Gli occhi della tigre

Sì, lo so, è un titolo esagerato per una partita di ritorno di un millequalcosesimo di Europa League, contro una squadra rumena che in pochi avevano sentito nominare prima e che per giunta ci ha anche messo in difficoltà. Eppure è un’espressione che mi è tornata in mente ieri sera, come non succedeva da tanto, da tantissimo. Da troppo.

Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno, perchè abbiamo tirato…anzi, siamo stati costretti a tirare fuori qualcosa che era importante dimostrare di avere, soprattutto a noi stessi“: queste le prime parole di Stramaccioni dopo la partita. Una partita giocata male, una partita che l’Inter si è complicata da sola…ma subito dopo, una partita rimessa in piedi con voglia, con rabbia, con cattiveria. Con superiorità e coscienza nei propri mezzi, come non accadeva da tanto. Certo, era solo il Vaslui: ma Novara, Bologna, Lecce e tantissime altre sono ancora ricordi molto vivi nella mia testa.

La partita inizia con emozioni forti: insieme alla squadra scende in campo Julio Cesar, ma stavolta non ha la tuta del riscaldamento. Stavolta scende in campo per respirare San Siro per l’ultima volta, per salutare, per parlare. O almeno per provarci: è una maschera di lacrime, Julione, e noi con lui. Nessuno può evitare di commuoversi, nessuno può far finta di niente in quel momento. E quando inizia la partita sembra quasi che l’adrenalina crolli, che tutti abbiano già dato tutto, che nessuno abbia voglia di giocare in una serata così.

Stramaccioni fra infortuni e giocatori non in lista ha fuori praticamente tutto il centrocampo e la formazione è obbligata: Nagatomo, recuperato in extremis da una leggera influenza, deve andare a centrocampo con Zanetti e Cambiasso e Juan Jesus prende il suo posto in difesa in linea con Jonathan, Silvestre e il rientrante Samuel, che ha molto bisogno di mettere minuti nelle gambe. In avanti Cassano è alla seconda da titolare e vicino a lui si muovono Coutinho e Palacio.

Dopo 11′ di nulla è l’Inter che si rende pericolosa: Cassano batte una punizione dal vertice sinistro dell’area avversaria e mette la palla esattamente sulla testa di Samuel, che la colpisce come meglio non potrebbe. Troppo bene: traversa. I ritmi si abbassano di nuovo ma su una verticalizzazione improvvisa lo stesso Samuel sbaglia il fuorigioco e consente a Antal di presentarsi solo davanti a Castellazzi, che si fa prendere dalla foga e lo travolge. Inevitabili il calcio di rigore e il cartellino rosso per il portiere. Entra Belec che contro Stanciu non può nulla: al 36′ il Vaslui è in vantaggio e su San Siro si manifestano di nuovo i fantasmi visti contro l’Hajduk. Gli ultimi 10 minuti del primo tempo però vanno via tranquilli: l’Inter si risveglia e il Vaslui non è mai pericoloso. Anzi semmai siamo noi a sfiorare il pareggio con Coutinho che in questa fase ha il grosso merito di caricarsi la squadra sulle spalle facendo, da esterno destro di centrocampo, un gran lavoro di unione fra una difesa scossa dallo svantaggio e un Palacio lasciato troppo solo davanti.

Nel secondo tempo Stramaccioni prende in mano la situazione: il cambio Samuel-Guarin è perfetto dal punto di vista tattico prima ancora che per l’impatto sulla partita che avrà il colombiano. Il Vaslui in superiorità numerica ha ancora una leggera supremazia territoriale, ma dalle parti di Belec non arriva mai andando costantemente a sbattere contro Guarin o Zanetti sulla nostra trequarti. Proprio uno di questi palloni recuperati finisce sui piedi di Coutinho, che scatta in contropiede insieme a Guarin e Palacio contro due difensori rumeni: metà campo palla al piede e poi il piccolo brasiliano lascia partire con l’esterno destro un pallone che accarezza l’erba e disegna una curva perfetta, artistica, che gira intorno a un difensore e va a fermarsi sui piedi di Palacio. Dribbling secco dell’argentino che poi, solo davanti a Straton, non sbaglia: 1-1 Inter e fantasmi, forse, definitivamente archiviati. Anzi no: dura 3 minuti la tranquillità a San Siro perchè su un calcio d’angolo del Vaslui Belec sbaglia l’uscita e consente a Varela di segnare il 2-1. Con Ranocchia in campo al posto di Juan Jesus, però, la situazione rimane congelata: c’è solo il tempo per il riscatto di Belec, che toglie una palla dalla testa di N’Doye, prima che Guarin in pieno recupero scappi via alla difesa rumena con una azione da urlo. Primo dribbling in velocità, doppio passo ad uscire sull’esterno e diagonale che si deposita alle spalle di Straton per il 2-2 finale che porta l’Inter ai gironi di Europa League.

