Ti aspettiamo, Drago

Ci sarebbe tanto, tantissimo da scrivere e raccontare sulla grande prova offerta ieri sera dai Meravigliosi nel loro debutto in Champions League, ma neanche l’allegria generata da quei 90 minuti riesce a far passare in secondo piano l’amarezza per la notizia ricevuta nel pomeriggio: Dejan Stankovic dovrà sottoporsi a un nuovo intervento di pulizia e controllo al tendine di Achille, con conseguente stop di almeno un mese al quale andrà aggiunta anche la preparazione non ancora fatta in questa stagione.

Poco dopo aver comunicato la notizia Stankovic, 34 anni appena compiuti, ha rilasciato queste dichiarazioni a FcInter1908:

“Il problema che mi ha assillato a lungo non è stato completamente risolto con la prima operazione e per questo, di concerto con lo staff medico dell’Inter, abbiamo deciso che la soluzione migliore è quella di un’altra operazione. Anche sulla base degli esami che ho fatto nei giorni scorsi. Nei mesi scorsi ho parlato poco perché stavo aspettando solo una cosa: tornare in campo e parlare nuovamente di calcio. Sfortunatamente ci sarà da aspettare ancora un po’.

Ad un certo punto sembrava andare veramente bene. Ma il lavoro quotidiano ha cominciato a procurarmi dolore. Per esempio, due giorni fa mi stavo allenando e mi sono dovuto fermare. Quando il dolore supera una certa soglia, non riesci ad allenarti bene, non solo sulla resistenza, ma anche nella frequenza degli allenamenti. Dopo la risonanza magnetica abbiamo capito che la decisione giusta e l’unica soluzione possibile era l’operazione. Abbiamo provato di tutto, terapie, iniezioni, è stato inutile.

Nella mia carriera ho sopportato il dolore in silenzio, ma questa situazione è diversa. Farò tutto quello che mi dicono per recuperare al meglio. Ma non cederò, non mi arrenderò. Continuerò a lottare. Si può prendere un pugno ma non importa quante volte si cade, importa solo come ci si rialza. Voglio ringraziare i giornalisti, in particolar modo quelli serbi, con cui ho parlato poco ultimamente. Ma tutto tornerà come prima quando tornerò in campo, quando tornerò lo Stankovic di prima!”

La notizia ha scatenato un piccolo terremoto tra i tifosi che, ormai quasi pronti a riabbracciare Deki, si sono sorprendentemente divisi tra chi ha fatto un in bocca al lupo al Drago e chi, addirittura, è sembrato quasi prendersela con lui per questo nuovo stop. Questo è sconcertante, onestamente.

Se penso a Dejan Stankovic, oltre alle sue partite, le sue azioni e i suoi meravigliosi gol con tiri che partivano direttamente dal giardino di casa sua, mi vengono in mente subito due episodi: il gran rifiuto alla Juventus e a Moggi nel gennaio 2004 -quando, cioè, Moggi era già verosimilmente a capo dell’associazione per delinquere che controllava il calcio italiano- pur di arrivare all’Inter,  e poi quando quattro anni dopo fu vittima di uno scherzo telefonico da parte di Fiorello e, alla notizia che avrebbe dovuto lasciare l’Inter, scoppiò in lacrime.

E poi ci sono le partite, il cuore sputato sul campo, le stagioni intere giocate sopra a infortuni muscolari per dovere, per necessità, per amore della sua Inter. Davvero quello che resta di Stankovic nel cuore di alcuni tifosi, dopo quasi 10 anni con la maglia nerazzurra sulla pelle, è solo una manciata di insulti per un infortunio subito? Non posso crederci.

Deki ha 34 anni, certo, e ormai da un po’ non riesce più a esprimersi con la sua solita continuità. Di più: il suo tempo all’Inter -e forse nel calcio che conta- forse si può anche definire agli sgoccioli.

Dejan Stankovic però è un interista. Ha dato tutto per questa maglia, per la nostra maglia, prima ancora di indossarla per la prima volta. Dentro e fuori dal campo, sia quando c’era da picchiare con il pallone che quando c’era da farlo con le parole. Quando si doveva difendere la sua Inter dagli avversari e dai giornalisti, quando doveva chiudere le porte degli spogliatoi in faccia alle telecamere e quando invece dagli spogliatoi doveva uscire per metterci la faccia: lui c’è sempre stato. Per l’Inter e per noi.

E noi ci siamo -dobbiamo esserci- ora per lui. Perchè Deki è uno degli dèi della nostra Inter. Un Capitano senza fascia al braccio, un tifoso che mette i calzoncini e scende in campo. Ancora per poco? Chi lo sa. Sicuramente c’è in questa stagione e sicuramente sta lavorando per tornare in campo e dare ancora il suo contributo alla sua Inter.

E quando Deki si mette in testa una cosa, state tranquilli che la ottiene.
Proprio come l’Inter.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.