Imparare da una vittoria, stavolta

L’Inter aveva una dannata voglia di vincerlo, questo derby.
Lo si è visto nei primi, splendidi 40 minuti, quando i nerazzurri meritavano di stare almeno un paio di gol avanti, e Abbiati confermava la sua specializzazione, avviata su Thiago Motta l’anno scorso: effettuare parate strepitose quando il pallone è già entrato.

In quei 40 minuti si è visto che campioni siano quelli del Triplete: Lucio e Samuel, Maicon e Sneijder, Zanetti e Cambiasso non sono alla frutta, possono ancora giocare così una tantum, quando c’è molto in palio, non con la continuità del passato.
Si è vista l’unicità tattica di Diego Milito, un centravanti che andrebbe conservato sotto una teca, ed esposto solo nelle grandi occasioni, perché è tuttora uno dei 5 attaccanti più intelligenti del pianeta (pura crudeltà associarlo a mine vaganti come Zarate).
E si è visto quanto conti avere almeno un mediano che attacca il pallone: Fredy Guarìn sa fare questo, il suo crollo fisico ha prodotto l’arretramento di tutto il baricentro, consentendo al Milan di dominare la parte centrale del secondo tempo.

Paradossale lamentarsi di chi ti concede due rigori in un derby (non ricordo un solo precedente), ma l’arbitro Rizzoli deve ringraziare Milito, Pazzini e Maicon, che gli hanno evitato di associare il suo nome a quelli di Ceccarini e Rocchi.

La voglia di vincere e la ferocia agonistica vista in certi interventi di Lucio, Cambiasso e Zanetti, l’orgoglio smisurato che porta Julio Cesar a ridere in faccia a Ibra, non mi fanno dimenticare quanto sia stata disastrosa questa stagione. Ma non posso fare a meno di pensare che almeno un po’ di questa energia psicofisica dipenda daAndrea Stramaccioni, che fra Firenze e Parma ha sciupato un posto Champions ma ha ridato al tifoso una cosa ben più importante: la voglia di veder giocare l’Inter.
Ricordiamoci che squadra era, quella uscita dalla sconfitta contro la Juve: aveva raccolto 6 punti in 10 partite, eliminata dal mediocrissimo Marsiglia, qualcuno temeva il peggio.
Ripensiamo alla squadra di ieri sera, che sostituisce Álvarez con Pazzini e cerca la vittoria anche quando è sulle gambe, e cerca il quarto gol anche quando basterebbe controllare la situazione. Lucidi e spietati, perché di controllare non sarebbero stati capaci e bisognava piantare il coltello nel burro di una difesa rossonera improponibile.

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Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.