Non una partita da manuale, certo, non una partita da raccontare. Ma una partita che ci ha fatto vedere una cattiveria e una voglia di rimetterla in piedi che non ricordavamo. Nonostante l’inferiorità numerica e un paio di episodi di quelli che potrebbero tagliare le gambe e il morale (su tutti il 2-1 subito subito dopo il pareggio), i ragazzi di Stramaccioni mettono in campo tutto il loro carattere e tutta la loro superiorità tecnica, non si “accontentano” di una sconfitta pericolosa e vanno a cercare il gol della tranquillità fino all’ultimo secondo. Stanchi per la Roma? Forse no: Ranocchia e Cassano hanno giocato pochi minuti, Guarin solo un tempo, Gargano, Sneijder e Milito si sono riposati e con loro, se sarà in campo domenica, anche Alvaro Pereira. Aggiungendo il portiere e uno Zanetti che probabilmente avrebbe potuto giocare un’altra partita già dopo mezz’ora, domenica sera potremo schierare forse una formazione relativamente riposata, prima della sosta.

Insomma: risultato portato a casa, ennesimo segnale positivo ricevuto e danni per il campionato limitati. Abbiamo passato serate peggiori, onestamente.

I singoli:

Castellazzi: dopo la serie di ottime partite viste di recente, stavolta resta inoperoso fino all’episodio del rigore. Si trova in uno contro uno, ma un portiere della sua esperienza deve sapere che in quel caso, forse, è meglio prendere gol anzichè rigore ed espulsione.
Belec: inoperoso anche lui per gran parte della partita, commette un errore grave sul 2-1 ma si riscatta poco dopo su N’doye. E’ giovane e non può essere un errore a cancellare quanto di buono fatto -altrove- negli ultimi anni. Merita tempo.

Jonathan: dà sempre una sensazione di insufficienza, ma nel giorno dell’addio di Maicon non potrebbe essere altrimenti. Non è Maicon e probabilmente non lo sarà mai, ma sa difendere, ha piedi discreti e probabilmente vale la maggior parte degli altri terzini visti in Serie A. Abituiamoci.
Silvestre: non si vede mai, in nessuna partita. Non si capisce se è un bene o un male. Piedi ruvidissimi, ma il suo rendimento sta crescendo col tempo.
Samuel: traversa a parte non ne azzecca una, completamente fuori fase. Ma gli succede ogni anno: con il suo fisico ha probabilmente qualche problema in più ad entrare in forma.
Juan Jesus: male da terzino sinistro, con l’attenuante di non avere copertura da Nagatomo. Bene, molto bene, da centrale sia nella difesa a due che in quella a tre. Gran fisico, buona reattività, piedi discreti: lascia intravedere ottime doti.
Ranocchia: entra e mette ordine. In queste primissime partite, di gran lunga il nostro miglior centrale. Incrociamo le dita.

Zanetti: 39 anni, 803 partite con l’Inter. Mi dispiace, ma i suoi numeri sono nettamente superiori alle parole che io sono in grado di usare. La facesse un qualsiasi altro centrocampista di Serie A una partita così, si urlerebbe al fenomeno. Immenso.
Cambiasso: tutto il contrario del Capitano, purtroppo. Immobile, statico, inconcludente. Neanche le sue immense doti tattiche possono sopperire, quando viene impiegato con questa frequenza. Imbarazzanti alcuni palloni a due metri da lui che risultano, invece, drammaticamente irraggiungibili.
Nagatomo: l’impressione è che nel seguito della stagione avrà più di un problema a trovare il posto. Come al solito discreto in attacco, male in difesa. Oggi con l’attenuante dell’influenza.
Guarin: un giocatore pazzesco. Un centrocampista completo, totale, a tutto campo: recupera palloni, detta i tempi del gioco, si inserisce, dribbla, tira. A volte anche tutte queste cose nella stessa azione. Nonostante Stramaccioni sostenga il contrario, con lui in campo l’Inter cambia faccia. Il gol è una perla per pochissimi.

Cassano: inizia bene, si muove come deve, scende a prendere palla, difende e mette un assist per palati fini sulla testa di Samuel. Quando deve entrare Belec però esce lui e non può essere altrimenti: non ha i 90 minuti nelle gambe e non è in grado di giocare in inferiorità numerica, tantomeno di fare il lavoro tattico che va invece a fare Coutinho.
Coutinho: all’inizio è ordinato, attento a fare il compitino, e sbaglia anche la misura di qualche passaggio di troppo. Quando restiamo in 10 però sale in cattedra e fa vedere per l’ennesima volta di fila numeri da campione. Cerca da solo di cucire fase difensiva e offensiva, porta palla, fa salire la squadra. L’assist per Palacio è di una delicatezza degna dei fenomeni.
Palacio: inizia molto male e sembra non azzeccarne una, in un ruolo in cui è evidentemente costretto ad adattarsi. Il gol suona come una sveglia: mette a terra lanci dalla difesa, tiene palal, fa salire la squadra, crea gioco in attacco. Ennesima prova positiva, tutto sommato.

Stramaccioni: la formazione di partenza è obbligata per chi vuole preservare più energie possibili. Poi la situazione si complica e lui non sbaglia più niente: cambi perfetti, moduli che si adattano all’evoluzione della partita, giocatori che danno tutto quello che hanno.
Ho visto tanta voglia, tanta grinta…secondo me c’è la testa giusta, c’è la voglia di voltare pagina“, dirà alla fine. Ed è vero.
E chi lo ha portato questo cambiamento?

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.