Aspettando la Lazio, aspettando la nuova stagione

E così siamo arrivati, alla fine, all’ultima partita della stagione. E per quanto riguarda la classifica ci siamo arrivati con poche, pochissime certezze. Una: l’Inter ha un posto assicurato in Europa. Ci ha tenuto a ribadirlo anche Stramaccioni in conferenza stampa: “Un dato comunque innegabile e importante rispetto a quando ho iniziato è che l’Inter è in Europa con una giornata di anticipo“. Mica poco, se si pensa a quali erano le premesse soltanto 8 partite fa. Ora però arriva il momento di rispondere alle ultime due domande, le più difficili. L’Inter ha un posto assicurato in Europa: quale? Quando?

Non vogliamo annoiarvi con calcoli contorti ed elucubrazioni su tutti i possibili risultati di domani, tranquilli. Solo due cose molto semplici, al netto delle probabili penalizzazioni che arriveranno dal calcioscommesse.
La prima: per arrivare in Champions League, l’Inter dovrà battere la Lazio a Roma e sperare che l’Udinese perda a Catania e il Napoli non vada oltre il pareggio con il Siena. Ai limiti dell’impossibile.
La seconda: se l’Inter non dovesse battere la Lazio sarà, con ogni probabilità, sesta.

In mezzo tutto un mondo grigio di risultati possibili, posizioni in classifica e conseguenti qualificazioni all’Europa League che peraltro dipendono non solo dalla posizione in classifica dell’Inter, ma anche da quella del Napoli (che potrebbe qualificarsi al girone di EL indipendentemente dalla posizione in classifica, grazie alla Coppa Italia). Il concetto di fondo, la linea guida delle azioni dell’Inter, resta banalmente sempre la stessa. Come prima del derby, come prima di tutte le altre partite: vincere. Inutile fare troppi calcoli: vincere, e aspettare i risultati degli altri. Vincere per, soprattutto, scongiurare il rischio del sesto posto che porterebbe l’Inter in campo per una partita ufficiale già il 3 agosto nel preliminare di Europa League: con gli Europei e le Olimpiadi in mezzo (la finale del calcio è l’11 agosto) la preparazione risulterebbe per l’ennesima volta complicatissima, spezzettata e fatta male. Vincere, quindi, per garantirsi almeno l’accesso all’ultimo preliminare (il 23 agosto, stessa data di inizio della Champions League) con tre settimane di vacanza in più e una preparazione strutturata meglio.
Vincere, banalmente. Vincere, come al solito. Concetto ovviamente espresso anche da Stramaccioni: “Noi possiamo solo cercare di vincere a Roma e aspettare gli altri. Ognuno è artefice del suo destino.

Vincere, quindi. Ma vincere senza Sneijder e Obi, infortunati, Julio Cesar, squalificato, Zarate e Forlan, fuori per scelta tecnica (e ancora qualcuno si chiede se saranno riconfermati). Vincere con poca qualità, come fa notare lo stesso Stramaccioni, vincere con un’Inter diversa: “All’Olimpico sarà un’Inter da battaglia, meno qualità ma tanta voglia di risultato“. E poi il mister lancia la sfida: “A ‘sto giro la formazione la sbagliate proprio tutti…non l’ho detta manco ai giocatori ancora!

Ci proviamo?

Partendo dal presupposto che il canovaccio del gioco resterà comunque grossomodo quello visto fino ad oggi, senza Sneijder, Zarate e Forlan la vera grande incognita sarà la composizione dell’attacco. Se Alvarez “sta una bomba, dobbiamo sparargli per fermarlo” e Milito e Pazzini “non li vedremo insieme dal primo minuto. Sono valutazioni mie“, è facile immaginare che vedremo Alvarez e Milito in campo dal primo minuto e Pazzini in panchina. Resta almeno un altro posto da assegnare in attacco: a chi? Con Obi fuori e Faraoni che “per me è un terzino, se l’Inter vuole fare la partita gli esterni devono avere capacità più offensive” restano due nomi: Nagatomo (“ha uno storico importante in quel ruolo, anche in Nazionale gioca più alto“) e Longo (“E’ un giocatore dell’Inter e ha 20 anni: se non è pronto per giocare è meglio se resta a casa“). Sembra essere questo, in realtà, l’unico dubbio nella formazione che vedremo domani contro la Lazio, con il resto che si sistemerà di conseguenza: Nagatomo o Longo?

Se sarà scelto il giapponese per giocare esterno d’attacco in linea con Alvarez e alle spalle di Milito, vedremo probabilmente Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti davanti a Castellazzi e Guarin, Cambiasso e Poli a centrocampo.
Se invece Stramaccioni decidesse di lanciare il giovane Longo già dal primo minuto (meno probabile?), davanti a Castellazzi giocherebbero Maicon, Lucio, Samuel e Nagatomo e Zanetti prenderebbe il posto di Poli a centrocampo con Guarin e Cambiasso. In attacco possibile sia lo schieramento con due esterni (Alvarez a destra e Longo a sinistra) dietro a Milito, sia un “nuovo” ritorno al rombo con Alvarez alle spalle di Longo e Milito.

Allora mister, abbiamo indovinato?
Stranamente sono sicuro di no. Sono sicuro, chissà perchè, che Stramaccioni si inventerà qualcosa di diverso.

Quello che resta di questa conferenza stampa, però, è anche altro. E’ soprattutto altro. Resta il piacere di una conferenza stampa -l’ennesima- fatta di sostanza e non di frasi vuote e senza troppo senso, resta la sensazione di un allenatore che sa esattamente quello che dice e non fa proclami inutili. Resta un allenatore finalmente saldo sulla sua panchina (ma non fatevi ingannare: lui lo sapeva da un bel pezzo) che si sente libero di parlare del futuro e di fare qualche accenno al mercato. “Io so che l’Inter ha un progetto. Noi abbiamo le idee chiarissime. Ho un dialogo quotidiano con il Presidente e abbiamo le idee chiarissime. E l’ho già detto: ha un progetto per tornare grande e ha le idee chiare per come fare” dice Stramaccioni. E ora che lui è ufficialmente parte integrante di quel progetto, può gestirlo come meglio meglio crede, come piace a lui. Come sa fare lui. E così alla più stupida delle domande risponde nel più forte dei modi.

“Se potesse portare qui un giocatore a scelta nel mondo, chi porterebbe?”
“I primi due obiettivi sono Jonathan e Coutinho: uno del Parma e uno dell’Espanyol. Li vorrei già per la tournée in Indonesia”

L’Inter non ha bisogno di favole. Non ha bisogno di toppe sulle maglie e titoloni di mercato su giornali scandalistici: l’Inter ha bisogno di professionalità, concretezza, rabbia e voglia di vincere.
Come fa notare Sabine Bertagna, gli ultimi allenatori che si sono seduti sulla panchina nerazzurra la vivevano come un peso complicato, Stramaccioni no. Lui adora questo posto. “Il suo sogno”, l’ha definito.

Ecco, il punto in fondo è tutto qui. L’Inter non ha bisogno di sogni: l’Inter è un sogno.
L’Inter sta tornando.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.