Benedetta Primavera

Pazzesco.

Il termine più usato durante la twintercronaca è stato probabilmente questo.

Pazzesco.

Sì, perchè una squadra Primavera come la piccola Inter di Stramaccioni a queste latitudini non si era proprio mai vista. Una tecnica fuori dal comune e fisicità estrema, attacco violento e sfuggente e difesa impenetrabile: il tutto tenuto insieme da una preparazione tattica degna di ben altri palcoscenici. Eccolo qui il piccolo capolavoro di Andrea Stramaccioni, che si è ritrovato alla guida di un gruppo fantastico e che con il suo lavoro ha reso più forte di quanto chiunque si aspettasse. Ripensare oggi al 7-1 subito a Brisbane Road, Londra, alla prima uscita ufficiale fa quasi sorridere.

“L’OM ha battuto Barcellona e Aston Villa”, “l’OM ha una fisicità impressionante”, “attenti ai calci da fermo dell’OM”, si diceva. Il risultato? L’OM è stato annientato, annullato annichilito. La partita si è messa subito in discesa quando, dopo neanche 2 minuti, Lorenzo Crisetig batte una punizione dal limite. Vertice sinistro dell’area di rigore, calcio di sinistro, un giro a scavalcare la barriera: il portiere dei francesi, Sy, non può nulla. 1-0 e palla al centro, con il Marsiglia che sotto di un gol sembra poter prendere le misure all’Inter e riesce anche a rendersi vagamente pericoloso sui calci da fermo: ma è quando ripartiamo palla al piede, appena superata la metà campo, che gettiamo il panico tra le linee francesi. Duncan recupera tutti i palloni e li smista immediatamente sulla nostra fascia sinistra, dove Marko Livaja fa il bello e il cattivo tempo. Insieme a lui c’è un Longo immarcabile -oggi più di tecnica che di fisico- e un Bessa che sembra particolarmente ispirato, e anche dalla fascia destra Romanò e Pecorini sanno rendersi pericolosi. Per il Marsiglia niente di più di qualche sortita offensiva, con Di Gennaro chiamato solo a qualche uscita ma mai a una vera parata.

Ma sul finire del primo tempo l’Inter decide di premere di nuovo sull’acceleratore e mostra momenti di grandissimo calcio. Prima Duncan recupera palla e lancia da 40 metri sulla sinistra per Livaja, che al volo di sinistro costringe Sy in angolo, poi dialogano sulla destra lo stesso Livaja e Daniel Bessa, che non riesce a superare il portiere francese per trovare uno spiraglio di porta libera. Sugli sviluppi dell’azione Pecorini recupera palla con caparbietà sulla destra e, superando un paio di avversari, si accentra e tenta il tiro da fuori: bravissimo ancora Sy a intervenire sul pallone. Nel giro di pochissimi minuti anche Duncan si ritrova a tu per tu con Sy non riuscendo a superarlo, ma tutte queste occasioni sono solo il preludio al raddoppio dell’Inter. Raddoppio che arriverà infatti poco dopo, quando Livaja lancia Bessa in profondità e l’italo brasiliano supera sulla sinistra un avversario e attira Sy verso di sè in uno contro uno: a quel punto con un bellissimo tocco di esterno sistema la palla sui piedi dell’accorrente Longo, che deve solo spingerla in porta. E’ il 2-0, è il dominio nerazzurro.

Il secondo tempo inizia con il Marsiglia che si illude di poter mettere pressione all’Inter, ma i ragazzi di Stramaccioni scendono ancora più determinati di prima e fanno subito capire che aria tira: Romanò, Duncan e Bessa vanno vicini al 3-0 spegnendo -più mentalmente che concretamente- le speranze dei francesi. La partita cala di ritmo e Stramaccioni guida i suoi come se avesse un joystick: il mister romano decide dove il portiere deve indirizzare le rimesse, chi e come deve battere le punizioni (“Ho sentito urlarmi di calciare forte quella palla ed è quello che ho fatto” dirà Crisetig alla fine), quante persone devono andare a battere un corner, quando la squadra deve abbassarsi e quando deve alzarsi. E’ il 91′ quando urla ai suoi di stare più alti. “Volevo il 3-0” ammetterà poi candidamente “non gli ho mai chiesto di difendersi“. Negli ultimi 10 minuti è inevitabile l’assalto del Marsiglia, con addirittura il portiere -inconsolabile alla fine del match- che sale per due volte nell’area nerazzurra. Nella seconda di queste due occasioni, subito dopo un corner, è l’Inter a recuperare palla e Alborno si lancia in contropiede verso la porta sguarnita: ma non c’è più tempo, l’arbitro fischia la fine e manda l’Inter a Brisbane Road.

Esatto: quella stessa Brisbane Road dove è maturato il 7-1 con il Tottenham sarà il teatro della finale, contro i marziani dell’Ajax che hanno eliminato prima il Barcellona (0-3 in Catalogna) e poi il Liverpool (0-6). Quella stessa Brisbane Road dalla quale Stramaccioni in un pomeriggio di agosto aveva tuonato orgoglioso: “Rimango convinto delle grandi potenzialità di questo gruppo. Non ci resta che lavorare”. Già: aveva ragione lui, a dispetto di chi derideva i suoi ragazzi e la sua Società. E allora è giusto che se la goda lui per primo, oggi, e che continui a pungolare la sua squadra come fa di solito, per portarla sempre più in alto: “Il Presidente Moratti è veramente straordinario, stasera mi ha emozionato. Mi ha chiamato subito dopo la partita. Quello che mi ha detto me lo tengo per me ma ci tengo a dire che l’ho subito girato ai ragazzi. E’ davvero incredibile vedere un Presidente così legato e attaccato alla Primavera e al settore giovanile. I tifosi, poi, sono fantastici. Oggi sono scese in campo due grandi squadre, abbiamo cercato di preparare la gara al meglio. Eravamo tutti fortemente interisti, volevamo questa finale e l’abbiamo ottenuta. Abbiamo fatto una grande prova di mentalità, qualità e concentrazione. L’unico rammarico è non averla chiusa“.

Ma oggi sembra davvero impossibile parlare di rammarico davanti a un Duncan infaticabile distruttore e costruttore di gioco, davanti a un Daniel Bessa che mette in campo una continuità mai vista, davanti a quei Livaja-Longo che sembrano nati per giocare insieme per quanto bene riescono a scambiarsi i ruoli di prima punta e attaccante esterno (“Non posso nemmeno pensare di paragonarmi a Eto’o” dirà il piccolo Samuel-e “ma in aereo il Mister mi aveva chiesto di fare come lui e guardando e riguardando Chelsea-Inter ho capito quali erano i movimenti che dovevo fare“), davanti -ancora- a un Lorenzo Crisetig che stremato alla fine del match dice semplicemente: “amo e onoro questa maglia e proprio l’amore per questi colori mi aiuta nei momenti difficili a trovare quell’energia in più che ti serve. Arriva direttamente dal cuore“.

E così, davanti a 3.125 spettatori (più di Inter-Atalanta di Serie A, per intenderci: qualcuno vuole rifletterci su?) l’Inter si prende il suo posto d’onore in questa NextGen Series che definire “Champions dei giovani” suona come sempre più riduttivo, visto che un calcio così non riescono a giocarlo neanche molti professionisti.

Domenica, alle 14.30, a Brisbane Road ci troveremo di fronte al più forte degli avversari.
Ma questo vale anche per l’Ajax.

Benvenuta, Primavera!

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.