¿POR QUÉ?

Belli i tempi in cui il pensiero nazionale sposava uniforme la tesi del grande comunicatore, del poco tecnico e del molto pagliaccio. Belli i tempi in cui Mourinho era considerato un istigatore alla violenza, un nemico pubblico, il male del calcio. Belli perché come tutti i bei tempi anche questi sono passati. Puff! Spariti in una bolla mediatica per niente ingenua. Divorati da una nuova consapevolezza. Il Milan perde (a testa alta) al Camp Nou e l’indomani la stampa si sveglia con certezze inedite. Nemmeno un colpo di fulmine si sarebbe consolidato con altrettanta velocità. Convinzione, no. Per quella è sufficiente attendere domani. Che magari non è più adatta e allora la cambiamo. Come uno stupido vestito fuori stagione.

Facendo un velocissimo salto nel passato ricordiamo, per esempio, uno Sconcerti che di Mourinho (quello del ¿POR QUÉ?per intenderci) diceva le seguenti cose. “Si è chiesto, perchè gli arbitri aiutano sempre e soltanto il Barcellona? Non una parola sul gioco, sulla formazione, sull’atteggiamento. Sempre e soltanto la stessa domanda. Perchè il tecnico della più grande squadra del mondo deve sempre e solo sentirsi una vittima?” La Gazzetta dello Sport, sempre sullo stesso tema, mostrava perplessità per la vena polemica di Mou. “(Mourinho) tira fuori le frasi da un libro nero che evidentemente aveva lì pronto nel cassetto, per la bisogna. La domanda che lui ripete e si ripete nel dopo gara, a chiunque la voglia ascoltare, è ¿POR QUÉ? Scuse per concentrare l’attenzione sull’arbitro o frasi convinte?” Libero si sbilanciava ulteriormente e sbottava: “¿POR QUÉ?, ¿POR QUÉ?, ¿POR QUÉ? lo massacrano sempre? Semplicemente, perché il Barça è più forte. Come dimostrato anche, per l’ennesima volta, l’altra sera. Una superiorità imbarazzante e indiscutibile. Tranne che per Mou, ovviamente.” Leggete dell’astio in queste dichiarazioni?

E qui casca l’asino. Perché (o ¿POR QUÉ? se preferite) ieri notte quel rigore definito dubbio (glissando su quello non concesso al Barca all’andata) è diventato il perno di una sconfitta che non si può e non si deve accettare. La Gazzetta dello Sport apriva con un titolo esplicito “Barca con l’aiutino” (che parola frustrante “aiutino”, aboliamola ve ne prego) e proponeva tra i vari fondi di “rigiocarsela dall’1-1”. Libero, quello del basta lamentarsi perché il Barca è più forte di tutto, oggi introduceva all’analisi della partita senza messe misure: L’arbitro aiuta Messi & Co. Improvvisamente il Barca è diventato antipatico. FIno a ieri impersonava la favola buona del calcio. evviva la cantera, love and peace forever. Oggi, come ci illumina Sportmediaset, scopriamo che il Barca è arrivato fin qui anche grazie ad una serie di aiutini (online troverete una sorta di dossier che ve li racconta). Ibra lo confessa a fine partita. Ora capisco perché Mourinho quando gioca al Camp Nou si incazza. Non importa che i catalani abbiano fatto 23 tiri in porta contro i 3 del Milan. Non importa che Messi sembri il giocatore telecomandato di una playstation. Non importa. Il Milan ha perso e se ci dimentichiamo il campo possiamo parlare di tantissime cose.

La cosa più divertente in tutto questo circo è che Mourinho se la starà ghignando alla grande. Non aveva forse predetto che si sarebbe parlato di arbitri in questo quarto di finale? Auspicandosi fintamente che così non fosse? Detto, fatto. La stampa ha rivalutato unanime le dichiarazioni del portoghese, dimenticandosi delle manette, delle provocazioni e di quelle espulsioni per proteste che lo avevano reso famoso e odiato nel suo periodo all’Inter. Mou ringrazia e si appresta a raccogliere i frutti di una campagna anti-Barca completamente gratuita. Non ha mosso un dito, ma statene certi. Nella sua strategia tutto troverà la giusta collocazione. Il ¿POR QUÉ? spagnolo adesso parla italiano. Nessuno se ne stupisce più di tanto. Noi sì. Ci stupiamo ogni volta e continueremo a farlo. Noi, come Mou, ci teniamo particolarmente. A non essere considerati dei pirla.

[Sabine Bertagna per FC Inter 1908]

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