Silvestre, 23 Ranocchia, 25 Samuel, 40 Juan Jesus, 42 Jonathan, 44 Bianchetti, 55 Nagatomo;
Centrocampisti: 10 Sneijder, 14 Guarin, 19 Cambiasso, 21 Gargano, 31 Pereira;
Attaccanti: 7 Coutinho, 22 Milito, 88 Livaja, 99 Cassano.

NEXTGENERATION SERIES – La Primavera invece il suo debutto europeo lo ha già fatto ieri pomeriggio, nella massima competizione continentale di categoria (ora che c’è anche la Juventus tutti quanti saranno d’accordo con questa definizione, vedrete). Gli eredi dei Campioni d’Europa di Stramaccioni, inseriti nel gruppo con Liverpool, Borussia Dortmund e Rosenborg, sono scesi in campo nella prima partita proprio contro il Liverpool che finì terzo l’anno scorso.

Gli unici reduci del trionfo dell’ultima edizione sono Bianchetti, Mbaye, Duncan e Forte, ma i loro nuovi compagni vogliono far vedere di essere all’altezza di quelli che li hanno preceduti. Parte molto forte l’Inter e mette subito in difficoltà un Liverpool che sembra avere molto fisico e poco altro, non all’altezza dell’anno scorso: dopo 16′ Duncan pesca con un lancio perfetto Forte che approfitta dell’indecisione di un difensore dei Reds e con un preciso diagonale porta l’Inter in vantaggio. L’Inter non si ferma ma alla prima occasione pericolosa, al 34′, il Liverpool trova il pareggio grazie a un rigore trasformato da Adorjan: l’intervento di Pasa sembra tutt’altro che falloso, ma per l’Inter è tutto da rifare. Dura poco però la gloria per il Liverpool: prima della fine del primo tempo al termine di una bella azione Forte dalla sinistra mette in mezzo per Belloni, che realizza il 2-1. Il secondo tempo è più equilibrato, con il Liverpool che cerca il pareggio e l’Inter che si rende pericolosa in contropiede e comunque non rinuncia ad attaccare. All’80’ è ancora un accecante lampo di Duncan a pescare Garritano sulla destra che, da posizione defilata, trova il diagonale giusto per realizzare il gol del 3-1. A 10′ dalla fine il Liverpool non ci crede più e l’Inter si avvia a conquistare una tranquilla e meritata vittoria, ma all’89’ è ancora Adorjan che spedisce un bellissimo calcio di punizione dal limite alle spalle di Dalle Vedove.

Resta solo il tempo per il debutto in nerazzurro di Olsen però: finisce 3-2 la prima partita dell’Inter nella NextGen 2012, ennesima prova convincente di una squadra che dimostra di poter dire la sua contro molti avversari. Da segnalare le prestazioni maiuscole di Donkor e Belloni, da tenere d’occhio nel seguito della stagione, e del solito Duncan che si conferma, ancora una volta, troppo superiore ai pari età.

INTER-LIVERPOOL 3-2
Inter (4-2-3-1): 1 Dalle Vedove; 2 Donkor, 4 Bianchetti, 5 Pasa, 3 Mbaye; 8 Benassi, 6 Duncan; 7 Belloni (81′ Terrani), 10 Acampora, 11 Garritano (91′ Olsen); 9 Forte ( 81′ Colombi).
 – A disposizione: 12 Smug, 13 Zaro, 14 Guglielmotti, 16 Gabbianelli.
Liverpool (4-2-3-1): 1 Belford; 2 MC Laughlin (65′ Peterson,), 4 Sama, 5 Jones, 3 Smith; 6 Baio, 8 Roddian; 7 Ibe, 10 Adorjan, 11 Pelosi; 9 Sinclair (75′ Gainford).

CHAMPIONS LEAGUE – La Juventus riesce a strappare un ottimo pareggio in rimonta a Stamford Bridge, che per una squadra senza alcuna storia nè blasone nella massima competizione europea resta pur sempre un ottimo risultato. Al di là delle splendide dichiarazioni di Quagliarella (“Sono al 100% da un bel po’ ma non gioco mai. Carrera? Io veramente stavo andando ad abbracciare Storari..“) ovviamente cadute nel silenzio dei media non è da Londra, però, che sono venuti gli spunti migliori di questa giornata.

Sì perchè invece nella parte sbagliata di Milano succede tutto, ma proprio tutto. Lo 0-0 casalingo con l’Anderlecht è archiviato da molti milanisti come una delle partite più deprimenti del Milan gestione Berlusconi, ma andiamo con ordine. I giocatori, innanzitutto: Alexandre Pato -ovviamente in tribuna per un qualche infortunio- lascia lo stadio con largo anticipo al 30′ del secondo tempo forse disgustato, forse rassegnato, o forse aveva semplicemente una sessione in webcam da mandare in onda. Un quarto d’ora prima, al 15′, ci aveva pensato Boateng a rallegrare noi tifosi da casa al momento della sostituzione con El Shaarawy: grande show a bordocampo, una borraccia scagliata con violenza contro il nulla e quella che alcuni non hanno esitato a definire “crisi di pianto”: ora va bene che lo spettacolo era deprimente, ma addirittura le lacrime…Non temete però, ci pensa Mediaset a tranquillizzare tutti: Boateng non è come quel cattivone spaccaspogliatoi di Sneijder che fa le sceneggiate quando viene sostituito, per carità. Quella di Boateng è solo “amarezza”. Giuro, hanno detto così: amarezza. Finita? Macchè, il bello doveva ancora venire: arriva la fine della partita e tutti i tifosi inondano San Siro di fischi come non avevano fatto neanche per salutare (ehm..) Paolo Maldini nel giorno del suo addio al calcio. E’ in quel momento che Mexes si cala nei panni del Paolino Nazionale, guarda dritto verso la tribuna e un attimo prima di entrare negli spogliatoi alza un dito medio da leggenda. Dito medio di cui, stranamente, non siamo riusciti a trovare fotografie. Coincidenze, dai. Lo spettacolo continua dopo la partita con Emanuelson che si lamenta davanti ai microfoni di Pazzini (“non è facile fare dei cross per lui, fa movimenti strani“) centrando esattamente il punto del discorso: a Pazzini la palla non va crossata, va tirata forte forte addosso sperando in un rimpallo. La leggendaria tripletta al Bologna insegna, d’altra parte.

Il buon Massimiliano Allegri, presentatosi in casa contro l’Anderlecht con una sola punta (oddio, “punta”: Pazzini)  ci spiega che tutto sommato è stato positivo non aver subito gol, che gli mancano giocatori tecnici e che non può chiedere a De Jong, Nocerino e Flamini di “fare quello che non sanno fare” (giocare a calcio?). Il tutto senza che ovviamente il Nando Sanvito di turno gli chieda conto di questo atteggiamento da provinciale, ma si sa: fare il 60% di possesso palla e vincere 2-0 a Torino è atteggiamento da provinciale, chiudersi in difesa e rischiare il tracollo in casa con l’Anderlecht è DNA Europeo. DNA Europeo che, per la cronaca, ci fa aggiornare il conto delle statistiche a 5 vittorie in Champions nelle ultime 25 partite per i Meravigliosi. Sarà l’effetto della musichetta.

A chiudere le danze ci pensa il Presidentissimo Berlusconi in persona, che dopo un eloquente “c’è poco da stare Allegri” (l’ha detto con la maiuscola, sì) oggi sbotta: per lui il Milan sarebbe “un argomento imbarazzante” tanto da spingerlo al punto di dire “che vergogna, se trovassi qualcuno che mi compra il Milan lo venderei subito“. Ora, premesso che quel “se trovassi qualcuno che mi compra il Milan” suona tanto come “se trovassi il gonzo di turno” (e in effetti..), non possiamo comunque esimerci dal porre una modesta domanda.

Presidente Berlusconi,
ma lei davvero dopo 26 anni, solo oggi si vergogna del Milan?

Non è un vaffanculo, è una paresi spastica dei muscoli del dito medio della mano destra da squilibrio elettrolitico legato all’intenso sforzo fisico durante la partita.
(foto trovata da iosonointerista, didascalia de Il sarto)

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.